IV CONGRESSO INTERNAZIONALE
di
MARIA AUSILIATRICE
TORINO-VALDOCCO / 1-4
Agosto 2003
Incoronazione
di Maria alla luce della sua Assunzione
(riflessioni
teologiche e salesiane)
Sin dal momento in cui sono
stato invitato a partecipare al IV Congresso Internazionale di
Maria Ausiliatrice in occasione del centenario dell'incoronazione
dell'immagine di Maria Ausiliatrice, ho pensato che il modo migliore
di farlo sarebbe stato quello di offrire una riflessione sull'Assunzione
della Santissima Vergine, perché è lì che
si trova la vera e propria incoronazione di Maria, anche se il
testo dell'Apocalisse (12,1), in cui l'autore sacro ci presenta
il segno della "donna vestita di sole, con una corona di
dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi", è
adoperata sovente per parlare del trionfo dell' Ausiliatrice
e quindi della sua incoronazione.
Sappiamo però che il
testo si riferisce piuttosto alla Chiesa, che trova certo il
suo modello più perfetto nella Madonna. Da questo punto
di vista mi sembra più importante riflettere sulla vera
incoronazione di Maria, di cui l'incoronazione del quadro di
Maria Ausiliatrice è un segno; un segno inteso a sottolineare
l'intervento materno della Madonna a favore della Chiesa e del
mondo, lungo la storia.
Vi offro dunque alcune riflessioni teologiche e salesiane circa
l'Assunzione della Vergine Maria, sperando che servano ad approfondire
un po' quello che celebriamo e ci spingano ad essere veri e propri
figli di Maria Ausiliatrice, la Madonna di Don Bosco.
I. ASPETTO
STORICO
Parlare dell'Assunzione di
Maria Santissima, dal punto di vista strettamente storico, significa
limitarsi a fare ricerche sulla fine terrena di Maria. Al di
fuori di quest'ambito, si parlerebbe di "morte" ma
questa parola ha fatto problema, in qualche momento della Tradizione
ecclesiale.
Sintetizzando in forma schematica il suo pensiero, uno specialista
di questo tema afferma: "Le testimonianze della letteratura
ecclesiastica dei sei primi secoli nei riguardi della morte di
Maria e la sua assunzione in senso stretto, sono scarsi e sconnessi.
Quindi, dal punto di vista strettamente storico, non si può
affermare con certezza che esista una tradizione apostolica esplicitamente
generale e ininterrotta sul modo in cui Maria ha abbandonato
questo mondo" . Decisiva, sotto questo aspetto, è
la testimonianza di Epifanio di Salamina (+ 403): "E' possibile
che la Vergine Santa sia morta e sia stata sepolta o che l'abbiano
uccisa o magari sia rimasta in vita. Dio è così
potente da fare quel che Egli vuole; per questo nessuno conosce
la sua fine" .
Qualunque cosa voglia significare l'affermazione di Epifanio,
una cosa è certa: al tempo in cui egli scrive non si conosceva
né come, né dove, né quando fosse avvenuta
la fine terrena di Maria.
Allo stesso modo è significativo poter affermare che nei
primi secoli della Chiesa non costituiva affatto un problema
parlare di 'morte' di Maria. Solo verso il sec.VI comincia a
prendere corpo - in narrazioni apocrife, sermoni in suo onore
e incipienti "trattati - l'idea del suo transito-dormizione",
senza morte propriamente detta. E' superfluo dire che le narrazioni
apocrife sono esageratamente prolisse in dettagli "fisici"
e persino birichine (come il Vangelo di Tommaso, in cui costui,
puntualmente incorreggibile, non arriva a tempo a congedarsi
dalla Madre di Gesù, ma è poi riconosciuto miracolosamente).
II. FONDAMENTO
BIBLICO
Indubbiamente il dogma dell'Assunzione
di Maria Santissima non implica tutto questo complesso di rappresentazioni
popolari; il suo nucleo di fede, invece, richiede che sia basato
sulla Sacra Scrittura. E a questo riguardo, analogamente a quanto
si può affermare per l'Immacolata Concezione di Maria,
non abbiamo un fondamento biblico diretto ed esplicito. "Dobbiamo
riconoscere, allora, che non esiste, propriamente parlando, una
'argomentazione biblica' circa l'Assunzione di Maria. Non si
può indicare nessun testo biblico in particolare, come
testimonianza fondante di questo mistero mariano" .
Tuttavia il Magistero della Chiesa - e il 'sensus fidelium' -
hanno ritenuto, lungo i secoli, che esso si basi sulla Rivelazione
nel suo complesso. Il Papa Pio XII, nella Bolla della definizione
dogmatica "Munificentissimus Deus", dice: "Tutte
queste ragioni e considerazioni dei Santi Padri e dei teologi
hanno come fondamento ultimo la Sacra Scrittura, la quale ci
presenta l'anima della Madre di Dio strettamente unita a suo
Figlio e sempre partecipe della sua sorte" (MD 15) .
I PP. Flick e Alszeghy hanno
sviluppato, a proposito di questo dogma - è quanto costituisce
praticamente il centro di una delle loro opere - il metodo della
"convergenza" della Sacra Scrittura, non tanto partendo
dai testi singoli, quanto dai grandi temi della Rivelazione .
Sempre restando in questo tema, noi possiamo analizzare i testi
biblici dell'Eucaristia e della Liturgia delle Ore nella Solennità
dell'Assunzione, pur con l'uso tipico della Sacra Scrittura fatto
dalla Liturgia.
Quanto alla Messa: dall'AT si preleva un solo testo, in senso
simbolico (l'Arca dell'Alleanza, in 1 Cr 15, 3-4, e 15-16 nella
Vigilia della Solennità). Dal NT, due testi di san Paolo
(entrambi da 1 Cor 15 e uno dall'Apocalisse (cap.11-12). Dal
Vangelo secondo Luca: 11,27-28 per la Vigilia e 1,39-56 (Visita
a Elisabetta e Magnificat) per la Messa del Giorno. Quanto alla
Liturgia delle Ore: il testo più ampio (nell'Ufficio delle
Letture) è preso da Ef 1,16-2,10. Le letture brevi sono:
Rm 8,30; Is 61,10 e 1 Cor 15; quelle per l'Ora Media sono prese
da Gdt 13, 22-23b; Ap 12,1 e 2 Cor 5,1; ci sono inoltre allusioni
ad altri testi biblici (per es. al Cantico dei Cantici, nell'antifona
delle Lodi).
Questa breve analisi conferma
quanto detto anteriormente, e cioè: non essendovi alcun
testo esplicito, la diversità cerca di abbracciare la
ricchezza della tematica biblica, con una chiara dinamica di
convergenza.
È chiaro che questa assenza di fondamento biblico esplicito
costituisce uno dei problemi ecumenici più forti al riguardo,
insieme al rifiuto - piuttosto formale - di un dogma dichiarato
dal Vescovo di Roma. Per esempio, la Chiesa Ortodossa non mette
in questione il primo punto, bensì quest'ultimo : riconosce
la verità, ma respinge il dogma.
III.
TRADIZIONE DELLA CHIESA
Il silenzio biblico contrasta
con l'abbondanza di elementi della Tradizione (anche se questi,
come si è detto prima, sono piuttosto tardivi). Si potrebbe
parlare di tre grandi tappe nello sviluppo della Tradizione:
·
tappa primitiva:
è fatta soprattutto da narrazioni
apocrife e da alcuni sermoni e omelie;
·
tappa medioevale:
protagonista in particolare la Scolastica,
polemica soprattutto per le implicazioni antropologiche;
·
tappa moderna:
caratterizzata dall'apparizione di Manuali e
dalla problematica legata alla Riforma e Controriforma.
Non essendo necessaria un'analisi
esauriente di questo sviluppo della Tradizione, in cui svolge
un ruolo decisivo il sensus fidelium, basterà dire in
sintesi che è chiamato in causa il principio teologico
di Vincenzo di Lerins, in quanto si tratta di una credenza del
popolo cristiano "semper et ubique", pur senza la chiarezza
che si andrà facendo progressivamente in seguito.
Dunque, come segnalavo precedentemente, al principio appaiono
man mano narrazioni apocrife - anche con tratti mitici - e appare
anche la celebrazione della Festa, in diverse regioni della Chiesa:
verso la fine del secolo VI in Oriente, e dal secolo VII in Occidente.
Più avanti - verso il Medio Evo - si va chiarificando
progressivamente il "che cosa" dell'Assunzione (quanto
al nome e soprattutto quanto al contenuto) e nello stesso tempo
le ragioni teologiche che la motivano. Cerchiamo di sintetizzare
brevemente questi due aspetti.
- Il "che
cosa" dell'Assunzione
Bisogna riconoscere che fin
dal principio la fede della Chiesa nell'Assunzione di Maria è
incentrata sulla sua glorificazione, lasciando da parte le rappresentazioni
"fisiche".
Eppure, in queste prime tappe della riflessione mariologica non
appare nessuna preoccupazione di difendere la non-mortalità
di Maria; e - stranamente - più che sostenere ciò,
si sostiene la sua non-corruzione nel sepolcro (fino al punto
che ad alcuni non disturberebbe affatto che il corpo sia stato
sepolto: purché non si sia corrotto). Per questo non si
può nemmeno dire che sia unanime l'identificazione Assunzione
= Risurrezione, anche se ciò è molto frequente
in vari Padri e autori ecclesiastici.
Cosicché, dice Carlos I. Gonzàlez, "la chiesa
bizantina e la chiesa monofisita hanno celebrato la festa del
15 agosto fin dall'era patristica. La teologia, però,
non è uniforme. Mentre alcuni insegnano la morte e risurrezione
di Maria, altri sostengono che il suo corpo si trova, incorrotto,
da qualche parte, attendendo la risurrezione della carne"
.
Più avanti afferma: "Anche se alcuni autori accettavano
già l'Immacolata Concezione (soprattutto dopo Scoto),
non sembra che tale evento abbia fatto breccia nella convinzione
circa la morte di Maria, perché usavano distinguere tra
il fatto che Maria fosse stata concepita libera dal peccato e
il fatto che fosse libera dalle conseguenze del peccato"
.
Infine lo stesso autore, presenta un riassunto di un famoso specialista,
G. Alastruey: "Se si considera l'Assunzione in concreto,
come è presentata nella liturgia e nei documenti dei Padri
e dei teologi, certamente comprende tutti questi elementi: morte
previa, preservazione dalla corruzione del sepolcro e risurrezione
anticipata; per cui occorre dire che l'Assunzione consiste nell'unione
del corpo con l'anima gloriosa, preceduta dalla morte (ma non
dalla conseguente corruzione del sepolcro) e iniziata con la
risurrezione" .
- Ragioni
teologiche dell'Assunzione
Non è facile compendiarle
tutte, ma si possono raggruppare attorno ad alcuni nuclei rilevanti
della nostra fede. Chi le presenta più chiaramente è
Antonio M.Calero:
1- Il principio
della divina Maternità.
2- La perpetua
Verginità di Maria, a cui corrisponderebbe l'incorruttibilità
corporale dopo la morte.
3- Il principio
dell'associazione o dell'unione intima della Madre col Figlio
in funzione dell'Incarnazione.
4- L'onore
che, in virtù del quarto comandamento, Gesù Cristo,
come ogni buon figlio, deve tributare a sua Madre.
5- Il vincolo
che unisce Maria all'opera redentrice svolta da Gesù Cristo,
in virtù della quale Egli è il vincitore del peccato
e della morte: un vincolo espresso nel parallelismo antitetico
Eva-Maria, basato fondamentalmente sul testo del protovangelo:
Gn 3,15 .
Indubbiamente, queste ragioni
presentano una "densità teologica" molto differenziata:
La seconda, per esempio, che fa derivare l'incorruttibilità
dalla verginità perpetua di Maria, non è sostenibile;
così pure il 4° argomento è piuttosto debole.
José Cristo Rey García Paredes aggiunge altre ragioni:
oltre ad insistere sulla prima (Maria, Madre di Dio), sottolinea
la liberazione dal peccato originale e l'azione di Dio sul corpo
di Maria. Quanto alla prima, cita san Leone Magno: "Se Adamo
avesse agito perseverantemente secondo questa incomparabile dignità
concessa alla sua natura, osservando la legge che gli era stata
data, la sua anima intatta sarebbe stata condotta alla gloria
celeste con quella parte di sé stesso che era il suo corpo"
.
Cita poi Germano di Costantinopoli:
"Tu sei bella (Cn 2,13), e il tuo corpo verginale è
totalmente santo, casto, dimora di Dio. Per questo motivo è
esente dalla dissoluzione in polvere. Come corpo umano fu trasformato
fino alla vita eccelsa dell'incorruttibilità. E' vivo;
è superglorioso, pieno di vita e immortale". E aggiunge
il teologo spagnolo: "Germano usava l'argomento della convenienza,
secondo il quale sarebbe stato impossibile che la dimora di Dio,
il tempio vivo della santissima divinità dell'Unigenito
fosse preda della morte nella tomba" .
- Argomenti
"formali"
E' uno dei temi meno analizzati.
Personalmente penso che se ne usano principalmente tre :
a) La simmetria.
E' un meccanismo
concettuale e linguistico universale, ma non sempre esplicitato;
e soprattutto, pericoloso, quando diventa un 'letto di Procuste'
per accomodarvi molti elementi che trascendono di molto il suo
schematismo formale. Detta simmetria si presenta in due forme
principali:
· Simmetria
di compimento: all'Immacolata Concezione all'inizio della vita
di Maria, "corrisponde" l'Assunzione alla fine della
medesima. Negare la conseguenza significherebbe attentare al
principio.
· Simmetria
di contrapposizione: il famoso parallelismo tra Eva e Maria (che
giunse all'estremo nell'ingegnosa contrapposizione tra Eva e
"Ave" del saluto dell'angelo -in latino, naturalmente
- "mutans Evae nomen").
b) L'argomento di convenienza,
che si può
sintetizzare nelle lapidarie parole latine: potuit-voluit-decuit-ergo
fecit: "poté, volle, conveniva: quindi lo fece".
Lo collochiamo in questo paragrafo perché, in se stesso,
è formale: potrebbe applicarsi a moltissimi aspetti, quantunque
se ne sia fatto un uso privilegiato nella Mariologia. Ugualmente
formale, quantunque solo applicabile in questo campo, è
l'affermazione: De Maria nunquam satis.
Dice lo Pseudo-Agostino, citato
dallo stesso autore: "Mi causa timore l'affermare che il
corpo santissimo da cui Cristo prese carne
abbia avuto
la medesima sorte di tutti gli altri". Aggiunge García
Paredes: "Quindi bisognerebbe concludere che Maria è
in Cristo e insieme a Cristo. Colui che non permette che nemmeno
un capello del capo dei suoi santi cada senza il suo permesso,
non avrebbe conservato integro il corpo e l'anima di sua madre?
Se poté preservare Daniele dai leoni, non avrebbe preservato
la 'semper incorrupta'? Questo autore anonimo pose le fondamenta
della teologia dell'Assunzione in Occidente" .
Certo, l'argomento di convenienza
non è di per sé uno strumento negativo o da rifiutare;
ma, a mio modo di vedere, è almeno pericoloso. Se si usa
a posteriori, per giustificare qualcosa, mi sembra tautologico
e inutile: dimostrare che Dio ha realizzato qualcosa perché
conveniva che lo facesse, non aggiunge nulla. Se, in cambio,
lo si usa a priori, corre il pericolo di dare per dimostrato
quel che si dovrebbe dimostrare, ciò "conveniva"
e per questo Dio lo ha realizzato.
Solo allo scopo di dimostrarne
la discutibilità, farò un esempio, preso da un
famoso argomento dell'antichità: la possibilità
o meno del male. Di fronte al male, Dio può e vuole eliminarlo?
Conviene che lo elimini? Difficilmente si troverà un credente
che risponda negativamente a questa domanda. Ne deriverebbe come
conseguenza evidente, l' "ergo fecit"? Invece non l'ha
fatto.
Questo stesso esempio orienta
la nostra riflessione verso un pericolo concreto: quando colui
che usa la 'convenienza' ha una mentalità estrinsicistica,
che non cerca ragioni più a fondo e se la cava dicendo
che era "ciò che più conveniva": tale
mentalità trova la propria espressione tipica nel 'decretismo'.
Così è perché Dio così decretò,
posto che era ciò che più conveniva. Lo stesso
Antonio M. Calero in qualche momento sembra soffrire di questo
estrinsicismo, quando scrive, a proposito del 'collegamento tra
l'Assunzione e altre verità rivelate': "La sua misteriosa
unione con Cristo arriva fino al punto di essere stata prevista
e decretata la sua esistenza nello stesso e unico decreto con
cui fu prevista e voluta la presenza del Redentore fra gli uomini"
.
Ma, in particolare, è
pericoloso l'uso di questi principi formali in una visione trionfalista
del tema. Cosa non si è detto su ciò che Dio ha
fatto in favore di Maria, semplicemente perché poteva
farlo!
Tra i molti esempi, prendiamo
una parte del testo dell'Ufficio delle Letture del 22 agosto,
di sant'Amedeo di Losanna :
'La santa Vergine
Maria fu assunta in cielo. Ma il suo nome ammirabile rifulse
su tutta la terra anche indipendentemente da questo singolare
evento, e la sua gloria immortale si irradiò in ogni luogo
prima ancora che fosse esaltata sopra i cieli. Era conveniente,
infatti, anche per l'onore del suo Figlio, che la Vergine Madre
regnasse dapprima in terra e così alla fine ricevesse
la gloria nei cieli. Era giusto che la sua santità e la
sua grandezza andassero crescendo quaggiù, passando di
virtù in virtù e di splendore in splendore per
opera dello Spirito Santo (
) Abitava nel sublime palazzo
della santità (
) e sul popolo credente e assetato
faceva scendere la pioggia delle grazie, lei che nella ricchezza
della grazia aveva superato tutte le creature. Conferiva la salute
fisica e la medicina spirituale, aveva il potere di risuscitare
dalla morte i corpi e le anime. Chi mai si partì da lei
o malato o triste, o digiuno dei misteri celesti? Chi non ritornò
a casa sua lieto e contento dopo d'aver ottenuto dalla Madre
del Signore, Maria, quello che voleva?" [ il corsivo è
nostro].
In questo modo di fare Mariologia
è assente la serietà storica. E non è l'unica
deficienza: alla base vi è una prospettiva non cristiana,
bensì teista (cfr. a questo riguardo, le bellissime e
cristiane espressioni di santa Teresa del Bambino Gesù.
Ella giunge ad affermare di Maria che "tutto nella sua vita
è successo come nella nostra"). Evidentemente, il
problema non è mariologico e nemmeno cristologico: è
teo-logico, nel senso più forte della parola! "Quale
Dio regge l'esistenza cristiana, il Crocifisso o gli idoli di
religione, classe, razza e società?" .
c) Infine, mi pare interessante,
in questa prospettiva formale, l'osservazione di G.Söll,
citata da Bruno Forte: "Mentre le espressioni mariologiche
più significative dei Padri e dei Concilii erano state
formulate in collegamento con le discussioni cristologiche, apparve
anche per la dottrina mariana un nuovo orizzonte tematico, soprattutto
col passaggio nella teologia occidentale dalle questioni cristologico-trinitarie,
che caratterizzarono il cosiddetto 'dogma dell'antica Chiesa',
all'antropologia teologica" [la sottolineatura è
nostra]. Significativamente D.Söll lo chiama 'orizzonte'.
Personalmente, mi pare che questo passaggio dalla Cristologia
all'Antropologia è avvenuto nella valutazione teologica
della concezione verginale: da un senso fondamentalmente cristologico,
si è passato ad una accentuazione antropologico-morale,
e quindi mariologica, snaturandone molto il senso originale.
Questa prospettiva, con pochi elementi nuovi, venne sviluppandosi
fino ad arrivare alla dichiarazione del Dogma dell'Assunzione,
il 1° novembre del 1950, da parte del Papa Pio XII.
IV. RIFLESSIONE
SISTEMATICA
Il fatto di mettere in questione
alcuni elementi della Tradizione non deve farci dimenticare che
ci troviamo davanti ad una verità di fede della Chiesa:
non si tratta allora di metterla in discussione, ma bensì
di illuminarla teologicamente e pastoralmente, senza dimenticare
la dimensione ecumenica del problema.
Ciò nonostante, prima di passare al tema concreto dell'Assunzione,
vorrei collocarlo in un contesto più generale, che permetta
- così spero - di considerarlo in modo più adeguato
ed arricchente.
A) PUNTI
DI VISTA TEOLOGICI
1. Da una
"Mariologia della diversità"
ad
una "Mariologia della somiglianza".
Quanto detto sopra circa la
contrapposizione tra una "Mariologia teista" ed una
Mariologia autenticamente cristiana (basata, sicuramente, su
una "Myriam-logia") trova qui la sua piena incidenza.
La Mariologia, tanto a livello teologico come sul suo versante
devozionale, si può raccogliere, attorno a due poli estremi:
quello della diversità e quello dell'uguaglianza. Il primo
tende ad accentuare ciò che distingue Maria da tutti gli
altri esseri umani, e suscita, di conseguenza, l'atteggiamento
di ammirazione. Psicologicamente ne può scaturire un meccanismo
di difesa: la vedo così distante, la esalto tanto, che
diventa inimitabile. L'altro estremo, paradossalmente, può
anch'esse impedire l'imitazione, ma dal lato opposto: chi è
totalmente uguale a me, e a qualunque altro essere umano, non
ha motivo di essere imitato.
E' necessario, per questo, cercare un equilibrio tra i due poli,
avvicinandosi, indubbiamente, di più al secondo: Maria
di Nazaret, precisamente a motivo del suo ruolo unico ed irripetibile
nella storia della salvezza, non è uguale a noi, bensì
simile. Diciamo di più: questa "dis-uguaglianza"
non tende ad isolarla o allontanarla da noi, ma ci invita ad
imitarla. Possiamo dire che questa visione si ispira a Lc 11,27-28.
Di fronte a Maria singolare ed inimitabile ("Beato il grembo
che ti portò e il seno che ti allattò!"),
Gesù risponde al plurale: "Beati piuttosto quelli
che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica".
E' molto interessante applicare questi due punti di vista, in
concreto, ai diversi "capitoli" della Mariologia: l'Immacolata
Concezione, l'annunciazione-accettazione, la collaborazione sul
piano della salvezza di Dio ("corredenzione"), il cammino
di fede, che culmina nell'Assunzione. Queste verità si
contemplano teologicamente in modo molto diverso a seconda della
prospettiva della diversità o della somiglianza. Credo
che non sia stata ancora elaborata una Mariologia che si collochi
esplicitamente su questo nuovo orizzonte.
2. Da una
visione "ontologico-cosista" ad una visione "personalista-relazionale".
Una delle prospettive più
feconde della teologia attuale è il superamento di un
orizzonte "ontologico": questo (senza negare la sua
validità filosofico-teologica,) correva il pericolo di
accentuare la "priorità dell'essere", a detrimento
della persona. Tale affermazione è valida non solo nel
campo dell'antropologia teologica, ma anche in quello della teologia
trinitaria: l'irrilevanza del Mistero Trinitario si deve in gran
parte a questo "fascino dell'Essere=Uno"; per cui il
carattere pluripersonale passava in secondo ordine.
Un grande teologo cattolico tedesco, Heribert Mühlen, vedendo
in questo orizzonte "ontologico" uno dei limiti della
formulazione dei grandi dogmi della Chiesa antica, auspica esplicitamente
una "ri-traduzione" (concettuale e linguistica) di
questi stessi dogmi. Come esempio personale porto quello dell'Eucaristia.
Con la preoccupazione di accentuare
la presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, ci siamo
preoccupati di sottolineare la sua dimensione fisica: "Corpo,
Sangue, Anima e Divinità". Non rimane forse un po'
sacrificata la presenza personale del Signore? Il linguaggio
della cosiddetta 'comunione spirituale' lo evidenzia. Lo stesso
possiamo dire della Grazia. Meraviglia e causa tristezza vedere
la quasi "cosificazione", quando invece si tratta dell'aspetto
più relazionale che esista: Dio stesso, nella sua Vita
Trinitaria, che offre all'uomo la relazione più intima
che possiamo immaginare con Lui.
Non è necessario approfondire
questa seconda angolazione. Basterà applicarla ai temi
indicati precedentemente, per vedere quali di essi corrispondono
ad una visione personalista-relazionale e quali ad una visione
cosista.
B) APPPLICAZIONE TEOLOGICO-PASTORALE
A PROPOSITO
DELL'ASSUNZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA.
Mi pare che, in una visione
rinnovata - e, per questo, autenticamente ecclesiale - dell'Assunzione
di Maria, occorrerebbe mettere in rilievo, tra gli altri, i seguenti
aspetti.
1.- Nell'Assunzione di Maria contempliamo
- in una prospettiva di continuità - ciò che costituisce
la pienezza totale dell'essere umano (e quindi il culmine del
piano salvifico di Dio): la risurrezione della carne. Non siamo
chiamati solo ad una vita effimera su questa terra, e nemmeno
alla sopravvivenza solamente di un' "anima" supposta
immortale, ma di tutta la nostra realtà corporeo-spirituale.
Il fatto stesso che Paolo, argomentando in 1 Co 15,13 ("Se
non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato")
in certo senso fonda la risurrezione di Gesù sulla risurrezione
dei morti, mette in evidenza non "che abbiamo diritto a
risuscitare" (come erroneamente qualcuno potrebbe dedurne)
ma che la risurrezione non è anzitutto un concetto cristologico,
bensì antropologico ossia la risurrezione della carne
costituisce la pienezza dell'essere umano.
2.- Nell'Assunzione di Maria contempliamo
il compimento totale di ciò che l'angelo Gabriele disse
a Maria, salutandola nell'Annunciazione: " Rallegrati, piena
di grazia". Cercando di dare densità teologica a
questa espressione possiamo illustrarla in un triplice senso:
· "Grazia"
come gratuità: "piena di grazia" accentua la
totale gratuità di Dio eleggendo Maria, senza merito alcuno
da parte di lei, così come neppure da parte nostra, essendo
stati eletti ad essere "santi davanti a Lui" (cf. Ef
1,4). In questo senso l'intuizione della fede della Chiesa è
stata assolutamente unanime: non "ascensione", ma "assunzione".
E' opera di Dio!
· "Grazia"
non come "qualcosa", ma come Qualcuno: Dio Trino e
Uno. La teologia tradizionale ha denominato, con un' espressione
orrenda - Grazia Increata - questo rapporto di amore, totalmente
gratuito, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con ciascuno
di noi. In questo secondo senso, "piena di Grazia"
equivale a "piena di Dio": con un rapporto unico col
Dio Trino, realizzato nell'Assunzione.
· "Grazia" come effetto che produce in noi la
presenza di Dio: la teologia la denomina (anche qui inadeguatamente)
"Grazia Creata". In questo terzo senso, "piena
di Grazia" equivale a "l'Aggraziata per eccellenza":
a questo punterebbe la glorificazione (senza sfumature trionfalistiche)
che implica l'Assunzione di Maria.
3.- Unendo nuovamente i due punti di vista
(la Mariologia della continuità e l'orizzonte personale-relazionale),
considero molto significativo il fatto che non appare da nessuna
parte un testo evangelico, a mio parere, risolutivo. Potrebbe
essere il vangelo della solennità dell'Assunzione: Giovanni
17,24-26 ("Padre io voglio che anche quelli che mi hai dato,
siano con me dove sono io" ). Se questo è detto di
ogni cristiano, anzi oso dire, di ogni uomo e ogni donna, poiché
"con l'incarnazione, il Figlio di Dio si è unito
in certo modo ad ogni uomo" (GS 22), con quanta maggior
ragione, in primo luogo, possiamo affermarlo della Ss.ma Vergine
Maria! Non per esclusione, ma per eccellenza (sono consapevole
di star usando in forma convergente l'argomento "di convenienza";
spero in modo adeguato).
4.- Come tema relativamente secondario,
ma interessante nella Tradizione della Chiesa, si potrebbe vedere,
in una prospettiva rinnovata, il problema della morte o no di
Maria. Il rapporto si pone secondo il modo di intendere il peccato
originale. Tradizionalmente si faceva un ragionamento 'pacifico':
La morte è conseguenza del peccato originale.
Maria non ebbe peccato originale.
Quindi o Maria non è morta ( essendo la morte conseguenza
del peccato originale) oppure rimase libera dal peccato originale
ma non dalle conseguenze di esso: nel qual caso morì.
Come si può vedere chiaramente,
bisogna cogliere il problema alla radice e non nelle sue conseguenze.
La teologia attuale (mettendo in discussione il modo tradizionale
di intendere il peccato originale) non considera realizzabile
un essere umano la cui situazione di "giustizia originale"
implichi i cosiddetti "doni preternaturali". Questi
invece sono visti come espressione simbolica di un dono soprannaturale
unico, cioè l'amicizia con Dio. In tale situazione l'uomo
morirebbe sì, in quanto realtà biologica, ma senza
sperimentare ciò che chiamiamo l'aspetto umano della morte,
espresso genialmente in Eb 2,14-15 come "timore della morte".
In questo modo si compongono
in reciproca armonia i diversi aspetti, come le parti di un 'puzzle':
la pienezza di Grazia in Maria, intesa come amicizia con Dio,
trova la sua pienezza nell'Assunzione, attraverso la morte vissuta
come passaggio ad una situazione definitiva dell'essere umano,
cioè la risurrezione.
E' ineludibile, a questo punto, nella prospettiva della continuità,
porsi la domanda: è poi così infondata l'ipotesi
secondo la quale, come Maria, "risorgiamo al morire"?
V. RILEVANZA DELL'ASSUNZIONE
NEL CARISMA
SALESIANO
Ci sarebbe molto da dire a
questo riguardo, anche perché il più rimane ancora
a livello implicito. Ci limiteremo ad alcuni aspetti piuttosto
"storici", presi dalla vita di Don Bosco.
In primo luogo, la convinzione che ebbe sempre il nostro Padre
di esser nato nella festa dell'Assunta: "Il giorno consacrato
a Maria Assunta in cielo fu quello della mia nascita l'anno 1815
in Murialdo, borgata di Castelnuovo d'Asti" . Anche se non
è esattamente il giorno della sua nascita, le MB commentano:
"Al dì 15 di agosto erasi commemorato, come di consueto,
il compleanno di Don Bosco. Per questo il cardinale Alimonda
aveva voluto portargli personalmente i suoi auguri, rimanendo
un'altra volta un buon paio d'ore a colloquio con lui. (
)
Oggi tutti sappiamo che Don Bosco nacque non il 15, ma il 16
agosto; ma allora egli pure l'ignorava. Bella è l'osservazione
che fa a tal proposito un recentissimo biografo del Santo. Dopo
aver immaginato che Mamma Margherita passasse la festa dell'Assunta
in gioconda comunione con la Madre di Dio, alla quale offerse
il suo nascituro, soggiunge [Henri Ghéon]: "Don Bosco
ha ragione di scrivere: Sono nato il 15 agosto. Sì, spiritualmente.
Poiché due madri egli ebbe, una in cielo e l'altra sulla
terra, e ad entrambe fece onore'" (MB XVIII, 173).
Tra alcuni eventi particolarmente
rilevanti in rapporto all'Assunzione di Maria ricordiamo l'invio
di una delle sue circolari più belle (forse non troppo
conosciuta), datata "nel giorno solenne dell'Assunzione
della Santissima Vergine", nel 1869: sullo spirito di famiglia
e la confidenza col proprio superiore.
In un'altra occasione, essendo andato Don Bosco a predicare il
triduo dell'Assunta a Montemagno, piccolo paese che soffriva
una terribile siccità da più di tre mesi, promise
loro solennemente: "Se voi verrete alle prediche in questi
tre giorni, se vi riconcilierete con Dio per mezzo di una buona
confessione, se vi preparerete tutti in modo che il giorno della
festa vi sia proprio una comunione generale, io vi prometto,
a nome della Madonna, che una pioggia abbondante verrà
a rinfrescare le vostre campagne." Sembra che subito dopo,
Don Bosco stesso abbia avuto timore della promessa fatta e quasi
quasi abbia voluto ritrattarla; con fare un po' sornione, a chi
si mostrava sorpreso per le sue audaci parole, rispose: "Ma
no; avrà frainteso;
io non mi ricordo d'averlo detto."
Intanto il miracolo avvenne, in forma drammatica, all'ultimo
momento (vale la pena leggerlo per esteso); evoca esplicitamente
1 Re 18, 43-45. In cambio, nel vicino paese di Grana, dove non
rispettarono la festa mariana, a tal punto da organizzare un
grande ballo, "cadde una grandine così terribile
che portò via tutti i raccolti e, cosa degna di memoria,
fuori dei confini di questo comune in tutti i paesi circostanti
non cadde neppure un chicco di grandine. Il fatto ci venne anche
esposto pochi mesi dopo l'avvenimento dal Viceparroco D. Marchisio,
e da altri testimoni".(MB VII,725-727 passim).
Il testo più significativo,
però, si trova nella novena di preparazione alla festa
dell'Assunta del 1875. Don Bosco disse ai suoi giovani: "Siamo
nella novena di Maria Assunta in cielo. (
) Si fa questa
festa dell'Assunta perché tutti preghiamo Maria ad ottenerci
un transito felice, simile a quello che essa ha fatto, il quale
più che morte si deve chiamare placido sonno. Io vi auguro
a tutti una simile morte".(MB XI,255).
A questo riguardo io vorrei
mettere in rilievo tre elementi: in primo luogo, il fatto che
Don Bosco presupponga implicitamente, che Maria sia morta: l'espressione
stessa "più che morte si deve chiamare placido sonno",
lo indica. In secondo luogo, Don Bosco sembrerebbe alludere alla
differenza tra morte biologica e morte umana (in questo caso
cristiana), accentuando il fatto che l'elemento decisivo è
il "come" di questo ultimo momento della nostra vita.
E in terzo luogo, significativamente Don Bosco usa lo stesso
termine che ho sottolineato prima parlando del punto di vista
teologico della somiglianza: "Io auguro a tutti una simile
sorte".
Indubbiamente, per Don Bosco
ebbero grande importanza teologica, pastorale e pedagogica i
Novissimi (quel che oggi chiameremmo Escatologia). Ora certamente
queste realtà sono strettamente vincolate alla persona
della Santissima Vergine Maria. E non potrebbe essere altrimenti;
poiché l'Escatologia è "il coronamento dell'Antropologia
Teologica", anche l'Assunzione di Maria realizza la pienezza
di tutta la sua vita e della sua missione terrena. Oso dire che
il binomio inseparabile che caratterizza la "mariologia
salesiana", Immacolata Ausiliatrice, trova il proprio 'spartiacque'
nell'Assunzione: l'orizzonte antropologico di Don Bosco ha come
modello Maria Immacolata; il suo orizzonte escatologico ha Maria
Ausiliatrice; e, al centro, l'Assunta.
D. Pascual Chávez
Villanueva, SDB
IV Convegno Internazionale
di Maria Ausiliatrice
Torino-Valdocco 2 agosto
2003
VISITA Nr. 