HOME   |   ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE    ADMA-ON-LINE 2007-2012   |  INFO SALESIANI DB VALDOCCO  
 
Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino-Valdocco, Italia    ADMA Valdocco: adma.torino@tiscali.it  
       ADMA on Line         |             Messaggio Mensile :    24 febbraio 2015       

Maria ci invita a vivere nella preghiera la nostra vocazione

Maria ci accompagna con amore di Madre, affinché ciascuno possa rispondere alla sua chiamata, attraverso un costante e intenso cammino di preghiera. La preghiera esprime una vita aperta a Dio e alla sua volontà. Ogni giorno occorre riorientare la bussola del cuore verso Dio e nell'adempimento del suo disegno di amore. Senza Dio, senza preghiera il cuore dell'uomo è abitato dalla tristezza e dall'inquietudine. Su questo terreno Satana lavora con il suo soffio mortale del dubbio, dell'odio. Purtroppo vediamo come nel mondo c'è una marea crescente di odio e di violenza. Tanti paesi, tante famiglie, tante persone sono toccate dal mistero del male e dell'iniquità.
Maria ci esorta a riprendere senza stancarsi il cammino della preghiera, della santità, a rispondere con fedeltà e generosità alla nostra vocazione e missione. La sua presenza di Madre, il suo aiuto ci rendono capaci di speranza e seminatori di novità, soprattutto per tanti che sono stanchi della vita e non vedono prospettive di futuro.
Il cammino verso il VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice, entrato sempre più nel vivo, è occasione propizia per crescere sotto il manto di Maria ed essere suoi apostoli. Rinnoviamo l'invito a tutti i gruppi a condividere il cammino formativo proposto mensilmente attraverso l'ADMAonline e a fare il possibile per partecipare a questo evento di Famiglia Salesiana nel bicentenario della nascita del nostro padre e fondatore don Bosco. Sono ormai aperte le iscrizioni e nel sito dedicato trovate tutte le informazioni necessarie (cfr: http://www.congressomariaausiliatrice2015.org). Per ogni aiuto e chiarimento scrivere a: congresso@admadonbosco.org
Vogliamo condividere l'esperienza del Consiglio dell'ADMA Primaria di Torino che attraverso l'organizzazione del Congresso sta vivendo un cammino di crescita nella conoscenza reciproca, nella collaborazione e nella condivisione, coinvolgendo in questa avventura tante persone. È un invito a curare l'impegno dei consigli locali che hanno un ruolo fondamentale nella vita dell'Associazione. Quando il Consiglio è ben animato e affiatato anche il gruppo è dinamico e vivace.
In comunione di preghiera e di azione sotto lo sguardo dell'Ausiliatrice

Sig. Lucca Tullio, Presidente - Don Pierluigi Cameroni SDB, Animatore Spirituale


CAMMINO FORMATIVO 2013-14: Da mihi animas, cetera tolle ( Roberto CARELLI sdb)


VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice
Torino-Valdocco /Colle Don Bosco 6-9 agosto 2015

Hic domus mea, inde gloria mea
Dalla casa di Maria alle nostre case:
la sua misericordia di generazione in generazione

6. Un sacrificio a Dio gradito - Don Roberto Carelli

Ritorniamo ancora una volta sull'episodio della Presentazione al tempio. Una prima volta lo abbiamo meditato come incontro di vocazioni e missioni, raccogliendo l'invito a valorizzare le differenze in vista della comunione. Una seconda volta vi abbiamo riflettuto come crocevia del genere, della generazione e delle generazioni, per imparare a vivere in famiglia in un continuo esercizio di lode e benedizione. Ora vogliamo considerarlo nella sua profondità di evento sacro nel quale si consuma un sacrificio. Servirà a riscattare l'idea di sacrificio dalle ambiguità accumulate nella storia delle religioni e dall'oblio a cui la società secolare la condanna, e per comprenderla come quella dimensione dell'amore in cui gli affetti umani sono attirati nella santità di Dio.
Questa riflessione è capitale, perché è vero che si fa ancora famiglia e si mette su casa, ma la mentalità corrente si ispira all'ideale dell'individuo e del suo benessere: diminuisce la responsabilità dei vincoli familiari, e così anche la disponibilità ai sacrifici d'amore. L'imperativo di oggi è il godimento, e il sacrificio è svuotato di senso: oggi non si è repressi a causa della legge che limita il desiderio, ma si è smarriti perché l'assenza della legge rende insensata l'esperienza del limite, della rinuncia, dell'attesa. Ne risultano uomini e donne che non sanno amare perché non sanno soffrire: hanno perso la coscienza che l'amore è sempre "passione", cioè appagamento e ferita, pienezza e mancanza! La ricaduta in campo educativo, ben nota, è una una pedagogia iperprotettiva e antitraumatica dominata dagli imperativi, puntualmente frustrati, di "essere se stessi" e di "evitare i conflitti". L'idea ingenua che la crescita sia qualcosa di lineare, dove la legge e l'eredità dei padri non è in fondo rilevante, porta alla perdita del senso del limite e del senso di responsabilità. Ne vengono soggetti deboli, insieme ansiosi e apatici, non più ribelli e creativi come i loro genitori ma conformisti e risentiti, senza leggi ma poco liberi, comunque meno capaci di affrontare la realtà e decidere di sé.
Anche i vescovi, riassumendo le riflessioni del Sinodo sulla condizione attuali della famiglia, denunciano l'individualismo come il primo male di oggi: pur registrando una maggior libertà di espressione e un migliore riconoscimento dei diritti di donne e bambini, "bisogna ugualmente considerare il crescente pericolo rappresentato da un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un'isola, facendo prevalere l'idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto".
Coscienti di questo stato di cose, torniamo alla scuola del Vangelo, al Tempio di Gerusalemme, dove Maria e Giuseppe presentano Gesù e dove Simeone e Anna lo riconoscono come luce e salvezza di Israele e delle genti. Lì comprenderemo che nel dono di sé, amore e sacrificio sono una cosa sola, e che questa è la verità che si realizza e si apprende nelle nostre case, quelle di Dio e quelle degli uomini: in esse l'amore non si riduce a sentimento umano e il sacrificio non è vissuto come disumano, in esse l'amore si fa sacrificio e il sacrificio è di norma sacrificio d'amore.
La Chiesa, con l'aiuto della Lettera agli Ebrei, si porta al cuore del mistero cristiano: il Figlio si fa Servo, l'Amato è il Crocifisso, il Sacro viene sacrificato. È una convinzione radicata nelle corde più profonde della Chiesa: senza sacrificio non c'è amore, e senza amore non c'è autentico sacrificio. E infatti Colui che il Padre riconosce come il Figlio, lo costituisce come principio ed erede di tutte le cose e "lo introduce come primogenito nel mondo" (Eb 1,1-6), "lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto" (2,9). L'Amato viene sacrificato, e noi veniamo giustificati grazie al Suo sacrificio. Addirittura tale sacrifico, in quanto realizza l'amore di Dio in formato umano, "perfeziona" il Figlio: "ed era ben giusto che Dio, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza" (2,10), e così Gesù, "pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì" (5,8)!
Tornando al testo della Presentazione, notiamo che già il versetto immediatamente precedente introduce la prospettiva di un'offerta e di un sacrificio orientati all'appartenenza e alla salvezza di Dio: il Figlio viene sottoposto al rito della circoncisione, che lo rende "proprietà di Dio", e gli viene dato il nome di Gesù, designandolo così come "Salvatore". Qui viene in luce il significato di ogni vero sacrificio: una ferita che sancisce un'alleanza, una consumazione in vista di una comunione, un gesto umano assunto nella sfera di Dio. In esso, il credente riconosce che tutto viene da Dio e tutto a Lui ritorna, che tutto e solo ciò che è dato a Dio viene salvato, mentre ciò che si trattiene va alla fine perduto. Il sacrificio, oltre che gesto d'amore, è dunque segno di coraggio e vittoria sulle paure, è atto di fede nella potenza e nella bontà di Dio, è rinuncia a contare sulle proprie forze o a disperare delle proprie debolezze.
Consideriamo ora che Gesù viene portato al Tempio, luogo in cui si sacrifica a Dio e si entra in comunione con Lui. Da bimbo vi viene portato, da fanciullo vi verrà ritrovato, da adulto vi predicherà assiduamente, le sue parole sul Tempio saranno motivo della sua condanna a morte, ma proprio così, nel suo Corpo donato e nel Sangue versato, verrà sigillata la nuova ed eterna Alleanza. Laddove la struttura del vecchio Tempio diceva "separazione", Gesù, come nuovo Tempio, realizzerà la "riconciliazione". Ce n'era bisogno, perché il Tempio era pieno di barriere: il "Santo dei santi" era lo spazio riservato esclusivamente a Dio. Il "Santo" era accessibile solo ai sacerdoti. Vi era poi un'altra zona ove potevano accedere gli ebrei maschi ma non le donne. Vi era infine una zona riservata alle donne e un'altra per i pagani. Con Gesù non sarà più così! L'ingresso di Gesù Bambino nel Tempio lo prefigura come il Sommo Sacerdote, colui che porta definitivamente Dio agli uomini e gli uomini a Dio: l'offerta del "Bambino" da parte di Maria dice l'uomo che doveva farsi in tutto simile ai suoi fratelli per rappresentarli davanti a Dio (Eb 2,17), il riconoscimento del bambino come "salvezza di Israele e delle genti" da parte di Simeone rivela la sua origine divina e la sua missione messianica: a Pasqua, quando il cuore di Gesù e il velo del Tempio saranno squarciati, tutto si farà nuovo. Crollerà il regime della Legge e sorgerà il regime della Grazia: tutti avranno accesso a Dio, l'Inaccessibile. E crolleranno le barriere fra gli uomini: non ci sarà più "né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, poiché tutti sono uno in Cristo" (Gal 3,28).
Ma perché i sacrifici comportano sempre una ferita, fisica o rituale, psicologica o spirituale? Il motivo è la realtà del peccato e del disamore: come il peccato è rottura dei legami d'amore, così la riconciliazione è il prezzo dell'amore. Ecco perché in tutte le religioni il sacrificio ha sempre una dimensione di espiazione del peccato. Dunque, il sacrificio è sostanzialmente amore, ma in concreto è dolore, perché in esso l'amore si fa totalmente carico dell'altro, del suo bene, e del suo male. E infatti il gesto della Presentazione al Tempio consisteva in un rito di "purificazione", e comportava il sacrificio di "una coppia di tortore o di giovani colombi" (Lc 2,22-24). Quanto a Gesù, Anna vede in Lui il "Redentore" tanto atteso (2,38), e Simeone dichiara che "egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori (2,34-35). Il carattere purificatorio ed espiatorio di questo episodio evangelico trova grande risalto nella Liturgia. Nella Messa della Presentazione, ad esempio, si legge il passo del profeta Malachia che presenta il Messia come colui che purificherà Israele e lo renderà capace di offrire sacrifici finalmente a Dio graditi: "egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'oblazione secondo giustizia" (Mal 3,2-3). È poi riportato il passo della Lettera agli Ebrei nel quale Gesù, quale sommo sacerdote, si fa in tutto simile ai fratelli "allo scopo di espiare i peccati del popolo" (Eb 2,17). Ancora più esplicita è l'orazione sulle offerte: la Chiesa "offre con gioia il sacrificio dell'unico Figlio, Agnello senza macchia per la vita del mondo". Tutto invita a recuperare il valore salvifico del dolore, l'importanza di vivere le prove a sconto dei propri peccati, a portare le croci non come incidente ma come opportunità, ad abbracciarle piuttosto che respingerle, a viverle come offerta per la salvezza delle anime. Nella vita cristiana non sono in primo piano le parole e le opere: nulla è più efficace della preghiera fatta con fede, unita all'offerta di un sacrificio!
La dimensione più qualificante del sacrificio è però il suo carattere di ringraziamento e di offerta. Nel gesto di Maria e Giuseppe che portano Gesù al Tempio di Gerusalemme "per offrirlo al Signore" e per "consacrarlo" a Lui (Lc 2,22-23) è prefigurata la dinamica eucaristica della vita di Cristo e del cristiano. Certo, essa diventa per noi comprensibile e vivibile soltanto dopo la Pasqua e a partire da essa. Del resto, gli stessi vangeli dell'infanzia sono scritti e compresi alla luce dell'evento pasquale. In questo senso, la profezia di Simeone anticipa l'identità e la missione del Bambino, che poi troverà pienezza e compimento nella Pasqua. Il significato e il valore della sua nascita è dato dal significato e dal valore della sua morte, non viceversa. In questo piccolo la salvezza di Dio si è fatta carne, si può finalmente vedere e toccare: almeno Anna e Simeone lo sanno bene. La sua piccolezza e fragilità, il suo essere ferito, offerto, esposto già fin da ora alla morte, è come un "prologo in terra" alla sua Pasqua, così come la sua eterna generazione dal Padre è il "prologo in cielo". Tutto si radica nel mistero del suo essere "il" Figlio, Colui che si riceve e si consegna totalmente al Padre, e dal Padre è totalmente ricevuto e consegnato. Qui risiede il senso primo e ultimo del sacrificio: la dedizione di sé per la salvezza dal male e la pienezza di vita degli altri. Qui si comprende che il sacrificio, inteso come offerta incondizionata di sé, non è soltanto il rimedio ai nostri guai, ma è la rivelazione del cuore di Dio! E infatti l'Eucaristia è sacrificio e comunione, banchetto sacrificale e banchetto nuziale, esiste "in remissione dei peccati" ma soprattutto come "cibo di vita eterna". In Gesù che viene consegnato, ora da Maria, poi dal Padre, e che a sua volta si consegna in perfetta obbedienza filiale, si comprende che Dio non vuole le nostre cose, ma noi stessi: questo è l'unico sacrificio a Dio gradito. In questo sta tutto il senso della missione di Gesù: "tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato… Allora ho detto: ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10,5-7). E dunque, come nell'Eucarestia l'offrire se stessi e il consumarsi per l'altro è l'espressione massima dell'amore, così in famiglia il sacrificio non fa paura, perché è mosso dall'amore. Nella casa naturale che è la famiglia e nella casa soprannaturale che è la Chiesa siamo iniziati all'Amore, ci prepariamo ad abitare la Casa del Padre, a dimorare nel cuore della Trinità!
Infine, come l'Eucaristia non è solo il sacrificio di Cristo, ma anche il sacrificio della Chiesa, così alla profezia del Figlio come "segno di contraddizione" corrisponde la profezia rivolta alla Madre: "anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,34-35). La Passione di Gesù non esiste senza la com-passione di Maria. Per questo la Madre entra nel tempio gioiosa e ne esce dolorosa, perché ogni offerta è una rinuncia, e ogni comunione una consumazione. Sarà lei, ai piedi della Croce, la prima ad essere coinvolta nell'offerta di sé fino alla consumazione! Non è sufficiente che Lei offra il Figlio! All'offerta del Figlio va unita l'offerta di tutta se stessa! Ma proprio per questo, dopo essere stata Madre di Dio, diventerà Madre nostra. E così grazie a Gesù e a Maria, anche noi impariamo ad affrontare la misura di morte che l'amore autentico porta sempre con sé.
Tutto è riassunto in modo mirabile nel Prefazio della Messa dedicata a Maria nella Presentazione: "un solo amore associa il Figlio e la Madre, un solo dolore li congiunge, una sola volontà li sospinge: piacere a te, unico e sommo bene". O Padre, insegnaci a "offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: sia questo il nostro culto spirituale"! (Rm 12,1)!

CRONACA DI FAMIGLIA

LA XXXIII EDIZIONE DELLE GIORNATE DI SPIRITUALITÀ DELLA FAMIGLIA SALESIANA
Dal 15 al 18 gennaio 2015, circa 350 persone - uomini e donne, religiosi e laici, provenienti da tutto il mondo - si sono riuniti presso il Salesianum di Roma per prendere parte alla XXXIII edizione delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana. In un clima di famiglia e di unità carismatica, i partecipanti hanno approfondito il messaggio della Strenna del Rettor Maggiore: "Come Don Bosco, con i giovani e per i giovani".
Un tema in profonda sintonia con le necessità attuali dell'intera Chiesa, perché l'invito a stare con i giovani, nel contesto odierno, non può tralasciare quelle periferie - fisiche ed esistenziali - costantemente richiamate dal Papa e connaturate al carisma salesiano, costitutive del suo DNA.
L'indicazione del Rettor Maggiore è che la Famiglia Salesiana prenda come impegno prioritario la decisione di "pensare insieme, progettare insieme, lavorare insieme e pregare insieme", tutto per i giovani. L'unità e la cooperazione sono richieste anche dalle nuove sfide che la società pone alla Chiesa e alla missione salesiana; insieme alla creatività, la sperimentazione, il saper rischiare essendo disposti persino a sbagliare…

Don Ángel Fernandez Artime nel discorso di chiusura ha esposto sei aspetti da tenere presenti, approfondire e attuare:
1. IL NOSTRO DNA deve rimanere QUELLO DI DON BOSCO CENTRATO IN GESÙ.
2. La predilezione carismatica per i giovani, specialmente i più poveri.
3. Per la fedeltà al carisma: SEMPRE EVANGELIZZATORI DEI GIOVANI E DELLE GIOVANI.
4. La condivisione dello spirito e della missione di Don Bosco nella Famiglia Salesiana e con i Laici.
5. La dimensione missionaria della nostra Famiglia come garanzia di Fedeltà e Autenticità al carisma di Don Bosco.
6. Non il potere e la forza, ma il servizio umile.
La nostra fedeltà a Don Bosco come Famiglia Salesiana in questo secolo XXI e negli anni successivi al suo Bicentenario, chiede a noi un servizio alla Chiesa, al popolo di Dio, ai giovani, specialmente i più poveri, e alle famiglie che si distingua e si caratterizzi per il servizio nella semplicità, nella familiarità, nell'umiltà, di essere e di vivere per gli altri, dare e darsi ai giovani dalla realtà delle nostre presenze perché abbiamo accettato che questo è il nostro modo di vivere.
La nostra fedeltà è a rischio grave quando si vive nel potere e nella forza... E se questo potere è legatao al denaro, allora il rischio si fa maggiore. Attenzione sorelle e fratelli, religiosi, religiose e laici della nostra Famiglia Salesiana, a questa tentazione reale e molto pericolosa. La nostra forza è di vivere una vera vita di comunione e di fraternità che sia più evangelica in modo da essere più interpellante, attraente di per sé, e la nostra comunione nel servizio, all'interno di ciascuna delle nostre istituzioni o gruppi, e nella nostra stessa Famiglia parlerà da sé stessa.

Dell'ADMA hanno partecipato oltre una ventina di soci con il Presidente, Tullio Lucca, e l'Animatore, don Pierluigi Cameroni. Alcuni dei nostri partecipanti hanno condiviso la loro esperienza:

"Cosa ha toccato di più il nostro cuore? La paternità del Rettor Maggiore, la sua umile autorevolezza. È un vero padre. Ci ha colpito molto anche la presenza delle novizie e dei novizi, la loro spontanea e pulita allegria. Crediamo più che mai che i giovani abbiano bisogno di "santi sacerdoti" e "sante consacrate". Abbiamo però avuto anche una conferma: oggi più che mai c'è bisogno anche di "sante famiglie", per la Famiglia Salesiana e per il mondo. Quindi.... "forza Adma!!" (Paolo e Monica).

"L'aspetto che ci ha toccato di più è quello dell'essere "famiglia", questo è un tema che ultimamente troviamo ricorrente e che ci viene evidenziato spesso proprio negli incontri con le realtà del carisma salesiano. Siamo anche stati colpiti dal fatto che si respirasse un'atmosfera completamente diversa dalla realtà circostante. Fa piacere vedere che c'è un intero mondo che lavora e s'impegna nonostante la disinformazione dica il contrario" (Stefano e Valeria).

TORINO - ADMA GIOVANI
Il gruppo dell' ADMA giovani di Torino, dal 6 all'8 dicembre 2014, ha vissuto tre giornate di esercizi spirituali presso il convento delle suore Visitandine di Pinerolo. Gli esercizi sono stati guidati da don Roberto Carelli, che ha affrontato il tema dell'amore attraverso tre passaggi fondamentali: amare Dio, amare il prossimo come se stessi e "amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi". Grazie a questi spunti di riflessione si é creato un clima di condivisione tra i giovani e la preghiera é stata una presenza costante che ha accompagnato tutto il cammino, fino alla messa celebrata lunedì, festa di Maria Immacolata, colei che guida e protegge il nostro cammino.

CHAPAS (MESSICO) - DEVOZIONE A MARIA AUSILIATRICE
L'amore a Maria Ausiliatrice è presente non solo nei soci dell'ADMA, ma in molte altre persone. In questa regione esistono 8 gruppi: Copainalá, La Nueva, Coapilla, Chiapa de Corzo, Ocosocoautla, Villaflores, El Parral, Tuxtla San Juan Apóstol e Tuxtla Santa María del Camino. Il primo gruppo si formò a Copainalá nel lontano 1961, grazie all'intraprendenza del parroco Padre Joel Enrique Alfaro e all'Ispettrice suor Maria Crugnola, grande devota dell'Ausiliatrice, che provvide a inviare in quella terra le Figlie di Maria Ausiliatrice. Da questo centro la devozione a Maria Ausiliatrice e la costituzione di nuovi gruppi è andata crescendo negli anni, grazie alla presenza e all'animazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Attualmente l'animatrice è suor Sor Yolanda Jiménez.

Tre nuovi ispettori dell'Asia nominati dal Rettor Maggiore, erano Animatori spirituali ispettoriali dell'ADMA: Fr. Godofredo Atienza, nuovo ispettore delle Filippine Sud; Fr. Mario Yamanouchi, nuovo ispettore del Giappone; Fr. Virgilio Da Silva, nuovo ispettore dell'Indonesia-Timor. Preghiamo perché Maria Ausiliatrice li accompagni nella loro nuova missione e responsabilità.


                                 INFO ADMA        -        INFO ADMA        -        INFO ADMA        -       INFO ADMA   

ADMA Primaria di Torino-Valdocco:

ADMA | Santuario di Maria Ausiliatrice | Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | ITALIA
Tel.: 0039-011-5224216 | Fax.: 0039-011-52224213 |
E-mail: adma.torino@tiscali.it 
                                   
 Presidente ADMA:
                                    Signor TULLIO LUCCA -
E-mail: tullio.lucca@gmail.com
Animatore Spirituale ADMA:
Don Pier Luigi CAMERONI - Casa Generalizia SDB - Via della Pisana 111, ROMA
TEL. 030-2530262 - FAX 030 - 2533190 | CELL. 3401452349 |
E-mail: pcameroni@sdb.org
                                   
Siti Internet:    www.donbosco-torino.it    |    www.admadonbosco.org


   HOME PAGE   |   ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE    ADMA-ON-LINE 2007-2012   |  INFO SALESIANI DB VALDOCCO  


     
Visita Nr.