| HOME PAGE |  HOME PAGE - ITA | ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE |  ADMA-ON-LINE INFO VALDOCCO |

 
Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino-Valdocco / E-Mail: pcameroni@salesiani.it  ADMA Valdocco: adma.torino@tiscali.it  

ADMA / ASSOCIAZIONE DI MARIA AUSILIATRICE

Veramente non c`è niente di più bello
che incontrare e comunicare Cristo a tutti!"

In risposta all'invito del Rettor Maggiore rivolto a tutta la Famiglia Salesiana ad agire come un vero movimento di discepoli ed apostoli di Gesù e ad impegnarsi nell'evangelizzazione dei giovani, anche noi come ADMA vogliamo assumere la sfida di aiutare i giovani "a guardare gli altri non più soltanto con i propri occhi e con i propri sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo".
Come segno concreto di sintonia con questo impegno proponiamo uno strumento formativo di 10 schede che seguendo il magistero di papa Benedetto XVI vogliono aiutare i gruppi ADMA ad approfondire alcuni contenuti chiave dell'evangelizzazione.
L'intento è di approfondire, con un'adeguata riflessione, il ripensamento della pastorale, in modo che risultino operative le scelte riguardanti la centralità della proposta di Gesù Cristo, la testimonianza personale e comunitaria, l'apporto reciproco di educazione ed evangelizzazione, l'attenzione alla diversità dei contesti, il coinvolgimento delle famiglie.
Da ciò potranno nascere modalità concrete per fare delle esperienze di evangelizzazione dei giovani e con i giovani.

L'itinerario proposto sviluppa la seguente traccia:

1. Uomini nuovi: un nuovo modo di pensare
2. Uomini nuovi maturi nella fede che agiscono secondo verità
3. La Trinità (1) mistero d'amore "impresso" e che si comunica. Maria inserita in quell'amore.
4. La Trinità (2) amore che è misericordia. Maria via per incontrare la misericordia.
5. Vedere dagli occhi di Cristo per salvare le anime.
6. Salvezza nella Chiesa: non mi salvo da solo, ma nel popolo di Dio
7. Chiesa: corresponsabilità laici-consacrati. Valore dell'ascolto della Parola di Dio, dell'Eucaristia che fa comunione, della missione come testimonianza della carità.
8. Don Bosco: unica "spinta" salvare le anime. Educare con speranza.
9. Educare: trasmettere la fede. Dio ritorni al centro.
10. "Annuncia la Parola. Insisti al momento opportuno e non opportuno".
Convinti di offrire uno strumento richiesto e che farà crescere la comunione nella fede e nell'impegno di evangelizzazione tra tutti i gruppi dell'Associazione, in unità sotto il manto di Maria Ausiliatrice e Regina

                                                       Don Pier Luigi Cameroni e Consiglio ADMA Primaria
                                                              Torino-Valdocco 22 agosto 2009


1 - IN CRISTO UOMINI NUOVI


PAROLA DI DIO

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm. 12,1-2).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. NUCLEO ESSENZIALE DELLA VITA CRISTIANA: IN GESÙ CRISTO SI REALIZZA IL VERO CULTO A DIO GRADITO.
Fa parte della struttura delle Lettere di Paolo che esse - sempre in riferimento al luogo ed alla situazione particolare - spieghino innanzitutto il mistero di Cristo, ci insegnino la fede. In una seconda parte, segue l'applicazione alla nostra vita: che cosa consegue a questa fede? Come essa plasma la nostra esistenza giorno per giorno? Nella Lettera ai Romani, questa seconda parte comincia con il dodicesimo capitolo, nei primi due versetti del quale l'Apostolo riassume subito il nucleo essenziale dell'esistenza cristiana. Che cosa dice a noi san Paolo in quel passaggio? Innanzitutto afferma, come cosa fondamentale, che con Cristo è iniziato un nuovo modo di venerare Dio - un nuovo culto. Esso consiste nel fatto che l'uomo vivente diventa egli stesso adorazione, "sacrificio" fin nel proprio corpo. Non sono più le cose ad essere offerte a Dio. È la nostra stessa esistenza che deve diventare lode di Dio.

2. INCONTRANDO GESÙ CRISTO, CONVERTENDOCI A LUI, DIVENTIAMO UOMINI NUOVI
Ma come avviene questo? Nel secondo versetto ci vien data la risposta: "Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio…" (12, 2). Le due parole decisive di questo versetto sono: "trasformare" e "rinnovare". Dobbiamo diventare uomini nuovi, trasformati in un nuovo modo di esistenza. Il mondo è sempre alla ricerca di novità, perché con ragione è sempre scontento della realtà concreta. Paolo ci dice: il mondo non può essere rinnovato senza uomini nuovi. Solo se ci saranno uomini nuovi, ci sarà anche un mondo nuovo, un mondo rinnovato e migliore. All'inizio sta il rinnovamento dell'uomo. Questo vale poi per ogni singolo. Solo se noi stessi diventiamo nuovi, il mondo diventa nuovo. Ciò significa anche che non basta adattarsi alla situazione attuale. L'Apostolo ci esorta ad un non-conformismo. Nella nostra Lettera si dice: non sottomettersi allo schema dell'epoca attuale. Dovremo tornare su questo punto riflettendo sul secondo testo che stasera voglio meditare con voi. Il "no" dell'Apostolo è chiaro ed anche convincente per chiunque osservi lo "schema" del nostro mondo. Ma diventare nuovi - come lo si può fare? Ne siamo davvero capaci? Con la parola circa il diventare nuovi, Paolo allude alla propria conversione: al suo incontro col Cristo risorto, incontro di cui nella Seconda Lettera ai Corinzi dice: "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove" (5, 17). Era tanto sconvolgente per lui questo incontro con Cristo che dice al riguardo: "Sono morto" (Gal 2, 19; cfr Rm 6). Egli è diventato nuovo, un altro, perché non vive più per se stesso e in virtù di se stesso, ma per Cristo ed in Lui. Nel corso degli anni, però, ha anche visto che questo processo di rinnovamento e di trasformazione continua per tutta la vita. Diventiamo nuovi, se ci lasciamo afferrare e plasmare dall'Uomo nuovo Gesù Cristo. Egli è l'Uomo nuovo per eccellenza. In Lui la nuova esistenza umana è diventata realtà, e noi possiamo veramente diventare nuovi se ci consegniamo alle sue mani e da Lui ci lasciamo plasmare.

3. LA CONVERSIONE RADICALE È QUELLA DEL PENSIERO, È AVERE IN NOI IL "PENSIERO DI CRISTO", PER COMPIERE LA VOLONTÀ DI DIO.
Paolo rende ancora più chiaro questo processo di "rifusione" dicendo che diventiamo nuovi se trasformiamo il nostro modo di pensare. Ciò che qui è stato tradotto con "modo di pensare", è il termine greco "nous". È una parola complessa. Può essere tradotta con "spirito", "sentimenti", "ragione" e, appunto, anche con "modo di pensare". La nostra ragione deve diventare nuova. Questo ci sorprende. Avremmo forse aspettato che riguardasse piuttosto qualche atteggiamento: ciò che nel nostro agire dobbiamo cambiare, un precetto di alterazione. Ma no: il rinnovamento deve andare fino in fondo. Il nostro modo di vedere il mondo, di comprendere la realtà - tutto il nostro pensare deve mutarsi a partire dal suo fondamento. Il pensiero dell'uomo vecchio, il modo di pensare comune è rivolto in genere verso il possesso, il benessere, l'influenza, il successo, la fama e così via. Ma in questo modo ha una portata troppo limitata. Così, in ultima analisi, resta il proprio "io" il centro del mondo. Dobbiamo imparare a pensare in maniera più profonda. Che cosa ciò significhi, lo dice san Paolo nella seconda parte della frase: bisogna imparare a comprendere la volontà di Dio, così che questa plasmi la nostra volontà. Affinché noi stessi vogliamo ciò che vuole Dio, perché riconosciamo che ciò che Dio vuole è il bello e il buono. Si tratta dunque di una svolta nel nostro spirituale orientamento di fondo. Dio deve entrare nell'orizzonte del nostro pensiero: ciò che Egli vuole e il modo secondo cui Egli ha ideato il mondo e me. Dobbiamo imparare a prendere parte al pensare e al volere di Gesù Cristo. È allora che saremo uomini nuovi nei quali emerge un mondo nuovo.
(Dall'omelia di Benedetto XVI per la chiusura dell'anno paolino - Roma 28 giugno 2009)

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" In che cosa faccio consistere il nucleo essenziale dell'esistenza cristiana?
" Quando ho incontrato Gesù Cristo nella mia vita, o meglio quando Lui è entrato nella mia storia?
" Quali modi di pensare in me e nella mia famiglia e comunità non sono secondo Gesù Cristo?
" Come Maria Ausiliatrice ci aiuta ad essere uomini nuovi, ad avere in noi il pensiero e il volere di Cristo?

2 - MATURI NELLA FEDE


PAROLA DI DIO

Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, 12per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, 13 finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. 14Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all'errore. 15Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. 16 Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. 17Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, 18accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore. 19Così, diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono ogni sorta di impurità. 20Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, 21se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, 22ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, 23a rinnovarvi nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità. (Ef. 4,11-24)

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. DALLA FEDE "FAI DA TE" ALLA FEDE DELLA CHIESA
Lo stesso pensiero di un necessario rinnovamento del nostro essere persona umana, Paolo lo ha illustrato ulteriormente in due brani della Lettera agli Efesini, sui quali pertanto vogliamo ancora riflettere brevemente. Nel quarto capitolo della Lettera l'Apostolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l'età adulta, un'umanità matura. Non possiamo più rimanere "fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…" (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede matura, una "fede adulta". La parola "fede adulta" negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s'intende spesso nel senso dell'atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere - una fede "fai da te", quindi. E lo si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo "schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una "fede adulta". Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l'inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s'oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s'esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.

2. IL NUOVO MODO DI PENSARE: AGIRE SECONDO VERITÀ NELLA CARITÀ GUARDANDO A CRISTO
Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande "sì". Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l'espressione: "agire secondo verità nella carità" (cfr Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un'ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l'essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.

3. L'UOMO INTERIORE SI RAFFORZA MEDIANTE UNA RAGIONE ILLUMINATA DAL CUORE
La stessa cosa Paolo ci rende evidente ancora a partire da un'altra angolatura. Nel terzo capitolo della Lettera agli Efesini egli ci parla della necessità di essere "rafforzati nell'uomo interiore" (3, 16). Con ciò riprende un argomento che prima, in una situazione di tribolazione, aveva trattato nella Seconda Lettera ai Corinzi: "Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno" (4, 16). L'uomo interiore deve rafforzarsi - è un imperativo molto appropriato per il nostro tempo in cui gli uomini così spesso restano interiormente vuoti e pertanto devono aggrapparsi a promesse e narcotici, che poi hanno come conseguenza un ulteriore crescita del senso di vuoto nel loro intimo. Il vuoto interiore - la debolezza dell'uomo interiore - è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Deve essere rafforzata l'interiorità - la percettività del cuore; la capacità di vedere e comprendere il mondo e l'uomo dal di dentro, con il cuore. Noi abbiamo bisogno di una ragione illuminata dal cuore, per imparare ad agire secondo la verità nella carità. Questo, tuttavia, non si realizza senza un intimo rapporto con Dio, senza la vita di preghiera. Abbiamo bisogno dell'incontro con Dio, che ci vien dato nei Sacramenti. E non possiamo parlare a Dio nella preghiera, se non lasciamo che parli prima Egli stesso, se non lo ascoltiamo nella parola, che ci ha donato. Paolo, al riguardo, ci dice: "Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza" (Ef 3, 17ss). L'amore vede più lontano della semplice ragione, è ciò che Paolo ci dice con queste parole. E ci dice ancora che solo nella comunione con tutti i santi, cioè nella grande comunità di tutti i credenti - e non contro o senza di essa - possiamo conoscere la vastità del mistero di Cristo. Questa vastità, egli la circoscrive con parole che vogliono esprimere le dimensioni del cosmo: ampiezza, lunghezza, altezza e profondità. Il mistero di Cristo ha una vastità cosmica: Egli non appartiene soltanto ad un determinato gruppo. Il Cristo crocifisso abbraccia l'intero universo in tutte le sue dimensioni. Egli prende il mondo nelle sue mani e lo porta in alto verso Dio. A cominciare da sant' Ireneo di Lione - dunque fin dal II secolo - i Padri hanno visto in questa parola dell'ampiezza, lunghezza, altezza e profondità dell'amore di Cristo un'allusione alla Croce. L'amore di Cristo ha abbracciato nella Croce la profondità più bassa - la notte della morte, e l'altezza suprema - l'elevatezza di Dio stesso. E ha preso tra le sue braccia l'ampiezza e la vastità dell'umanità e del mondo in tutte le loro distanze. Sempre Egli abbraccia l'universo - tutti noi.
(Benedetto XVI - Discorso di chiusura per l'anno paolino - Roma 28 giugno 2009)

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Maturo nel mio cammino di fede: da un fede "fai da te" ad una fede ecclesiale?
" In quali ambiti manifesto il mio essere cristiano andando con coraggio controcorrente per testimoniare la verità nella carità?
" Che cosa rafforza la mia interiorità, che cosa mi aiuta a superare il vuoto e la debolezza spirituale?
" Come Maria Ausiliatrice mi aiuta nella crescita e nella maturazione della fede?

3 - FEDE TRINITARIA


PAROLA DI DIO

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: "Abbà! Padre!". Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm. 8,14-17)

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. L'ANNO LITURGICO E I MISTERI DELLA FEDE
Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore (la Santissima Trinità, il Corpus Domini, la festa del Sacro Cuore di Gesù)… Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l'intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell'Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti dell'unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l'itinerario della rivelazione di Gesù, dall'incarnazione alla morte e risurrezione fino all'ascensione e al dono dello Spirito Santo.

2. DIO TRINITÀ D'AMORE
Quest'oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l'ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore "non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza" (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il "nome" della Santissima Trinità, perché tutto l'essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l'Amore creatore. Tutto proviene dall'amore, tende all'amore, e si muove spinto dall'amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. "O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!" (Sal 8,2) - esclama il salmista. Parlando del "nome" la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il "tessuto" di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all'Amore. "In lui - disse san Paolo nell'Areòpago di Atene - viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (At 17,28).

3. VOCAZIONE ULTIMA DELL'UOMO È L'AMORE
La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l'amore ci rende felici, perché viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati. Usando un'analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l'essere umano porta nel proprio "genoma" la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore. La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell'Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei l'Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l'immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario (Benedetto XVI Angelus 7 giugno 2009).

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Vivo l'anno liturgico come cammino e crescita nella fede?
" Ho fatto e rinnovo la scelta di Dio Amore, come scelta fondamentale della vita?
" Maria Ausiliatrice è Madre dell'Amore: mi lascio guidare e formare dalla sua maternità?

4 - CREDENTI IN DIO MISERICORDIOSO, GUIDATI DA MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA


PAROLA DI DIO

Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui, proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà, 7che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione". 8Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità" (Es. 34,5-9).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. TRINITÀ: MISTERO DI COMUNIONE
In questa solennità (della SS: Trinità) la liturgia ci invita a lodare Dio non semplicemente per una meraviglia da Lui compiuta, ma per come Lui è; per la bellezza e la bontà del suo essere, da cui discende il suo agire. Siamo invitati a contemplare, per così dire, il Cuore di Dio, la sua realtà più profonda, che è quella di essere Unità nella Trinità, somma e profonda Comunione di amore e di vita. Tutta la Sacra Scrittura ci parla di Lui. Anzi, è Lui stesso che ci parla di Sé nelle Scritture e si rivela, come Creatore dell'universo e Signore della storia. Oggi abbiamo ascoltato un brano del Libro dell'Esodo in cui addirittura - cosa del tutto eccezionale - Dio proclama il proprio nome! Lo fa alla presenza di Mosè, con il quale parlava faccia a faccia, come con un amico. E qual è questo nome di Dio? Ogni volta è commovente ascoltarlo: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34,6). Sono parole umane, ma suggerite e quasi pronunciate dallo Spirito Santo. Esse ci dicono la verità su Dio: erano vere ieri, sono vere oggi e saranno vere sempre; ci fanno vedere con gli occhi della mente il volto dell'Invisibile, ci dicono il nome dell'Ineffabile. Questo nome è Misericordia, Grazia, Fedeltà.

2. MARIA MADRE DI MISERICORDIA CI RIVELA IL VOLTO MISERICORDIOSO DI DIO
Cari amici, trovandomi qui a Savona, come posso non gioire insieme con voi per il fatto che questo nome è proprio quello con cui si è presentata la Vergine Maria, apparendo il 18 marzo 1536 a un contadino, figlio di questa terra? "Madonna di Misericordia" è il titolo con cui è venerata - e di Lei abbiamo da qualche anno una grande immagine anche nei Giardini Vaticani. Ma Maria non parlava di sé, non parla mai di sé, ma sempre di Dio, e lo ha fatto con questo nome così antico e sempre nuovo: misericordia, che è sinonimo di amore, di grazia. E' qui tutta l'essenza del cristianesimo, perché è l'essenza di Dio stesso. Dio è Uno in quanto è tutto e solo Amore, ma proprio essendo Amore è apertura, accoglienza, dialogo; e nella sua relazione con noi, uomini peccatori, è misericordia, compassione, grazia, perdono. Dio ha creato tutto per l'esistenza e la sua volontà è sempre e soltanto vita. Per chi si trova nel pericolo, è salvezza. Lo abbiamo ascoltato poco fa nel Vangelo di Giovanni: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16): in questo donarsi di Dio nella Persona del Figlio è all'opera l'intera Trinità: il Padre che mette a nostra disposizione quanto ha di più caro; il Figlio che, consenziente col Padre, si spoglia della sua gloria per donarsi a noi; lo Spirito che esce dal pacifico abbraccio divino per irrigare i deserti dell'umanità. Per quest'opera della sua misericordia Dio, disponendosi a prendere la nostra carne, ha voluto aver bisogno di un "sì" umano, del "sì" di una donna che diventasse la Madre del suo Verbo incarnato, Gesù, il Volto umano della divina Misericordia. Maria è diventata così e rimane per sempre la "Madre della Misericordia", come si è fatta conoscere anche qui, a Savona.

3. MARIA CI GUIDA ALLA FEDE IN DIO E A TESTIMONIARE LA NOSTRA FEDE NELL'ORA DELLA PROVA
Nel corso della storia della Chiesa, la Vergine Maria non ha fatto che invitare i suoi figli a ritornare a Dio, ad affidarsi a Lui nella preghiera, a bussare con fiduciosa insistenza alla porta del suo Cuore misericordioso. In verità, altro Egli non desidera che riversare sul mondo la sovrabbondanza della sua Grazia. "Misericordia e non giustizia" ha implorato Maria, sapendo che avrebbe certamente trovato ascolto presso il Figlio suo Gesù, ma altrettanto consapevole della necessità della conversione del cuore dei peccatori. Per questo ha invitato alla preghiera ed alla penitenza… Essa ci insegna il coraggio nell'affrontare le sfide del mondo: materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa. L'esempio di serena fermezza dato dal Papa Pio VII ci invita a conservare inalterata nelle prove la fiducia in Dio, consapevoli che Egli, se pur permette per la sua Chiesa momenti difficili, non la abbandona mai. La vicenda vissuta dal grande Pontefice nella vostra terra ci invita a confidare sempre nell'intercessione e nella materna assistenza di Maria Santissima. L'apparizione della Vergine, in un momento tragico della storia di Savona e l'esperienza tremenda che qui affrontò il Successore di Pietro concorrono a trasmettere alle generazioni cristiane di questo nostro tempo un messaggio di speranza, ci incoraggiano ad avere fiducia negli strumenti della Grazia che il Signore mette a nostra disposizione in ogni situazione. E tra questi mezzi di salvezza, vorrei ricordare anzitutto la preghiera: la preghiera personale, familiare e comunitaria. Nell'odierna festa della Trinità mi piace sottolineare la dimensione della lode, della contemplazione, dell'adorazione. Penso alle giovani famiglie e vorrei invitarle a non aver timore di sperimentare, fin dai primi anni di matrimonio, uno stile semplice di preghiera domestica, favorito dalla presenza dei bambini piccoli, molto portati a rivolgersi spontaneamente al Signore e alla Madonna. Esorto le parrocchie e le associazioni a dare tempo e spazio alla preghiera, perché le attività sono pastoralmente sterili se non vengono precedute, accompagnate e sostenute costantemente dalla preghiera. E che dire della Celebrazione eucaristica, specialmente della Messa domenicale?... la Domenica va riscoperta nella sua radice cristiana, a partire dalla celebrazione del Signore Risorto, incontrato nella Parola di Dio e riconosciuto allo spezzare del Pane eucaristico. E poi anche il Sacramento della Riconciliazione chiede di essere rivalutato come mezzo fondamentale per la crescita spirituale e per poter affrontare con forza e coraggio le sfide attuali. Insieme con la preghiera e i Sacramenti, altri inseparabili strumenti di crescita sono le opere di carità da esercitare con viva fede. Su questo aspetto della vita cristiana ho voluto soffermarmi anche nell'Enciclica Deus caritas est. Nel mondo moderno, che spesso fa della bellezza e dell'efficienza fisica un ideale da perseguire in ogni modo, come cristiani siamo chiamati a trovare il volto di Gesù Cristo, "il più bello tra i figli dell'uomo" (Sal 44,3), proprio nelle persone sofferenti ed escluse. Sono numerose, purtroppo, oggi le emergenze morali e materiali che ci preoccupano… Uno speciale e caloroso saluto voglio riservarlo naturalmente a voi giovani! Cari amici, mettete la vostra giovinezza al servizio di Dio e dei fratelli. Seguire Cristo comporta sempre il coraggio di andare controcorrente. Ne vale però la pena: questa è la via della vera realizzazione personale e quindi della vera felicità. Con Cristo si sperimenta infatti che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35). Ecco perché vi incoraggio a prendere sul serio l'ideale della santità. Un noto scrittore francese ci ha lasciato in una sua opera una frase che vorrei oggi consegnare a voi: "Vi è una sola tristezza: quella di non essere dei santi" (Léon Bloy, La femme pauvre, II, 27). Cari giovani, osate impegnare la vostra vita in scelte coraggiose, non da soli, naturalmente, ma con il Signore!... (Benedetto XVI, Savona 17 maggio 2008).

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Credo nell'amore fedele e misericordioso di Dio o mi lascio vincere dalla sfiducia e dallo scoraggiamento?
" Maria Ausiliatrice ha sostenuto Pio VII nell'ora della prova: credo nell'aiuto potente di Maria?
" Valorizzo gli strumenti della grazia soprattutto la preghiera famigliare e l'eucaristia domenicale?

5 - LA SALVEZZA DELLE ANIME META DELLA NOSTRA FEDE


PAROLA DI DIO

1 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadòcia, nell'Asia e nella Bitinia, scelti 2 secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza.3 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, 4per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, 5che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo. 6Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro - destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. 8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, 9mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime (Pt. 1,1-8).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. CRISTO PASTORE E CUSTODE DELLE NOSTRE ANIME
Che cosa, dunque, ci dice san Pietro - proprio nell'Anno sacerdotale - circa il compito del sacerdote? Innanzitutto, egli comprende il ministero sacerdotale totalmente a partire da Cristo. Chiama Cristo il "pastore e custode delle… anime" (2,25). Dove la traduzione italiana parla di "custode", il testo greco ha la parola epíscopos (vescovo). Un po' più avanti, Cristo viene qualificato come il Pastore supremo: archipoímen (5,4). Sorprende che Pietro chiami Cristo stesso vescovo - vescovo delle anime. Che cosa intende dire con ciò? Nella parola greca è contenuto il verbo "vedere"; per questo è stata tradotta con "custode" ossia "sorvegliante". Ma certamente non s'intende una sorveglianza esterna, come s'addice forse ad una guardia carceraria. S'intende piuttosto un vedere dall'alto - un vedere a partire dall'elevatezza di Dio. Un vedere nella prospettiva di Dio è un vedere dell'amore che vuole servire l'altro, vuole aiutarlo a diventare veramente se stesso. Cristo è il "vescovo delle anime", ci dice Pietro. Ciò significa: Egli ci vede nella prospettiva di Dio. Guardando a partire da Dio, si ha una visione d'insieme, si vedono i pericoli come anche le speranze e le possibilità. Nella prospettiva di Dio si vede l'essenza, si vede l'uomo interiore. Se Cristo è il vescovo delle anime, l'obiettivo è quello di evitare che l'anima nell'uomo s'immiserisca, è di far sì che l'uomo non perda la sua essenza, la capacità per la verità e per l'amore. Far sì che egli venga a conoscere Dio; che non si smarrisca in vicoli ciechi; che non si perda nell'isolamento, ma rimanga aperto per l'insieme. Gesù, il "vescovo delle anime", è il prototipo di ogni ministero episcopale e sacerdotale. Essere vescovo, essere sacerdote significa in questa prospettiva: assumere la posizione di Cristo. Pensare, vedere ed agire a partire dalla sua posizione elevata. A partire da Lui essere a disposizione degli uomini, affinché trovino la vita. Così la parola "vescovo" s'avvicina molto al termine "pastore", anzi, i due concetti diventano interscambiabili. È compito del pastore pascolare e custodire il gregge e condurlo ai pascoli giusti. Pascolare il gregge vuol dire aver cura che le pecore trovino il nutrimento giusto, sia saziata la loro fame e spenta la loro sete. Fuori di metafora, questo significa: la parola di Dio è il nutrimento di cui l'uomo ha bisogno. Rendere sempre di nuovo presente la parola di Dio e dare così nutrimento agli uomini è il compito del retto Pastore. Ed egli deve anche saper resistere ai nemici, ai lupi. Deve precedere, indicare la via, conservare l'unità del gregge. Pietro, nel suo discorso ai presbiteri, evidenzia ancora una cosa molto importante. Non basta parlare. I Pastori devono farsi "modelli del gregge" (5,3). La parola di Dio viene portata dal passato nel presente, quando è vissuta. È meraviglioso vedere come nei santi la parola di Dio diventi una parola rivolta al nostro tempo…
2. LA SALVEZZA DELLE ANIME
Alla fine vorrei far notare ancora una piccola, ma importante parola di san Pietro. Subito all'inizio della Lettera egli ci dice che la mèta della nostra fede è la salvezza delle anime (cfr 1,9). Nel mondo del linguaggio e del pensiero dell'attuale cristianità questa è un'affermazione strana, per alcuni forse addirittura scandalosa. La parola "anima" è caduta in discredito. Si dice che questo porterebbe ad una divisione dell'uomo in spirito e fisico, in anima e corpo, mentre in realtà egli sarebbe un'unità indivisibile. Inoltre "la salvezza delle anime" come mèta della fede sembra indicare un cristianesimo individualistico, una perdita di responsabilità per il mondo nel suo insieme, nella sua corporeità e nella sua materialità. Ma di tutto questo non si trova nulla nella Lettera di san Pietro. Lo zelo per la testimonianza in favore della speranza, la responsabilità per gli altri caratterizzano l'intero testo. Per comprendere la parola sulla salvezza delle anime come mèta della fede dobbiamo partire da un altro lato. Resta vero che l'incuria per le anime, l'immiserirsi dell'uomo interiore non distrugge soltanto il singolo, ma minaccia il destino dell'umanità nel suo insieme. Senza risanamento delle anime, senza risanamento dell'uomo dal di dentro, non può esserci una salvezza per l'umanità. La vera malattia delle anime, san Pietro la qualifica come ignoranza - cioè come non conoscenza di Dio. Chi non conosce Dio, chi almeno non lo cerca sinceramente, resta fuori della vera vita (cfr 1 Pt 1,14). Ancora un'altra parola della Lettera può esserci utile per capire meglio la formula "salvezza delle anime": "Purificate le vostre anime con l'obbedienza alla verità" (cfr 1,22). È l'obbedienza alla verità che rende pura l'anima. Ed è il convivere con la menzogna che la inquina. L'obbedienza alla verità comincia con le piccole verità del quotidiano, che spesso possono essere faticose e dolorose. Questa obbedienza si estende poi fino all'obbedienza senza riserve di fronte alla Verità stessa che è Cristo. Tale obbedienza ci rende non solo puri, ma soprattutto anche liberi per il servizio a Cristo e così alla salvezza del mondo, che pur sempre prende inizio dalla purificazione obbediente della propria anima mediante la verità. Possiamo indicare la via verso la verità solo se noi stessi - in obbedienza e pazienza - ci lasciamo purificare dalla verità (Benedetto XVI durante la Cappella papale nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, 29.06.2009).

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Mi lascio custodire e guidare dai pastori della mia anima?
" "Ho cura" per la mia anima, o lascio che si immiserisca e si inquini con la menzogna?
" Per don Bosco Maria Ausiliatrice è la Pastorella che guida ai pascoli dell'amore e della verità: affido a Maria il mio cammino di fede e il mio impegno nella carità soprattutto verso i giovani?

6- AUTENTICO SENSO DI CHIESA


PAROLA DI DIO

Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti. 12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, 13sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! (Col. 3,11-15).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. CHIESA: MISTERO DI COMUNIONE, POPOLO DI DIO, CORPO DI CRISTO
Il Concilio Vaticano II, volendo trasmettere pura e integra la dottrina sulla Chiesa maturata nel corso di duemila anni, ha dato di essa "una più meditata definizione", illustrandone anzitutto la natura misterica, cioè di "realtà imbevuta di divina presenza, e perciò sempre capace di nuove e più profonde esplorazioni" (Paolo VI, Discorso di apertura della seconda sessione, 29 settembre 1963). Orbene, la Chiesa, che ha origine nel Dio trinitario, è un mistero di comunione. In quanto comunione, la Chiesa non è una realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia, per così dire, in carne e ossa. Il Concilio Vaticano II la descrive "come un sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano". (Lumen gentium, 1). E l'essenza del sacramento è proprio che si tocca nel visibile l'invisibile, che il visibile toccabile apre la porta a Dio stesso. La Chiesa, abbiamo detto, è una comunione, una comunione di persone che, per l'azione dello Spirito Santo, formano il Popolo di Dio, che è al tempo stesso il Corpo di Cristo. Riflettiamo un po' su queste due parole-chiave. Il concetto "Popolo di Dio" è nato e si è sviluppato nell'Antico Testamento: per entrare nella realtà della storia umana, Dio ha eletto un popolo determinato, il popolo di Israele, perché sia il suo popolo. L'intenzione di questa scelta particolare è di arrivare, per il tramite di pochi, ai molti, e dai molti a tutti. L'intenzione, con altre parole, dell'elezione particolare è l'universalità. Per il tramite di questo Popolo, Dio entra realmente in modo concreto nella storia. E questa apertura all'universalità si è realizzata nella croce e nella risurrezione di Cristo. Nella croce Cristo, così dice San Paolo, ha abbattuto il muro di separazione. Dandoci il suo Corpo, Egli ci riunisce in questo suo Corpo per fare di noi una cosa sola. Nella comunione del "Corpo di Cristo" tutti diventiamo un solo popolo, il Popolo di Dio, dove - per citare di nuovo san Paolo - tutti sono una cosa sola e non c'è più distinzione, differenza, tra greco e giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro, scita, schiavo, ebreo, ma Cristo è tutto in tutti. Ha abbattuto il muro della distinzione di popoli, di razze, di culture: tutti siamo uniti in Cristo. Così vediamo che i due concetti - "Popolo di Dio" e "Corpo di Cristo" - si completano e formano insieme il concetto neotestamentario di Chiesa. E mentre "Popolo di Dio" esprime la continuità della storia della Chiesa, "Corpo di Cristo" esprime l'universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione del Signore. Per noi cristiani, quindi, "Corpo di Cristo" non è solo un'immagine, ma un vero concetto, perché Cristo ci fa il dono del suo Corpo reale, non solo di un'immagine. Risorto, Cristo ci unisce tutti nel Sacramento per farci un unico corpo. Quindi il concetto "Popolo di Dio" e "Corpo di Cristo" si completano: in Cristo diventiamo realmente il Popolo di Dio. E "Popolo di Dio" significa quindi "tutti": dal Papa fino all'ultimo bambino battezzato. La prima Preghiera eucaristica, il cosiddetto Canone romano scritto nel IV secolo, distingue tra servi - "noi servi tuoi" - e "plebs tua sancta"; quindi, se si vuol distinguere, si parla di servi e plebs sancta, mentre il termine "Popolo di Dio" esprime tutti insieme nel loro comune essere la Chiesa.

2. AUTENTICA INTERPRETAZIONE DELL'ECCLESIOLOGIA DEL VATICANO II
All'indomani del Concilio questa dottrina ecclesiologica ha trovato vasta accoglienza, e grazie a Dio tanti buoni frutti sono maturati nella comunità cristiana. Dobbiamo però anche ricordare che la recezione di questa dottrina nella prassi e la conseguente assimilazione nel tessuto della coscienza ecclesiale, non sono avvenute sempre e dovunque senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione. Come ho avuto modo di chiarire nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre del 2005, una corrente interpretativa, appellandosi ad un presunto "spirito del Concilio", ha inteso stabilire una discontinuità e addirittura una contrapposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa dopo il Concilio, travalicando a volte gli stessi confini oggettivamente esistenti tra il ministero gerarchico e le responsabilità dei laici nella Chiesa. La nozione di "Popolo di Dio", in particolare, venne da alcuni interpretata secondo una visione puramente sociologica, con un taglio quasi esclusivamente orizzontale, che escludeva il riferimento verticale a Dio. Posizione, questa, in aperto contrasto con la parola e con lo spirito del Concilio, il quale non ha voluto una rottura, un'altra Chiesa, ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio.
(Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno pastorale della Diocesi di Roma - 26 maggio 2009)

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Come interpreto e vivo la mia appartenenza ecclesiale?
" Considero la Chiesa come sacramento di comunione, Popolo di Dio pellegrinante nel tempo e nella storia, Corpo di Cristo che persegue la salvezza di tutti?
" La mia coscienza e il mio agire sono autenticamente ecclesiali, aperti a Dio o si riducano a fatto sociale?
" Don Bosco ha profeticamente unito il titolo di Maria Ausiliatrice a quello di Madre della Chiesa: tale fatto costituisce un valido aiuto per un autentico senso ed appartenenza ecclesiale?

7 - APPARTENENZA E CORRESPONSABILITÀ ECCLESIALE E PASTORALE DEI LAICI


PAROLA DI DIO

Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati (At.2, 42-47).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. LE VIE DELL'APPARTENENZA E DELLA CORRESPONSABILITÀ ECCLESIALE E PASTORALE DEI LAICI
Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi. Pochi sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell'esistente. Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo. E' necessario, al tempo stesso, migliorare l'impostazione pastorale, così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli "collaboratori" del clero a riconoscerli realmente "corresponsabili" dell'essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato. Questa coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità che farà da fermento per gli altri.

2. ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO E PRATICA DELLA LECTIO DIVINA
Affinché tali comunità, anche se qualche volta numericamente piccole, non smarriscano la loro identità e il loro vigore, è necessario che siano educate all'ascolto orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della lectio divina, ardentemente auspicata dal recente Sinodo dei Vescovi. Nutriamoci realmente dell'ascolto, della meditazione della Parola di Dio. A queste nostre comunità non deve venir meno la consapevolezza che sono "Chiesa" perché Cristo, Parola eterna del Padre, le convoca e le fa suo Popolo. La fede, infatti, è da una parte una relazione profondamente personale con Dio, ma possiede una essenziale componente comunitaria e le due dimensioni sono inseparabili. Potranno così sperimentare la bellezza e la gioia di essere e di sentirsi Chiesa anche i giovani, che sono maggiormente esposti al crescente individualismo della cultura contemporanea, la quale comporta come inevitabili conseguenze l'indebolimento dei legami interpersonali e l'affievolimento delle appartenenze. Nella fede in Dio siamo uniti nel Corpo di Cristo e diventiamo tutti uniti nello stesso Corpo e così, proprio credendo profondamente, possiamo esperire anche la comunione tra di noi e superare la solitudine dell'individualismo.

3. VITA E EUCARISTICA E CUSTODIA DELLA CARITÀ
Se è la Parola a convocare la Comunità, è l'Eucaristia a farla essere un corpo: "Poiché c'è un solo pane - scrive san Paolo -, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17). La Chiesa dunque non è il risultato di una somma di individui, ma un'unità fra coloro che sono nutriti dall'unica Parola di Dio e dall'unico Pane di vita. La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale. Centro della vita della parrocchia, come ho detto, è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale. Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore, non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la bellezza della liturgia "non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce" (Sacramentum caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città il vero volto della Chiesa.

4. AZIONE MISSIONARIA E TESTIMONIANZA DELLA CARITÀ
La crescita spirituale ed apostolica della comunità porta poi a promuoverne l'allargamento attraverso una convinta azione missionaria Prodigatevi pertanto a ridar vita in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione cittadina, ai piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la sua Parola, luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità, organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità permette un respiro missionario più largo, che tiene conto della densità della popolazione, della sua fisionomia sociale e culturale, spesso notevolmente diversificata. Sarebbe importante se questo metodo pastorale trovasse efficace applicazione anche nei luoghi di lavoro, oggi da evangelizzare con una pastorale di ambiente ben pensata, poiché per l'elevata mobilità sociale la popolazione vi trascorre gran parte della giornata. Infine, non va dimenticata la testimonianza della carità, che unisce i cuori e apre all'appartenenza ecclesiale. Alla domanda come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli, l'ascesa da una presunta setta ebrea alla religione dell'Impero, gli storici rispondono che fu particolarmente l'esperienza della carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere la carità è la forma primaria della missionarietà. La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell'uomo. La silenziosa e quotidiana testimonianza della carità, promossa dalle parrocchie grazie all'impegno di tanti fedeli laici, continui ad estendersi sempre di più, perché chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti l'amore del Padre, ricco di misericordia. Siate, dunque, "buoni samaritani" pronti a curare le ferite materiali e spirituali dei vostri fratelli. I diaconi, conformati con l'ordinazione a Cristo servo, potranno svolgere un utile servizio nel promuovere una rinnovata attenzione verso le vecchie e le nuove forme di povertà. Penso inoltre ai giovani: carissimi, vi invito a porre a servizio di Cristo e del Vangelo il vostro entusiasmo e la vostra creatività, facendovi apostoli dei vostri coetanei, disposti a rispondere generosamente al Signore, se vi chiama a seguirlo più da vicino, nel sacerdozio o nella vita consacrata. (Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno pastorale della Diocesi di Roma - 26 maggio 2009)

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" In che misura viene riconosciuta e favorita la corresponsabilità pastorale di tutti, particolarmente dei laici?
" In un mondo dove non pochi battezzati hanno smarrito la via della Chiesa e quelli che non sono cristiani non conoscono la bellezza della nostra fede, qual è la nostra testimonianza e il nostro impegno?
" Ho coscienza del fatto che il mandato di evangelizzare non riguarda solo alcuni ma tutti i battezzati?
" Quale valore attribuisco all'ascolto della parola di Dio e alla celebrazione eucaristica in vista della custodia dell'unità e della testimonianza della carità?
" La devozione a Maria Ausiliatrice aiuta a crescere nel senso di appartenenza ecclesiale e di corresponsabilità pastorale?

8 - "DA MIHI ANIMAS CETERA TOLLE!"


PAROLA DI DIO

"Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!" (Lc.12,49-50)

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. LA PASSIONE APOSTOLICA DI DON BOSCO: LA SALVEZZA DELLE ANIME!
Don Bosco è fulgido esempio di una vita improntata alla passione apostolica, vissuta a servizio della Chiesa entro la Congregazione e la Famiglia salesiana. Alla scuola di San Giuseppe Cafasso, il vostro Fondatore imparò ad assumere il motto "Da mihi animas, cetera tolle" come sintesi di un modello di azione pastorale ispirato alla figura e alla spiritualità di San Francesco di Sales. L'orizzonte in cui si colloca tale modello è quello del primato assoluto dell'amore di Dio, un amore che giunge a plasmare personalità ardenti, desiderose di contribuire alla missione di Cristo per accendere tutta la terra con il fuoco del suo amore (cfr Lc 12,49). Accanto all'ardore dell'amore di Dio, l'altra caratteristica del modello salesiano è la coscienza del valore inestimabile delle "anime". Questa percezione genera, per contrasto, un acuto senso del peccato e delle sue devastanti conseguenze nel tempo e nell'eternità. L'apostolo è chiamato a collaborare all'azione redentrice del Salvatore, affinché nessuno vada perduto. "Salvare le anime" fu quindi l'unica ragion d'essere di Don Bosco. Il Beato Michele Rua, suo primo successore, così sintetizzò tutta la vita del vostro amato Padre e Fondatore: "Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù... Realmente non ebbe a cuore altro che le anime". Anche oggi è urgente alimentare nel cuore di ogni Salesiano questa passione. Egli non avrà così paura di spingersi con audacia negli ambiti più difficili dell'azione evangelizzatrice a favore dei giovani, specialmente dei più poveri materialmente e spiritualmente. Avrà la pazienza ed il coraggio di proporre ai giovani di vivere la stessa totalità di dedizione nella vita consacrata. Egli avrà il cuore aperto a individuare i nuovi bisogni dei giovani e ad ascoltare la loro invocazione di aiuto, lasciando eventualmente ad altri i campi già consolidati di intervento pastorale. Egli affronterà per questo le esigenze totalizzanti della missione con una vita semplice, povera ed austera, nella condivisione delle stesse condizioni dei più poveri ed avrà la gioia di dare di più a chi nella vita ha avuto di meno. La passione apostolica si farà così contagiosa e coinvolgerà anche altri. Il Salesiano diventa pertanto promotore del senso apostolico, aiutando prima di tutto i giovani a conoscere ed amare il Signore Gesù, a lasciarsi affascinare da Lui, a coltivare l'impegno evangelizzatore, a voler far del bene ai propri coetanei, ad essere apostoli di altri giovani, come San Domenico Savio, la Beata Laura Vicuña ed il Beato Zefirino Namuncurà e i cinque giovani Beati Martiri dell'oratorio di Poznan. Cari Salesiani, sia vostro impegno formare laici con cuore apostolico, invitando tutti a camminare nella santità di vita che fa maturare discepoli coraggiosi ed autentici apostoli…

2. EMERGENZA EDUCATIVA E RUOLO DELLA FAMIGLIA
Nel messaggio che ho indirizzato al Rettore Maggiore all'inizio del vostro Capitolo Generale ho voluto consegnare idealmente a tutti i Salesiani la Lettera da me recentemente inviata ai fedeli di Roma, sulla preoccupazione di quella che ho chiamato una grande emergenza educativa. "Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata. Troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita" (Discorso nella consegna alla Diocesi di Roma della Lettera sul compito urgente dell'educazione, 23 febbraio 2008). In realtà, l'aspetto più grave dell'emergenza educativa è il senso di scoraggiamento che prende molti educatori, in particolare genitori ed insegnanti, di fronte alle difficoltà che presenta oggi il loro compito. Così scrivevo infatti nella citata lettera: "Anima dell'educazione può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti, e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini 'senza speranza e senza Dio in questo mondo', come scriveva l'apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell'educazione c'è infatti una crisi di fiducia nella vita", che, in fondo, non è altro che sfiducia in quel Dio che ci ha chiamati alla vita. Nell'educazione dei giovani è estremamente importante che la famiglia sia un soggetto attivo. Essa è spesse volte in difficoltà nell'affrontare le sfide dell'educazione; tante volte è incapace di offrire il suo specifico apporto, oppure è assente. La predilezione e l'impegno a favore dei giovani, che sono caratteristica del carisma di Don Bosco, devono tradursi in un pari impegno per il coinvolgimento e la formazione delle famiglie. La vostra pastorale giovanile quindi deve aprirsi decisamente alla pastorale familiare. Curare le famiglie non è sottrarre forze al lavoro per i giovani, anzi è renderlo più duraturo e più efficace. Vi incoraggio perciò ad approfondire le forme di questo impegno, su cui già vi siete incamminati; ciò tornerà anche a vantaggio dell'educazione ed evangelizzazione dei giovani (Benedetto XVI ai membri del Capitolo Generale 26° dei Salesiani 31.03.2008)

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Faccio mia la passione e l'ardore apostolico di don Bosco per la salvezza delle anime?
" Di fronte alle sfide dell'emergenza educativa come reagisco: mi lascio vincere dallo scoraggiamento e dalla lamentosità o ravvivo in me la grazia della speranza?
" Quale attenzione e aiuto offro alle famiglie per l'educazione e l'evangelizzazione delle nuove generazioni?
" Come Maria Ausiliatrice sostiene in me l'ansia apostolica del "Da mihi animas, cetera tolle?".

9 - EMERGENZA EDUCATIVA E TRASMISSIONE DELLA FEE


PAROLA DI DIO

1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.3Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. 4Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.6 Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. 8Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, 10 ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo, 11per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro (2 Tm. 1,1-11).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. EVANGELIZZAZIONE ED EDUCAZIONE DEI GIOVANI
Desidero anzitutto felicitarmi con voi per aver posto al centro dei vostri lavori la riflessione sul come favorire l'incontro dei giovani con il Vangelo e quindi, in concreto, sulle fondamentali questioni dell'evangelizzazione e dell'educazione delle nuove generazioni. In Italia, come in molti altri Paesi, è fortemente avvertita quella che possiamo definire una vera e propria "emergenza educativa". Quando, infatti, in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione. Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro. Per noi Vescovi, per i nostri sacerdoti, per i catechisti e per l'intera comunità cristiana l'emergenza educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate.

2. FORME ED OCCASIONI DI EVANGELIZZAZIONE
…Dobbiamo inoltre dare un più spiccato profilo di evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile, nelle parrocchie, negli oratori, nelle scuole - in particolare nelle scuole cattoliche - e in tanti altri luoghi di aggregazione. Soprattutto importanti sono, ovviamente, i rapporti personali e specialmente la confessione sacramentale e la direzione spirituale. Ciascuna di queste occasioni è una possibilità che ci è data di far percepire ai nostri ragazzi e giovani il volto di quel Dio che è il vero amico dell'uomo. I grandi appuntamenti, poi, come quello che abbiamo vissuto lo scorso settembre a Loreto e come quello che vivremo in luglio a Sydney, dove saranno presenti anche molti giovani italiani, sono l'espressione comunitaria, pubblica e festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile. Questi appuntamenti raccolgono pertanto il frutto del nostro quotidiano lavoro pastorale e al tempo stesso aiutano a respirare a pieni polmoni l'universalità della Chiesa e la fraternità che deve unire tutte le Nazioni.

3. DOMANDA DI EDUCAZIONE È DOMANDA DEL SENSO DELLA VITA
Anche nel più ampio contesto sociale, proprio l'attuale emergenza educativa fa crescere la domanda di un'educazione che sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia l'esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani non meno dei genitori e degli altri educatori, già di per sé costituisce la premessa e l'inizio di un percorso di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali, ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della persona umana… anche se sono molti i problemi da affrontare, il problema fondamentale dell'uomo di oggi resta il problema di Dio. Nessun altro problema umano e sociale potrà essere davvero risolto se Dio non ritorna al centro della nostra vita. Soltanto così, attraverso l'incontro con il Dio vivente, sorgente di quella speranza che ci cambia di dentro e che non delude (Rm 5,5), è possibile ritrovare una forte e sicura fiducia nella vita e dare consistenza e vigore ai nostri progetti di bene.

4. LUOGHI E AMBITI DI EDUCAZIONE E DI EVANGELIZZAZIONE
…Nel quadro di una laicità sana e ben compresa, occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali dell'Italia e dell'Europa di oggi. Giustamente, pertanto, voi dedicate grande attenzione alla famiglia fondata sul matrimonio, per promuovere una pastorale adeguata alle sfide che essa oggi deve affrontare, per incoraggiare l'affermarsi di una cultura favorevole, e non ostile, alla famiglia e alla vita, come anche per chiedere alle pubbliche istituzioni una politica coerente ed organica che riconosca alla famiglia quel ruolo centrale che essa svolge nella società, in particolare per la generazione ed educazione dei figli: di una tale politica l'Italia ha grande e urgente bisogno. Forte e costante deve essere ugualmente il nostro impegno per la dignità e la tutela della vita umana in ogni momento e condizione, dal concepimento e dalla fase embrionale alle situazioni di malattia e di sofferenza e fino alla morte naturale. Né possiamo chiudere gli occhi e trattenere la voce di fronte alle povertà, ai disagi e alle ingiustizie sociali che affliggono tanta parte dell'umanità e che richiedono il generoso impegno di tutti, un impegno che s'allarghi anche alle persone che, se pur sconosciute, sono tuttavia nel bisogno. Naturalmente, la disponibilità a muoversi in loro aiuto deve manifestarsi nel rispetto delle leggi, che provvedono ad assicurare l'ordinato svolgersi della vita sociale sia all'interno di uno Stato che nei confronti di chi vi giunge dall'esterno (Benedetto XVI Discorso alla Conferenza Episcopale italiana 29 maggio 2008).

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:

" Sono consapevole dell'emergenza educativa in atto e della crisi di fede?
" Quali forme ed esperienza di evangelizzazione si stanno rivelando significative ed efficaci?
" Quale ruolo e accompagnamento occupa la famiglia nell'opera educativa ed evangelizzatrice delle nuove generazioni?
" Maria Ausiliatrice è presente nei nostri cammini di fede e nell'opera educativa come madre, maestra e guida?

10 - DEVOZIONE POPOLARE E DOTTRINA INTEGRALE POTENTI MEZZI DI EVANGELIZZAZIONE


PAROLA DI DIO

Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. 3Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, 4rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. 5Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero (2 Tm. 4,1-5).

MAGISTERO DI BENEDETTO XVI

1. VALORE E PROMOZIONE DELLA DEVOZIONE POPOLARE
Altre sfide ancora si presentano nel vostro operato quotidiano, poiché la fede piantata nella terra boliviana ha bisogno sempre di alimentarsi e di rafforzarsi, soprattutto quando si percepiscono segni di un certo indebolimento della vita cristiana dovuto a fattori di origine diversa, a una diffusa mancanza di coerenza fra la fede professata e i modelli di vita personale e sociale, o a una formazione superficiale che lascia i battezzati esposti all'influsso di promesse abbaglianti ma vuote. Per affrontare queste sfide, la Chiesa in Bolivia dispone di uno strumento potente, cioè la devozione popolare, questo prezioso tesoro accumulato nei secoli grazie all'opera di missionari audaci e conservato, con profonda fedeltà, per generazioni nelle famiglie boliviane. È un dono che deve essere certamente custodito e promosso oggi, come so che si sta facendo con cura e dedizione, ma che richiede uno sforzo costante affinché il valore dei segni penetri nel profondo del cuore, sia sempre illuminato dalla Parola di Dio e si trasformi in salde convinzioni di fede, consolidata dai sacramenti e dalla fedeltà ai valori morali. In effetti, è necessario coltivare una fede matura e "una ferma speranza per vivere in maniera responsabile e gioiosa la fede ed irradiarla così nel proprio ambiente" (Discorso nella sessione inaugurale dei lavori della V Conferenza generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, Aparecida, 13 maggio 2007).

2. EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI PER UNA SERIA E INTEGRALE FORMAZIONE CRISTIANA
Per ottenere ciò è necessaria una catechesi sistematica, diffusa e penetrante, che insegni chiaramente e integralmente la fede cattolica… .Di fatto, un insegnamento parziale o incompleto del messaggio evangelico non si confà alla missione propria della Chiesa e non può essere fecondo. Anche un'educazione generale di qualità, che comprenda la dimensione spirituale e religiosa della persona, contribuisce fortemente a dare fondamenta solide alla crescita nella fede... In ogni caso, non bisogna dimenticare che "tutti i cristiani, in quanto rigenerati nell'acqua e nello Spirito Santo, sono divenuti una nuova creatura, quindi sono di nome e di fatto figli di Dio, e hanno diritto a un'educazione cristiana" (Gravissimum educationis, n. 2)… Nella recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi è stato proprio sottolineato che "compito prioritario della Chiesa, all'inizio di questo nuovo millennio, è innanzitutto nutrirsi della Parola di Dio, per rendere efficace l'impegno della nuova evangelizzazione, dell'annuncio nei nostri tempi" (Omelia nella Messa conclusiva, 26 ottobre 2008). Vi esorto quindi vivamente a far sì che nelle omelie, le catechesi e le celebrazioni nelle parrocchie e in tante piccole comunità disperse, ma con le loro significative cappelle, come si vedono nella vostra terra, la proclamazione fedele, l'ascolto e la meditazione della Scrittura siano sempre in primo piano, poiché in ciò il Popolo di Dio trova la sua ragion d'essere, la sua vocazione e la sua identità.

3. TESTIMONIANZA DELLA CARITÀ E SERVIZIO AI FRATELLI
Dall'ascolto docile della Parola divina nasce l'amore per il prossimo e, con esso, il servizio disinteressato ai fratelli (cfr Ibidem)... La comunità ecclesiale ha dimostrato di avere, come il buon samaritano, un grande "cuore che vede" il fratello in difficoltà e, attraverso innumerevoli opere e progetti, va premurosamente in suo aiuto. Sa che "l'amore nella sua purezza e nella sua gratuità è la migliore testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare" (Deus caritas est, n. 31, c). In tal senso è, per così dire, anche un "cuore che parla", che ha in sé la Parola che dimora nel profondo del suo essere e alla quale non può rinunciare sebbene a volte debba restare in silenzio. Così, se la fraternità con i fratelli più bisognosi ci rende discepoli eccellenti del Maestro, la particolare dedizione e preoccupazione per essi ci trasforma in missionari dell'Amore (Benedetto XVI ai vescovi della Bolivia 10 novembre 2008).

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO:
" C'è coerenza tra fede professata e i modelli di vita personali e sociale?
" Le pratiche e le tradizioni legate alla pietà popolare sono orientate e armonizzate con la fede professata, celebrata e vissuta?
" Viene curata l'evangelizzazione e la formazione cristiana dei vari ambienti di vita?
" La devozione a Maria guida alla comprensione e all'esperienza del mistero di Cristo
                                                       


             INFO ADMA   -   INFO ADMA   -   INFO ADMA   -   INFO ADMA    -   INFO ADMA  
SEDE ADMA di Torino-Valdocco:

ADMA / Santuario di Maria Ausiliatrice
Via Maria Ausiliatrice 32 / 10152 TORINO-VALDOCCO / ITALIA
Tel.: 0039-011-5224216 / Fax.: 0039-011-52224213
E-mail: adma.torino@tiscali.it 

Presidente ADMA:
Signora CHIOSSO GIUSEPPINA (incarico fino a 2010)
E-mail: giusy.chiosso@yahoo.it

Animatore spirituale ADMA:
Don Pier Luigi CAMERONI / Istituto Salesiano - Via S. G. Bosco 1 - 25075 NAVE - BS
TEL. 030-2530262 - FAX 030 - 2533190 / CELL. 3401452349
E-mail: pcameroni@salesiani.it
                                    Sito Internet:  www.donbosco-torino.it/ita/adma


         | HOME PAGE |  HOME PAGE - ITA | ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE |  ADMA-ON-LINE INFO VALDOCCO |

        Visita Nr.