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Via Maria
Ausiliatrice 32 - 10152 Torino-Valdocco / E-Mail: pcameroni@salesiani.it - ADMA Valdocco: adma.torino@tiscali.it
ADMA / ASSOCIAZIONE DI MARIA AUSILIATRICE
Veramente
non c`è niente di più bello
che incontrare e comunicare Cristo a tutti!"
In risposta all'invito del
Rettor Maggiore rivolto a tutta la Famiglia Salesiana ad agire
come un vero movimento di discepoli ed apostoli di Gesù
e ad impegnarsi nell'evangelizzazione dei giovani, anche noi
come ADMA vogliamo assumere la sfida di aiutare i giovani "a
guardare gli altri non più soltanto con i propri occhi
e con i propri sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù
Cristo".
Come segno concreto di sintonia con questo impegno proponiamo
uno strumento formativo di 10 schede che seguendo il magistero
di papa Benedetto XVI vogliono aiutare i gruppi ADMA ad approfondire
alcuni contenuti chiave dell'evangelizzazione.
L'intento è di approfondire, con un'adeguata riflessione,
il ripensamento della pastorale, in modo che risultino operative
le scelte riguardanti la centralità della proposta di
Gesù Cristo, la testimonianza personale e comunitaria,
l'apporto reciproco di educazione ed evangelizzazione, l'attenzione
alla diversità dei contesti, il coinvolgimento delle famiglie.
Da ciò potranno nascere modalità concrete per fare
delle esperienze di evangelizzazione dei giovani e con i giovani.
L'itinerario
proposto sviluppa la seguente traccia:
1. Uomini nuovi: un nuovo modo
di pensare
2. Uomini nuovi maturi nella fede che agiscono secondo verità
3. La Trinità (1) mistero d'amore "impresso"
e che si comunica. Maria inserita in quell'amore.
4. La Trinità (2) amore che è misericordia. Maria
via per incontrare la misericordia.
5. Vedere dagli occhi di Cristo per salvare le anime.
6. Salvezza nella Chiesa: non mi salvo da solo, ma nel popolo
di Dio
7. Chiesa: corresponsabilità laici-consacrati. Valore
dell'ascolto della Parola di Dio, dell'Eucaristia che fa comunione,
della missione come testimonianza della carità.
8. Don Bosco: unica "spinta" salvare le anime. Educare
con speranza.
9. Educare: trasmettere la fede. Dio ritorni al centro.
10. "Annuncia la Parola. Insisti al momento opportuno e
non opportuno".
Convinti di offrire uno strumento richiesto e che farà
crescere la comunione nella fede e nell'impegno di evangelizzazione
tra tutti i gruppi dell'Associazione, in unità sotto il
manto di Maria Ausiliatrice e Regina
Don
Pier Luigi Cameroni e Consiglio ADMA Primaria
Torino-Valdocco
22 agosto 2009
1
- IN CRISTO UOMINI NUOVI
PAROLA DI DIO
Vi esorto dunque, fratelli,
per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio
vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto
spirituale. 2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare
rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito
e perfetto (Rm. 12,1-2).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. NUCLEO ESSENZIALE DELLA
VITA CRISTIANA: IN GESÙ CRISTO SI REALIZZA IL VERO CULTO
A DIO GRADITO.
Fa parte della struttura delle Lettere di Paolo che esse - sempre
in riferimento al luogo ed alla situazione particolare - spieghino
innanzitutto il mistero di Cristo, ci insegnino la fede. In una
seconda parte, segue l'applicazione alla nostra vita: che cosa
consegue a questa fede? Come essa plasma la nostra esistenza
giorno per giorno? Nella Lettera ai Romani, questa seconda parte
comincia con il dodicesimo capitolo, nei primi due versetti del
quale l'Apostolo riassume subito il nucleo essenziale dell'esistenza
cristiana. Che cosa dice a noi san Paolo in quel passaggio? Innanzitutto
afferma, come cosa fondamentale, che con Cristo è iniziato
un nuovo modo di venerare Dio - un nuovo culto. Esso consiste
nel fatto che l'uomo vivente diventa egli stesso adorazione,
"sacrificio" fin nel proprio corpo. Non sono più
le cose ad essere offerte a Dio. È la nostra stessa esistenza
che deve diventare lode di Dio.
2. INCONTRANDO GESÙ
CRISTO, CONVERTENDOCI A LUI, DIVENTIAMO UOMINI NUOVI
Ma come avviene questo? Nel secondo versetto ci vien data la
risposta: "Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi
trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere
la volontà di Dio
" (12, 2). Le due parole decisive
di questo versetto sono: "trasformare" e "rinnovare".
Dobbiamo diventare uomini nuovi, trasformati in un nuovo modo
di esistenza. Il mondo è sempre alla ricerca di novità,
perché con ragione è sempre scontento della realtà
concreta. Paolo ci dice: il mondo non può essere rinnovato
senza uomini nuovi. Solo se ci saranno uomini nuovi, ci sarà
anche un mondo nuovo, un mondo rinnovato e migliore. All'inizio
sta il rinnovamento dell'uomo. Questo vale poi per ogni singolo.
Solo se noi stessi diventiamo nuovi, il mondo diventa nuovo.
Ciò significa anche che non basta adattarsi alla situazione
attuale. L'Apostolo ci esorta ad un non-conformismo. Nella nostra
Lettera si dice: non sottomettersi allo schema dell'epoca attuale.
Dovremo tornare su questo punto riflettendo sul secondo testo
che stasera voglio meditare con voi. Il "no" dell'Apostolo
è chiaro ed anche convincente per chiunque osservi lo
"schema" del nostro mondo. Ma diventare nuovi - come
lo si può fare? Ne siamo davvero capaci? Con la parola
circa il diventare nuovi, Paolo allude alla propria conversione:
al suo incontro col Cristo risorto, incontro di cui nella Seconda
Lettera ai Corinzi dice: "Se uno è in Cristo, è
una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono
nate di nuove" (5, 17). Era tanto sconvolgente per lui questo
incontro con Cristo che dice al riguardo: "Sono morto"
(Gal 2, 19; cfr Rm 6). Egli è diventato nuovo, un altro,
perché non vive più per se stesso e in virtù
di se stesso, ma per Cristo ed in Lui. Nel corso degli anni,
però, ha anche visto che questo processo di rinnovamento
e di trasformazione continua per tutta la vita. Diventiamo nuovi,
se ci lasciamo afferrare e plasmare dall'Uomo nuovo Gesù
Cristo. Egli è l'Uomo nuovo per eccellenza. In Lui la
nuova esistenza umana è diventata realtà, e noi
possiamo veramente diventare nuovi se ci consegniamo alle sue
mani e da Lui ci lasciamo plasmare.
3. LA CONVERSIONE RADICALE
È QUELLA DEL PENSIERO, È AVERE IN NOI IL "PENSIERO
DI CRISTO", PER COMPIERE LA VOLONTÀ DI DIO.
Paolo rende ancora più chiaro questo processo di "rifusione"
dicendo che diventiamo nuovi se trasformiamo il nostro modo di
pensare. Ciò che qui è stato tradotto con "modo
di pensare", è il termine greco "nous".
È una parola complessa. Può essere tradotta con
"spirito", "sentimenti", "ragione"
e, appunto, anche con "modo di pensare". La nostra
ragione deve diventare nuova. Questo ci sorprende. Avremmo forse
aspettato che riguardasse piuttosto qualche atteggiamento: ciò
che nel nostro agire dobbiamo cambiare, un precetto di alterazione.
Ma no: il rinnovamento deve andare fino in fondo. Il nostro modo
di vedere il mondo, di comprendere la realtà - tutto il
nostro pensare deve mutarsi a partire dal suo fondamento. Il
pensiero dell'uomo vecchio, il modo di pensare comune è
rivolto in genere verso il possesso, il benessere, l'influenza,
il successo, la fama e così via. Ma in questo modo ha
una portata troppo limitata. Così, in ultima analisi,
resta il proprio "io" il centro del mondo. Dobbiamo
imparare a pensare in maniera più profonda. Che cosa ciò
significhi, lo dice san Paolo nella seconda parte della frase:
bisogna imparare a comprendere la volontà di Dio, così
che questa plasmi la nostra volontà. Affinché noi
stessi vogliamo ciò che vuole Dio, perché riconosciamo
che ciò che Dio vuole è il bello e il buono. Si
tratta dunque di una svolta nel nostro spirituale orientamento
di fondo. Dio deve entrare nell'orizzonte del nostro pensiero:
ciò che Egli vuole e il modo secondo cui Egli ha ideato
il mondo e me. Dobbiamo imparare a prendere parte al pensare
e al volere di Gesù Cristo. È allora che saremo
uomini nuovi nei quali emerge un mondo nuovo.
(Dall'omelia di Benedetto XVI per la chiusura dell'anno paolino
- Roma 28 giugno 2009)
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" In che cosa faccio consistere
il nucleo essenziale dell'esistenza cristiana?
" Quando ho incontrato Gesù Cristo nella mia vita,
o meglio quando Lui è entrato nella mia storia?
" Quali modi di pensare in me e nella mia famiglia e comunità
non sono secondo Gesù Cristo?
" Come Maria Ausiliatrice ci aiuta ad essere uomini nuovi,
ad avere in noi il pensiero e il volere di Cristo?
2
- MATURI NELLA FEDE
PAROLA DI DIO
Ed egli ha dato ad alcuni di
essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora
di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri,
12per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo
di edificare il corpo di Cristo, 13 finché arriviamo tutti
all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di
Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della
pienezza di Cristo. 14Così non saremo più fanciulli
in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi
vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia
che trascina all'errore. 15Al contrario, agendo secondo verità
nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo
a lui, che è il capo, Cristo. 16 Da lui tutto il corpo,
ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura,
secondo l'energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare
se stesso nella carità. 17Vi dico dunque e vi scongiuro
nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i
loro vani pensieri, 18accecati nella loro mente, estranei alla
vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro e della
durezza del loro cuore. 19Così, diventati insensibili,
si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono
ogni sorta di impurità. 20Ma voi non così avete
imparato a conoscere il Cristo, 21se davvero gli avete dato ascolto
e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che
è in Gesù, 22ad abbandonare, con la sua condotta
di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni
ingannevoli, 23a rinnovarvi nello spirito della vostra mente
24 e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia
e nella vera santità. (Ef. 4,11-24)
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. DALLA FEDE "FAI DA
TE" ALLA FEDE DELLA CHIESA
Lo stesso pensiero di un necessario rinnovamento del nostro essere
persona umana, Paolo lo ha illustrato ulteriormente in due brani
della Lettera agli Efesini, sui quali pertanto vogliamo ancora
riflettere brevemente. Nel quarto capitolo della Lettera l'Apostolo
ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l'età adulta,
un'umanità matura. Non possiamo più rimanere "fanciulli
in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi
vento di dottrina
" (4, 14). Paolo desidera che i cristiani
abbiano una fede matura, una "fede adulta". La parola
"fede adulta" negli ultimi decenni è diventata
uno slogan diffuso. Lo s'intende spesso nel senso dell'atteggiamento
di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi
Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere
e non credere - una fede "fai da te", quindi. E lo
si presenta come "coraggio" di esprimersi contro il
Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole
per questo del coraggio, perché si può sempre essere
sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per
aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo
"schema" del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo
della fede che Paolo chiama una "fede adulta". Qualifica
invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti
del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio,
impegnarsi per l'inviolabilità della vita umana fin dal
primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio
della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane
più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il
matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento
del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta
non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente.
Essa s'oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono
il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s'esprime
e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.
2. IL NUOVO MODO DI PENSARE:
AGIRE SECONDO VERITÀ NELLA CARITÀ GUARDANDO A CRISTO
Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci
conduce al grande "sì". Descrive la fede matura,
veramente adulta in maniera positiva con l'espressione: "agire
secondo verità nella carità" (cfr Ef 4, 15).
Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima
di tutto verso la verità. Il potere del male è
la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è
la verità. La verità sul mondo e su noi stessi
si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile
a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo
un'ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili.
In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è
proprio questa l'essenza di Dio. Per questo, per i cristiani
verità e carità vanno insieme. La carità
è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo
essere misurati secondo questo criterio, che la verità
diventi carità e la carità ci renda veritieri.
3. L'UOMO INTERIORE SI RAFFORZA
MEDIANTE UNA RAGIONE ILLUMINATA DAL CUORE
La stessa cosa Paolo ci rende evidente ancora a partire da un'altra
angolatura. Nel terzo capitolo della Lettera agli Efesini egli
ci parla della necessità di essere "rafforzati nell'uomo
interiore" (3, 16). Con ciò riprende un argomento
che prima, in una situazione di tribolazione, aveva trattato
nella Seconda Lettera ai Corinzi: "Se anche il nostro uomo
esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova
di giorno in giorno" (4, 16). L'uomo interiore deve rafforzarsi
- è un imperativo molto appropriato per il nostro tempo
in cui gli uomini così spesso restano interiormente vuoti
e pertanto devono aggrapparsi a promesse e narcotici, che poi
hanno come conseguenza un ulteriore crescita del senso di vuoto
nel loro intimo. Il vuoto interiore - la debolezza dell'uomo
interiore - è uno dei grandi problemi del nostro tempo.
Deve essere rafforzata l'interiorità - la percettività
del cuore; la capacità di vedere e comprendere il mondo
e l'uomo dal di dentro, con il cuore. Noi abbiamo bisogno di
una ragione illuminata dal cuore, per imparare ad agire secondo
la verità nella carità. Questo, tuttavia, non si
realizza senza un intimo rapporto con Dio, senza la vita di preghiera.
Abbiamo bisogno dell'incontro con Dio, che ci vien dato nei Sacramenti.
E non possiamo parlare a Dio nella preghiera, se non lasciamo
che parli prima Egli stesso, se non lo ascoltiamo nella parola,
che ci ha donato. Paolo, al riguardo, ci dice: "Cristo abiti
per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati
e fondati nella carità, siate in grado di comprendere
con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza
e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che
supera ogni conoscenza" (Ef 3, 17ss). L'amore vede più
lontano della semplice ragione, è ciò che Paolo
ci dice con queste parole. E ci dice ancora che solo nella comunione
con tutti i santi, cioè nella grande comunità di
tutti i credenti - e non contro o senza di essa - possiamo conoscere
la vastità del mistero di Cristo. Questa vastità,
egli la circoscrive con parole che vogliono esprimere le dimensioni
del cosmo: ampiezza, lunghezza, altezza e profondità.
Il mistero di Cristo ha una vastità cosmica: Egli non
appartiene soltanto ad un determinato gruppo. Il Cristo crocifisso
abbraccia l'intero universo in tutte le sue dimensioni. Egli
prende il mondo nelle sue mani e lo porta in alto verso Dio.
A cominciare da sant' Ireneo di Lione - dunque fin dal II secolo
- i Padri hanno visto in questa parola dell'ampiezza, lunghezza,
altezza e profondità dell'amore di Cristo un'allusione
alla Croce. L'amore di Cristo ha abbracciato nella Croce la profondità
più bassa - la notte della morte, e l'altezza suprema
- l'elevatezza di Dio stesso. E ha preso tra le sue braccia l'ampiezza
e la vastità dell'umanità e del mondo in tutte
le loro distanze. Sempre Egli abbraccia l'universo - tutti noi.
(Benedetto XVI - Discorso di chiusura per l'anno paolino - Roma
28 giugno 2009)
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Maturo nel mio cammino
di fede: da un fede "fai da te" ad una fede ecclesiale?
" In quali ambiti manifesto il mio essere cristiano andando
con coraggio controcorrente per testimoniare la verità
nella carità?
" Che cosa rafforza la mia interiorità, che cosa
mi aiuta a superare il vuoto e la debolezza spirituale?
" Come Maria Ausiliatrice mi aiuta nella crescita e nella
maturazione della fede?
3
- FEDE TRINITARIA PAROLA DI DIO
Fratelli, tutti quelli che
sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere
nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi,
per mezzo del quale gridiamo: "Abbà! Padre!".
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo
figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio,
coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze
per partecipare anche alla sua gloria (Rm. 8,14-17)
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. L'ANNO LITURGICO E I MISTERI
DELLA FEDE
Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste,
la liturgia prevede queste tre solennità del Signore (la
Santissima Trinità, il Corpus Domini, la festa del Sacro
Cuore di Gesù)
Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche
evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l'intero mistero
della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà
di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell'Eucaristia e il centro
divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti
dell'unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono
tutto l'itinerario della rivelazione di Gesù, dall'incarnazione
alla morte e risurrezione fino all'ascensione e al dono dello
Spirito Santo.
2. DIO TRINITÀ D'AMORE
Quest'oggi contempliamo la Santissima Trinità così
come ce l'ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato
che Dio è amore "non nell'unità di una sola
persona, ma nella Trinità di una sola sostanza" (Prefazio):
è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito,
eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è
finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso
la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo
Dio perché il Padre è amore, il Figlio è
amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore,
amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida
solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita
che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche
misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra,
i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le
cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò
che esiste è in un certo senso impresso il "nome"
della Santissima Trinità, perché tutto l'essere,
fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e
così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l'Amore
creatore. Tutto proviene dall'amore, tende all'amore, e si muove
spinto dall'amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza
e di libertà. "O Signore, Signore nostro, / quanto
è mirabile il tuo nome su tutta la terra!" (Sal 8,2)
- esclama il salmista. Parlando del "nome" la Bibbia
indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità
che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto
stesso di esserci e per il "tessuto" di cui è
fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita
eterna ed infinita che si dona, in una parola: all'Amore. "In
lui - disse san Paolo nell'Areòpago di Atene - viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo" (At 17,28).
3. VOCAZIONE ULTIMA DELL'UOMO
È L'AMORE
La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità
è questa: solo l'amore ci rende felici, perché
viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati.
Usando un'analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l'essere
umano porta nel proprio "genoma" la traccia profonda
della Trinità, di Dio-Amore. La Vergine Maria, nella sua
docile umiltà, si è fatta ancella dell'Amore divino:
ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio
per opera dello Spirito Santo. In Lei l'Onnipotente si è
costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e
l'immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti
gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima,
a crescere nella fede nel mistero trinitario (Benedetto XVI Angelus
7 giugno 2009).
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Vivo l'anno liturgico
come cammino e crescita nella fede?
" Ho fatto e rinnovo la scelta di Dio Amore, come scelta
fondamentale della vita?
" Maria Ausiliatrice è Madre dell'Amore: mi lascio
guidare e formare dalla sua maternità?
4 - CREDENTI
IN DIO MISERICORDIOSO, GUIDATI DA MARIA MADRE DELLA MISERICORDIA PAROLA DI DIO
Allora il Signore scese nella
nube, si fermò là presso di lui e proclamò
il nome del Signore. 6Il Signore passò davanti a lui,
proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso
e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà,
7che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona
la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza
punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli
dei figli fino alla terza e alla quarta generazione". 8Mosè
si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. 9Disse:
"Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore
cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura
cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa'
di noi la tua eredità" (Es. 34,5-9).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. TRINITÀ: MISTERO
DI COMUNIONE
In questa solennità (della SS: Trinità) la liturgia
ci invita a lodare Dio non semplicemente per una meraviglia da
Lui compiuta, ma per come Lui è; per la bellezza e la
bontà del suo essere, da cui discende il suo agire. Siamo
invitati a contemplare, per così dire, il Cuore di Dio,
la sua realtà più profonda, che è quella
di essere Unità nella Trinità, somma e profonda
Comunione di amore e di vita. Tutta la Sacra Scrittura ci parla
di Lui. Anzi, è Lui stesso che ci parla di Sé nelle
Scritture e si rivela, come Creatore dell'universo e Signore
della storia. Oggi abbiamo ascoltato un brano del Libro dell'Esodo
in cui addirittura - cosa del tutto eccezionale - Dio proclama
il proprio nome! Lo fa alla presenza di Mosè, con il quale
parlava faccia a faccia, come con un amico. E qual è questo
nome di Dio? Ogni volta è commovente ascoltarlo: "Il
Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira
e ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34,6). Sono parole
umane, ma suggerite e quasi pronunciate dallo Spirito Santo.
Esse ci dicono la verità su Dio: erano vere ieri, sono
vere oggi e saranno vere sempre; ci fanno vedere con gli occhi
della mente il volto dell'Invisibile, ci dicono il nome dell'Ineffabile.
Questo nome è Misericordia, Grazia, Fedeltà.
2. MARIA MADRE DI MISERICORDIA
CI RIVELA IL VOLTO MISERICORDIOSO DI DIO
Cari amici, trovandomi qui a Savona, come posso non gioire insieme
con voi per il fatto che questo nome è proprio quello
con cui si è presentata la Vergine Maria, apparendo il
18 marzo 1536 a un contadino, figlio di questa terra? "Madonna
di Misericordia" è il titolo con cui è venerata
- e di Lei abbiamo da qualche anno una grande immagine anche
nei Giardini Vaticani. Ma Maria non parlava di sé, non
parla mai di sé, ma sempre di Dio, e lo ha fatto con questo
nome così antico e sempre nuovo: misericordia, che è
sinonimo di amore, di grazia. E' qui tutta l'essenza del cristianesimo,
perché è l'essenza di Dio stesso. Dio è
Uno in quanto è tutto e solo Amore, ma proprio essendo
Amore è apertura, accoglienza, dialogo; e nella sua relazione
con noi, uomini peccatori, è misericordia, compassione,
grazia, perdono. Dio ha creato tutto per l'esistenza e la sua
volontà è sempre e soltanto vita. Per chi si trova
nel pericolo, è salvezza. Lo abbiamo ascoltato poco fa
nel Vangelo di Giovanni: "Dio ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in
lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16): in questo
donarsi di Dio nella Persona del Figlio è all'opera l'intera
Trinità: il Padre che mette a nostra disposizione quanto
ha di più caro; il Figlio che, consenziente col Padre,
si spoglia della sua gloria per donarsi a noi; lo Spirito che
esce dal pacifico abbraccio divino per irrigare i deserti dell'umanità.
Per quest'opera della sua misericordia Dio, disponendosi a prendere
la nostra carne, ha voluto aver bisogno di un "sì"
umano, del "sì" di una donna che diventasse
la Madre del suo Verbo incarnato, Gesù, il Volto umano
della divina Misericordia. Maria è diventata così
e rimane per sempre la "Madre della Misericordia",
come si è fatta conoscere anche qui, a Savona.
3. MARIA CI GUIDA ALLA FEDE
IN DIO E A TESTIMONIARE LA NOSTRA FEDE NELL'ORA DELLA PROVA
Nel corso della storia della Chiesa, la Vergine Maria non ha
fatto che invitare i suoi figli a ritornare a Dio, ad affidarsi
a Lui nella preghiera, a bussare con fiduciosa insistenza alla
porta del suo Cuore misericordioso. In verità, altro Egli
non desidera che riversare sul mondo la sovrabbondanza della
sua Grazia. "Misericordia e non giustizia" ha implorato
Maria, sapendo che avrebbe certamente trovato ascolto presso
il Figlio suo Gesù, ma altrettanto consapevole della necessità
della conversione del cuore dei peccatori. Per questo ha invitato
alla preghiera ed alla penitenza
Essa ci insegna il coraggio
nell'affrontare le sfide del mondo: materialismo, relativismo,
laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di
persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa.
L'esempio di serena fermezza dato dal Papa Pio VII ci invita
a conservare inalterata nelle prove la fiducia in Dio, consapevoli
che Egli, se pur permette per la sua Chiesa momenti difficili,
non la abbandona mai. La vicenda vissuta dal grande Pontefice
nella vostra terra ci invita a confidare sempre nell'intercessione
e nella materna assistenza di Maria Santissima. L'apparizione
della Vergine, in un momento tragico della storia di Savona e
l'esperienza tremenda che qui affrontò il Successore di
Pietro concorrono a trasmettere alle generazioni cristiane di
questo nostro tempo un messaggio di speranza, ci incoraggiano
ad avere fiducia negli strumenti della Grazia che il Signore
mette a nostra disposizione in ogni situazione. E tra questi
mezzi di salvezza, vorrei ricordare anzitutto la preghiera: la
preghiera personale, familiare e comunitaria. Nell'odierna festa
della Trinità mi piace sottolineare la dimensione della
lode, della contemplazione, dell'adorazione. Penso alle giovani
famiglie e vorrei invitarle a non aver timore di sperimentare,
fin dai primi anni di matrimonio, uno stile semplice di preghiera
domestica, favorito dalla presenza dei bambini piccoli, molto
portati a rivolgersi spontaneamente al Signore e alla Madonna.
Esorto le parrocchie e le associazioni a dare tempo e spazio
alla preghiera, perché le attività sono pastoralmente
sterili se non vengono precedute, accompagnate e sostenute costantemente
dalla preghiera. E che dire della Celebrazione eucaristica, specialmente
della Messa domenicale?... la Domenica va riscoperta nella sua
radice cristiana, a partire dalla celebrazione del Signore Risorto,
incontrato nella Parola di Dio e riconosciuto allo spezzare del
Pane eucaristico. E poi anche il Sacramento della Riconciliazione
chiede di essere rivalutato come mezzo fondamentale per la crescita
spirituale e per poter affrontare con forza e coraggio le sfide
attuali. Insieme con la preghiera e i Sacramenti, altri inseparabili
strumenti di crescita sono le opere di carità da esercitare
con viva fede. Su questo aspetto della vita cristiana ho voluto
soffermarmi anche nell'Enciclica Deus caritas est. Nel mondo
moderno, che spesso fa della bellezza e dell'efficienza fisica
un ideale da perseguire in ogni modo, come cristiani siamo chiamati
a trovare il volto di Gesù Cristo, "il più
bello tra i figli dell'uomo" (Sal 44,3), proprio nelle persone
sofferenti ed escluse. Sono numerose, purtroppo, oggi le emergenze
morali e materiali che ci preoccupano
Uno speciale e caloroso
saluto voglio riservarlo naturalmente a voi giovani! Cari amici,
mettete la vostra giovinezza al servizio di Dio e dei fratelli.
Seguire Cristo comporta sempre il coraggio di andare controcorrente.
Ne vale però la pena: questa è la via della vera
realizzazione personale e quindi della vera felicità.
Con Cristo si sperimenta infatti che "c'è più
gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35). Ecco perché
vi incoraggio a prendere sul serio l'ideale della santità.
Un noto scrittore francese ci ha lasciato in una sua opera una
frase che vorrei oggi consegnare a voi: "Vi è una
sola tristezza: quella di non essere dei santi" (Léon
Bloy, La femme pauvre, II, 27). Cari giovani, osate impegnare
la vostra vita in scelte coraggiose, non da soli, naturalmente,
ma con il Signore!... (Benedetto XVI, Savona 17 maggio 2008).
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Credo nell'amore fedele
e misericordioso di Dio o mi lascio vincere dalla sfiducia e
dallo scoraggiamento?
" Maria Ausiliatrice ha sostenuto Pio VII nell'ora della
prova: credo nell'aiuto potente di Maria?
" Valorizzo gli strumenti della grazia soprattutto la preghiera
famigliare e l'eucaristia domenicale?
5
- LA SALVEZZA DELLE ANIME META DELLA NOSTRA FEDE PAROLA DI DIO
1 Pietro, apostolo di Gesù
Cristo, ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto,
nella Galazia, nella Cappadòcia, nell'Asia e nella Bitinia,
scelti 2 secondo il piano stabilito da Dio Padre, mediante lo
Spirito che santifica, per obbedire a Gesù Cristo e per
essere aspersi dal suo sangue: a voi grazia e pace in abbondanza.3
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante
la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza
viva, 4per un'eredità che non si corrompe, non si macchia
e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, 5che
dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista
della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
6Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere,
per un po' di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché
la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro
- destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco - torni
a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete
in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa,
9mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza
delle anime (Pt. 1,1-8).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. CRISTO PASTORE E CUSTODE
DELLE NOSTRE ANIME
Che cosa, dunque, ci dice san Pietro - proprio nell'Anno sacerdotale
- circa il compito del sacerdote? Innanzitutto, egli comprende
il ministero sacerdotale totalmente a partire da Cristo. Chiama
Cristo il "pastore e custode delle
anime" (2,25).
Dove la traduzione italiana parla di "custode", il
testo greco ha la parola epíscopos (vescovo). Un po' più
avanti, Cristo viene qualificato come il Pastore supremo: archipoímen
(5,4). Sorprende che Pietro chiami Cristo stesso vescovo - vescovo
delle anime. Che cosa intende dire con ciò? Nella parola
greca è contenuto il verbo "vedere"; per questo
è stata tradotta con "custode" ossia "sorvegliante".
Ma certamente non s'intende una sorveglianza esterna, come s'addice
forse ad una guardia carceraria. S'intende piuttosto un vedere
dall'alto - un vedere a partire dall'elevatezza di Dio. Un vedere
nella prospettiva di Dio è un vedere dell'amore che vuole
servire l'altro, vuole aiutarlo a diventare veramente se stesso.
Cristo è il "vescovo delle anime", ci dice Pietro.
Ciò significa: Egli ci vede nella prospettiva di Dio.
Guardando a partire da Dio, si ha una visione d'insieme, si vedono
i pericoli come anche le speranze e le possibilità. Nella
prospettiva di Dio si vede l'essenza, si vede l'uomo interiore.
Se Cristo è il vescovo delle anime, l'obiettivo è
quello di evitare che l'anima nell'uomo s'immiserisca, è
di far sì che l'uomo non perda la sua essenza, la capacità
per la verità e per l'amore. Far sì che egli venga
a conoscere Dio; che non si smarrisca in vicoli ciechi; che non
si perda nell'isolamento, ma rimanga aperto per l'insieme. Gesù,
il "vescovo delle anime", è il prototipo di
ogni ministero episcopale e sacerdotale. Essere vescovo, essere
sacerdote significa in questa prospettiva: assumere la posizione
di Cristo. Pensare, vedere ed agire a partire dalla sua posizione
elevata. A partire da Lui essere a disposizione degli uomini,
affinché trovino la vita. Così la parola "vescovo"
s'avvicina molto al termine "pastore", anzi, i due
concetti diventano interscambiabili. È compito del pastore
pascolare e custodire il gregge e condurlo ai pascoli giusti.
Pascolare il gregge vuol dire aver cura che le pecore trovino
il nutrimento giusto, sia saziata la loro fame e spenta la loro
sete. Fuori di metafora, questo significa: la parola di Dio è
il nutrimento di cui l'uomo ha bisogno. Rendere sempre di nuovo
presente la parola di Dio e dare così nutrimento agli
uomini è il compito del retto Pastore. Ed egli deve anche
saper resistere ai nemici, ai lupi. Deve precedere, indicare
la via, conservare l'unità del gregge. Pietro, nel suo
discorso ai presbiteri, evidenzia ancora una cosa molto importante.
Non basta parlare. I Pastori devono farsi "modelli del gregge"
(5,3). La parola di Dio viene portata dal passato nel presente,
quando è vissuta. È meraviglioso vedere come nei
santi la parola di Dio diventi una parola rivolta al nostro tempo
2. LA SALVEZZA DELLE ANIME
Alla fine vorrei far notare ancora una piccola, ma importante
parola di san Pietro. Subito all'inizio della Lettera egli ci
dice che la mèta della nostra fede è la salvezza
delle anime (cfr 1,9). Nel mondo del linguaggio e del pensiero
dell'attuale cristianità questa è un'affermazione
strana, per alcuni forse addirittura scandalosa. La parola "anima"
è caduta in discredito. Si dice che questo porterebbe
ad una divisione dell'uomo in spirito e fisico, in anima e corpo,
mentre in realtà egli sarebbe un'unità indivisibile.
Inoltre "la salvezza delle anime" come mèta
della fede sembra indicare un cristianesimo individualistico,
una perdita di responsabilità per il mondo nel suo insieme,
nella sua corporeità e nella sua materialità. Ma
di tutto questo non si trova nulla nella Lettera di san Pietro.
Lo zelo per la testimonianza in favore della speranza, la responsabilità
per gli altri caratterizzano l'intero testo. Per comprendere
la parola sulla salvezza delle anime come mèta della fede
dobbiamo partire da un altro lato. Resta vero che l'incuria per
le anime, l'immiserirsi dell'uomo interiore non distrugge soltanto
il singolo, ma minaccia il destino dell'umanità nel suo
insieme. Senza risanamento delle anime, senza risanamento dell'uomo
dal di dentro, non può esserci una salvezza per l'umanità.
La vera malattia delle anime, san Pietro la qualifica come ignoranza
- cioè come non conoscenza di Dio. Chi non conosce Dio,
chi almeno non lo cerca sinceramente, resta fuori della vera
vita (cfr 1 Pt 1,14). Ancora un'altra parola della Lettera può
esserci utile per capire meglio la formula "salvezza delle
anime": "Purificate le vostre anime con l'obbedienza
alla verità" (cfr 1,22). È l'obbedienza alla
verità che rende pura l'anima. Ed è il convivere
con la menzogna che la inquina. L'obbedienza alla verità
comincia con le piccole verità del quotidiano, che spesso
possono essere faticose e dolorose. Questa obbedienza si estende
poi fino all'obbedienza senza riserve di fronte alla Verità
stessa che è Cristo. Tale obbedienza ci rende non solo
puri, ma soprattutto anche liberi per il servizio a Cristo e
così alla salvezza del mondo, che pur sempre prende inizio
dalla purificazione obbediente della propria anima mediante la
verità. Possiamo indicare la via verso la verità
solo se noi stessi - in obbedienza e pazienza - ci lasciamo purificare
dalla verità (Benedetto XVI durante la Cappella papale
nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, 29.06.2009).
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Mi lascio custodire
e guidare dai pastori della mia anima?
" "Ho cura" per la mia anima, o lascio che si
immiserisca e si inquini con la menzogna?
" Per don Bosco Maria Ausiliatrice è la Pastorella
che guida ai pascoli dell'amore e della verità: affido
a Maria il mio cammino di fede e il mio impegno nella carità
soprattutto verso i giovani?
6-
AUTENTICO SENSO DI CHIESA PAROLA DI DIO
Qui non vi è Greco o
Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo,
libero, ma Cristo è tutto e in tutti. 12Scelti da Dio,
santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza,
di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità,
13sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se
qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come
il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Ma
sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che
le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri
cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo
corpo. E rendete grazie! (Col. 3,11-15).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. CHIESA: MISTERO DI COMUNIONE,
POPOLO DI DIO, CORPO DI CRISTO
Il Concilio Vaticano II, volendo trasmettere pura e integra la
dottrina sulla Chiesa maturata nel corso di duemila anni, ha
dato di essa "una più meditata definizione",
illustrandone anzitutto la natura misterica, cioè di "realtà
imbevuta di divina presenza, e perciò sempre capace di
nuove e più profonde esplorazioni" (Paolo VI, Discorso
di apertura della seconda sessione, 29 settembre 1963). Orbene,
la Chiesa, che ha origine nel Dio trinitario, è un mistero
di comunione. In quanto comunione, la Chiesa non è una
realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia, per
così dire, in carne e ossa. Il Concilio Vaticano II la
descrive "come un sacramento, o segno e strumento dell'intima
unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano".
(Lumen gentium, 1). E l'essenza del sacramento è proprio
che si tocca nel visibile l'invisibile, che il visibile toccabile
apre la porta a Dio stesso. La Chiesa, abbiamo detto, è
una comunione, una comunione di persone che, per l'azione dello
Spirito Santo, formano il Popolo di Dio, che è al tempo
stesso il Corpo di Cristo. Riflettiamo un po' su queste due parole-chiave.
Il concetto "Popolo di Dio" è nato e si è
sviluppato nell'Antico Testamento: per entrare nella realtà
della storia umana, Dio ha eletto un popolo determinato, il popolo
di Israele, perché sia il suo popolo. L'intenzione di
questa scelta particolare è di arrivare, per il tramite
di pochi, ai molti, e dai molti a tutti. L'intenzione, con altre
parole, dell'elezione particolare è l'universalità.
Per il tramite di questo Popolo, Dio entra realmente in modo
concreto nella storia. E questa apertura all'universalità
si è realizzata nella croce e nella risurrezione di Cristo.
Nella croce Cristo, così dice San Paolo, ha abbattuto
il muro di separazione. Dandoci il suo Corpo, Egli ci riunisce
in questo suo Corpo per fare di noi una cosa sola. Nella comunione
del "Corpo di Cristo" tutti diventiamo un solo popolo,
il Popolo di Dio, dove - per citare di nuovo san Paolo - tutti
sono una cosa sola e non c'è più distinzione, differenza,
tra greco e giudeo, circonciso e incirconciso, barbaro, scita,
schiavo, ebreo, ma Cristo è tutto in tutti. Ha abbattuto
il muro della distinzione di popoli, di razze, di culture: tutti
siamo uniti in Cristo. Così vediamo che i due concetti
- "Popolo di Dio" e "Corpo di Cristo" - si
completano e formano insieme il concetto neotestamentario di
Chiesa. E mentre "Popolo di Dio" esprime la continuità
della storia della Chiesa, "Corpo di Cristo" esprime
l'universalità inaugurata nella croce e nella risurrezione
del Signore. Per noi cristiani, quindi, "Corpo di Cristo"
non è solo un'immagine, ma un vero concetto, perché
Cristo ci fa il dono del suo Corpo reale, non solo di un'immagine.
Risorto, Cristo ci unisce tutti nel Sacramento per farci un unico
corpo. Quindi il concetto "Popolo di Dio" e "Corpo
di Cristo" si completano: in Cristo diventiamo realmente
il Popolo di Dio. E "Popolo di Dio" significa quindi
"tutti": dal Papa fino all'ultimo bambino battezzato.
La prima Preghiera eucaristica, il cosiddetto Canone romano scritto
nel IV secolo, distingue tra servi - "noi servi tuoi"
- e "plebs tua sancta"; quindi, se si vuol distinguere,
si parla di servi e plebs sancta, mentre il termine "Popolo
di Dio" esprime tutti insieme nel loro comune essere la
Chiesa.
2. AUTENTICA INTERPRETAZIONE
DELL'ECCLESIOLOGIA DEL VATICANO II
All'indomani del Concilio questa dottrina ecclesiologica ha trovato
vasta accoglienza, e grazie a Dio tanti buoni frutti sono maturati
nella comunità cristiana. Dobbiamo però anche ricordare
che la recezione di questa dottrina nella prassi e la conseguente
assimilazione nel tessuto della coscienza ecclesiale, non sono
avvenute sempre e dovunque senza difficoltà e secondo
una giusta interpretazione. Come ho avuto modo di chiarire nel
discorso alla Curia Romana del 22 dicembre del 2005, una corrente
interpretativa, appellandosi ad un presunto "spirito del
Concilio", ha inteso stabilire una discontinuità
e addirittura una contrapposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa
dopo il Concilio, travalicando a volte gli stessi confini oggettivamente
esistenti tra il ministero gerarchico e le responsabilità
dei laici nella Chiesa. La nozione di "Popolo di Dio",
in particolare, venne da alcuni interpretata secondo una visione
puramente sociologica, con un taglio quasi esclusivamente orizzontale,
che escludeva il riferimento verticale a Dio. Posizione, questa,
in aperto contrasto con la parola e con lo spirito del Concilio,
il quale non ha voluto una rottura, un'altra Chiesa, ma un vero
e profondo rinnovamento, nella continuità dell'unico soggetto
Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però
sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio.
(Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno pastorale della
Diocesi di Roma - 26 maggio 2009)
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Come interpreto e vivo
la mia appartenenza ecclesiale?
" Considero la Chiesa come sacramento di comunione, Popolo
di Dio pellegrinante nel tempo e nella storia, Corpo di Cristo
che persegue la salvezza di tutti?
" La mia coscienza e il mio agire sono autenticamente ecclesiali,
aperti a Dio o si riducano a fatto sociale?
" Don Bosco ha profeticamente unito il titolo di Maria Ausiliatrice
a quello di Madre della Chiesa: tale fatto costituisce un valido
aiuto per un autentico senso ed appartenenza ecclesiale?
7 - APPARTENENZA
E CORRESPONSABILITÀ ECCLESIALE E PASTORALE DEI LAICI PAROLA DI
DIO
Erano perseveranti nell'insegnamento
degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle
preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni
avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano
insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà
e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando
il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità
di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità
quelli che erano salvati (At.2, 42-47).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. LE VIE DELL'APPARTENENZA
E DELLA CORRESPONSABILITÀ ECCLESIALE E PASTORALE DEI LAICI
Troppi battezzati non si sentono parte della comunità
ecclesiale e vivono ai margini di essa, rivolgendosi alle parrocchie
solo in alcune circostanze per ricevere servizi religiosi. Pochi
sono ancora i laici, in proporzione al numero degli abitanti
di ciascuna parrocchia che, pur professandosi cattolici, sono
pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi
apostolici. Certo, non mancano le difficoltà di ordine
culturale e sociale, ma, fedeli al mandato del Signore, non possiamo
rassegnarci alla conservazione dell'esistente. Fiduciosi nella
grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo
riprendere con rinnovata lena il cammino. Quali vie possiamo
percorrere? Occorre in primo luogo rinnovare lo sforzo per una
formazione più attenta e puntuale alla visione di Chiesa
della quale ho parlato, e questo da parte tanto dei sacerdoti
quanto dei religiosi e dei laici. Capire sempre meglio che cosa
è questa Chiesa, questo Popolo di Dio nel Corpo di Cristo.
E' necessario, al tempo stesso, migliorare l'impostazione pastorale,
così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei
consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità
dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò
esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente
i laici, passando dal considerarli "collaboratori"
del clero a riconoscerli realmente "corresponsabili"
dell'essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi
di un laicato maturo ed impegnato. Questa coscienza comune di
tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità
dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la
crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui
e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità
che farà da fermento per gli altri.
2. ASCOLTO DELLA PAROLA DI
DIO E PRATICA DELLA LECTIO DIVINA
Affinché tali comunità, anche se qualche volta
numericamente piccole, non smarriscano la loro identità
e il loro vigore, è necessario che siano educate all'ascolto
orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della lectio
divina, ardentemente auspicata dal recente Sinodo dei Vescovi.
Nutriamoci realmente dell'ascolto, della meditazione della Parola
di Dio. A queste nostre comunità non deve venir meno la
consapevolezza che sono "Chiesa" perché Cristo,
Parola eterna del Padre, le convoca e le fa suo Popolo. La fede,
infatti, è da una parte una relazione profondamente personale
con Dio, ma possiede una essenziale componente comunitaria e
le due dimensioni sono inseparabili. Potranno così sperimentare
la bellezza e la gioia di essere e di sentirsi Chiesa anche i
giovani, che sono maggiormente esposti al crescente individualismo
della cultura contemporanea, la quale comporta come inevitabili
conseguenze l'indebolimento dei legami interpersonali e l'affievolimento
delle appartenenze. Nella fede in Dio siamo uniti nel Corpo di
Cristo e diventiamo tutti uniti nello stesso Corpo e così,
proprio credendo profondamente, possiamo esperire anche la comunione
tra di noi e superare la solitudine dell'individualismo.
3. VITA E EUCARISTICA E CUSTODIA
DELLA CARITÀ
Se è la Parola a convocare la Comunità, è
l'Eucaristia a farla essere un corpo: "Poiché c'è
un solo pane - scrive san Paolo -, noi, pur essendo molti, siamo
un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane"
(1 Cor 10,17). La Chiesa dunque non è il risultato di
una somma di individui, ma un'unità fra coloro che sono
nutriti dall'unica Parola di Dio e dall'unico Pane di vita. La
comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia,
sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore
consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione,
sempre più essere consapevoli che entriamo in unità
con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa
sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere
questa unità da rivalità, da contese e gelosie
che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali.
In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità
sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra
Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare
il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono
un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano
i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità
parrocchiale. Centro della vita della parrocchia, come ho detto,
è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale.
Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore,
non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione
dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa
di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la
bellezza della liturgia "non è mero estetismo, ma
modalità con cui la verità dell'amore di Dio in
Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce" (Sacramentum
caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica
manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita
divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città
il vero volto della Chiesa.
4. AZIONE MISSIONARIA E TESTIMONIANZA
DELLA CARITÀ
La crescita spirituale ed apostolica della comunità porta
poi a promuoverne l'allargamento attraverso una convinta azione
missionaria Prodigatevi pertanto a ridar vita in ogni parrocchia,
come ai tempi della Missione cittadina, ai piccoli gruppi o centri
di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la sua Parola, luoghi
dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità,
organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie
urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità
permette un respiro missionario più largo, che tiene conto
della densità della popolazione, della sua fisionomia
sociale e culturale, spesso notevolmente diversificata. Sarebbe
importante se questo metodo pastorale trovasse efficace applicazione
anche nei luoghi di lavoro, oggi da evangelizzare con una pastorale
di ambiente ben pensata, poiché per l'elevata mobilità
sociale la popolazione vi trascorre gran parte della giornata.
Infine, non va dimenticata la testimonianza della carità,
che unisce i cuori e apre all'appartenenza ecclesiale. Alla domanda
come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli,
l'ascesa da una presunta setta ebrea alla religione dell'Impero,
gli storici rispondono che fu particolarmente l'esperienza della
carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere
la carità è la forma primaria della missionarietà.
La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna
in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti
che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell'uomo.
La silenziosa e quotidiana testimonianza della carità,
promossa dalle parrocchie grazie all'impegno di tanti fedeli
laici, continui ad estendersi sempre di più, perché
chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti
l'amore del Padre, ricco di misericordia. Siate, dunque, "buoni
samaritani" pronti a curare le ferite materiali e spirituali
dei vostri fratelli. I diaconi, conformati con l'ordinazione
a Cristo servo, potranno svolgere un utile servizio nel promuovere
una rinnovata attenzione verso le vecchie e le nuove forme di
povertà. Penso inoltre ai giovani: carissimi, vi invito
a porre a servizio di Cristo e del Vangelo il vostro entusiasmo
e la vostra creatività, facendovi apostoli dei vostri
coetanei, disposti a rispondere generosamente al Signore, se
vi chiama a seguirlo più da vicino, nel sacerdozio o nella
vita consacrata. (Benedetto XVI, Discorso di apertura del Convegno
pastorale della Diocesi di Roma - 26 maggio 2009)
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" In che misura viene
riconosciuta e favorita la corresponsabilità pastorale
di tutti, particolarmente dei laici?
" In un mondo dove non pochi battezzati hanno smarrito la
via della Chiesa e quelli che non sono cristiani non conoscono
la bellezza della nostra fede, qual è la nostra testimonianza
e il nostro impegno?
" Ho coscienza del fatto che il mandato di evangelizzare
non riguarda solo alcuni ma tutti i battezzati?
" Quale valore attribuisco all'ascolto della parola di Dio
e alla celebrazione eucaristica in vista della custodia dell'unità
e della testimonianza della carità?
" La devozione a Maria Ausiliatrice aiuta a crescere nel
senso di appartenenza ecclesiale e di corresponsabilità
pastorale?
8
- "DA MIHI ANIMAS CETERA TOLLE!" PAROLA DI DIO
"Sono venuto a gettare
fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!
50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono
angosciato finché non sia compiuto!" (Lc.12,49-50)
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. LA PASSIONE APOSTOLICA DI
DON BOSCO: LA SALVEZZA DELLE ANIME!
Don Bosco è fulgido esempio di una vita improntata alla
passione apostolica, vissuta a servizio della Chiesa entro la
Congregazione e la Famiglia salesiana. Alla scuola di San Giuseppe
Cafasso, il vostro Fondatore imparò ad assumere il motto
"Da mihi animas, cetera tolle" come sintesi di un modello
di azione pastorale ispirato alla figura e alla spiritualità
di San Francesco di Sales. L'orizzonte in cui si colloca tale
modello è quello del primato assoluto dell'amore di Dio,
un amore che giunge a plasmare personalità ardenti, desiderose
di contribuire alla missione di Cristo per accendere tutta la
terra con il fuoco del suo amore (cfr Lc 12,49). Accanto all'ardore
dell'amore di Dio, l'altra caratteristica del modello salesiano
è la coscienza del valore inestimabile delle "anime".
Questa percezione genera, per contrasto, un acuto senso del peccato
e delle sue devastanti conseguenze nel tempo e nell'eternità.
L'apostolo è chiamato a collaborare all'azione redentrice
del Salvatore, affinché nessuno vada perduto. "Salvare
le anime" fu quindi l'unica ragion d'essere di Don Bosco.
Il Beato Michele Rua, suo primo successore, così sintetizzò
tutta la vita del vostro amato Padre e Fondatore: "Non diede
passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa
che non avesse di mira la salvezza della gioventù... Realmente
non ebbe a cuore altro che le anime". Anche oggi è
urgente alimentare nel cuore di ogni Salesiano questa passione.
Egli non avrà così paura di spingersi con audacia
negli ambiti più difficili dell'azione evangelizzatrice
a favore dei giovani, specialmente dei più poveri materialmente
e spiritualmente. Avrà la pazienza ed il coraggio di proporre
ai giovani di vivere la stessa totalità di dedizione nella
vita consacrata. Egli avrà il cuore aperto a individuare
i nuovi bisogni dei giovani e ad ascoltare la loro invocazione
di aiuto, lasciando eventualmente ad altri i campi già
consolidati di intervento pastorale. Egli affronterà per
questo le esigenze totalizzanti della missione con una vita semplice,
povera ed austera, nella condivisione delle stesse condizioni
dei più poveri ed avrà la gioia di dare di più
a chi nella vita ha avuto di meno. La passione apostolica si
farà così contagiosa e coinvolgerà anche
altri. Il Salesiano diventa pertanto promotore del senso apostolico,
aiutando prima di tutto i giovani a conoscere ed amare il Signore
Gesù, a lasciarsi affascinare da Lui, a coltivare l'impegno
evangelizzatore, a voler far del bene ai propri coetanei, ad
essere apostoli di altri giovani, come San Domenico Savio, la
Beata Laura Vicuña ed il Beato Zefirino Namuncurà
e i cinque giovani Beati Martiri dell'oratorio di Poznan. Cari
Salesiani, sia vostro impegno formare laici con cuore apostolico,
invitando tutti a camminare nella santità di vita che
fa maturare discepoli coraggiosi ed autentici apostoli
2. EMERGENZA EDUCATIVA E RUOLO
DELLA FAMIGLIA
Nel messaggio che ho indirizzato al Rettore Maggiore all'inizio
del vostro Capitolo Generale ho voluto consegnare idealmente
a tutti i Salesiani la Lettera da me recentemente inviata ai
fedeli di Roma, sulla preoccupazione di quella che ho chiamato
una grande emergenza educativa. "Educare non è mai
stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile:
perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di
rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno
a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata.
Troppe incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra
società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte
sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa difficile,
così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido
e di certo, delle regole di comportamento e degli obiettivi per
i quali meriti spendere la propria vita" (Discorso nella
consegna alla Diocesi di Roma della Lettera sul compito urgente
dell'educazione, 23 febbraio 2008). In realtà, l'aspetto
più grave dell'emergenza educativa è il senso di
scoraggiamento che prende molti educatori, in particolare genitori
ed insegnanti, di fronte alle difficoltà che presenta
oggi il loro compito. Così scrivevo infatti nella citata
lettera: "Anima dell'educazione può essere solo una
speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata
da molte parti, e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli
antichi pagani, uomini 'senza speranza e senza Dio in questo
mondo', come scriveva l'apostolo Paolo ai cristiani di Efeso
(2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più
profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi
dell'educazione c'è infatti una crisi di fiducia nella
vita", che, in fondo, non è altro che sfiducia in
quel Dio che ci ha chiamati alla vita. Nell'educazione dei giovani
è estremamente importante che la famiglia sia un soggetto
attivo. Essa è spesse volte in difficoltà nell'affrontare
le sfide dell'educazione; tante volte è incapace di offrire
il suo specifico apporto, oppure è assente. La predilezione
e l'impegno a favore dei giovani, che sono caratteristica del
carisma di Don Bosco, devono tradursi in un pari impegno per
il coinvolgimento e la formazione delle famiglie. La vostra pastorale
giovanile quindi deve aprirsi decisamente alla pastorale familiare.
Curare le famiglie non è sottrarre forze al lavoro per
i giovani, anzi è renderlo più duraturo e più
efficace. Vi incoraggio perciò ad approfondire le forme
di questo impegno, su cui già vi siete incamminati; ciò
tornerà anche a vantaggio dell'educazione ed evangelizzazione
dei giovani (Benedetto XVI ai membri del Capitolo Generale 26°
dei Salesiani 31.03.2008)
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Faccio mia la passione
e l'ardore apostolico di don Bosco per la salvezza delle anime?
" Di fronte alle sfide dell'emergenza educativa come reagisco:
mi lascio vincere dallo scoraggiamento e dalla lamentosità
o ravvivo in me la grazia della speranza?
" Quale attenzione e aiuto offro alle famiglie per l'educazione
e l'evangelizzazione delle nuove generazioni?
" Come Maria Ausiliatrice sostiene in me l'ansia apostolica
del "Da mihi animas, cetera tolle?".
9
- EMERGENZA EDUCATIVA E TRASMISSIONE DELLA FEE PAROLA DI DIO
1 - Paolo, apostolo di Cristo
Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della
vita che è in Cristo Gesù, 2a Timòteo, figlio
carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre
e di Cristo Gesù Signore nostro.3Rendo grazie a Dio che
io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi
di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. 4Mi tornano
alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per
essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua schietta
fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce,
e che ora, ne sono certo, è anche in te.6 Per questo motivo
ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante
l'imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno
spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
8Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro,
né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza
di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati
e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base
alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia.
Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità,
10 ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del
salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e
ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per
mezzo del Vangelo, 11per il quale io sono stato costituito messaggero,
apostolo e maestro (2 Tm. 1,1-11).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. EVANGELIZZAZIONE ED EDUCAZIONE
DEI GIOVANI
Desidero anzitutto felicitarmi con voi per aver posto al centro
dei vostri lavori la riflessione sul come favorire l'incontro
dei giovani con il Vangelo e quindi, in concreto, sulle fondamentali
questioni dell'evangelizzazione e dell'educazione delle nuove
generazioni. In Italia, come in molti altri Paesi, è fortemente
avvertita quella che possiamo definire una vera e propria "emergenza
educativa". Quando, infatti, in una società e in
una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado
aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori
e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente,
tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare
al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere
più quale sia il proprio ruolo e la propria missione.
Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati
da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle
prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine
lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente
dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono
incombere sul loro futuro. Per noi Vescovi, per i nostri sacerdoti,
per i catechisti e per l'intera comunità cristiana l'emergenza
educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione
della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso
specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti
dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e
che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare
le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti
della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate.
2. FORME ED OCCASIONI DI EVANGELIZZAZIONE
Dobbiamo inoltre dare un più spiccato profilo di
evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di
presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile, nelle parrocchie,
negli oratori, nelle scuole - in particolare nelle scuole cattoliche
- e in tanti altri luoghi di aggregazione. Soprattutto importanti
sono, ovviamente, i rapporti personali e specialmente la confessione
sacramentale e la direzione spirituale. Ciascuna di queste occasioni
è una possibilità che ci è data di far percepire
ai nostri ragazzi e giovani il volto di quel Dio che è
il vero amico dell'uomo. I grandi appuntamenti, poi, come quello
che abbiamo vissuto lo scorso settembre a Loreto e come quello
che vivremo in luglio a Sydney, dove saranno presenti anche molti
giovani italiani, sono l'espressione comunitaria, pubblica e
festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso
Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile.
Questi appuntamenti raccolgono pertanto il frutto del nostro
quotidiano lavoro pastorale e al tempo stesso aiutano a respirare
a pieni polmoni l'universalità della Chiesa e la fraternità
che deve unire tutte le Nazioni.
3. DOMANDA DI EDUCAZIONE È
DOMANDA DEL SENSO DELLA VITA
Anche nel più ampio contesto sociale, proprio l'attuale
emergenza educativa fa crescere la domanda di un'educazione che
sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano
essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei
valori su cui è possibile costruire sia l'esistenza personale
sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che
sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani
non meno dei genitori e degli altri educatori, già di
per sé costituisce la premessa e l'inizio di un percorso
di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali,
ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della
persona umana
anche se sono molti i problemi da affrontare,
il problema fondamentale dell'uomo di oggi resta il problema
di Dio. Nessun altro problema umano e sociale potrà essere
davvero risolto se Dio non ritorna al centro della nostra vita.
Soltanto così, attraverso l'incontro con il Dio vivente,
sorgente di quella speranza che ci cambia di dentro e che non
delude (Rm 5,5), è possibile ritrovare una forte e sicura
fiducia nella vita e dare consistenza e vigore ai nostri progetti
di bene.
4. LUOGHI E AMBITI DI EDUCAZIONE
E DI EVANGELIZZAZIONE
Nel quadro di una laicità sana e ben compresa, occorre
pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione,
e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato:
le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire
invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione
dei maggiori problemi sociali e morali dell'Italia e dell'Europa
di oggi. Giustamente, pertanto, voi dedicate grande attenzione
alla famiglia fondata sul matrimonio, per promuovere una pastorale
adeguata alle sfide che essa oggi deve affrontare, per incoraggiare
l'affermarsi di una cultura favorevole, e non ostile, alla famiglia
e alla vita, come anche per chiedere alle pubbliche istituzioni
una politica coerente ed organica che riconosca alla famiglia
quel ruolo centrale che essa svolge nella società, in
particolare per la generazione ed educazione dei figli: di una
tale politica l'Italia ha grande e urgente bisogno. Forte e costante
deve essere ugualmente il nostro impegno per la dignità
e la tutela della vita umana in ogni momento e condizione, dal
concepimento e dalla fase embrionale alle situazioni di malattia
e di sofferenza e fino alla morte naturale. Né possiamo
chiudere gli occhi e trattenere la voce di fronte alle povertà,
ai disagi e alle ingiustizie sociali che affliggono tanta parte
dell'umanità e che richiedono il generoso impegno di tutti,
un impegno che s'allarghi anche alle persone che, se pur sconosciute,
sono tuttavia nel bisogno. Naturalmente, la disponibilità
a muoversi in loro aiuto deve manifestarsi nel rispetto delle
leggi, che provvedono ad assicurare l'ordinato svolgersi della
vita sociale sia all'interno di uno Stato che nei confronti di
chi vi giunge dall'esterno (Benedetto XVI Discorso alla Conferenza
Episcopale italiana 29 maggio 2008).
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" Sono consapevole dell'emergenza
educativa in atto e della crisi di fede?
" Quali forme ed esperienza di evangelizzazione si stanno
rivelando significative ed efficaci?
" Quale ruolo e accompagnamento occupa la famiglia nell'opera
educativa ed evangelizzatrice delle nuove generazioni?
" Maria Ausiliatrice è presente nei nostri cammini
di fede e nell'opera educativa come madre, maestra e guida?
10
- DEVOZIONE POPOLARE E DOTTRINA INTEGRALE POTENTI MEZZI DI EVANGELIZZAZIONE PAROLA DI DIO
Ti scongiuro davanti a Dio
e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e
i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2annuncia
la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci,
rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
3Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà
più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini
si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, 4rifiutando
di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole.
5Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze,
compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo
ministero (2 Tm. 4,1-5).
MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
1. VALORE E PROMOZIONE DELLA
DEVOZIONE POPOLARE
Altre sfide ancora si presentano nel vostro operato quotidiano,
poiché la fede piantata nella terra boliviana ha bisogno
sempre di alimentarsi e di rafforzarsi, soprattutto quando si
percepiscono segni di un certo indebolimento della vita cristiana
dovuto a fattori di origine diversa, a una diffusa mancanza di
coerenza fra la fede professata e i modelli di vita personale
e sociale, o a una formazione superficiale che lascia i battezzati
esposti all'influsso di promesse abbaglianti ma vuote. Per affrontare
queste sfide, la Chiesa in Bolivia dispone di uno strumento potente,
cioè la devozione popolare, questo prezioso tesoro accumulato
nei secoli grazie all'opera di missionari audaci e conservato,
con profonda fedeltà, per generazioni nelle famiglie boliviane.
È un dono che deve essere certamente custodito e promosso
oggi, come so che si sta facendo con cura e dedizione, ma che
richiede uno sforzo costante affinché il valore dei segni
penetri nel profondo del cuore, sia sempre illuminato dalla Parola
di Dio e si trasformi in salde convinzioni di fede, consolidata
dai sacramenti e dalla fedeltà ai valori morali. In effetti,
è necessario coltivare una fede matura e "una ferma
speranza per vivere in maniera responsabile e gioiosa la fede
ed irradiarla così nel proprio ambiente" (Discorso
nella sessione inaugurale dei lavori della V Conferenza generale
dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, Aparecida,
13 maggio 2007).
2. EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI
PER UNA SERIA E INTEGRALE FORMAZIONE CRISTIANA
Per ottenere ciò è necessaria una catechesi sistematica,
diffusa e penetrante, che insegni chiaramente e integralmente
la fede cattolica
.Di fatto, un insegnamento parziale o
incompleto del messaggio evangelico non si confà alla
missione propria della Chiesa e non può essere fecondo.
Anche un'educazione generale di qualità, che comprenda
la dimensione spirituale e religiosa della persona, contribuisce
fortemente a dare fondamenta solide alla crescita nella fede...
In ogni caso, non bisogna dimenticare che "tutti i cristiani,
in quanto rigenerati nell'acqua e nello Spirito Santo, sono divenuti
una nuova creatura, quindi sono di nome e di fatto figli di Dio,
e hanno diritto a un'educazione cristiana" (Gravissimum
educationis, n. 2)
Nella recente Assemblea del Sinodo dei
Vescovi è stato proprio sottolineato che "compito
prioritario della Chiesa, all'inizio di questo nuovo millennio,
è innanzitutto nutrirsi della Parola di Dio, per rendere
efficace l'impegno della nuova evangelizzazione, dell'annuncio
nei nostri tempi" (Omelia nella Messa conclusiva, 26 ottobre
2008). Vi esorto quindi vivamente a far sì che nelle omelie,
le catechesi e le celebrazioni nelle parrocchie e in tante piccole
comunità disperse, ma con le loro significative cappelle,
come si vedono nella vostra terra, la proclamazione fedele, l'ascolto
e la meditazione della Scrittura siano sempre in primo piano,
poiché in ciò il Popolo di Dio trova la sua ragion
d'essere, la sua vocazione e la sua identità.
3. TESTIMONIANZA DELLA CARITÀ
E SERVIZIO AI FRATELLI
Dall'ascolto docile della Parola divina nasce l'amore per il
prossimo e, con esso, il servizio disinteressato ai fratelli
(cfr Ibidem)... La comunità ecclesiale ha dimostrato di
avere, come il buon samaritano, un grande "cuore che vede"
il fratello in difficoltà e, attraverso innumerevoli opere
e progetti, va premurosamente in suo aiuto. Sa che "l'amore
nella sua purezza e nella sua gratuità è la migliore
testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti
ad amare" (Deus caritas est, n. 31, c). In tal senso è,
per così dire, anche un "cuore che parla", che
ha in sé la Parola che dimora nel profondo del suo essere
e alla quale non può rinunciare sebbene a volte debba
restare in silenzio. Così, se la fraternità con
i fratelli più bisognosi ci rende discepoli eccellenti
del Maestro, la particolare dedizione e preoccupazione per essi
ci trasforma in missionari dell'Amore (Benedetto XVI ai vescovi
della Bolivia 10 novembre 2008).
DOMANDE PER LA RIFLESSIONE
PERSONALE E DI GRUPPO:
" C'è coerenza tra fede professata e i modelli di
vita personali e sociale?
" Le pratiche e le tradizioni legate alla pietà popolare
sono orientate e armonizzate con la fede professata, celebrata
e vissuta?
" Viene curata l'evangelizzazione e la formazione cristiana
dei vari ambienti di vita?
" La devozione a Maria guida alla comprensione e all'esperienza
del mistero di Cristo INFO ADMA - INFO ADMA
- INFO
ADMA - INFO
ADMA - INFO ADMA SEDE
ADMA di Torino-Valdocco: ADMA / Santuario di Maria Ausiliatrice
Via Maria Ausiliatrice 32 / 10152 TORINO-VALDOCCO
/ ITALIA
Tel.: 0039-011-5224216 / Fax.: 0039-011-52224213
E-mail: adma.torino@tiscali.it
Presidente
ADMA: Signora
CHIOSSO GIUSEPPINA (incarico fino a 2010)
E-mail: giusy.chiosso@yahoo.it
Animatore
spirituale ADMA: Don Pier Luigi CAMERONI
/ Istituto Salesiano - Via S. G. Bosco 1 - 25075 NAVE - BS
TEL. 030-2530262 - FAX 030 - 2533190 / CELL. 3401452349
E-mail: pcameroni@salesiani.it
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