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      ADMAonLine              |            Messaggio Mensile :    24 dicembre 2012         

Maria ci invita ad avere un cuore che arde per Dio


Siamo vicini alla grande festa del S. Natale che ci invita a contemplare l'infinito amore di Dio per noi nel dono del suo Figlio unigenito. Maria ci dona suo Figlio Gesù. Ognuno è chiamato ad aprire il suo cuore purificandolo dal peccato e da ogni attaccamento al male per convertirsi all'Amore di Dio e diffondere nel mondo il fuoco della divina carità.
Maria ci accompagna e intercede per noi affinché otteniamo la sapienza che viene dall'alto e la forza divina, affinché sappiamo valutare tutto attorno a noi secondo la verità di Dio e ci opponiamo fortemente a tutto quello che desidera allontanarci da suo Figlio, per essere testimoni dell'Amore del Padre.
Dobbiamo vincere ogni forma di superficialità e irresponsabilità, facendo bene tutta la nostra parte per rispondere alla chiamata del Signore.
In particolare vogliamo invitare tutti i nostri gruppi ad accogliere la forte testimonianza della nuova Beata della Famiglia Salesiana Suor Maria Troncatti, elevata agli onori degli altari il 24 novembre scorso a Macas (Ecuador), facendo nostra soprattutto la sua testimonianza di donna di comunione e di riconciliazione. Ha vissuto con le sue consorelle, con i missionari salesiani, con la gente che ha incontrato, con i coloni bianchi e gli indios Shuar, sempre una grande opera di comunione e di fraternità fatta di accoglienza, servizio, bontà, correzione, pagando personalmente il prezzo che tutto questo richiede, con grande spirito di sacrificio e di dedizione. Questa fiamma di carità l'ha spinta al dono supremo della vita, offrendosi come vittima di riconciliazione quando il fuoco dell'odio e della vendetta rischiava di distruggere tutto. Con la sua offerta ha acceso il fuoco di una carità che ha spento ogni incendio di odio e di morte, per far trionfare il fuoco della misericordia e della pace.
Inoltre il tempo del Natale ci sollecita a un rinnovato impegno di carità verso i più poveri e bisognosi, soprattutto in questo tempo di grave crisi economica e morale. Molti nostri gruppi e soci sono fortemente impegnati su diversi fronti di carità e di servizio, testimoniando l'amore di Dio in forma concreta e generosa. Sentiamoci tutti chiamati a riconoscere e servire il Signore Gesù nei poveri e nei piccoli. Auguri di Santo Natale a tutti voi!

Sig. Lucca Tullio, Presidente
Don Pierluigi Cameroni SDB, Animatore Spirituale

       CAMMINO FORMATIVO 2012-2013: LA GRAZIA DELLA FEDE


4. La fede di Gesù e la fede in Gesù                                         (don ROBERTO CARELLI sdb)

La nostra fede, che come abbiamo visto nelle precedenti catechesi, ci rende più religiosi, più ragionevoli e più capaci di comunione, trova il suo fondamento primo e ultimo in Gesù: nella sua esperienza di Dio facciamo esperienza di Dio, nel suo essere il Figlio anche noi maturiamo come figli. Egli è infatti, come dice il Concilio, "mediatore e pienezza di tutta la rivelazione" (DV 2), ed è anche, come si legge nella Lettera agli Ebrei, "l'autore e il perfezionatore della fede" (Eb 12,2). "Mediatore", "pienezza", "autore", "perfezionatore": su queste quattro parole, così dense e solenni, imposteremo la nostra quarta catechesi. Gesù ci apparirà come il tutto della nostra fede: è Lui che ne dice la verità e ne offre la realizzazione, che ne sta all'inizio e ne rappresenta il compimento; è Lui che dischiude le verità della fede e rende possibile l'atto di fede, che ci dona la fede come dono divino in modo tale che sia al tempo stesso un atto umano (CCC 153-154); è Lui che ci salva dal male e ci dona la vita eterna, ci fa conoscere Dio e operare in lui, perché "la fede è una sola, ma di duplice genere: non riguarda soltanto i dogmi, ma è causa di prodigi" (Cirillo di Gerusalemme).

1. Gesù è fondamento della fede perché è anzitutto il perfetto Mediatore della rivelazione. È vero che noi credenti riconosciamo Abramo come nostro padre nella fede, ma con Gesù non c'è confronto: Egli stesso, discutendo con i farisei, disse che Abramo "vide il suo giorno e se ne rallegrò", perché "prima che Abramo fosse, io sono" (Gv 8,56.58). È dunque vero che la fede si fonda sulla benedizione ricevuta da Abramo per la sua obbedienza e la sua disponibilità al sacrificio, ma questo è appena paragonabile con l'obbedienza e il sacrificio di Gesù "fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8): è in Lui che abbiamo ogni benedizione ed è nel suo sangue che abbiamo la redenzione (Ef 1,3.7). Comprensibile la gioia di Abramo nel vedere il suo giorno!
La mediazione di Gesù è poi speciale, perché Egli non rappresenta una delle molte parole di Dio, ma è la Parola stessa di Dio: "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ci ha parlato per mezzo del Figlio" (Eb 1,1-2). Gesù non porta soltanto notizie su Dio, ma è l'esprimersi stesso di Dio, e non in forma parziale, ma definitiva: "Cristo è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella… Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente" (CCC 65.102). La nostra fede non è in questo senso un'ideologia o una morale, ma una persona e un incontro, e non dà luogo solo a idee e imprese, ma anzitutto a un rapporto d'amore. La fede è un legame personale, filiale, nuziale: nella fede incontriamo le persone divine, veniamo generati da Dio, impariamo a corrispondere a Dio!

2. In questo senso si comprende che Gesù non è solo il mediatore della rivelazione, ma anche la sua Pienezza, precisamente Mediatore in quanto Pienezza. Il motivo è quello che il Concilio ha ben espresso dicendo che Gesù, Verbo fatto carne, "fu mandato come "uomo agli uomini" e "parla le parole di Dio"" (DV 4). Significa che essendo veramente Figlio di Dio e veramente Figlio dell'uomo, Gesù è il rivelatore e il rivelato, il messaggero e il messaggio, colui che annuncia il Regno e il Regno stesso nella sua persona, colui che suscita la fede e il suo contenuto fondamentale. Credere in Dio è dunque inseparabilmente credere in Gesù. Molte le espressioni di Gesù a riguardo: "questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato" (Gv 6,29), e perciò "abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv 14,1), perché "chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato" (Gv 12,44-45).
In altre parole, Gesù è la pienezza della fede, e proprio così il mediatore, perché fra Lui e il volto paterno di Dio, così come fra Lui e il vero volto dell'uomo, non c'è alcuno stacco, ma solo una felice corrispondenza. La sua pretesa è infatti letteralmente inaudita: "chi vede me vede il Padre" (Gv 14,9), perché "io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30), e perché "il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa" (Gv 5,19). È proprio l'identità filiale di Gesù, che porta in sé e porta a noi la sostanza del Padre, il motivo per cui Benedetto XVI insiste sull'unità profonda fra i contenuti della fede e l'atto della fede. Se la fede va sempre insieme "professata, celebrata, vissuta e pregata", e sempre alimentata "con la Parola di Dio e il Pane di vita" (Porta fidei, 9.1), è perché le verità della fede coincidono con la coscienza che ne ha Gesù, il quale davvero è per noi "via, verità e vita", cosicché nessuno può giungere al Padre se non attraverso Lui (Gv 14,6): è dunque stringendo un legame più forte con Lui che comprenderemo meglio le verità della fede, le loro ragioni e le loro profondità.

3. Siamo ora in grado di comprendere il senso e la densità dell'affermazione secondo lcui Gesù è "autore e perfezionatore" della fede. Che Gesù sia Autore della fede significa che il rapporto fra Gesù e la nostra fede non è in alcun modo esteriore. Dal punto di vista del Figlio significa sottolineare il realismo della sua Incarnazione: Egli è autore della fede perché la realizza in maniera singolare e insuperabile nella sua umanità. Dal nostro punto di vista significa dare risalto alla comunione vitale con Gesù: credere è partecipare alla conoscenza e all'amore del Figlio nei confronti del Padre, alla sua obbedienza e alla sua confidenza. Credere in Gesù ha dunque un significato pregnante: vuol dire credere "per Cristo, con Cristo e in Cristo", innestati nel suo perfetto affidamento al Padre e nel suo abbandono fiducioso alla Sua volontà.
Che la fede cristiana sia un innesto nella "fede" di Cristo è reso evidente dalla forma di discepolato che l'annuncio del Vangelo ha assunto fin dalle origini, e soprattutto dalla forma sacramentale che ha assunto dalla Pasqua in avanti: davvero nella fede non si tratta anzitutto di sapere e di fare, ma di lasciarsi attirare nella vita di Gesù e di fare comunione con Lui. Per questo la fede ha la forma di un itinerario: credere è incontrare Gesù, ascoltare e accogliere il suo annuncio, conoscerlo e amarlo seguendone le orme, lasciarsi conformare a Lui e rivestire i suoi sentimenti, immergersi nella sua morte e risurrezione, partecipare al suo sacrificio e alla sua gloria, alla sua umiltà e alla sua autorità, essere e rimanere suoi discepoli e diventare suoi coraggiosi testimoni.

4. Ma Gesù è infine il Perfezionatore della fede, colui che la porta a piena maturità. Qui la nostra ammirazione e la nostra gratitudine per Gesù deve toccare il vertice, perché davvero, come dice con commozione la Lettera agli Ebrei invitando a tener ferma la propria professione di fede, "non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb 4,15). Infatti Gesù, per obbedienza al Padre e per amor nostro, ha voluto attraversare e lasciarsi attraversare da tutta la nostra fragilità di creature, farsi carico della nostra debolezza nel fare il bene, della nostra vulnerabilità alle tentazioni, del poco coraggio a credere fino in fondo, della paura di fronte al dolore e alla morte, della poca coscienza di quanto il peccato sia per noi distruttivo e mortale.
Ed ecco allora che accade l'impensabile! La sua già perfetta obbedienza di Figlio viene perfezionata e coronata dalla sua sofferenza, ma proprio così rende anche noi capaci non solo di entrare nella fede, ma di viverla fino in fondo, non solo di lasciarsi riscattare dal suo preziosissimo sangue, ma di collaborare al riscatto di altri, dovesse costarci il sangue: "proprio per questo, nei giorni della sua vita terrena, egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb 5,7-9). È grazie a questa estrema obbedienza di Gesù, che ogni credente potrà affrontare vittoriosamente ogni preoccupazione, ogni prova, ogni dolore.
Come vivere l'insegnamento di questo mese? Anche questa volta due suggerimenti, uno per la preghiera, un altro per l'apostolato: in breve, contemplare e comunicare il volto di Gesù. 1. Se credere è immedesimarsi con il Signore Gesù, allora il primo compito, che nella vita cristiana dovrebbe essere permanente, è quello di "tenere lo sguardo fisso su Gesù" (Eb 12,2). La Parola di Dio dell'Avvento e del Natale darà il ritmo alla nostra attesa di Gesù, al nostro incontro con Lui, farà crescere la nostra sensibilità ad ogni forma di venuta del Signore: la sua venuta nella carne, nella contemplazione dei misteri della sua vita in compagnia di Maria nel Rosario; la sua continua venuta eucaristica, procurando di fare bene e frequentemente la Comunione; la sua venuta nella Gloria, preparando una buona Confessione natalizia come se dovessimo presentarci davanti a Gesù nell'ora della morte. 2. Se la fede si accende nell'incontro con Gesù, parleremo di Gesù a tutti, lo additeremo come esempio ai figli e agli amici, indicheremo o offriremo occasioni di incontro e di meditazione del Vangelo.

Beata Maria Troncatti: "In cammino con Maria sempre"

Il giorno 24 novembre 2012 a Macas, in Ecuador, si è celebrata la beatificazione di Suor Maria Troncatti, Figlia di Maria Ausiliatrice, missionaria nella selva amazzonica. Vogliamo fare memoria di questa grande donna, definita dal Papa Benedetto XVI nella Lettera apostolica di beatificazione "infaticabile missionaria in terra amazzonica, fedele testimone della misericordia divina, impavida operatrice di riconciliazione di pace", presentando una scheda. curata da Sr. Piera Cavaglià, che illustra la sua devozione filiale a Maria Santissima.

La vita di suor Maria Troncatti si svolse in una profonda comunione con Maria espressa in una fiducia incrollabile. Sgranava le Ave Maria come il respiro dell'anima e traeva da questa preghiera forza, serenità, audacia missionaria.
Alla soglia dei 15 anni, Maria aderì con entusiasmo all'Associazione delle Figlie di Maria. Fin da allora prese sul serio il fatto che la Madonna è Madre e non abbandona le sue figlie. Lo sperimentò molte volte nella sua vita e dunque era per lei un'evidenza che Maria è presente e ci accompagna.
Giovane suora, nel 1909, fu colpita dal tifo e guarì in seguito alla benedizione di Maria Ausiliatrice ricevuta da don Michele Rua in visita alla Casa-madre di Nizza.
A Varazze il 25 giugno 1915, durante la grave alluvione che colpì la città, si ruppero gli argini del torrente Teiro e un muro di cinta della casa crollò cadendo sul refettorio dove lei e un'altra suora stavano facendo colazione. L'acqua saliva paurosamente e lei credette di annegare. Pregò con tanta fede: Mostra te esse Matrem e promise che se Maria Ausiliatrice l'avesse salvata e il fratello fosse tornato dalla guerra sarebbe partita per le missioni tra i lebbrosi. La Madonna le salvò la vita quasi per miracolo e lei adempì la promessa: fu missionaria nel nome di Maria Ausiliatrice.
Le superiore la trattennero ancora qualche anno a Nizza, in Casa-madre dove fu infermiera dal 1919 al 1922. Una postulante ricorda che suor Maria era una seminatrice di fiducia e di amore a Maria Ausiliatrice. La raccomandazione più frequente che faceva era questa: "Prega la Madonna, vedrai che tutto andrà bene! Confida sempre in Lei e non aver paura! Coraggio la Madonna ti è vicina!".
Giunta in Ecuador alla fine del novembre 1922, suor Maria trascorse tre anni a Chunchi, poi quando giunse nella selva tra gli Shuar era prossima la festa dell'Immacolata, la Purissima, patrona di Macas. Lei aveva già quasi 43 anni e, pur sperimentando paura e incertezza, era tutta presa dall'ideale di "portare Gesù" a quei poveri indigeni. Questo era per lei il tonico più efficace contro ogni abbattimento. E ripeteva a se stessa "Maria è tutta la mia speranza!". Infatti i lunghi anni trascorsi accanto a consorelle, confratelli salesiani, giovani e adulti, Shuar e coloni, furono vissuti sotto lo sguardo materno di Maria. La sentiva vicina e attiva! Le teneva la mano quel giorno in cui dovette procedere al primo intervento chirurgico di emergenza sulla figlia del capo tribù. Così scriverà ai suoi genitori: "Immaginatevi, senza il necessario, un solo temperino che tenevo in tasca. La Madonna mi ha aiutata, ho visto un miracolo, ho potuto estrarre la pallottola che aveva vicino al cuore e la bambina guarì, grazie a Maria Ausiliatrice e a Madre Mazzarello" (Lettera del 27-12-1925).
Dove sorgevano le fondazioni missionarie erano state seminate le medaglie di Maria Ausiliatrice e quindi si era al sicuro. Le faticose e rischiose traversate dei fiumi o della foresta erano per suor Maria esperienze della continua protezione di Maria che la sosteneva e le impediva di affondare. Le Ave Maria ritmavano i suoi passi anche quando l'acqua era alta e minacciosa, quando l'incendio bruciava anni di fatiche o quando infierivano malattie mortali nei villaggi. Alle persone che giungevano alla missione per farsi curare diceva: "Io vi do le medicine, ma chi vi ottiene la guarigione è Maria Ausiliatrice!". Con la Madonna accanto, suor Maria - come riferiscono diversi testimoni - "cercava una soluzione per i nostri problemi di ogni giorno".
E con stupore toccava con mano l'intervento di Maria. Una volta camminando con una ragazza indigena nella foresta, sentì gelarsi le gambe e vide che un serpente vi si avvolgeva intorno. Trattenne il respiro e disse con un filo di voce: La culebra! La ragazza impaurita, ma esperta, le rispose: "Madre Maria non si muova!". Lei restò immobile ripetendo le Ave Maria. Poco a poco il serpente allentò le sue spire e sgusciò via. La ragazza disse piena di stupore: "Oh, madre Maria, se non se ne fosse andato, che cosa avrebbe fatto?". E suor Maria: "È molto semplice, sarei morta. Però vedi come la Madonna veglia su di noi?".
La stessa meravigliosa efficacia di tanti suoi interventi terapeutici o chirurgici trova la sola certa spiegazione nella costante e fiduciosa preghiera. Suor Maria chiedeva agli ammalati e a tutti di far spazio a Dio perché Egli e Maria Ausiliatrice potessero intervenire. E lei ne dava l'esempio. Il Salesiano, don Miguel A. Ulloa Domingues, racconta che nella missione si preparava la festa dell'Immacolata: "Stavo insegnando la Messa del Perosi ad un gruppo di Figlie di Maria. Suor Troncatti era seduta in un angolo del coro. Ad un certo punto parve addormentarsi. Una ragazza mi disse: "Non cantiamo più, perché suor Maria dorme!". Lei aprì gli occhi e disse: "Andate avanti a cantare, io non dormo. Sto meditando sull'amore che Maria ha per noi. Ella es para mi, todo [Lei è tutto per me]".
Erano in tanti a riconoscere che la maternità che suor Maria manifestava verso tutti era un riflesso vivo della bontà della Madre di Dio e della sua cura per ogni suo figlio. Possiamo dire davvero che fu "ausiliatrice" con l'Ausiliatrice!

    CRONACA DI FAMIGLIA


ADMA CENTRO AMERICA - PANAMA (26-30 SETTEMBRE 2012) - CONCLUSIONI DEL IV CONGRESSO

I partecipanti al IV Congresso Centroamericano dell'ADMA hanno maturato le seguenti conclusioni, frutto delle attività formative condivise nel congresso stesso sotto la guida dell'animatore spirituale don Pierluigi Cameroni e alla luce delle esperienze personali e associative. Alcuni aspetti vanno migliorati o promossi per crescere nel processo di partecipazione e corresponsabilità ispirati al Regolamento:

1. Promuovere l'amore al Santissimo Sacramento e a Maria Ausiliatrice come fece don Bosco.
2. Essere strumenti al servizio della persona, dei soci e della comunità, vivendo con coerenza.
3. Lavorare nella formazione dei membri già aderenti, elaborando un itinerario di formazione con giorni e ore fissi durante il mese.
4. Sollecitare la nomina di un animatore spirituale, consacrato o laico, ben preparato per i gruppi ADMA che ancora non lo hanno.
5. Compiere fedelmente ciò che esige il Regolamento, così come formare gli aspiranti con la formazione minima di un anno.
6. Nel processo di elezione dei Consigli locali si deve compiere ciò che è stabilito nel Regolamento, curando soprattutto la qualità umana e la dedizione al servizio degli altri, per assicurare un alto livello di impegno e responsabilità nello svolgimento del proprio ruolo.
7. I membri dei Consigli debbono accettare opinioni, suggerimenti e osservazioni per migliorare in qualche ambito specifico, portarli alle riunioni mensili del Consiglio, dove debbono essere presentati e analizzati, insieme all'animatore spirituale di ogni gruppo, ricordando che come membri del Consiglio sono stati chiamati per dare appoggio e collaborazione a tutti i membri dell'Associazione.
8. I Consigli debbono avere formatori nella fede che siano un appoggio per i membri dell'Associazione, nel caso che ancora non li abbiano.
9. L'ADMA deve aver una rappresentanza nel Consiglio Pastorale Parrocchiale, quando i gruppi sono inseriti in una parrocchia.
10. Conseguire e conservare nell'archivio i documenti dell'Associaizone (storia, decreto di erezione, diploma di aggregazione, elenco dei soci, relazioni di congressi e di attività di formazione e di apostolato, verbali delle sessioni del Consiglio…).
11. Essere disposti a collaborare attivamente nei programnmi delle proprie parrocchie.
12. Prendere a cuore la propria formaziomne spirituale, studiando i documenti della Chiesa, il Catechismo, la Liturgia… Inoltre formare la propria coscienza attraverso la frequenza al sacramento della Riconciliazione, dopo l'esame la coscienza, come indicato dal Regolamento.
13. Programmare gli Esercizi Spirituali per i gruppi con ritiri di tre giorni, almeno una volta all'anno per promuovere la fraternità, l'unità e la formazione spirituale dell'Associazione.
14. Se possibile promuovere un congresso nazionale una volta all'anno.
15. Dare testimonianze di vita che siano esemplari, mantendo un atteggiamento di ascolto della Parola e la preghiera per camminare con fedeltà e perseveranza nei momenti difficili, invitando gli altri ad affrontare le proprie difficoltà a imitazione della Vergine Maria.
16. Deve esistere una buona comunicaizone tra i gruppi ADMA del Centro America per condividere esperienze e sostenersi vicendevolmente.
17. Promuovere il senso di appartenenza.
18. Ogni gruppo assegni a un socio il compito di scaricare ADMAonline, il messaggio mensile che don Pierluigi invia mensilmente come animatore mondiale per essere distribuito tra i membri per il loro studio.

INCONTRO ADMA ECUADOR -

In occasione della beatificazione di Suor Maria Troncatti (Macas - Ecuador 24 novembre 2012) don Pierluigi ha avuto l'opportunità di incontrare, la domenica 18 novembre presso la sede ispettoriale di Quito, alcuni soci dei gruppi dell'ADMA dell'Ecuador, accompagnati da alcuni membri del Consiglio Nazionale: la presidente, Sig.ra Blanca Narvaez, la segretaria, Sig.ra Jeaneth Barahona, l'animatore spirituale, don Emilio Vera. E' stato un momento di condivisone e di fraternità dove è stata presentata la vita dei 27 gruppi ADMA dell'Ecuador sottolineando in modo speciale il grande lavoro in atto a servizio di tante persone in difficoltà: bambini di strada, madri abbandonate, persone in necessità, anziani, ammalati, persone vittime dell'alcool e della droga… Una molteplicità di iniziative e attività che hanno evidenziato il carattere apostolico ed educativo dell'associazione e l'esigenza di dare concretezza di carità all'impegno associativo. Don Pierluigi ha invitato a documentare e condividere queste pratiche buone, ha sollecitato il rinnovamento dei gruppi con la formazione e l'accompagnamento di coppie e famiglie giovani e infine ha esortato a valorizzare la testimonianza di fede e di amore a Maria Ausiliatrice di Suor Maria Troncatti, missionaria in terra ecuadoregna.

PALERMO (ITALIA) -

Il gruppo ADMA della Parrocchia Maria Ausiliatrice di Villa Ranchibile il giorno 7 ottobre 2012 accoglie 9 nuovi soci.


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ADMA Primaria di Torino-Valdocco:

ADMA | Santuario di Maria Ausiliatrice | Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | ITALIA
Tel.: 0039-011-5224216 | Fax.: 0039-011-52224213 |
E-mail: adma.torino@tiscali.it 
                                   
 Presidente ADMA:
                                    Signor TULLIO LUCCA (incarico fino a 2014) -
E-mail: Tullio.Lucca@gmail.com
Animatore Spirituale ADMA:
Don Pier Luigi CAMERONI |Istituto Salesiano | Via S. G. Bosco 1 - 25075 NAVE - BS
TEL. 030-2530262 - FAX 030 - 2533190 | CELL. 3401452349 |
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