IV CONGRESSO INTERNAZIONALE
di
MARIA AUSILIATRICE
TORINO-VALDOCCO / 1-4 Agosto 2003
Giovanni
Paolo II
nel
XXV anniversario di Pontificato:
testimone e maestro
dell'affidamento a Dio con Maria
La dimensione mariana del pontificato
di Giovanni Paolo II si esprime già esplicitamente nel
suo motto papale Totus Tuus, che rispecchia il suo totale affidamento
alla Madre di Cristo. L'Enciclica Redemptoris Mater del 1987,
che tratta della Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa
pellegrina e la Lettera apostolica Mulieris dignitatem, scritta
in occasione dell'anno mariano sulla dignità della donna,
nel 1988, permettono di capire le fonti dottrinali e devozionali
mariane di Giovanni Paolo II. La prima contiene la dottrina dell'ottavo
capitolo della Costituzione sulla Chiesa Lumen Gentium e la seconda
esprime la sua personale esperienza maturata nei tempi vissuti
a Wadowice, a Cracowia ed a Roma.
La manifestazione della dottrina mariologica e della devozione
mariana che ne scaturisce è costituita dai numerosi atti
dell'affidamento a Maria effettuati specialmente durante i suoi
pellegrinaggi pastorali. Poiché il nostro tema tratta
dell'affidamento di Giovanni Paolo II a Dio con Maria o sul modello
di Maria, occorre allora fare delle particolari precisazioni
sia teologiche che metodologiche.
L'affidarsi a Maria costituisce
una forma specifica del culto cristiano. In sostanza, per mezzo
dell'affidamento rendiamo onore a Dio e non tanto a Maria. La
dimensione dell'affidamento è sempre trinitaria e responsoriale.
Esercitando quindi il culto mariano rendiamo onore a Dio Trinità
ringraziandoLo per tutto ciò che ha compiuto per noi e
per la nostra salvezza in Maria e tramite Maria.
Adeguatamente al principio
patristico espresso da Sant'Ambrogio che ha descritto Maria usando
il termine: tipo della Chiesa (typus Ecclesiae), parlare di Maria
significa parlare della Chiesa, perché la vocazione che
unisce Maria con la Chiesa è la stessa sua maternità.
Dunque: affidare a Maria è affidare alla Chiesa, e affidare
alla Chiesa significa affidare a Dio. Affidare a Maria è,
quindi, affidare a Dio. I principi soprannominati mettono in
luce totalmente nuova il motto papale: Totus Tuus, Maria, perché
da loro scaturisce l'affermazione che Totus Tuus, Maria è
uguale con Totus Tuus, Ecclesia, e in seguito con Totus Tuus,
Deus.
Ricordando i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II come
testimone e maestro dell'affidamento a Dio con Maria cercheremo
di mostrare l'autenticità di questa tesi.
I fondamenti
biblici dell'affidamento
Il termine affidamento non
si trova nella Sacra Scrittura, e neanche nei documenti del Magistero
della Chiesa fino ai tempi di Giovanni Paolo II.
Tuttavia, l'idea dell'affidamento è presente nella Bibbia
e nell'insegnamento di Giovanni Paolo II viene poi sviluppata
in una dimensione abbastanza ampia. Il Santo Padre parla non
solo dell'affidarsi di Maria alla Parola di Dio, ma anche dell'affidarsi
di Dio a Maria: Dio in questo grandissimo avvenimento dell'Incarnazione
del Figlio si è affidato al libero e attivo servizio della
donna. Per esprimere l'idea dell'affidamento, la Sacra Scrittura
usa generalmente il verbo: aman (sentirsi sicuro, infallibile)
con il significato simile ai termini come: credere, fidarsi,
appoggiarsi su Dio, affidare. Abramo ha ubbidito a Dio con la
fede nella promessa divina: Abramo ha creduto e ciò gli
è stato considerato come giustizia, (Gen 15,6). Abramo,
dunque, si è fidato della promessa di Dio, oppure, con
altre parole, ha confidato nella parola di Dio senza limiti.
Ciò gli è stato considerato come giustizia.
Questa idea ritorna spesso nel contesto dell'infedeltà
del Popolo Eletto, di fronte agli impegni che scaturivano dall'Alleanza
conclusa con Dio: se non crederete, non vivrete (Is 7,9), anche
nelle profezie sul Messia e sulla Sua Madre, cioè nel
segno dell'Emmanuele: perciò il Signore stesso vi darà
un segno: Ecco la Vergine concepirà e partorirà
un Figlio e lo chiamerà Emmanuele. (Is 7,14). L'eco della
fede di Abramo e della totale fiducia nel progetto di salvezza
di Dio consiste nel fiat di Maria nel racconto di San Luca sull'Annunciazione,
situato nel vangelo dell'infanzia. Questo parallelismo espresso
nella fiducia in Dio, nell'obbedienza alla sua Parola, nell'attiva
collaborazione, nella realizzazione delle promesse di Dio (primum
mente quam ventre concepit) fa di Maria la prima credente del
Nuovo Testamento. La sua fede sarà ancora espressa dalla
profezia di Simeone, (la spada del dolore), e verrà messa
alla prova tante volte in riferimento alla divinità del
suo Figlio, come anche in riferimento alla fedeltà a Dio
e alle sue promesse; tuttavia l'affermazione della fede di Maria
si trova con la sua presenza sul Golgota, nel momento dell'adempimento
della missione salvifica di Gesù Cristo. Una fede di questo
genere non si acquista subito, in una sola volta. Deve essere
conquistata tramite un'adeguata maturazione che conduce ad una
crescita spirituale. L'espressione più evidente di quest'ultimo
concetto, la troviamo nella descrizione lucana dello smarrimento
di Gesù dodicenne nel tempio: Maria L'ha smarrito come
figlio, e L'ha ritrovato come Colui che è obbediente alla
volontà del Padre. La prima cristiana insegna così
alla Chiesa in che cosa consiste affidarsi alla promessa di Dio,
quali impegni esige ed a quali conseguenze porta.
Quest'atteggiamento, ce lo rivela Giovanni descrivendo il matrimonio
a Cana di Galilea (Gv 2,1-12), dove Gesù compie il primo
dei suoi segni e rivela la sua Gloria e dà modo ai suoi
discepoli di credere nella sua potenza divina. Questo miracolo
è compiuto su richiesta di Sua Madre, che ha creduto che
il Figlio può provvedere e riparare a tutte le mancanze
ed indigenze umane. La Madre di Gesù, che rappresenta
la parte fedele di Israele, è cosciente dell'importanza
della situazione e dell'imbarazzo in cui si è trovata
la gente, ma non chiede aiuto al padrone di casa, perché
sa che ormai egli non può più far nulla, allora,
con piena fiducia si rivolge al Figlio. Vivendo ancora nella
Vecchia Alleanza e di Vecchia Alleanza, Maria mantiene però
una certa distanza dalla situazione in cui si trova, sembra essere
al di fuori di essa, perché non dice: "non abbiamo
più vino" ma: "non hanno più il vino".
Tuttavia, Ella vive già della Nuova Alleanza che si concluderà
nel sangue di Cristo, e credendo in ciò, rende testimonianza
con le parole rivolte ai servi, per questo dice: "fate quello
che vi dirà", in questo modo sta diventando l'icona
della Chiesa, nuovo Popolo di Dio.
La conclusione definitiva dell'idea dell'affidamento dell'uomo
a Dio, e di Dio all'uomo è senza dubbio, l'ultima volontà
di Cristo, che compie l'opera salvifica. La presenza di Maria
sotto la croce rende testimonianza, dunque, alla sua fede stabile,
nella sua veracità e nel compimento delle promesse di
Dio, che ha sentito nel giorno dell'Annunciazione. L'espressione
dell'affidamento di Dio all'uomo la vediamo nell'atto dell'affidamento
di Giovanni -simbolo della Chiesa- a Maria, e nell'affidamento
di Maria a Giovanni, cioè alla Chiesa, nella quale e per
la quale Maria compirà il ruolo di Madre spirituale. Giovanni,
cioè la Chiesa, l'ha accolta e ha confidato in Lei. L'affidamento
della Chiesa a Maria è, dunque, una conseguenza dell'opera
salvifica compiuta da Dio in Cristo. Cioè è un
affidamento a Dio sull'esempio di Maria.
Testimonianza
di Wadowice - Cracovia
L'antico proverbio: verba docent
sed exempla trahunt trova perfetto adattamento nel contesto di
questo tema. Se faremo nostre le parole di Paolo VI dell'Esortazione
apostolica sulla evangelizzazione nel mondo contemporaneo: l'uomo
d'oggi ascolta più volentieri i testimoni che gli insegnanti,
e se ascolta gli insegnanti, li ascolta perché sono testmoni,
bisogna affermare che Giovanni Paolo II è un testimone
ed è un maestro. Poiché con la sua vita testimonia
ciò che insegna. Il suddetto principio riguarda in modo
particolare gli atti papali dell'affidamento. Siccome il tempo
a disposizione è limitato, non ci è possibile presentare,
in tutti i particolari, l'analisi teologica di ogni atto d'affidamento
a Maria compiuti da Giovanni Paolo II, considerando che solo
nei primi quindici anni del suo pontificato sono stati più
di duecento. E a tutt'oggi sono circa quattrocento. Ci limiteremo,
dunque, solo a quelli più rappresentativi.
Nella storia, il primo atto dell'affidamento a Maria l'ha compiuto
Pio XII, il 31 ottobre 1942, quando in Europa e nel mondo si
svolgeva il dramma della seconda guerra mondiale. Questo avvenimento
attribuiva all'atto dell'affidamento un'espressione tutta particolare.
Il Santo Padre pregava chiedendo la conversione delle coscienze,
il ritrovamento della gioia e della pace per tante madri e tanti
padri, mogli, fratelli e bambini innocenti, per le anime di tanti
esseri umani la cui vita era stata stroncata al suo inizio: Madre
della Misericordia ottieni per noi la pace da Dio, ma soprattutto
le grazie, che possono far convertire i cuori umani, le grazie
che preparano, facilitano e assicurano la pace! Regina della
pace, prega per noi e accorda la pace al mondo immerso nella
guerra (...) che ha smarrito la strada della verità, della
giustizia e dell'amore di Cristo. L'integrazione e lo sviluppo
di quest'affidamento erano contenuti nella lettera apostolica
di Papa Pacelli del 7 luglio 1952, Sacro vergente anno, ai popoli
della Russia, nella quale condannava il comunismo ateo e affidava
i popoli alla protezione della Vergine Maria.
L'opera di Pio XII è
stata continuata da Paolo VI quando, il 13 maggio 1967, nel 50mo
anniversario della prima apparizione di Maria a Fatima, si è
recato in pellegrinaggio al Santuario del Portogallo, dove ha
affidato la Chiesa e il mondo alla protezione di Maria. Tuttavia,
quest'atto non ha riscontrato la dovuta risposta a motivo della
reazione di alcuni ambienti, compresi quelli ecclesiastici, consolidati
nella convinzione che parlare della conversione della Russia,
non fosse opportuno in un periodo in cui si cercava un accordo
con i Paesi comunisti.
L'elezione di Karol Wojtyla
come successore di Paolo VI, ha inaugurato un processo di profondi
cambiamenti in tutto il blocco dei Paesi dell'Est. L'attentato
alla vita del Santo Padre, del 13 maggio 1981, accaduto esattamente
nel 64mo anniversario dell'apparizione a Fatima, ha poi impresso
una particolare spinta a questo processo. Da quel momento gli
atti d'affidamento a Dio costituiscono la parte integrale di
quasi tutti i pellegrinaggi apostolici di Papa Wojtyla.
Scrivendo nelle pagine Dono
e mistero sulle origini della sua vocazione sacerdotale, Giovanni
Paolo II richiama sovente la dimensione mariana della sua devozione.
L'hanno formata sia l'atmosfera della vita familiare, sia la
parrocchia di Wadowice come anche il convento carmelitano e poi
l'ambiente di Cracovia. Non è stata senza significato
anche la dimensione mariana di massa dei Polacchi e le amicizie
con persone come Massimiliano Kolbe, Stefano Wyszynski e Francesco
Blachnicki. Infine, il Papa ha affermato che da quando aveva
dieci anni porta lo scapolare carmelitano.
In seguito al suo trasferimento
a Cracovia, quando abitava nell'ambiente della parrocchia dei
salesiani, è diventato membro dei devoti del "Rosario
vivo", che gli ha inculcato una particolare devozione a
Maria Ausiliatrice. La sua vocazione sacerdotale si stava consolidando
anche sotto l'influsso dell'opera di Giovanni Tyranowski, mentre
veniva trasformandosi il suo modo di comprendere la devozione
alla Madre di Dio. Essa ha trovato la sua espressione concreta
alcuni anni dopo nell'enciclica Redemptoris Mater. "Per
quanto ero convinto - scrive Giovanni Paolo II - che Maria ci
guida a Gesù, in questo periodo ho cominciato a capire
che anche Gesù ci guida a Sua Madre. Vi è stato
un momento, in cui ho contestato la mia devozione mariana considerando
che essa possedeva in modo esagerato il primato di Maria riguardo
alla venerazione di Cristo stesso".
Il Papa ammette che di grande
aiuto gli sono stati gli scritti di Maria Grignon de Monfort,
in modo particolare il suo Trattato sulla vera devozione alla
Santissima Vergine Maria. A dire il varo, il trattato stesso,
scrive il Santo Padre, può colpire alcuni con il suo esagerato
stile barocco, ma il suo contenuto è prezioso, perché
rende consapevole il lettore, che la mariologia è radicata
nel Mistero Trinitario e nella verità dell'Incarnazione
della Parola. "Compresi allora perché la Chiesa reciti
l'Angelus tre volte al giorno. Capii quanto cruciali siano le
parole di questa preghiera (....) Esprimono il nucleo dell'evento
più grande che abbia avuto luogo nella storia dell'umanità."
Il motto vescovile e papale,
dunque, di Karol Wojtyla Totus Tuus è radicato nella mariologia
del Monfort e costituisce l'abbreviazione dell'intera formula
dell'affidamento, che dice Totus Tuus ego sum et omnia mea tua
sunt (Ecco sono tutto Tuo e tutto ciò che è mio
è Tuo). La testimonianza eloquente della devozione mariana
è nello stesso tempo il segno di come la venerazione resa
a Maria conduce e unisce Giovanni Paolo II al Redentore. Tutte
queste esperienze spirituali indicano l'itinerario di preghiera
e di contemplazione della sua via verso il sacerdozio, e poi
nel sacerdozio, fino ad oggi.
Su questo itinerario il metropolita
di Cracovia non era solo, perché nel suo Totus Tuus includeva
sempre coloro che serviva. Significativo esempio di ciò
può essere l'atto di affidamento proclamato l'8 maggio
1966 nella Cattedrale di Wawel in occasione del millesimo anniversario
del battesimo della Polonia: Ti consegno o Madre, come pastore
della Chiesa di Cracovia, tutta questa Chiesa come Tua proprietà
nel presente e nel futuro. Se sarà Tua proprietà
non si può dissipare né disperdere. Se saremo tua
proprietà - nonostante tutte le difficoltà e gli
ostacoli - Cristo sarà e crescerà in noi. O Madre,
Tu sei la nostra fiducia, noi come Tua proprietà e Tu
come nostra fiducia - siano una cosa sola. Accoglici Madre come
tua proprietà. Accogli la nostra fiducia senza limiti.
Il Metropolita di Cracovia
credeva, dunque, che la Chiesa di Cracovia una volta affidata
alla Madre della Chiesa non si poteva dissipare né disperdere,
perché Suo Figlio sarebbe sempre stato con lei. L'itinerario
della preghiera sia nell'età dell'infanzia sia nell'adolescenza
e ancora di più da sacerdote e da vescovo lo conduce spesso
ai così detti "sentieri mariani" nel più
grande santuario dell'archidiocesi di Cracovia - Kalwaria Zebrzydowska.
Pellegrinando lì, in modo particolare nel periodo del
regime comunista, affidava a Dio le questioni della Chiesa attraverso
Maria.
Il 16 agosto 1970, nell'omelia
in occasione della solennità dell'Assunzione della Vergine
Maria ha detto:
E qui, su questa collina - Calvaria, i
sentieri di Gesù si interrompono; si interrompono al sepolcro,
come se coloro che glielo hanno costruito non volessero pronunciare
l'ultima parola. Ma la parola non espressa da loro è stata
proclamata in pieno. Proprio a questo scopo sono serviti i sentieri
della Madre di Dio, il suo addormentarsi, il suo "funerale"
e poi la via della sua Assunzione. Ed ecco, proprio qui(...)
scopriamo contemporaneamente la verità della Risurrezione
di Cristo. Perché la Sua Risurrezione si è ripetuta
in pienezza in Sua Madre e nella sua Assunzione. Qui, sul Calvario,
vediamo in modo evidente questo stretto legame tra la vita di
Cristo, la Sua Passione, la sua morte, la Sua Risurrezione e
la vita di Maria: dall'Immacolata Concezione fino all'Assunzione.
Ed impariamo qui, su questo Calvario, il mistero di Maria attraverso
Cristo, per imparare contemporaneamente ed approfondire il mistero
di Cristo attraverso Maria.
Il Santuario Mariano sul Calvario
per il Metropolita di Cracovia è stato soprattutto Santuario
Cristocentrico; in esso l'uomo ritrova il suo posto accanto a
Cristo attraverso Sua Madre. Questo lo ha confermato nel 1979
quando, essendo governatore di Gritso, ha pronunciato sul Calvario
la sua personale ed emotiva testimonianza: Venivo qui tante volte
(...) da Cracovia, specialmente nei momenti importanti. Tuttavia,
sovente venivo qui da solo e camminavo sui sentieri del Signore
Gesù e di Sua Madre, e meditavo sui loro santissimi misteri.
Oltre questo, affidavo al Signore Gesù attraverso Maria
le questioni particolarmente difficili e di responsabilità
di tutto il mio servizio vescovile. Mi rendevo conto che dovevo
venire qui più spesso perché le questioni di questo
genere erano sempre di più e vedevo che di solito esse
si risolvevano dopo la mia visita su questi sentieri. Vi posso
dire oggi, che quasi nessuna delle questioni che ogni tanto turbavano
il cuore di un vescovo, e in ogni caso risvegliavano il senso
di grande responsabilità, non sono maturate se non qui,
tramite la preghiera davanti al Grande Mistero che il Calvario
nasconde in sé (...). Sempre, quando venivo qui, avevo
la consapevolezza di immergermi proprio in questo serbatoio di
fede, speranza e amore, che attraeva su questa collina, in questo
santuario, tutte le generazioni del Popolo di Dio della terra
dalla quale io provengo e dal cui tesoro attingo (...). Anche
a tutti quelli che verranno qui chiedo, che preghino per uno
dei pellegrini del Calvario, che il Cristo ha chiamato con le
stesse parole con le quali ha chiamato Simon Pietro. L' ha chiamato
in qualche maniera da queste colline e ha detto: "pasci
i miei agnelli, pasci le mie pecore".
L'ultima visita del Santo Padre
in patria e la sua presenza sul Calvario fu del 19 agosto 2002.
Per Giovanni Paolo II questa fu un'occasione per esprimere di
nuovo la convinzione sul particolare carattere teologico di questo
luogo, che afferma l'inscindibile unità tra la mariologia
e la cristologia. In quel tempo il Santo Padre ha detto: Questo
luogo in modo straordinario predispone il cuore e la mente alla
penetrazione dei misteri che uniscono il sofferente Salvatore
con la Sua consofferente Madre. Al centro di questo mistero dell'amore
ognuno che viene qui ritrova se stesso, la sua vita, la sua quotidianità,
la sua debolezza e contemporaneamente la potenza della fede e
della speranza, la forza che scaturisce dalla convinzione che
la Madre non abbandona il suo bambino nel momento del bisogno,
ma lo guida al Figlio e lo affida alla Sua misericordia.
La testimonianza
romana.
Già nella prima apparizione
pubblica, dopo il conclave del 16 ottobre 1978, Papa Wojtyla
due volte ha espresso il suo personale credo mariologico sottoposto
alla fede in Cristo Gesù, Signore e Salvatore, quando
al Collegio dei Cardinali ha detto: Nell'obbedienza della fede
verso il Cristo, mio Signore, affidandomi alla Madre di Cristo
e della Chiesa, consapevole di tutte le difficoltà, accetto.
Ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, invece, disse: Avevo
timore di accettare questa elezione però l'ho fatto nello
spirito dell'obbedienza a nostro Signore e nella totale fiducia
alla sua santissima Madre, la Madonna (...). Oggi sono davanti
a voi per esprimere la nostra comune fede, la nostra speranza
e la nostra fiducia nella Madre di Cristo e Madre della Chiesa.
Le dimensioni cristologica ed ecclesiale degli affidamenti di
Giovanni Paolo II costituiscono l'essenza di questa specifica
forma di culto mariano, che è racchiusa negli atti dell'affidamento.
Lo conferma la sua preghiera dell'8 dicembre 1978, nella Basilica
di Santa Maria Maggiore, quando a Maria Immacolata ha affidato
tutti coloro che serve, e tutti coloro che con lui servono: perciò
il Papa all'inizio del suo servizio vescovile sulla Cattedra
di San Pietro a Roma desidera affidare la Chiesa in modo particolare
a Lei, nella quale si è compiuta la meravigliosa e totale
vittoria del bene sul male, dell'amore sull'odio, della grazia
sul peccato, a Lei, di cui Paolo VI ha detto che è l'inizio
del mondo migliore, l'Immacolata. Affida a Lei se stesso, come
il servo dei servi, e tutti coloro ai quali serve, e tutti coloro
che con lui servono. Affida a Lei la Chiesa romana, come garanzia
e inizio di tutte le Chiese del mondo, nella loro universale
unità. Tre anni dopo, parlando nello stesso luogo, il
Santo Padre affida la Chiesa allo Spirito Santo, che in Maria
ha compiuto cose grandi: Nei nostri tempi, insieme con l'opera
del Concilio Vaticano II, è rinata nella Chiesa la speranza
del rinnovamento, quando però simultaneamente questa speranza
subisce diverse difficoltà, quando il mondo contemporaneo
spesso risente il pericolo della guerra, sembra, che bisogna
di nuovo rivolgersi allo Spirito Santo attraverso il Cuore della
Madre di Dio, che Papa Paolo VI spesso chiamava "la Madre
della Chiesa".
L'affidamento a Maria compiuto dal Santo Padre in Messico il
27 gennaio 1979, assume la dimensione trinitaria. Giovanni Paolo
II chiede a Maria di essere Lei nella Chiesa la serva fedele
dei misteri divini e il rafforzamento dei fratelli nella fede,
la Maestra della verità annunciata da Cristo e l'amore
che è il principale comandamento e il primo frutto dello
Spirito Santo, e sensibilizzare i giovani alla prontezza al servizio
di Dio: Permetti, dunque, che io Giovanni Paolo II, vescovo di
Roma e Papa, insieme ai miei fratelli nell'episcopato, rappresentanti
della Chiesa in Messico e in tutta l'America Latina, in questo
solenne momento affidiamo e offriamo a Te, Serva del Signore,
tutta l'eredità del vangelo, della croce e della risurrezione
di cui tutti siamo testimoni, apostoli, maestri e vescovi. Madre,
aiutaci ad essere servi fedeli dei grandi misteri divini, sostienici
nell'insegnamento della verità, che proclamava Tuo Figlio
e aiutaci a diffondere l'amore, che è il principale comandamento
e il primo frutto dello Spirito Santo. Aiutaci a consolidare
i nostri fratelli nella fede, per risvegliare la speranza nella
vita eterna (...) Madre suscita nelle giovani generazioni la
prontezza al totale servizio di Dio. Regina degli Apostoli, accogli
la nostra disponibilità nel sincero servizio alla causa
del Tuo Figlio, riguardo al Vangelo e alla causa della pace fondata
sulla giustizia e sull'amore tra la gente e tra i popoli.
E qui, in questa città di Torino, il 13 aprile 1979, Giovanni
Paolo II in riferimento al Mistero della Grazia e del male sperimentato
dall'uomo contemporaneo ha ricordato l'eterna elezione di Maria
e il Suo inserimento, fatto da Dio, nella partecipazione all'opera
salvifica del genere umano. E Dio stesso, è convinzione
del Papa, ha fatto dell'Immacolata il segno della speranza per
coloro che vogliono perseverare vicino a Cristo e vincere il
male con il bene. Affida a Lei, dunque, la Chiesa affinché
Lei possa illuminare le oscure e pericolose tappe delle strade
umane sulla terra: O Madre e Signora nostra, all'inizio dei tempi
della salvezza il Padre Eterno ha voluto e ha scelto Te, Immacolata
per la Madre del Verbo Incarnato. E Ti ha messo anche all'inizio
di questa lotta tra il bene e il male (...) In questo modo ha
segnato la Tua umile maternità con il segno della speranza
per tutti coloro che in questa lotta, desiderano perseverare
accanto al Tuo Figlio e vogliono vincere il male con il bene(...)
O Madre, questa preghiera Ti possa dire tutto di noi. Di nuovo
ci possa avvicinare a Te, Madre di Dio e degli uomini, Consolatrice,
Ausiliatrice, Grande Madre nostra, di nuovo Ti possa avvicinare
a noi. Non permettere che si disperdano i fratelli del Tuo Figlio.
Il 13 maggio 1982, Giovanni Paolo II si è recato in un
pellegrinaggio in Portogallo, nel santuario di Fatima per ringraziare
Maria per aver salvato la sua vita. È significativo che
questo ebbe luogo il 13 maggio 1981, e proprio il 13 maggio 1917
iniziarono lì le apparizioni della Madre di Dio. Giovanni
Paolo II ha rivolto l'attenzione al fatto che precisamente un
anno dopo l'attentato è venuto a Fatima: Vengo qui, perché
in questo giorno l'anno scorso, sulla piazza di San Pietro a
Roma, è stato compiuto l'attentato alla vita del Papa.
In modo misterioso coincideva con la data della prima apparizione
a Fatima (...) Queste date si sono incontrate e mi hanno fatto
capire che sono qui meravigliosamente chiamato (...). Vengo perché
in questo luogo, che è stato particolarmente scelto dalla
Madre di Dio, voglio ringraziare la Divina Provvidenza (...)
E per questo, o Madre degli uomini e dei Popoli, Tu che conosci
tutte le loro sofferenze e speranze (...) accogli il nostro grido
rivolto nello Spirito Santo direttamente al cuore Tuo e abbraccia
con l'amore della Madre e della serva questo nostro mondo che
Ti affidiamo e consacriamo, pieni del timore per il temporale
ed eterno destino degli uomini e dei popoli. Oggi sto davanti
a Te, Madre di Cristo, e desidero insieme con tutta la Chiesa
dinanzi al Tuo Immacolato Cuore unirmi con il Salvatore nostro
in questa consacrazione del mondo e dell'umanità, che
solo nel Suo Divin Cuore ha la forza di ottenere il perdono e
riparare (...) Sii Benedetta Tu, oltre ogni cosa, serva del Signore,
che totalmente sei stata obbediente a questa divina chiamata!
Ave Maria, che sei tutta unita al sacrificio salvifico del Tuo
Figlio.
Anche se in quest'atto personale sembri dominare il mariocentrismo,
esso è indirizzato nello Spirito Santo direttamente a
Dio Padre, perché richiama alla partecipazione al sacrificio
di un solo Salvatore e all'unità con Lui per il bene della
Chiesa. Consacrarsi a Maria, secondo Giovanni Paolo II, significa
accogliere il suo aiuto, per affidare il mondo, l'uomo, tutti
i popoli e l'umanità a Colui che è infinitamente
Santo. Sia con la vita che con l'insegnamento, Giovanni Paolo
II dà testimonianza che l'affidarsi a Maria significa
farla entrare nella propria vita spirituale. L'affidamento conduce
così alla comunione delle persone e ci introduce nella
profonda relazione interpersonale con la Madre del Signore. Particolare
testimonianza della relazione con la Madre di Dio, ha poi dato
Giovanni Paolo II affidando a Lei la Chiesa, tutti i Paesi e
i popoli, alle soglie del terzo millennio del cristianesimo.
Ha affidato a Lei tutti coloro che hanno creduto in Gesù
Cristo e lo hanno riconosciuto come propria guida nel cammino
della storia, e anche coloro che ancora cercano la strada verso
Cristo. Il 17 giugno 1999, ha compiuto questo atto alle soglie
del terzo millennio del cristianesimo, in un luogo a lui particolarmente
caro, cioè a Jasna Góra: Madre della Chiesa, Vergine
Ausiliatrice, nell'umiltà della fede di Pietro Ti presento
tutta la Chiesa, tutti i continenti, i Paesi e i popoli che hanno
creduto in Gesù Cristo e L'hanno riconosciuto come guida
nel cammino della storia. Presento a Te Madre, tutta l'umanità,
anche coloro che ancora cercano la strada verso Cristo. Sii la
loro guida e aiutali ad aprirsi al Dio che viene. Nella preghiera
Ti presento i popoli dell'Est e dell'Ovest, del Nord e del Sud,
e alla Tua materna sollecitudine affido tutte le famiglie dei
popoli. Madre della fede, della Chiesa, così come nel
cenacolo di Gerusalemme pregavi con gli Apostoli di Cristo, sii
oggi con noi nel cenacolo della Chiesa, alla fine di questo secondo
millennio della fede e supplica per noi la grazia dell'apertura
al dono dello Spirito Santo.
Nel messaggio proclamato alla mezzanotte del 31 dicembre 2000,
Giovanni Paolo II ha ricordato la figura di Cristo, Salvatore
dell'uomo, senza il quale la vita non raggiunge il suo definitivo
destino. Ha implorato al continuo richiamo a Lui e alla testimonianza
di Lui davanti al mondo. Il Santo Padre ha terminato poi il suo
discorso con l'affidamento alla Madre di Dio, la sentinella dei
nuovi tempi: Alla fine di questo tradizionale incontro di preghiera,
che avviene ogni giorno nel corso dell'anno giubilare e come
è accaduto nella notte che chiude l'anno 2000, rivolgiamo
il nostro sguardo verso Cristo, Salvatore dell'uomo. E Lui con
la sapienza del Suo Spirito ci aiuta ad affrontare le sfide del
nuovo millennio. È Lui che ci fa capaci del sacrificio
della vita per la gloria di Dio e per il bene dell'umanità.
Dobbiamo di nuovo cominciare da Lui ed essere Suoi testimoni
nel futuro che ci aspetta. Lasciamoci prendere dal suo amore
(...) Vi auguro che questo nuovo anno porti a tutti i popoli
la giustizia, la fraternità e il benessere. Penso qui,
in particolare ai giovani che sono la speranza del futuro: affinché
la luce di Cristo Salvatore dia senso alla loro esistenza, li
guidi sulle vie della vita e li faccia diventare forti nel dare
testimonianza alla verità e al servizio del bene. Affido
queste preghiere all'intercessione della Madre di Dio: Vergine
Santissima, sentinella dei tempi nuovi, aiutaci a guardare con
fede al tempo passato e all'anno che inizia. Stella del terzo
millennio guida i nostri passi verso Cristo, vivente ieri, oggi
e nei secoli e fa' che la nostra umanità, che con timore
inizia il nuovo millennio, sia sempre più fraterna e solidale.
I testi citati degli affidamenti a Maria di Giovanni Paolo II,
testimoniano che non sono solo una teologica innovazione o forma
di culto propria di Papa Wojtyla, o di devozione mariana, ma
l'espressione di una fede viva e pratica (Fides formata), che
nella Madre di Dio intravede l'esempio di una piena fiducia in
Dio. Giovanni Paolo II spiega l'essenza di questi affidamenti
nell'enciclica Redemptoris Mater, dove compie una specie di analisi
del testamento di Cristo trasmesso dalla croce. Affidando Sua
Madre all'Apostolo, lo induce a circondarLa con la sua filiale
sollecitudine e ad assicurarLe la necessaria protezione. Affidando
Giovanni a Maria, la introduce in una irrepetibile relazione
interpersonale che costituisce il nucleo della sua maternità
spirituale. Il Santo Padre chiarisce, che la parola affidamento
significa una particolare relazione personale che è conseguenza
di una risposta all'amore e significa la comunione di vita che
si costituisce tra queste due persone con la forza delle parole
di Cristo, che compie l'opera della salvezza.
Teologia
dell'affidamento di Giovanni Paolo II
Testimone
e maestro
Chi conosce le condizioni della
religiosità popolare polacca, e in particolare quella
mariana del periodo di dominazione del totalitarismo comunista
può essere sorpreso dal fatto che il Primate della Polonia,
l'allora Cardinale Stefan Wyszynski, avesse dato la preferenza
alla devozione mariana popolare, la cui essenza si può
esprimere nel rinnovamento dei voti di Jasna Góra fatti
dal Re Jan Kazimierz, durante il periodo delle guerre con gli
Svedesi e negli atti individuali e nazionali dell'affidamento
a Maria per la sua materna prigionia d'amore. Il Cardinale Wojtyla,
educato alla scuola del Primate Wyszynski, propaga nella Chiesa
polacca prima e nella Chiesa universale poi gli atti dell'affidamento
a Maria. Abbandonarsi alla prigionia di Maria e essere suo prigioniero,
nel Paese dominato dal regime comunista, non sorprendeva nessuno.
Al contrario: fortificava la fede e creava la solidarietà
interpersonale sulle parole di Cristo: Il mio giogo è
dolce e il mio carico è leggero.
Nei Paesi occidentali, invece,
l'idea della prigionia mariana faceva sorgere non poche perplessità.
Karol Wojtyla era incline ad una forma di devozione, nella quale
il pellegrinaggio della fede di Maria si incontra con il pellegrinaggio
della fede della Chiesa. A questo pellegrinaggio che conduce
verso Dio attraverso Cristo e lo Spirito Santo, presiede Maria
Immacolata, Assunta e Ausiliatrice dei fedeli. La Chiesa di Cristo,
per sua natura santa, ma composta da peccatori bisognosi di salvezza,
si affida a questa guida nella speranza di raggiungere la stessa
meta, che Maria ha già raggiunto. Se l'uomo dice sì
a Dio attraverso Cristo, allora, di conseguenza, deve dire di
sì anche alla Chiesa. In essa, sua Madre occupa il primo
posto dopo Cristo, ma nello stesso tempo è più
vicina a noi e merita un culto particolare.
Nel suddetto contesto, l'analisi teologica degli atti dell'affidamento
di Giovanni Paolo II presenta tre domande:
1. Chi affida?
2. Affidare chi?
3. A chi affida?
La lettura degli atti degli
affidamenti qui riportati, dà una chiara risposta alle
prime due domande e forse non esige nessun commento. L'essenza
del problema segnalato nel tema costituisce la risposta alla
terza domanda: questo affidamento è a Maria, o l'affidamento
è a Dio sull'esempio di Maria?
Tra le tante invocazioni rivolte a Maria, che si trovano nella
preghiera dell'affidamento, prevalgono soprattutto tre: la Madre,
la Maestra, la Mediatrice. Per quanto i due primi titoli non
fanno sorgere dubbi, chiamare Maria con il titolo di Mediatrice
lascia perplessi dal punto di vista ecumenico poiché non
è facilmente riconducibile ai testi biblici. La Bibbia
ci dà una testimonianza univoca: C'è un solo Dio,
e un solo Mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo, Gesù
Cristo (1Tm 2, 5). In accordo con la Sacra Scrittura, la testimonianza
di tutto il cristianesimo e la fede in un'unica Chiesa, è
Gesù Cristo unico Mediatore della nostra salvezza. È
un Mediatore unico accanto al quale non esistono altri mediatori
e mediatrici nell'unico senso determinato dalla assoluta mediazione
di Cristo.
Tuttavia, con fede e fiducia
ci rivolgiamo anche a Maria come nostra Mediatrice, chiedendoLe
aiuto e intercessione. Succede così perché, questo
termine assume un significato totalmente diverso quando parliamo
di Maria come Mediatrice e quando lo usiamo in riferimento a
Cristo, Unico Mediatore. Senza dubbio, il povero linguaggio umano,
che è limitato, possiede termini spesso con molti significati.
L'omonimia la incontriamo quasi in ogni disciplina del sapere,
ma ancor più essa è inevitabile quando vogliamo
esprimere una realtà soprannaturale, trascendentale, che
tratta di Dio e della salvezza dell'uomo. In accordo con la dottrina
del Concilio Vaticano II ed l'enciclica Redemptoris Mater, Maria
è la Mediatrice grazie alla sua partecipazione all'unica
mediazione di Cristo: Il ruolo materno di Maria nei confronti
dell'umanità in nessun modo non offusca e non diminuisce
quest'unica Mediazione di Cristo, ma dimostra la sua potenza
(...) sulla sua Mediazione si appoggia, da questa Mediazione
dipende e da essa attinge tutta la sua potenza. Dunque, la Mediazione
attraverso la partecipazione (per participationem) nell'unica
Mediazione di Cristo.
Nonostante l'esistenza di un solo Mediatore, Gesù Cristo,
è permesso invocare Maria come mediatrice, in funzione
della sua partecipazione ad un Unico Mediatore. Per questo, la
Chiesa ha approvato anche il culto a Maria e ai Santi, perché
intravede in loro il prolungamento del culto a Dio, e proprio
Lui, e non Maria o i Santi, è il soggetto di questo culto.
È facile, allora, accorgersi dell'analogia che esiste
tra queste due pratiche e l'atto dell'affidamento. Anche se esso
è rivolto alla Madre di Dio, il suo destinatario è
Dio stesso, perché solo a Lui l'uomo può affidarsi
e da Lui dipende sia per il fatto della creazione, sia per la
salvezza compiuta in Cristo. Il Papa afferma che Maria, che già
nel momento dell'Annunciazione è stata definitivamente
introdotta nel Mistero del Redentore, occupa un posto attivo
e ben determinato nel piano salvifico di Dio, perché ha
creduto nella Sua Parola: Benedetta sei Tu che hai creduto che
si compiranno le parole dette a Te dal Signore (Lc 1,45). Grazie
a questa fede, Maria rimane sempre presente nell'opera della
Chiesa che prolunga la missione salvifica di Cristo. Giovanni
Paolo II affidando alla Prima Cristiana la Chiesa, il mondo e
ogni uomo, compie l'atto d'affidamento a Dio stesso, perché
la fede della Chiesa oggi sia il prolungamento della fede di
Maria. Tuttavia, attraverso l'analogia con la dottrina del Concilio
e di Giovanni Paolo II che tratta della partecipazione di Maria,
e gli atti papali dell'affidamento alla Madre di Dio, possiamo
affermare che l'affidamento a Maria è affidamento a Dio
stesso e per la causa di Dio, mediante Cristo, nello Spirito
Santo. Maria stessa ne dà testimonianza, dall'Annunciazione
fino al Golgota, quando consentiva amorosamente all'immolazione
della vittima da Lei generata. È questo l'affidamento
che il Santo Padre ha appreso ed è questo l'affidamento
che testimonia, insegna e vive.
In che cosa, allora, si esprime
e si concretizza, Giovanni Paolo II, nell'essere il testimone
e il maestro dell'affidamento a Dio sul modello di Maria, che
scaturisce dalla sua preghiera d'affidamento? Ne indico solo
le dimensioni principali:
1. Trinitario. Anche se la
preghiera del Papa si rivolge direttamente a Maria, essa è
indirizzata a Dio Trinità. Lo stesso fedele prega e parla
con il suo Creatore, Redentore e Consolatore o direttamente o
mediante le creature. La più perfetta tra esse è
la Madre di Gesù che ha concepito il nostro Redentore
con la potenza dello Spirito Santo, dopo che è stata eletta
e destinata a questo ruolo da Dio Padre. E quindi, in prospettiva
salvifica, non possiamo comprendere la Madre e la Vergine senza
il Figlio, senza il Padre e senza l'uomo che da questi è
stato salvato. Qualsiasi cosa affermiamo di Maria, lo facciamo
sempre in riferimento a Cristo e, nello Spirito Santo, lo indirizziamo
al Padre.
2. Ecclesiale. La preghiera
dell'affidamento non è solo la preghiera personale del
Papa, ma è anche un solenne atto liturgico della Chiesa.
Rinchiude la sua missione e il suo servizio nei confronti dei
singoli Paesi e di tutta la famiglia umana. Perché tanto
la Chiesa, quanto le singole nazioni umane hanno bisogno, nei
momenti difficili, dell'aiuto di Dio. Gli anni del servizio vescovile
di Karol Wojtyla a Cracovia e come Papa a Roma non sono stati
facili. Per questo, l'affidamento mariano a Dio è uno
dei numerosi segni della sollecitudine della Chiesa verso l'uomo.
3. Offertoriale. Il momento
dell'Incarnazione è chiamato dalla Chiesa sacrificio (kenosis).
È il sacrificio che ha compiuto il Verbo di Dio diventando
uomo. Sia nell'offerta dell'Incarnazione come nel momento del
Golgota, Maria ha avuto la sua particolare partecipazione. Unita
al Figlio, si univa a Questi anche con il Suo personale sacrificio.
Da qui, l'atto di affidamento è, nello stesso tempo, il
richiamo alla capacità di vivere inseparabilmente lo spirito
del sacrificio e dimostrare a tutti lo spirito dell'amore autentico.
Giovanni Paolo II cerca di ricordare all'uomo contemporaneo,
che dell'autentica devozione mariana possiamo parlare solo quando
non evitiamo il sacrificio. Il 13 maggio 1982, pregava a Fatima
con queste parole: Quando oggi mi metto davanti a Te, Madre di
Cristo, desidero con tutta la Chiesa nei confronti del Tuo cuore
Immacolato, unirmi con il Redentore nostro in questo sacrificio
per il mondo e l'umanità, che solo nel Suo Divin Cuore
ha il potere di ottenere il perdono e di riparare.
Fuggire dal sacrificio, come scrive S. C. Napiórkowski,
significa allontanarsi, fuggire dalla comunità dove vi
è il Salvatore e la Madre che offre il sacrificio.
La devozione mariana non è un sentimento o uno stupore.
È difficile spiegarlo, perché esige e impegna:
è la devozione sull'esempio di Maria. Proprio in questo
si trova l'essenza del messaggio teologico degli atti dell'affidamento:
scoprire, conoscere e formare in sé e nella Chiesa non
tanto la devozione mariana, quanto la devozione a Dio sull'esempio
di Maria.
4. Esemplare. Il cristiano
realizza pienamente la sua personalità allorché
vive per Dio e per il prossimo. La perfetta realizzazione di
questa esperienza la troviamo in Maria, la prima cristiana: tutta
per Dio e tutta per Cristo, e nello stesso tempo tutta per l'uomo
e per la sua salvezza. Non la fede in Maria è il più
importante aspetto negli affidamenti di Giovanni Paolo II, ma
la fede con la quale Maria credeva. Non è neanche la devozione
verso Maria, che importa, quanto il modo con cui era devota Maria.
L'esempio del Santo Padre dimostra e chiama i cristiani alla
scuola del cristianesimo di Colei, che come Madre e Serva del
Signore, è Maestra della fede in modo perfetto e ha superato
l'esame di vita cristiana per indicare a tutti la strada verso
Dio, che passa attraverso Cristo, nello Spirito Santo.
Nell'essenza l'atto di affidamento
a Dio con Maria e sull'esempio di Maria, per Giovanni Paolo II
costituisce l'espressione di una eloquente testimonianza e l'insegnamento
del Santo Padre, indica all'uomo contemporaneo sia la sorgente
della speranza cristiana, che è "Dio ricco di Misericordia",
sia il modo della sua realizzazione, nel quale l'iniziativa appartiene
solo a Dio Salvatore. Perciò nella Madre di Dio, la promessa
e il suo compimento già sono state realizzate.
La Chiesa pellegrina ancora
attende questa realizzazione della promessa. Poiché l'uomo
è ancora in cammino verso Dio ma è anche la via
della Chiesa, Maria si presenta a noi come esempio e tipo della
Chiesa, e via di evangelizzazione. Dio non ci salva senza di
noi e per forza. Dio attende la nostra collaborazione. Il più
efficace esempio di questo lo ritroviamo nella Madre del Signore.
La più eloquente conclusione
e il commento, che chiudono le nostre riflessioni possono essere
le parole di Giovanni Paolo II espresse a Fatima il 13 maggio
1982: Offrirsi a Maria, significa accogliere il suo aiuto, per
restituire noi stessi e l'umanità a Colui che è
Santo, infinitamente Santo; accogliere il suo aiuto, rifugiandosi
nel Suo cuore materno, aperto sotto la croce per l'amore verso
ogni uomo, verso il mondo intero, per restituire il mondo e l'uomo,
l'umanità e tutti i popoli a Colui che è infinitamente
Santo.
Il messaggio teologico di Giovanni
Paolo II nelle sue preghiere di affidamento, che hanno attinto
l'ispirazione dalla millenaria tradizione della devozione mariana
polacca, ritrova la sua conferma nell'VIII capitolo della Lumen
Gentium, la Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, che tratta della
presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, e la
sua spiegazione nell'Enciclica Redemptor hominis: Se in questa
difficile e responsabile tappa della storia della Chiesa e dell'umanità
sentiamo il particolare bisogno di rivolgerci a Cristo, attraverso
il mistero della redenzione, allora ci sembra che nessun altro
se non Maria riesce a guidarci nella divina e nello stesso tempo
umana dimensione di questo mistero. La consapevolezza dell'essenziale
legame esistente tra Maria e Cristo e la Chiesa costituisce per
il Santo Padre la regola fondamentale, che indica il bisogno
di una forma di devozione verso la Madre da attuarsi mediante
l'atto di Affidamento. Così, colui, che a Jasna Góra
ha imparato ad essere l'uomo dell'affidamento, oggi ne è
il suo testimone e il suo primo maestro.
Wojciech Zycinski SDB,
Cracovia (Polonia)
VISITA Nr. 