Maria, donna del futuro, aprici il cammino! Maria è il
terreno buono che ha accolto, custodito e fatto germinare il
seme del Verbo. Affidarci a Lei è essere custoditi dallo
spirito del male che fa di tutto per rubarci il seme della Parola;
è essere educati ad andare in profondità, vincendo
la superficialità spirituale che inaridisce ogni dono
e ogni grazia che vengono dall'alto; è essere resi forti
contro le spine acutissime che si insinuano nel cuore umano con
le passioni ingannatrici e i desideri disordinati, che soffocano
ogni germe di bene; è essere sempre più terreno
buono e fertile che porta frutto. Tu dici: "Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla", ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti" (Ap. 3,15-19). Maria ci guida e di aiuta a vivere la Parola di Dio affinché possiamo intraprendere la via della nostra santificazione. Certo la Parola
di Dio è esigente: "Infatti la parola di Dio è
viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio
taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell`anima e
dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti
e i pensieri del cuore" (Eb. 4,12). Maria ci aiuta a prendere sul serio la Parola di Dio: * a testimoniare con la vita
e quando occorre con la parola la fede cristiana, anche a costo
di essere derisi o calunniati; XXVII GIORNATE
DI SPIRITUALITÀ DELLA FAMIGLIA SALESIANA Anche quest'anno la nostra Associazione (con oltre 30 soci) ha partecipato alle XXVII Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana, annuale appuntamento dei rappresentanti dei diversi gruppi della famiglia iniziata da Don Bosco, svoltosi a Roma dal 22 al 25 gennaio. Oltre ai 4 primi gruppi originari, Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiani Cooperatori e ADMA, fondati dallo stesso Don Bosco, sono stati presenti membri degli altri 22 gruppi di questo "grande movimento di persone al servizio della salvezza dei giovani", come sottolinea spesso Don Pascual Chávez, Rettor Maggiore dei Salesiani e, in quanto successore di Don Bosco, padre e centro di unità della Famiglia Salesiana. Tre Gruppi sono
stati riconosciuti proprio in concomitanza con questo evento:
Canção Nova, un movimento di laici internazionale
impegnato nella evangelizzazione, in modo particolare attraverso
i mezzi di comunicazione, nato nel 1978 da 12 giovani guidati
da un sacerdote salesiano, don Jonas Abib; "The Disciples",
o Istituto secolare Don Bosco, una associazione pubblica ecclesiale
maschile e femminile nata in India nel 1973 da una ispirazione
del salesiano don Joseph D'Souza. I Discepoli, traendo ispirazione
dal brano evangelico della missione che Gesù affida ai
72 discepoli, sono dediti alla proclamazione del Vangelo, all'insegnamento
del catechismo, alla cura degli ammalati e al servizio dei poveri.
La Congregazione delle Suore di San Michele Arcangelo, chiamate
anche "suore michelite" è stata fondata, sul
finire del XIX secolo, dal beato don Bronislao Markiewicz e dalla
Serva di Dio Madre Anna Kaworek. Il clima delle Giornate è stato particolarmente carismatico, grazia anche alla forte presenza del Rettor Maggiore che già nella Buona Notte del primo giorno, commentando il video della strenna, con intensa passione affermava: "Sono fiero di essere salesiano e in modo particolare di essere della Famiglia Salesiana". Il Rettor Maggiore così ha introdotto il suo messaggio ai rappresentanti dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana, messaggio nel quale ha anche fatto riferimento al "bisogno di partire dalla Spiritualità per costruire la comunione in vista della missione". Con il Rettor Maggiore è doveroso ricordare l'impegno e l'animazione di don Adriano Bregolin, Vicario del Rettor Maggiore e animatore della Famiglia Salesiana. Don Juan José Bartolomé, ha arricchito la riflessione guidando i partecipanti nella lettura biblica, alla luce della sensibilità salesiana, della parabola del granello di senapa, icona evangelica richiamata dal Rettor Maggiore a commento della Strenna. "Nata dalla grazia di Dio, la Famiglia Salesiana sarà grazia di Dio per i giovani se vive riconoscendo - e proprio perciò riconoscente - che nella sua esistenza Dio è presente attuando la sua salvezza 'come il granellino di senapa'. Vivere come Famiglia la comune vocazione salesiana è la prova di avere capito i misteri del regno e di poter capirci come recettori del dono di Dio." La riconsegna ai diversi gruppi della Carta di Comunione della Famiglia Salesiana, documento non nuovo, ma bisognoso di costante attenzione, è stata fatta in modo condiviso dal sig. Roberto Lorenzini, dell'Associazione dei Salesiani Cooperatori, don Pierluigi Cameroni, Salesiano e Animatore spirituale dell'ADMA, e sr. Carmela Santoro, Figlia di Maria Ausiliatrice. Insieme hanno evidenziato come Don Bosco, docile all'azione di Dio, sia all'origine della Famiglia Salesiana diventando il promotore di quel carisma che, coniugandosi con stili, esigenze, culture ed epoche diverse, ha ispirato varie realtà ecclesiali. I tanti gruppi della Famiglia salesiana sono chiamati a costruire una comunione di reciproca conoscenza e rispetto, partendo dalla contemplazione dell'icona della Trinità, modello di ogni comunione. Hanno fatto seguito, come esempio concreto di comunione, due testimonianze. A San Severo, cittadina in provincia di Foggia, e nel nord-est dell'Italia i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice e i Cooperatori, operano in maniera concorde in collaborazione con le realtà sociali e diocesane nel primo caso e con progetti mirati per i giovani nel secondo. Nei pomeriggi hanno avuto luogo lo Spazio Meeting e il Laboratorio. Divisi in gruppo i 330 partecipanti sono stati invitati, confrontandosi con gli interventi proposti nelle mattinata, a prendere coscienza della dimensione ecclesiale e carismatica della Famiglia Salesiana individuando percorsi per crescere nella comunione. La giornata del 23 si è conclusa con una serata di festa attorno al IX Successore di Don Bosco, Don Pascual Chávez. Madre Yvonne Reungoat, Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha offerto ai partecipanti il pensiero della Buona Notte, con una comunicazione tutta mariana (che riportiamo più avanti). La giornata del 24 gennaio è stata caratterizzata dal ricordo di san Francesco di Sales, santo a cui Don Bosco si è ispirato e dal quale deriva il nome e lo stile dei Salesiani e dell'intera Famiglia Salesiana. E' stata fatta la presentazione della "Carta delle Missione" da parte della sig.na Pina Bellocchi VDB, da don Angelo Santorsola, salesiano, e da Maritza Valentiner, dell'Associazione Damas Salesianas. I tre relatori hanno sviluppato questo secondo documento di riferimento per i gruppi della Famiglia Salesiana mettendo in evidenza i rischi da evitare e le sfide da vincere. La seconda relazione è stata tenuta da Don Pascual Chávez, Rettor Maggiore dei Salesiani, che ha presentato il suo commento alla Strenna 2009. Don Chávez, commentando il testo dello storico verbale del 18 dicembre 1859, nel quale si sancisce la nascita della Congregazione salesiana, ha precisato che in esso è presente non solo il seme dell'ordine religioso, ma anche quello dell'intera Famiglia Salesiana. Il successore di Don Bosco nel suo intervento ha invitato la Famiglia Salesiana "ad acquisire una nuova mentalità, a cambiare il paradigma, a pensarsi ed agire sempre come Movimento", un cambio che significa tre cose: "intenso spirito di comunione", "unione di cuori, oltre ad uno spirito di comunione con convinta volontà di sinergia" e "unità di intenti e con matura capacità di lavorare in rete". Nella serata del 24 i partecipanti alle giornate si sono portati a Genzano di Roma. Qui hanno assistito al musical su Don Bosco "Andiamo Ragazzi!" promosso dalla Famiglia Salesiana del Piemonte e della Valle d'Aosta e realizzato dalla Compagnia Teatrale "L'Alfa e l'Omega de Joanne Bosco". Due gli appuntamenti che hanno caratterizzato l'ultima giornata di Spiritualità della Famiglia Salesiana, domenica 25 gennaio: l'Eucaristia domenicale, presieduta dal Rettor Maggiore, e la conclusione svoltasi nell'aula magna del Salesianum. Don Chávez, commentando le letture della III domenica del tempo ordinario, ha indicato ai presenti la necessità di convertirsi e credere così come richiesto da Gesù nel brano evangelico. I 18 giovani che seguirono Don Bosco nella fondazione della Congregazione salesiana sono come i primi quattro apostoli che hanno risposto alla chiamata di Gesù: "Ecco quanto Don Bosco si attende della sua famiglia spirituale ed apostolica: un gesto simile a quello del gruppo di giovani che radunati nella sua camera il 18 dicembre del 1859, 150 anni or sono, decisero di lasciare i propri sogni e progetti per fare proprio il sogno e il progetto suo: la salvezza dei giovani. Anche loro, lasciato tutto lo seguirono". Successivamente, in assemblea, i rappresentati della Famiglia Salesiana hanno condiviso le conclusioni e i contributi emersi dai lavori di gruppo. Tre gli atteggiamenti ai quali i singoli e i gruppi della Famiglia Salesiana sono chiamati: ampiezza del cuore, accoglienza della diversità e camminare insieme verso un traguardo condiviso. È stata richiesta una formazione condivisa che contempli la spiritualità salesiana, i temi etici, la questione sociale e politica. Diverse le iniziative e i campi di azione indicati perché ciò si realizzi. Don Chávez nel riconsegnare ai gruppi della Famiglia Salesiana le conclusioni e i suggerimenti presentanti in sala, ha espresso un suo sogno: aprire presso l'opera di Cremisan, in Israele, un centro di formazione internazionale della Famiglia Salesiana, gestito in collaborazione tra i diversi gruppi. Un secondo desiderio, espresso dal Rettor Maggiore e per il quale ha dichiarato il suo impegno perché si realizzi, è quello di giungere ad un riconoscimento ufficiale della Famiglia Salesiana da parte della Santa Sede. Perché questo si realizzi, ha precisato Don Chávez, è necessario scrivere una "Carta della Famiglia Salesiana" che presenti con chiarezza la sua identità. Per tutto questo il Rettor Maggiore ha ricordato come sia necessario che il "Bosco salesiano venga irrigato con il sangue dei martiri, il sudore della fatica e le lacrime della sofferenza". "Don Bosco è un 'padre' che ha generato figli che proseguono ancora oggi la sua esperienza carismatica e spirituale", ha detto il Rettor Maggiore non esitando a paragonare Don Bosco ai patriarchi del Vecchio Testamento, perché trasmettitore di una fede e di benedizioni. Il santo torinese è un fondatore non solo in senso storico e giuridico, - a lui si devono i 4 gruppi originari della Famiglia Salesiana: i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice (con S. Maria Mazzarello), i Salesiani Cooperatori e l'Associazione di Maria Ausiliatrice (il Rettor Maggiore, rifacendosi anche alle ricerche storiche di don Pietro Braido, ha sottolineato con forza il fatto che don Bosco ha fondato l'ADMA) - ma anche in senso teologico: promotore di un carisma che si diversifica nei vari gruppi della Famiglia Salesiana. Don Bosco è anche il precursore di una via di santità che è stata percorsa da uomini e donne, religiosi e laici, adulti e giovani, vescovi. L'assemblea si è sciolta sulle note allegre della canzone "Siamo Salesiani" tratta dal recital "Andiamo ragazzi" apprezzato la sera precedente dai partecipanti alle Giornate della Famiglia Salesiana. Le Giornate di Spiritualità sono state per noi una forte esperienza di comunione e di condivisione durante le quali abbiamo vissuto in un clima vero di famiglia che ci ha trasmesso la gioiosa sensazione di essere "a casa", tra amici e fratelli. Abbiamo potuto "toccare con mano" cosa significa fare parte della Famiglia Salesiana, un'unica famiglia, composta da (finora) 26 gruppi, ognuno dei quali esprime in modo diverso il carisma salesiano. La nostra Famiglia è come l'unico tronco da cui nascono molti rami, un albero nato da un seme piantato 150 anni fa, dal cuore del nostro amato padre San Giovanni Bosco, poi cresciuto "innaffiato col sangue dei martiri e irrigato con le lacrime e con il sudore della fronte". La nostra missione è ora quella di fare fruttificare la comunione tra i nostri gruppi affinché l'albero diventi un bosco, ovvero la Famiglia Salesiana diventi "un vasto movimento di persone per la salvezza della gioventù". Siamo stati poi particolarmente arricchiti dall'incontro con i membri dei vari gruppi della FS e dai momenti di dialogo e di condivisione delle reciproche esperienze. Conoscere tante persone che testimoniano con la loro vita un intenso amore per i giovani, ci ha dato gioia e ci ha trasmesso serenità, ci ha fatto capire di non essere soli né dimenticati. Durante le "Giornate" tutta la Famiglia Salesiana si è raccolta intorno al nostro caro Rettor Maggiore Don Pascual Chavez Villanueva, che avuto per tutti un sorriso, un gesto di attenzione e di accoglienza. Ci ha parlato come un padre ai suoi figli, come Don Bosco avrebbe parlato ai suoi ragazzi; le sue parole sono state illuminanti, di particolare semplicità e immediatezza, e hanno saputo infonderci entusiasmo per la missione lanciata dalla Strenna 2009. Ha saputo trasmetterci l'orgoglio di appartenere alla Famiglia Salesiana e al tempo stesso ci ha anche invitati ad aprire il cuore e ad accogliere le diversità. Come membri dell'ADMA non abbiamo potuto non gioire del fatto che il Rettore Maggiore ha voluto in modo particolare rimarcare a tutti, nel suo intervento finale, che la nostra associazione è stata fondata personalmente da San Giovanni Bosco. Dall'esperienza di Roma portiamo a casa tanto entusiasmo e la voglia di trasmettere il "lieto annuncio" che c'è stato a nostra volta trasmesso: siamo una Famiglia! E quando si è una famiglia si ha un grande desiderio di andare in Paradiso tutti insieme. (Alessandro e Laura, ADMA Nave - Brescia) E' un'esperienza
che ogni volta ti ricarica. Si viene a casa con un entusiasmo
di idee da mettere in pratica. Mi è rimasta impressa questa
puntualizzazione: il seme gettato non può essere dimenticato!
Sono necessari la pazienza, la costanza, la cura e l'amore del
contadino per poterne fare una pianta rigogliosa e ricolma di
frutti. La Famiglia Salesiana si è allargata a 26 gruppi
riconosciuti e altri che attendono di essere inseriti: ciò
è frutto del lavoro di tanti salesiani che hanno saputo
coltivare il terreno a loro affidato. Parlare con le persone
che fanno parte di questi gruppi è veramente un arricchimento
spirituale. Il Rettor Maggiore è un esempio di responsabilità
verso chi gli è stato affidato: l'attenzione, la sensibilità
che porge a tutti ed a ognuno di noi, la sua vitalità
rappresentano la forza del carisma salesiano e ci spronano ad
affrontare il compitocce ci aspetta: i frutti dipendono anche
da noi! Allora forza: siamo Salesiani! (Giusy - Presidente ADMA
Primaria).
Mi sento onorata di essere dinanzi a questa qualificata assemblea per offrire un pensiero di buona notte, al termine di una giornata dedicata alla ripresentazione della carta di comunione della Famiglia salesiana e in preparazione alla giornata incentrata sulla carta della missione. Domani è la festa del nostro grande comune Patrono, San Francesco di Sales, a cui don Bosco ha attinto la spiritualità che ci ha lasciato in consegna. È anche la commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice, la madre e maestra affidata dal personaggio del sogno a Don Bosco come guida nella missione di educare le giovani generazioni. Ricordando la missione che don Egidio Viganò aveva affidato alle FMA di tenere viva la dimensione mariana nella Famiglia salesiana, mi permetto di indirizzarvi alcune parole, tentando di non lasciare semplicemente sullo sfondo Maria, ma assumendo i suoi stessi occhi di madre e ausiliatrice. Lei è l'Ispiratrice della missione di Don Bosco e di tutte le istituzioni a cui ha dato vita, della Famiglia salesiana nel suo insieme. È lei la Madre che crea e alimenta la comunione, che sollecita i suoi figli e figlie alla missione di accogliere e far crescere la vita nello stile dell'amorevolezza salesiana. Da Maria apprendiamo lo sguardo d'insieme sulla realtà, importante per non disperderci nelle analisi delle situazioni, pur necessarie, che sono il punto di partenza per una missione più incisiva e feconda. Nel Capitolo generale XXII del nostro Istituto, che abbiamo terminato due mesi fa, abbiamo voluto sottolineare l'importanza di sentirci accompagnate da Maria per aprirci a riconoscere e accogliere i segni dell'amore preveniente di Dio nel nostro tempo, per essere noi stesse segno di questo amore, per porre insieme nuovi segni anche nelle frontiere dell'educazione dove la fame e sete di amore dei giovani ci chiamano ad offrire risposte evangeliche coraggiose e coerenti. Con la Strenna 2009 il Rettor Maggiore don Pascual Chávez ci ha offerto elementi importantissimi non solo su ciò che possiamo fare insieme come Famiglia salesiana, ma su ciò che possiamo essere, quando ci impegniamo a creare una cultura della Famiglia salesiana. Vogliamo assumere le indicazioni del Nono Successore di Don Bosco che riconosciamo quanto mai vitali in un tempo in cui è necessario non solo unire le forze di fronte alle sfide inedite che viviamo, ma unirci nell'assunzione più convinta della spiritualità che ci caratterizza nella Chiesa. Come FMA dichiariamo la nostra disponibilità in questo senso. In relazione al
punto di vista mariano, vorrei accennare ad alcune dimensioni
che Maria ci aiuta a costruire e ad alimentare. Ella è
maestra nella pedagogia dell'amore preventivo che diventa servizio
alla vita e alla gioia delle giovani generazioni. San Francesco di Sales inizia il Trattato dell'amor di Dio (TAD) con una preghiera dedicata a Maria, che definisce come la creatura più amabile e la più amata dalle creature. Maria è anzitutto la più amata da Dio, che ha posto in lei le sue compiacenze destinandola ad essere Madre del Figlio suo e di tutti noi. Il frutto più sublime dell'amore preveniente di Dio, diventa esso stesso amore preveniente. Per questo Maria è punto di riferimento essenziale per la Famiglia salesiana. In qualità di Madre di Cristo e icona della Chiesa, "madre dell'unità", Maria contribuisce a far crescere la comunione nella grande famiglia umana e a sviluppare la fraternità tra popoli e religioni, tutti bisognosi di una madre e di una guida per maturare nell'amore. Non la troviamo mai sola nel vangelo. Maria è figura che aggrega, convoca attorno a sé, è seme di comunità e matrice di comunione. Maria è madre della Famiglia salesiana, che in lei riconosce la sua fisionomia. Credo che la cultura della Famiglia salesiana possa maturare pienamente soltanto attorno a Maria. Benedetto XVI afferma che solo se Dio è grande anche l'uomo è grande. Quando lasciamo entrare Dio nel nostro cuore, come ha fatto Maria, la nostra umanità si esprime al meglio di sé: i nostri piedi si mettono in cammino, le nostre mani si aprono al servizio e dalle nostre labbra fioriscono parole di accoglienza e di comunione. Non c'è posto per parole vane che rivelano il vuoto interiore, e le nostre migliori qualità non ci inorgogliscono, ma vengono impiegate per la missione. Scoprire i mille segni d'amore con cui Dio accompagna la nostra vita ci rende pieni di gioia e capaci di essere anche noi dono per gli altri. Creati a immagine
e somiglianza di Dio, siamo chiamati ad esprimere nelle relazioni
quotidiane questa identità, in autenticità e libertà.
Lo spirito di libertà, di cui S. Francesco parla spesso
nei suoi scritti e che considera il più grande dei doni,
è appunto la libertà dell'amore, attinta continuamente
alla vita stessa di Dio. La testimonianza delle diverse vocazioni all'interno della Famiglia salesiana rende un servizio alla vita e alla gioia delle giovani generazioni, aiuta nella scoperta del senso della propria esistenza come vocazione e come servizio. La società globale presenta lo scenario di tante vite smarrite, inutili, buttate via. Per don Bosco, per Madre Mazzarello non c'erano persone inutili, non ragazzi perduti. Tutti avevano qualcosa da offrire. Per tutti c'era la gioia del vino nuovo di cui parla il vangelo delle nozze di Cana. Anche il gesto più ordinario diventava segno ed espressione dell'amore con cui Dio ama ogni sua creatura e si china su di lei. Nella prospettiva dei nostri Fondatori le vite sprecate - le anfore vuote poste in disparte - devono essere richiamate alla loro funzione di essere portatrici di acqua, ad una vocazione di servizio. Sapere e sentire di essere utili a qualcosa, sentirsi personalmente raggiunti da questa parola: Dio ti ama è il messaggio più grande che la nostra vita può trasmettere. La cultura della
Famiglia salesiana è promozione e difesa della vita, a
partire da quella dei più piccoli e deboli. Ma occorre
che noi per primi viviamo per qualcosa e per Qualcuno. La spiritualità
salesiana è la linfa che alimenta la nostra esistenza
personale e le nostre diverse vocazioni all'interno della Famiglia.
È la condizione perché essa sia quel Movimento
di cui parla il Rettor Maggiore. L'impegno di ritornare alle
sorgenti carismatiche, mentre potenzia l'identità specifica
di ciascun gruppo, rinvigorisce l'intera Famiglia. Le incomprensioni, gli ostacoli, le fatiche del cammino, le difficoltà nella missione non sono per don Bosco un impedimento a proseguire. Maria è per lui guida, sostegno, specchio in cui vede riflessa la sua speciale missione tra i giovani. È lei che ha fatto tutto. In lei trova la forza di andare avanti, in abbandono fiducioso alla volontà di Dio. Anche Maria Domenica sottolinea la presenza costante di Maria, il modello a cui guardare, la fisionomia da riprodurre per essere vere immagini di Maria (cf Cronistoria III 216). Crederla presente nella nostra vita, aiuta a costruirci come famiglia che si rinnova intorno all'Eucaristia ed esprime la comunione in gesti di perdono e di amore donato e ricevuto. L'amore a Maria, l'impegno di somigliarle, rende meno timorosi, più audaci nel proporre alle giovani e ai giovani la vita nuova donata in Gesù, nel risvegliare l'attenzione al progetto che Dio ha su di loro. Come gruppo della Famiglia Salesiana siamo chiamate a prolungare la missione materna di Maria, ad essere ausiliatrici tra le giovani generazioni in un tempo di forte emergenza educativa, come ha dichiarato più volte Benedetto XVI. Potremo farlo se, insieme, oseremo proporre ai giovani l'ideale della comunione che aiuta a superare i pregiudizi, la diffidenza e l'estraneità, libera e potenzia le risorse rendendole disponibili per un servizio alla vita e alla gioia: se elaboreremo progetti che offrano sostegno alle persone e alle famiglie nelle diverse tappe del loro cammino, a partire da una sana educazione dell'affettività negli anni della fanciullezza e adolescenza fino all'attenzione verso le coppie e le famiglie. L'impegno per una cultura della vita diventa anche sollecitudine a sviluppare la dimensione vocazionale intrinseca al processo educativo e suppone guide competenti e autorevoli. L'amore alla vita è una caratteristica tipica della pedagogia salesiana e costituisce il clima dove possono maturare esistenze aperte e disponibili, capaci di guardare con sereno ottimismo al futuro. Maria guida tutta la Famiglia salesiana ad essere quel vasto movimento di persone di cui parla il Rettor Maggiore. Una Famiglia articolata in gruppi diversi che esprimono le differenti vocazioni nella Chiesa, converge su alcune scelte ispirate dalla comune spiritualità ed elabora proposte culturali alternative a quelle dominanti, in rete con gli altri movimenti di ispirazione cristiana. Essa vive ed esprime
il sistema preventivo, che è il sistema dell'amore, del
rispetto, della difesa dei diritti umani di tutti, privilegiando
i piccoli e indifesi. Il movimento è fatto di dinamismo,
di intreccio di rapporti. Maria ci aiuta ad alimentare la fiducia
reciproca all'interno di ciascun gruppo e tra i vari gruppi della
Famiglia salesiana. Ci accompagna nell'impegno di tessere relazioni
di reciprocità e di convergere nella missione di donare
ai giovani motivi di speranza e di gioia. INTENZIONI APOSTOLATO
DELLA PREGHIERA - MARZO 2009
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