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ADMA on Line          |        Messaggio Mensile :    24 febbraio 2016       

Maria ci esorta a ritornare a Dio e ai suoi comandamenti

Viviamo in una situazione di ateismo, di relativismo, di paganesimo. La Madonna ci sveglia e ci ricorda che senza la preghiera non abbiamo futuro, non possiamo vivere, perché la preghiera è il legame tra il Cielo e la terra. L'uomo di oggi sbaglia perché si mette al posto di Dio. Per questo la Madonna ci richiama all'umiltà del cuore, ci chiede di ritornare a Dio, confessando che senza Dio non siamo niente e che Dio è il nostro futuro, il nostro presente e il nostro passato. Noi possiamo scegliere per Dio o contro Dio e tante volte noi stessi vogliamo metterci al posto di Dio. Nella nostra società vediamo tante situazioni estreme, contro la vita, contro la famiglia, vediamo calpestati i comandamenti di Dio, usando in modo sbagliato la libertà che Dio ci ha donato.
Il cammino quaresimale è un cammino che ci invita alla conversione e all'ascolto della Parola, nella pratica dell'amore misericordioso. La conversione è un cammino che richiede l'umiltà del cuore, riconoscendoci peccatori e non restando induriti nella superbia. Oggi satana attacca in particolare la famiglia, i giovani e i consacrati. Oggi manca la gioia di vivere, la gioia di trasmettere la vita. Chiediamo il dono della conversione: che possiamo essere uomini e donne nuovi, che nel nostro cuore, nella nostra vita avvenga il trionfo del Cuore immacolato di Maria. Guardiamo al futuro con fiducia perché la Madonna è con noi, perché Lei non ci abbandona e ci raccomanda di pregare perché sia fatto anche sulla terra quanto c'è in Cielo. Noi vogliamo essere quella speranza, quella gioia per tutti quelli che tante volte sono depressi, che non vedono un futuro. Come soci dell'ADMA siamo chiamati ad essere seminatori e costruttori di speranza.
Conversione è accogliere le parole di Gesù e il suo amore, perché le parole di Gesù e il suo amore sono l'unica luce e speranza nella tenebra del momento attuale. Con cuore puro ed umile ridiamo vita alle parole di Gesù: viviamole, diffondiamole e facciamo in modo che tutti le odano. Le parole di Gesù ridanno la vita a coloro che le ascoltano, le parole Gesù riportano l'amore e la speranza. Soprattutto viviamo il comandamento nuovo dell'amore: Amatevi come io vi ha amato. Amiamoci nel suo nome e in memoria di lui. La Chiesa progredisce e cresce grazie a coloro che ascoltano le parole di Gesù, grazie a coloro che amano, grazie a coloro che patiscono e soffrono in silenzio e nella speranza della redenzione definitiva. Perciò le parole di Gesù ed il suo amore siano il primo e l'ultimo pensiero della nostra giornata: facciamo un po' di meditazione ogni mattino e un breve esame di coscienza ogni sera.
Avanti insieme, guidati dallo Spirito Santo e sotto la protezione dell'Ausiliatrice, nel cammino verso la Pasqua!


Sig. Lucca Tullio, Presidente - Don Pierluigi Cameroni SDB, Animatore Spirituale



Con Maria e come Maria. Rigenerati nella sua Misericordia
- Sr. Linda Pocher FMA

6. NELLA SUA MISERICORDIA DIO PROVA IL NOSTRO CUORE

Mio Dio, perché mi hai abbandonato?
"La misericordia di Dio - scrive Papa Francesco - è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni" (MV9). Di questa fondamentale verità della nostra fede, che il Papa non si stanca di proclamare in continuazione, sono intessute le pagine della Bibbia. Agli abitanti di Gerusalemme che, nella sofferenza dell'esilio, si sentono abbandonati da Dio, Egli risponde per bocca del profeta: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai" (Is 49,15). Eppure, nonostante la continua rassicurazione che la Parola di Dio ci offre della fedeltà dell'amore del Padre, della vicinanza di Gesù proprio nei momenti di dolore e della potenza dello Spirito che può perfino ridare la vita ai morti (Ez 37,1-14), quando la nostra vita è toccata dalla sofferenza, dall'abbandono, dall'incomprensione, anche noi ci domandiamo: se Dio è davvero buono e misericordioso, perché permette tutto questo? Anche questa domanda risuona, carica di angoscia, da un capo all'altro della Scrittura: la troviamo in bocca ai profeti e ai sapienti, ricorre frequentemente nel libro dei Salmi (Sal 21,2; 41,4; 87,6). La troviamo, addirittura, in bocca a Gesù in croce che, prima di morire grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15,34). Come è possibile, dunque, tenere insieme queste due realtà: la continua promessa di fedeltà da parte di Dio e la continua esperienza di essere abbandonato da parte dell'uomo?
Guardiamo bene all'esperienza di Gesù. Certamente l'agonia sulla croce è il momento più terribile della sua vicenda terrena: un mistero d'amore e di dolore così grande che non riusciremo mai a capirlo fino in fondo, neppure in Cielo! Tuttavia, se con umiltà ci lasciamo guidare dallo Spirito e dalle Scritture, possiamo intuire le coordinate fondamentali secondo le quali Gesù ha vissuto la sofferenza e la morte, in modo che esse possano diventare i punti cardine della nostra vita. La prima coordinata ce la offre Giovanni: il momento in cui Gesù muore abbandonato sulla croce, è - secondo il suo vangelo - il momento più alto della manifestazione della "gloria" della Trinità, ovvero dell'amore misericordioso, capace di salvare, guarire, liberare. San Paolo aggiunge che, certo, per vedere questa "gloria" ci vogliono gli occhi della fede: la croce, infatti, è "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani", ma per coloro che credono è "potenza di Dio e sapienza di Dio" (1Cor 1,22-25). Il fatto è che, senza l'abbandono in croce, non potrebbe esserci né resurrezione né effusione dello Spirito: se il cuore del Figlio non fosse stato squarciato dalla lancia (Gv 19,34), le sue ricchezze non avrebbero potuto riversarsi su di noi.
Ma questo non è ancora tutto: la seconda coordinata ce la offrono Matteo, Marco e Luca, quando ci raccontano che il ministero di Gesù si apre con una terribile prova: quaranta giorni di solitudine e fame, nel deserto, durante i quali il Figlio di Dio sottopone il suo cuore alla tentazione (Lc 4,1-13). Di fronte alle proposte fuorvianti del demonio, Egli dimostra la sua piena fiducia nel Padre e la sua determinazione ad essere fedele a Lui fino alla morte. È importante sottolineare che è proprio lo Spirito Santo che "conduce" Gesù nella prova del deserto. Anche in seguito, Gesù vivrà, guidato dallo Spirito, tutta la sua vita pubblica come una marcia inarrestabile verso Gerusalemme, il luogo della sofferenza e del dono totale di sé. In questo cammino verso la croce, volenti o nolenti, saranno coinvolti anche i suoi discepoli, i quali, proprio davanti alla croce saranno messi alla prova, rivelandosi come una banda di opportunisti e codardi, come i primi bisognosi di perdono e redenzione. Solo dopo aver toccato il fondo della propria povertà, essi potranno rinascere dall'alto, dallo Spirito, e farsi imitatori autentici del Maestro.
La sofferenza, insomma, la solitudine, l'abbandono, non sembrano essere per Gesù degli "incidenti di percorso", ma una parte importante dell'esperienza del cristiano. Ripenso ai momenti di sofferenza, di prova, vissuti nella mia vita: come li ho affrontati? Hanno lasciato in me rancore, dubbi sull'onestà e la misericordia di Dio?

Angosciati ti cercavamo
Il passaggio attraverso la prova della sofferenza è talmente necessario che perfino Maria - l'Immacolata, che non ha bisogno di essere purificata! -, è stata condotta da Gesù proprio per questa strada, anzi, è stata proprio lei la prima ad imparare a far tesoro dell'esperienza della sofferenza e dell'abbandono da parte di Dio. Lo possiamo vedere bene meditando l'episodio del ritrovamento al Tempio. La famiglia di Nazaret si era recata come ogni anno a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, ma al momento del rientro, Gesù era rimasto al Tempio, "senza che i genitori se ne accorgessero" (Lc 2,43). Possiamo immaginare che Egli fosse stato fino ad allora un bambino mite ed obbediente, non uno scavezzacollo. Anche per questo, probabilmente, i genitori non sentivano il bisogno di tenerlo sotto controllo. Proprio per questo, essi devono essersi spaventati a morte nell'accorgersi di averlo "perso".
Renè Laurentin sottolinea il fatto che l'evangelista Luca "esprime l'angoscia di Maria con una parola molto forte, quella che gli serve altrove per designare le sofferenze dell'inferno (Lc 16,24-25)". Che cos'è infatti l'inferno, se non l'esperienza di aver "perso" la comunione con Dio, nella piena consapevolezza che questo è avvenuto per colpa propria? Certamente i genitori, in quei tre lunghi giorni di ricerche, avranno temuto il peggio per il ragazzo, che era stato affidato loro direttamente da Dio, e si saranno sentiti schiacciati dal peso di una tale responsabilità. Il fatto è che qui si realizza per la prima volta la profezia di Simeone (Lc 2,35). La sorpresa consiste nel fatto che il primo colpo di "spada" che trapassa l'anima di Maria è brandito proprio dal Figlio. "Perché ci hai fatto questo?" è infatti la domanda sconcertata che prorompe dal cuore della Madre, di fronte alla scoperta che il suo ragazzo non si è smarrito, ma ha deliberatamente deciso di non seguire i genitori. Nella sua risposta, Gesù utilizza "per la prima volta, uno dei procedimenti… più sconcertanti del suo insegnamento: riprende nella sua risposta il termine usato nella domanda, ma con tutt'altro significato, un significato spirituale. "Tuo padre", dice Maria parlando di Giuseppe, il padre adottivo. "Mio Padre" risponde Gesù, senza transizione; ma si tratta del Padre celeste". Gesù, inoltre, sembra contraddirsi poiché afferma che deve occuparsi delle cose del Padre, cioè obbedire soltanto a Dio, mentre poi torna a Nazaret, dove rimane sottomesso alla madre terrena e al padre adottivo. In realtà, bisogna comprendere che qui il giovane Gesù ha compiuto un gesto profetico: l'anticipazione della sua morte in obbedienza al Padre, che si compirà trent'anni più tardi nella stessa città e in occasione della stessa festa. Anche allora la Madre dovrà lasciar passare tre giorni di angoscia e di morte, prima di poter riavere il Figlio risorto.
Maria e Giuseppe, si dice, "non compresero" il segno. Certo, poiché è solo nella luce della resurrezione che è svelato il significato di una sofferenza liberamente abbracciata per amore. Essi iniziarono però a pregustarne una prima e molto oscura prefigurazione nel segno dell'abbandono e dell'incomprensione. Maria, tuttavia, di fronte alle prove future, che saranno sempre più grandi, dimostrerà con la sua docilità e il suo contegno di aver imparato la lezione: tutto ciò che il Figlio fa o che gli accade, fa parte del piano d'amore del Padre, che non è un Dio capriccioso. Il Padre sa ciò che è bene per noi, il Figlio si fida e così pure Maria. Non c'è da temere, né da perdere la speranza, neppure di fronte alle apparenze più contrarie, perché davvero "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28).
Prendiamo il tempo per meditare il brano di Luca 2,41-50, chiedendo a Maria il permesso di entrare nel segreto del suo cuore, per imparare da lei a vivere con fede il tempo della prova.

Preparati alla tentazione
Maria impara in fretta, perché in lei non ci sono ostacoli alla Grazia, neppure quando si presenta nella forma della prova. Ciò non significa meno sofferenza, al contrario: più il cuore è libero e più si fa sensibile. La differenza sta nel fatto che lei non recalcitra, come facciamo normalmente noi, ma si lascia portare dallo Spirito e dal Figlio, che possono rendere fin da subito il suo dolore molto, molto fecondo. Nel nostro caso, se impariamo ad essere docili, il primo frutto della prova è che ci permette di misurare noi stessi, di prendere consapevolezza della nostra povertà e di consegnare con autenticità la nostra vita nella mani di Dio. Nella prova, infatti, sperimentiamo la lontananza di Dio e, in quella solitudine ci rendiamo conto che non possiamo nulla senza di Lui. Questa scoperta dolorosa ci purifica dall'orgoglio e ci alleggerisce dalla presunzione e permette finalmente a Dio di togliere dal nostro cuore ciò che ci impedisce di godere fino in fondo del suo amore per noi. La prova della sofferenza e dell'abbandono diventa allora esperienza della misericordia di Dio, che anche in questo modo si prende cura di noi, occupandosi della nostra maturazione nella fede, nella speranza e nell'amore.
"Figlio - leggiamo nel libro del Siracide - se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione" (Sir 2,1). Proprio perché la prova della sofferenza e dell'abbandono è così importante nella nostra maturazione, il nemico della nostra salvezza sta in agguato, per approfittare della nostra debolezza e impedirci di cogliere i frutti che attraverso di essa Dio prepara per noi. L'arma usata dal nemico è la tentazione: la proposta cioè di un alternativa che appare più facile o più attraente di ciò che sappiamo essere la volontà di Dio per noi. Con le sue proposte il nemico intende fiaccare la nostra fede, la speranza e la carità e portarci a rompere volontariamente la comunione con Dio.
La prima tentazione contro la quale dobbiamo stare in guardia consiste nel pensare che Dio si sia davvero dimenticato di noi, oppure che il dolore sia una prova della sua indifferenza o inesistenza o malvagità. Al contrario, possiamo essere certi che quando sperimentiamo l'abbandono di Dio, significa che Egli ci sta chiedendo di fare un passo in più verso di Lui, che sta preparando per noi un bene più grande, che però dobbiamo "conquistare" collaborando con la sua grazia. La seconda tentazione consiste nel pensare che la situazione in cui ci troviamo è impossibile da superare e totalmente al di sopra delle nostre forze. Contro questo pensiero è importante ricordare che, nonostante le apparenze contrarie, Dio non ci priva mai della grazia necessaria e sufficiente a resistere nel tempo della prova. Lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo non ci abbandona mai! La terza tentazione è quella della "fuga consolatoria", del trascurare il proprio dovere (in famiglia o sul lavoro o nella preghiera) per cercare piaceri facili che possano attutire il dolore. Alcuni esempi: il cibo, lo shopping, il successo a tutti i costi, relazioni affettive o sessuali disordinate... Di fronte a queste tentazioni è necessario da un lato essere pazienti con se stessi, dall'altro cercare di ancorarsi saldamente alla roccia della preghiera e del compimento esatto del proprio dovere, cosa che, sul momento, può essere lacerante, ma da cui si riceve in seguito tanta serenità e gioia. Ovviamente, affidarsi con umiltà e trasparenza ad una guida esperta è fondamentale, se non si vuole "sprecare" l'occasione della prova.
Nella preghiera ci chiediamo: quali sono le tentazioni a cui mi sento più esposto? In quale tipo di fuga consolatoria tendo a cadere nei momenti di difficoltà?

CRONACA DI FAMIGLIA

ROMA - GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DELLA FAMIGLIA SALESIANA 2016

Dal 14 al 17 gennaio 2016, si sono svolte le Giornate di Spiritualità della Famiglia salesiana (GSFS), presso il Salesianum a Roma. Le giornate sono un appuntamento ormai tradizionale che rappresenta un momento di comunione, di riflessione, di condivisione e di famiglia per i circa 380 partecipanti. Erano rappresentati circa 20 dei 30 gruppi della Famiglia Salesiana. Per l'ADMA con il Presidente Tullio Lucca e l'animatore don Pierluigi erano presenti circa una trentina di soci provenienti da diverse nazioni (Italia, Spagna, Brasile, Portogallo…) chiamati a riflettere sul tema della Strenna del Rettor Maggiore: Con Gesù, percorriamo insieme l'avventura dello Spirito!
Il primo giorno è stata proposta una riflessione sul senso dell'essere pellegrini in cammino e sul fascino dell'avventura, curata da don Francesco Di Natale, SDB, professore di Teologia Pastorale, che ha presentato la questione dal punto di vista antropologico, biblico, teologico ed ecclesiologico. Nella seconda giornata il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha condiviso il messaggio della Strenna per il 2016: "Con Gesù" ricorda come il pellegrinaggio di ogni fedele parta sempre per un'iniziativa del Signore; "percorriamo insieme" mette in luce la dimensione comunitaria ed ecclesiale del cammino; "l'avventura dello Spirito" esplicita quel cammino di interiorità e spiritualità che, lungi dall'essere una fuga dal mondo, si traduce per la Famiglia Salesiana in uno slancio a rispondere alle aspirazioni profonde dei giovani: il bisogno di vita, apertura, gioia, libertà, futuro, di un mondo più giusto e fraterno, di sviluppo per tutti i popoli, di tutela della natura.
Suor Maria Ko, Figlia di Maria Ausiliatrice, docente di Sacra Scrittura, ha proposto un'analisi di Maria come icona della Chiesa pellegrina, guidata dallo Spirito, a partire dalla domanda "come avverrà tutto questo" per arrivare ad "avvenga di me secondo la tua parola". Don Bruno Ferrero, SDB, ha presentato la figura di Don Bosco come un moderno life coach. A seguire la tavola rotonda sulla testimonianza di tre profili di santità salesiana. La professoressa Elisabetta Casadei, postulatrice della causa di beatificazione del Beato Alberto Marvelli, racconta la splendida testimonianza di questo giovane, morto a soli 28 anni vissuti "di corsa", come educatore appassionato, ingegnere competente, profondamente innamorato di Dio e degli uomini, fino a rischiare più volte la vita. "La mia vita non sia che un atto d'amore" scrisse nel suo Diario. La professoressa Ludovica Maria Zanet, collaboratrice della Postulazione Generale, espone la vita del Venerabile Servo di Dio don Giuseppe Quadrio sdb. Un giovane prete intelligente fino alla genialità, che scrive: "O santo o nulla. Il santo non può vivere alla comune, alla meglio, dando molto a Dio e tenendosi qualcosa anche per sé. Ora io devo e voglio assolutamente farmi santo. Non voglio infatti che in me fallisca il piano divino che mi vuole santo". Don Pier Luigi Cameroni, Postulatore della Congregazione Salesiana, illustra la splendida avventura di Mamma Margherita. Lo Spirito trovò in lei un'anima colma di fede e un cuore materno senza confini. "Dio era in cima a tutti i suoi pensieri". Sentiva di vivere alla presenza di Dio ed esprimeva questa persuasione con l'affermazione a lei abituale: "Dio ti vede". Don Bosco ricorderà sempre i suo insegnamenti e ciò che aveva appreso alla sua scuola e tale tradizione segnerà il suo sistema educativo e la sua spiritualità.
Ssabato 16 sono condivise alcune testimonianze di vita interiore e di vita spirituale, e don Rossano Sala, SDB, guida la riflessione sull'esperienza comunitaria di fede attraverso cui si esprime il cammino. Tutti i contributi sono scaricabili dal sito
http://www.sdb.org/famiglia-salesiana-it/339-giornate-spiritualita-della-famiglia-salesiana-it/3192-gfs-giornate-fs-2016

Riportiamo il messaggio conclusivo elaborato dai partecipanti.

PER COLTIVARE LA VITA INTERIORE NELLA FAMIGLIA SALESIANA

Mi impegno

* A vivere la mia vocazione con gioia e gratitudine testimoniando ai giovani la bellezza di seguire Gesù ed essere cristiano nel mondo d'oggi
*Ad assumere con responsabilità la mia appartenenza alla Chiesa ed alla Famiglia Salesiana nel quotidiano.
*A interiorizzare come stile di vita l'eredità spirituale e la pedagogia di Don Bosco.

Ci impegniamo

" A collaborare con le Diocesi per incontrare i giovani delle periferie geografiche ed esistenziali testimoniando l'Amore di Cristo che ha affascinato Don Bosco
" A fare rete con altre realtà sociali e politiche per rispondere alle nuove povertà, in particolare i giovani e le famiglie
" A proporre esperienze forti che coinvolgono totalmente la vita dei giovani nel donarsi a Dio al servizio degli altri in un cammino di santità
" A condividere momenti forti di spiritualità ed impegno apostolico per crescere nel senso di appartenenza alla Famiglia Salesiana

Attraverso

La Formazione congiunta e la condivisione progettuale
L'Accompagnamento reciproco
La Consulta della Famiglia Salesiana
La Carta d'Identità carismatica della Famiglia Salesiana

TORINO - ESERCIZI SPIRITUALI ADMAGIOVANI
Misericordia. Una parola, un tema. Il tema del ritiro di tre giorni dell'ADMA Giovani di inizio anno. Trenta ragazzi, dalla prima liceo all'università, tre coppie giovani, con l'accompagnamento di don Roberto Carelli, hanno condiviso a Pinerolo, presso il Monastero della Visitazione, dal 2 al 4 Gennaio 2016.
Misericordia. Una parola così frequente in questo anno santo voluto dal Santo Padre. Alla scuola del Vangelo e di Maria Ausiliatrice noi giovani dell'Adma ci siamo addentrati sempre più in profondità, nel concetto straordinario e meraviglioso di tutto ciò che letteralmente è davvero "un cuore misero", pieno di amore. Compassionevole. Persino di fronte ai nostri quotidiani errori. Misericordia che è presenza, provvidenza e sovrabbondanza dell'amore di Dio nella buona e nella cattiva sorte, che si dirama nelle nostre risate allegre e nella fiduciosa capacità di affidare i problemi e le sofferenze che ci attanagliano. Misericordia che è tenerezza, compassione e perdono di Dio, a partire dalla nostra umile consapevolezza di essere piccoli e assolutamente peccatori. Quel perdono che ti prende per mano e ti riassicura e ti ridona la dignità di figlio. E di figlio amato e atteso, persino nelle avversità, consolato e apprezzato in ogni singolo istante della nostra quotidianità. Misericordia che è, infine, vita attiva che si lascia coinvolgere nei confronti delle vecchie e nuove povertà dei nostri giorni. "La misura dell'amore è amare senza misura", diceva Sant'Agostino, e soprattutto nel momento in cui si è maggiormente consapevoli di essere destinatari di un tal dono, questa frase assume tutta la grandezza dell'umano desiderio di Voler essere, di chiedere di essere, ogni giorno di più, Misericordiosi. Appunto perché sono "beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Elena Scavino).

LUBUMBASHI (CONGO)
La Domenica 10 gennaio 2016, si è tenuto presso la Cité des Jeunes a Lubumbashi, il primo giorno di formazione per il Comitato ADMA dell'Africa Centrale. Con l'intenzione di diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice e al Santissimo Sacramento, i membri dell'Associazione di Maria Ausiliatrice hanno vissuto due momenti di formazione incentrati su due temi. La prima relazione: Mistero della Chiesa: Maria, Madre e Regina. La seconda relazione ha permesso ai partecipanti di entrare in contatto con il Regolamento dell'ADMA. Questi due momenti di formazione permanente hanno visto gli interventi del P. Trphon Kalimira, di suor Eufrasia di Kasafya e del P. Albert Kabuge.
Grazie agli organizzatori e che il Signore benedica tutti coloro che si sono coinvolti in questo progetto perché la devozione mariana porti frutti di coraggio e di perseveranza nella nostra provincia e nelle famiglie dei membri della Famiglia Salesiana del Congo.

ROMA - INCONTRO NEO ISPETTRICI FMA
Giovedì 20 gennaio presso la casa generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice, invitato da Suor Maria Luisa Miranda, Consigliera per l'ambito della Famiglia Salesiana, don Pierluigi Cameroni ha avuto l'opportunità di presentare l'ADMA a 19 nuove ispettrici. All'incontro sono state presentate sia la Confederazione delle exallieve delle FMA che l'Associazione dei Salesiani Cooperatori. L'incontro, vissuto in un clima di fraternità e di gioia salesiana, ha premesso di conoscersi personalmente e di condividere l'identità e la missione dell'ADMA alla luce delle indicazioni date dal Rettor Maggiore nell'ultimo Congresso di Maria Ausiliatrice e nel solco del cammino percorso in questi anni. L'incontro è anche una risposta concreta alle indicazioni dell'ultimo Capitolo Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e al desiderio espresso in più occasioni da Madre Yvonne, superiora generale: "Ho costatato come questa presenza nella nostra vita porti alla luce potenzialità e risorse in grado di trasformare il mondo a partire dalle famiglie e suscitare un rinnovato slancio vocazionale per la Famiglia salesiana, soprattutto tra le giovani e i giovani. Come Figlie di Maria Ausiliatrice ci sentiamo in grande sintonia con l'Associazione di Maria Ausiliatrice".

COME STELLE NEL CIELO IN TRADUZIONE SPAGNOLA
(ANS - Madrid)- Ad un anno di distanza dalla pubblicazione dell'originale in lingua italiana, l'Editorial CCS ha curato l'edizione del libro "COMO ESTRELLAS EN EL CIELO. Figuras de santidad en compañia de Don Bosco", traduzione in spagnolo del volume sulle figure di santità della Famiglia Salesiana ad opera di don Pierluigi Cameroni, Postulatore generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana.

INTENZIONE DI PREGHIERA MISSIONARIA - FEBBRAIO 2016
Perché cessino le divisioni tra le varie denominazioni cristiane nell'Asia Sud e si mostri ai popoli l'unico volto di Cristo.

SANTO DEL MESE - FEBBRAIO 2016
San Luigi Versiglia (1873-1930), fondatore della presenza salesiana in Cina e protomartire salesiano, nell'ultima sua lettera inviata alla superiora delle Carmelitane di Firenze, poche settimane prima della morte, scrive: "… solleviamo in alto i nostri cuori, dimentichiamo di più noi stessi e parliamo di più di Dio, del modo di servirlo di più, di consolarlo di più, del bisogno e del modo di guadagnargli delle anime. Voi, Sorelle, potrete più facilmente parlare a noi delle finezze dell'amore di Gesù, noi forse potremo parlare a voi della miseria di tante anime, che vivono lontano da Dio e della necessità di condurle a Lui; noi ci sentiremo elevati all'amore a Dio, voi vi sentirete maggiormente spinte allo zelo".


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