HOME PAGE 

 ADMA Storia:  Presentazione

ADMA  Animazione:  ADMA-ON-LINE

 ADMA-nel-Mondo: News

    V CONGRESSO INTERNAZIONALE di
      
MARIA AUSILIATRICE
    MEXICO / 16 - 20 Agosto 2007


     MARIA, MADRE E MODELLO,
       MAESTRA DEI DISCEPOLI E MISSIONARI DI GESÙ CRISTO

 

1. Maria

Se Cristo è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva, secondo l'antichissima tradizione patristica, che in sant'Ireneo trova la seguente esplicitazione:

"Eva, ancora vergine, si fece disobbediente e divenne per sé e per tutto il genere umano causa di morte. Maria, vergine obbediente, è divenuta per sé e per tutto il genere umano causa di salvezza […]. È così che la disobbedienza di Eva è stata riscattata dall'obbedienza di Maria: poiché ciò che la vergine Eva legò con l'incredulità, Maria l'ha sciolto con la fede".

Commenta al riguardo René Laurentin:

"Eva era un abbozzo antropologico della donna; Maria è il restauro e il perfezionamento del progetto che era fallito".

Questo restauro antropologico fa di Maria una persona umana secondo il disegno di Dio Trinità. È quindi teologicamente vera la descrizione che Dante fa di Maria, chiamandola la "faccia che a Cristo più si somiglia". Gesù, infatti, il tutto santo, colui che non ha mai commesso peccato, ha reso sua madre simile a lui. Immacolato il Figlio, immacolata la Madre.
In Maria la natura umana raggiunge il suo culmine di perfezione e di bellezza e indica all'umanità intera la meta da raggiungere.

Nella nostra cultura cristiana, pertanto, Maria non è solo una nota ornamentale o devozionale della fede, quanto piuttosto un sistema di valori religiosi e umani. Ella costituisce un simbolo di sintesi della proposta antropologica cristiana.
Nel pensiero debole e volutamente refrattario a riferimenti forti della nostra cultura postmoderna, il discorso teologico-pastorale su Maria diventa particolarmente suggestivo e articolato, perché riscopre in lei una "maestra di valori" nella notte dei valori. La Beata Vergine, infatti, appare come microstoria della salvezza, modello di somma bellezza umana, donna mistica e relazionale, figura prolettica, che preannuncia e compie nel suo mistero il futuro dell'umanità.

Maria è una presenza vivissima nella nostra esperienza di fede e nessuna argomentazione o negazione può vanificare questo dato di fatto: Maria, infatti, è invocata dai fedeli come consolatrice degli afflitti, salute degli infermi, aiuto dei cristiani, regina della pace, madre del buon consiglio, madre clementissima, rifugio dei peccatori, regina dei martiri.
Ma i fedeli vedono in lei soprattutto la madre che Gesù stesso ci ha donato sul Calvario, come suo testamento: "Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19,26). E, rivolto a Giovanni, "Ecco, la tua madre" (Gv 19,27). Come madre della Chiesa e madre nostra, la beata Vergine è una presenza viva e materna nella Chiesa.

Diceva Germano di Costantinopoli (+ 733):

"Anche se i nostri occhi non ti possono vedere, o Tuttasanta, tu abiti in mezzo a noi e ti manifesti in vari modi a quanti sono degni di te".

È quanto diceva Don Bosco a Nizza Monferrato, parlando della presenza di Maria nella casa delle Suore. Non si trattava di una presenza solo spirituale, bensì di una misteriosa presenza reale e concreta:
"Maria - amava ripetere Don Bosco - abita nelle nostre case".
Possiamo fare nostra la supplica di un cristiano del medioevo, consapevole di questa presenza misericordiosa di Maria:
"[O Vergine], sono stato consegnato e affidato a te dal mio Signore Dio vivo e vero. Tu salva colui che ti è stato consegnato e custodisci colui che ti è stato affidato".

2. Maria, "creatura" trinitaria, modello di esistenza cristiana

Ci chiediamo ora: in che consiste la straordinaria figura di Maria, qual è la sua identità più profonda che la rende così esemplare per noi fedeli?
La risposta è la seguente: Maria è "una creatura trinitaria", una creatura "plasmata dalla Trinità" e "rivestita di Trinità". Maria, infatti, è la figlia prediletta del Padre, la madre del Figlio e il sacrario dello Spirito Santo.

Affermava al riguardo il servo di Dio Giovanni Paolo II:
"Nel mistero di Cristo ella è presente già "prima della creazione del mondo", come colei che il Padre "ha scelto" come Madre del suo Figlio nell'incarnazione - ed insieme al Padre l'ha scelta il Figlio, affidandola eternamente allo Spirito di santità".

2.1. Obbedienza al Padre: "Fiat"

Questa essenziale struttura trinitaria dell'esistenza e del pellegrinaggio terreno di Maria forma la base della formazione cristiana, che è anzitutto profonda esperienza di vita divina trinitaria.
Come tale, essa comporta pieno abbandono nella fede alla volontà del Padre. Come Maria, nostra madre nella fede, l'obbedienza filiale al Padre rappresenta per il cristiano l'inizio del suo cammino verso la piena comunione con Dio. Tale obbedienza è dialogo tra chiamata di Dio e risposta libera della persona umana, tra elezione e fedeltà, tra grazia e libertà.

Come il "fiat" di Maria, anche il "fiat" al Padre di ogni cristiano significa affidarsi filialmente alla sua provvidenza, vivere in questo orizzonte di fede il proprio presente e porre nelle mani del Padre il proprio futuro.

In questa condizione di abbandono filiale al Padre celeste, la vita diventa un viaggio sicuro verso la mèta: che importa allora se il mare è tempestoso, se la terra trema, se il cielo è nuvoloso, se la notte è oscura e fredda, se non comprendiamo tutto, se gli altri non ci amano, se ci sentiamo soli?

La fede ci dice che siamo avvolti dall'amore del Padre e che là dove siamo noi lì c'è il Padre che ci comprende e ci ama. Per cui non viviamo mai in terra straniera, anche quando non sappiamo parlare e scrivere la lingua di un popolo. La nostra patria in realtà è Dio - Padre nostro e patria nostra -, ricco di misericordia, che ci parla con la lingua dell'amore e della bontà.

Maria è quindi modello e maestra di obbedienza a Dio. Per cui devozione mariana significa vivere come Maria e con l'aiuto di Maria la nostra realtà di amore filiale verso Dio nostro Padre misericordioso.

2.2. Comunione col Figlio: "Theotokos"

Oltre che figlia prediletta del Padre, Maria è madre di Gesù, è sua discepola e cooperatrice. Come Madre, ella fu in comunione intima con Gesù, suo Figlio, nostro redentore e salvatore. Per Maria questa convivenza non fu solo una meravigliosa esperienza di gioia e di tenerezza. Fu anche un quotidiano e faticoso conoscere il Figlio del Padre e figlio suo nella fede.

Nonostante le contrarietà, le incomprensioni, le disillusioni ella crede ogni giorno in questo suo Figlio, vero Dio e vero uomo.
Nella comunione con Gesù, Maria vive l'esperienza del discepolato. Maria infatti diventa discepola di suo Figlio: dall'annunciazione al calvario è un continuo apprendere dal Figlio e comprendere il Figlio. La vicinanza fisica rendeva più acuta per lei la difficoltà di attingere nella sua profondità il mistero di Gesù. Non la comprensione, ma la fede era pari al suo amore di madre.

Maria, infine, è cooperatrice di Gesù nell'opera della redenzione:
"Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia".

Maria è nostro modello e nostra maestra nella sua comunione con Gesù. Come Maria, anche per il battezzato la vita con Gesù è vita di fede, che comporta sempre una particolare fatica del cuore nel riconoscere negli eventi e nelle persone il disegno di Dio e il volto del suo Figlio. Per comprendere Gesù bisogna rimuovere continuamente il velo della storia e lo schermo della creatura.
Devozione mariana non è quindi inerzia, ma dinamica e impegnativa avventura alla scoperta del volto di Cristo nella storia e nel mondo. Questa "peregrinatio fidei" è sostenuta dalla comunione eucaristica, il grande "mysterium fidei", che costituisce il modo con cui Gesù resta con noi sino alla fine del mondo.

2.3. Tempio dello Spirito santo: "Pneumatophora"

Figlia del Padre celeste, Madre del Figlio di Dio incarnato, Maria è anche tempio e tabernacolo dello Spirito Santo. Come Immacolata, è stata la prima creatura che ha vissuto pienamente nello Spirito e secondo lo Spirito dal primo istante della sua esistenza terrena fino alla sua gloriosa assunzione al cielo. Essa è la creatura "spirituale" per eccellenza, la "Tuttasanta" sacrario dello Spirito "Panaghion" (Tuttosanto). Lo Spirito l'ha talmente arricchita dei suoi doni di grazia da farla diventare sua icona: Maria è pneumatophora e pneumatoformis: è la piena di grazia e risplendente di santità.

Anche in questo Maria ci è modello e maestra. Devozione mariana è educazione a vivere nella grazia dello Spirito santo, è vita cristiana vissuta non secondo la carne, ma secondo lo Spirito, come esistenza piena dei doni dello Spirito. Devozione mariana è quindi esperienza a vivere come dimora dello Spirito santo, ostensorio della sua carità divina, portatori dei frutti dello Spirito: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).

Obbedienza al Padre, comunione col Figlio, corrispondenza alla grazia dello Spirito santo costituiscono la struttura portante della devozione mariana, sull'esempio e con l'aiuto materno ed efficace di Maria.

3. Maria, "singulis christianis pietatis magistra" (MC n. 21)

Per questo Maria è stata chiamata da papa Paolo VI "maestra di spiritualità per i singoli cristiani".
Maria ha esercitato questa sua missione fin dall'inizio della Chiesa, quando la prima comunità cristiana ha visto in lei la madre pronta a soccorrere e aiutare, la madre a cui Gesù affida i discepoli, la madre raccolta in preghiera con gli apostoli in attesa dello Spirito santo.

Maria è la guida del popolo cristiano verso Gesù. Nel deserto o nel mare la guida di una stella è vitale per la giusta direzione del cammino, così come la luce di un'oasi o il faro di un porto sono indispensabili per giungere in sicurezza alla meta. "Stella d'oriente", "Stella del mattino", "Stella del mare" sono invocazioni mariane frequenti sulla bocca dei fedeli, che vedono in Maria la stella che illumina e guida il loro pellegrinaggio terreno verso Gesù.

Così celebra Maria, "stella del mare", Rodolfo Ardente (sec. XI), autore di omelie mariane:
"Ella è quasi come una luce e una stella che ci precede mentre navighiamo nel vasto e pericoloso mare di questo mondo, guidandoci con il suo esempio, illuminandoci con le sue virtù e aiutandoci con la sua intercessione. Se dunque, o fratelli miei, lo spirito maligno ci molesta; se la carne ci tenta; se il mondo ci combatte, guardiamo a Maria, rifugiamoci presso Maria, imploriamo Maria".

Il recente magistero pontificio ha indicato due vie alla comunione con Gesù: quella devozionale del Rosario e quella sacramentale dell'Eucaristia. In entrambe Maria ci è Madre, Modello e Maestra.

4. Il Rosario, via mariana alla contemplazione di Gesù

Tra i pii esercizi, che assecondano maggiormente lo sviluppo e la crescita della vita secondo lo Spirito, può essere senz'altro annoverato il Rosario, che il Servo di Dio Giovanni Paolo II propose nel 2002 come "via" mariana alla comunione con Gesù.
Si tratta di una preghiera che se prima era considerata appannaggio solo degli umili e degli illetterati, oggi invece ha assunto dignità di contemplazione evangelica di Gesù in compagnia di Maria. Per la sua semplicità e la sua ripetitività, il Rosario, infatti, ricalca "l'orazione del cuore" o "la preghiera di Gesù" della tradizione orientale, anch'essa preghiera dei semplici e degli umili.

Ecco una pagina magistrale di questa lezione mariana che il fedele apprende meditando i misteri della vita di Gesù, che diventano lo specchio della propria esistenza salvata:

"Contemplando la sua nascita [il fedele] impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell'uomo".

L'esperienza insegna che il nostro sviluppo umano e spirituale non è senza problemi, assilli, fatiche e cadute. La meditazione del Rosario trasforma tutto ciò in opportunità di maturazione:
"Sì, davvero il Rosario "batte il ritmo della vita umana", per armonizzarla col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza".
Sono cinque le modalità della contemplazione di Cristo con Maria, che costituiscono una vera e propria via spirituale di sviluppo e di maturazione, collaudata da una moltitudine di fedeli e di santi.

4.1. Ricordare Cristo con Maria

Il ricordare non è solo ripresentazione del passato, ma attualizzazione nell'oggi delle opere compiute da Dio nella storia della salvezza. Questa attualizzazione si realizza particolarmente nella Liturgia. Ma, se la Liturgia è azione salvifica per eccellenza, "il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare". In tal modo, con la partecipazione alla Liturgia e con la preghiera del Rosario, il fedele vive l'impegno evangelico della preghiera incessante e dell'assimilazione esistenziale del mistero della salvezza.

4.2. Imparare Cristo da Maria

Se Gesù è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e anche la rivelazione, "non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di "imparare Lui"". In questo apprendimento nessuno è più esperto di Maria, dal momento che tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero. Il meditare, quindi, le scene del Rosario è in pratica mettersi alla scuola di Maria, per leggere Cristo, penetrarne i segreti, comprenderne la lezione di verità e di vita.

4.3. Conformarsi a Cristo con Maria

Questo apprendimento implica non soltanto una conoscenza teorica, ma una esperienza vitale del mistero di comunione con Gesù. È questa la spiritualità cristiana, che significa conformazione a Cristo, avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (cf. Fil 2,5), rivestirsi di Cristo (Rm 13,14; Gal 3,27).

Il Rosario consente a Maria di educarci e di plasmarci con sollecitudine materna, fino a quando Cristo non sia formato pienamente in noi (cf. Gal 4,19):

"Questa azione di Maria - affermava Giovanni Paolo II - [...] non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita. È il luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita, facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus".

Essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne consegue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un'anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre. Più un'anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo.

4.4. Supplicare Cristo con Maria

La conformazione a Cristo implica una incessante vita di preghiera. Il Rosario sostiene la preghiera dei fedeli e l'insistente implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che Ella, come a Cana, può tutto sul cuore del Figlio. Dice il Papa:

"Ella è "onnipotente per grazia", come, con audace espressione da ben comprendere, diceva nella sua Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa, che, a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza nel popolo cristiano.

Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella linea di san Bernardo, quando canta:

"Donna, se' tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz'ali" (Par. XXXIII,13-15).

Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito Santo (cfr Lc 1, 35), mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre che l'ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi".

4.5. Annunciare Cristo con Maria

Il Rosario, oltre che preghiera contemplativa, diventa anche una significativa opportunità catechetica e missionaria. Come nei secoli passati il Rosario è stato utilizzato a difesa della retta fede contro le eresie, così oggi, nei confronti delle nuove sfide, esso "conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore".

Queste cinque tappe percorse con Maria mediante il pio esercizio del Rosario costituiscono una vera e propria via di formazione all'autentica testimonianza cristiana. Il Rosario, infatti, riesce ad armonizzare la preghiera con la vita, la contemplazione con l'azione, la crescita spirituale con la maturazione umana, la santificazione personale con la dedizione apostolica. Riscoprendo il Rosario, vero e proprio compendio evangelico, si valorizza una via di progresso spirituale semplice ma oltremodo efficace.

5. Alla scuola di Maria, donna eucaristica

5.1. Eucaristia, presenza reale di Gesù nella Chiesa

C'è una seconda lezione che Maria ci offre per essere autentici discepoli e missionari di Gesù: è la lezione della comunione eucaristica. È una via regale. È soprattutto mediante l'Eucaristia che Maria ci aiuta a conformarci sempre più a Cristo, vivendo in pieno la comunione con lui. Il cristiano, infatti, vive di Eucaristia; è una persona eucaristica. Senza Eucaristia non c'è Chiesa e non c'è vita cristiana.

Il filo dorato che annoda i secoli e che collega l'incarnazione salvifica del Figlio di Dio alla nostra odierna esistenza è la celebrazione eucaristica, che non si è mai interrotta nel tempo e nello spazio, nemmeno durante le più feroci persecuzioni anticristiane della storia, come testimoniano i gulag, i lager nazisti e le mille prigioni sparse in tutto il mondo.

Ancora oggi la Chiesa vede riflessa nella risposta dei martiri di Abitene (inizi del IV secolo) la propria coscienza di fede: "Senza l'Eucaristia non possiamo vivere".
L'Eucaristia è mistero di fede, sorgente di luce, fonte di vita:
"L'Eucaristia, presenza salvifica di Gesù nella comunità dei fedeli e suo nutrimento spirituale, è quanto di più prezioso la Chiesa possa avere nel suo cammino nella storia".

5.2. L'esemplarità di Maria donna eucaristica

Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibile, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Eucaristia. Se è vero che la Chiesa fa l'Eucaristia, è anche vero che Maria guida la Chiesa all'Eucaristia. Maria è, infatti, l'odigitria, colei che educa e accompagna i fedeli alla contemplazione del suo Figlio eucaristico e alla comunione con lui.

Un giorno, Don Bosco, scrivendo al Papa, con semplicità e confidenza filiale insinuava:
"Vostra Santità secondi l'alto pensiero che Iddio le ispira nel cuore proclamando ovunque possa la venerazione al Santissimo Sacramento e la divozione alla Beata Vergine, che sono le due áncore di salute per la misera umanità".

La relazione tra Maria e l'Eucaristia non è semplicemente devozionalistica o cosmetica, ma sostanzialmente teologica. È la relazione infatti che esiste tra la madre e il suo Figlio divino. Per questo Papa Giovanni Paolo II introdusse tra i nuovi misteri del Rosario quello relativo all'istituzione dell'Eucaristia:

"Maria è donna "eucaristica" con l'intera sua vita. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo".

Con quella premura materna testimoniata alle nozze di Cana (cf. Gv 2,5), Maria sembra dire ancora oggi:

"Non abbiate tentennamenti, fidatevi della parola di mio Figlio. Egli, che fu capace di cambiare l'acqua in vino, è ugualmente capace di fare del pane e del vino il suo corpo e il suo sangue, consegnando in questo mistero ai credenti la memoria viva della sua Pasqua, per farsi in tal modo "pane di vita"".

Sono quattro, gli atteggiamenti eucaristico-mariani che la Chiesa intera è chiamata ad apprendere avendo Maria come modello e come aiuto materno efficace.

1. Atteggiamento di fede.

Il primo atteggiamento è quello della fede, dal momento che nella fede Maria diede il suo fiat al mistero dell'incarnazione:
"C'è un'analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria alle parole dell'Angelo, e l'amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che Ella concepiva "per opera dello Spirito Santo" era il "Figlio di Dio" (cfr Lc 1,30-35).

In continuità con la fede della Vergine, nel Mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l'intero suo essere umano- divino nei segni del pane e del vino".
Maria ha anticipato la fede eucaristica della Chiesa:

"Quando, nella Visitazione, porta in grembo il Verbo fatto carne, ella si fa, in qualche modo, "tabernacolo" - il primo "tabernacolo" della storia - dove il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si concede all'adorazione di Elisabetta, quasi "irradiando" la sua luce attraverso gli occhi e la voce di Maria. E lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica?".

2. Atteggiamento di sacrificio.

Il secondo atteggiamento eucaristico-mariano è quello del sacrificio, dal momento che Maria ha vissuto giorno dopo giorno la dimensione sacrificale dell'Eucaristia, dalla presentazione di Gesù al tempio fino alla sua morte in croce:

"Preparandosi giorno per giorno al Calvario, Maria vive una sorta di "Eucaristia anticipata", si direbbe una "comunione spirituale" di desiderio e di offerta, che avrà il suo compimento nell'unione col Figlio nella passione, e si esprimerà poi, nel periodo post-pasquale, nella sua partecipazione alla Celebrazione eucaristica, presieduta dagli Apostoli, quale "memoriale" della passione".

Il corpo offerto in sacrificio e ripresentato nei segni sacramentali era lo stesso corpo concepito nel suo grembo. Per questo ricevere l'Eucaristia fu per Maria un riaccogliere nel suo grembo il suo Figlio divino, rivivendo quanto aveva sperimentato nel dolore della passione e morte di Gesù.

3. Atteggiamento di accoglienza.

Un terzo atteggiamento eucaristico-mariano riguarda la consegna che Gesù fece dei suoi discepoli alla Madre:
"A lei infatti consegna il discepolo prediletto e, in lui, consegna ciascuno di noi: "Ecco tuo figlio!". Ugualmente dice anche a ciascuno di noi: "Ecco tua madre!" (cfr Gv 19, 26-27)".
L'Eucaristia, come memoriale della morte di Cristo, implica anche accogliere, Maria, come madre e maestra di contemplazione eucaristica. Per questo, la presenza di Maria nella comunità che celebra l'Eucaristia è unanimemente testimoniata, sin dall'antichità, nelle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.

4. Atteggiamento del Magnificat.

Un ultimo atteggiamento eucaristico-mariano è quello del Magnificat, il cantico di lode e di rendimento di grazie:
"L'Eucaristia, infatti, come il cantico di Maria, è innanzitutto lode e rendimento di grazie. Quando Maria esclama "L'anima mia magnifica il Signore e il mio Spirito esulta in Dio mio salvatore", ella porta in grembo Gesù. Loda il Padre "per" Gesù, ma lo loda anche "in" Gesù e "con" Gesù. È precisamente questo il vero "atteggiamento eucaristico"".

Il Magnificat, inoltre, dischiude anche la prospettiva escatologica dell'Eucaristia, dal momento che Maria canta quei "cieli nuovi" e quella "terra nuova", che nell'Eucaristia trovano la loro anticipazione e in certo senso il loro "disegno" programmatico: "Se il Magnificat esprime la spiritualità di Maria, nulla più di questa spiritualità ci aiuta a vivere il Mistero eucaristico. L'Eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un magnificat!".

6. Maria, la donna dal "cuore nuovo"

Questa formazione mariana diventa profonda esperienza di carità: è esperienza a vivere non più con il cuore di pietra, ma con il cuore nuovo, con il cuore di carne (cf. Ez 36, 26-27), con il cuore stesso di Gesù.
La comunione trinitaria, vissuta e sperimentata nella celebrazione sacramentale, favorisce questo metabolismo spirituale. Il cristiano si nutre sulla terra del pane di vita eterna, restituendo alle fibre del suo cuore la robustezza e la limpidezza della grazia.

Maria educa il cristiano a entrare nella legge dell'amore trinitario per restituire al suo cuore un orizzonte di amore. Dio è carità (1Gv 4,8.16), ci ha ricordato Papa Benedetto XVI con la sua enciclica. E per amore il Padre manda il Figlio: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). L'amore del Padre si trasmette all'umanità per mezzo del Figlio: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi" (Gv 15,9).

E tale amore di Gesù raggiunge il vertice nell'obbedienza al Padre sulla croce: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Gesù amò i suoi discepoli "sino alla fine" (Gv 13,1): "Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). È l'amore il nuovo comandamento: "La carità è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato" (Rm 5,5).

Maria è stata la prima creatura a vivere con questo cuore nuovo, interamente ricreato dalla grazia divina trinitaria. È quindi abilitata a essere la maestra della nuova umanità.
Devozione mariana, come spiritualità del cuore nuovo, diventa la spiritualità della civiltà dell'amore. Ancora una volta, essa si rivela non sterile bigottismo, ma esistenza di amore cristiano maturo e autentico.

Sull'esempio e con l'aiuto efficace di Maria, "donna spirituale", "esperta nella vita di grazia", "donna dal cuore nuovo" i cristiani sono chiamati a fare l'esperienza di una vita di amore non alienante, ma altamente umanizzante, che faccia gustare il pieno valore della loro umanità.

Gli elementi essenziali di questa spiritualità mariana del cuore possono essere così sintetizzati:

1. avere gli stessi sentimenti del cuore di Gesù, con una grande passione di amore per la vita, senza distinzione e senza preferenze di nessun tipo;

2. avere gli stessi atteggiamenti di Gesù, con l'impegno dell'annuncio del regno e con la sua anticipazione mediante i segni concreti dell'accoglienza, dell'ascolto, del perdono, dell'aiuto;

3. avere lo stesso coraggio di Gesù

nella consegna obbediente al Padre, nell'affrontare la passione redentrice;

4. imitare l'esistenza di Gesù,

che visse nel celibato per il regno, come segno di amore universale e realizzazione di maternità e paternità spirituale.

Si tratta di una proposta formativa altamente profetica, suggestiva per tutti e non solo per i giovani, biologicamente e culturalmente aperti all'utopia cristiana realizzata e verificata nella loro personale esperienza e azione quotidiana.

7. Maria, maestra di slancio apostolico e missionario

La devozione mariana ha anche un ineliminabile risvolto di vita apostolica e missionaria, così come l'esperienza pneumatica di Maria ebbe un suo dinamico orientamento ad extra, verso gli altri, manifestato nella visita ad Elisabetta o nelle nozze di Cana o sul Calvario.
Ma, anche in questo impegno pratico, Maria invita a seguire non tanto quello che lei ha fatto, quanto piuttosto quello che Gesù dice di fare (cf. Gv 2,5).

Sono molteplici i campi nei quali si può esprimere un'autentica devozione mariana: in campo spirituale, mediante una pedagogia di conversione che si manifesta in gesti concreti di giustizia e di concordia; in campo ecclesiale, contribuendo al dialogo, alla comprensione, al perdono e alla solidarietà; in campo ecumenico, collaborando, con la preghiera alla Madre della riconciliazione, a promuovere la comunione tra i cristiani superando i molteplici ostacoli di indole storica e psicologica; in campo missionario, incentivando, con l'aiuto della "Stella della evangelizzazione" (EN n. 82), l'impegno ad annunciare il mistero salvifico di Cristo a tutto il mondo.

Uno sbocco indispensabile di questa educazione cristiana è l'impegno per una inculturazione mariana, che non si limiti ad adattamenti esteriori ma che immetta nell'umanità di oggi virtù mariane forti, come l'amore e la difesa della vita debole e l'accoglienza gentile degli altri (sconosciuti, stranieri, anziani) e dei "diversi" (drogati, handicappati fisici e mentali, discriminati per razza, religione, sesso, condizione sociale, malattia). Si tratta di creare una cultura della tenerezza, della misericordia e della pace per contrastare una cultura sempre più dura, spietata, fredda, promotrice di guerra, tensione, odio, morte, violenza, divisione.

Tra i tanti modi per testimoniare oggi, nella nostra società, questo impegno di discepoli e missionari di Gesù, ne propongo due, entrambi ispirati all'intercessione materna di Maria, aiuto dei cristiani.
La sollecitudine materna di Maria oggi potrebbe avere un duplice contenuto: Ausiliatrice della vita e Ausiliatrice della speranza.

8. I cristiani, testimoni della vita

Maria è, infatti, la donna che si oppone al "drago rosso" (cf. Ap 12,3), a Satana, colui che "vuole divorare il bambino appena nato" (Ap 12,4). Vincendo, Maria difende la vita del suo figlio, come anche la vita della Chiesa e di ogni singolo cristiano, anzi di ogni singola persona umana.
Per questo la devozione a Maria, Aiuto dei cristiani, si dovrebbe tradurre oggi in testimonianza di passione per la vita, senza distinzione e senza preferenze di nessun tipo.

In mezzo a uno scenario di desolazione e solitudine, come spesso appare la nostra esistenza postmoderna, nasce l'urgenza di una cultura dell'accoglienza della vita in ogni sua forma e di un atteggiamento di misericordia e compassione verso i bisognosi, per contrastare una cultura sempre più dura, spietata, fredda, promotrice di guerra, tensione, odio, violenza, divisione, morte.

Questa nuova cultura mariana della vita può far comprendere che la vita non è una proprietà da possedere egoisticamente, ma un dono da accogliere con riconoscenza; non è una velleità arbitraria, ma un progetto di amore; non è un incidente senza significato, ma una vocazione da realizzare; non è un problema difficile da risolvere, ma un mistero da contemplare con umiltà e stupore. Nessuna vita deve essere discriminata, perché ogni vita è preziosa.

9. I cristiani, testimoni di speranza

La pietà dei fedeli, inoltre, vede in Maria Ausiliatrice, la madre della speranza. Da sempre le famiglie cristiane si rivolgono a lei con la speranza nel cuore. Generazioni di genitori hanno affidato con trepidazione alla sua protezione materna il futuro dei loro figli, il lavoro dei loro cari, la felicità della loro famiglia, la concordia della loro città e la pace delle nazioni. Ammalati senza numero hanno implorato dall'Ausiliatrice la guarigione del corpo e la consolazione dell'anima.

Schiere di poveri hanno trovato nella preghiera alla Vergine la forza per continuare a vivere e a sperare. Soprattutto quando ogni altra speranza viene meno, nel popolo cristiano resta sempre viva la fiducia nella protezione di Maria, la madre di Gesù, la madre della Chiesa, la madre nostra: "Salve Regina, madre di misericordia, vita dolcezza e speranza nostra, salve".

Questa presenza materna di Maria, invisibile ma reale, tutela e protegge la nostra vita terrena più efficacemente di ogni scudo atomico. Per questo ogni fedele cristiano, con il cuore pieno di speranza, non manca di visitare chiese e santuari mariani per implorare da Maria aiuto, conforto, consolazione. È un dialogo profondo e continuo di cuori fiduciosi.
E quale parola di conforto e di consolazione si indirizza a tutti noi oggi? È un messaggio di speranza. Maria è la madre della nostra speranza:

"La speranza - dice S. Giovanni Crisostomo - è come una fune d'oro calata dal cielo, che sorregge le nostre anime e a poco a poco solleva in alto coloro che la tengono saldamente, sottraendoci alla bufera dei mali di questa vita".

Nel suo splendido Giudizio Universale, Michelangelo ha dato una interpretazione mariana a questa àncora di salvezza che salva dai mali del mondo. Accanto alla maestosa e solenne figura di Gesù, giudice giusto, c'è una dolce immagine di Maria, col capo rivolto verso un angelo, che con una fune solleva verso l'alto due fedeli. Questa fune di salvezza è una corona del santo rosario. È una felice intuizione dell'artista sulla efficacia della mediazione di Maria nel liberare l'umanità dall'inferno della perdizione e nell'aprirla alla speranza della salvezza e del perdono.

Anche Dante nella Divina Commedia chiama Maria,

"di speranza fontana vivace".
La speranza è quanto mai opportuna in un mondo che appare sfiduciato e spesso disperato.

L'umanità sembra immersa nell'angoscia e nella paura a causa del terrorismo, delle divisioni tra i popoli, dell'uso di armi sempre più potenti, della povertà quasi irreversibile di interi continenti, della diminuita attenzione alla solidarietà verso i bisognosi e i deboli, della disoccupazione, della massificazione culturale, degli squilibri ecologici causati da interventi spesso incauti e violenti sulla natura, delle malattie contagiose che si diffondono in modo perverso, dell'uso sempre più diffuso della droga tra i giovani. L'orizzonte della cosiddetta "postmodernità" sembra trasformare l'esistenza dell'uomo in un inferno dantesco: "Lasciate ogni speranza o voi che entrate".

Maria ci porta un messaggio di fiducia, quello di una madre che invita i suoi figli alla speranza, a non aver paura. C'è infatti Qualcuno che tiene in mano le sorti di questo mondo che passa, Qualcuno che è l'Alfa e l'Omega della storia della nostra esistenza. E questo Qualcuno è Amore (cf. 1Gv 4,8 e 16): "Amore fatto uomo, Amore crocifisso e risorto, Amore incessantemente presente tra gli uomini. È amore eucaristico. È fonte incessante di comunione. È solo Lui a dare la piena garanzia delle parole "Non abbiate paura"".

Ricordiamo quanto il Concilio Vaticano II afferma a proposito di Maria:
"La Madre di Gesù [...] sulla terra brilla come un segno di sicura speranza ("signum certae spei") e di consolazione per il popolo di Dio in marcia, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cf. 2Pt 3,10)".

****

Cari fratelli e sorelle, invocando l'Ausiliatrice oggi riaccendiamo la nostra speranza:
"Contemplare questa Madre della beata speranza può diventare per noi un cammino che rende tante nostre strade meno aspre, meno impervie, meno disperate".

La speranza, infatti, apre il nostro cuore, infonde confidenza nel presente e fiducia nel futuro, dà la forza di opporsi al male. La speranza rende la vita vivibile e amabile.

L'eucaristia - Sacramentum caritatis - sia la sorgente a cui attingere quotidianamente la nostra speranza. Per intercessione di Maria, Aiuto dei cristiani, non manchi mai questo vino prezioso nella festa della nostra esistenza.

                                                              Mons. ANGELO AMATO SDB

   

 HOME PAGE 

 ADMA Storia: Presentazione

ADMA  Animazione: ADMA-ON-LINE

 ADMA-nel-Mondo: News

   Visita Nr.