IV CONGRESSO INTERNAZIONALE
di
MARIA AUSILIATRICE
TORINO-VALDOCCO, Italia
/ 1-4 Agosto 2003
CENTENARIO DELL'INCORONAZIONE
DI MARIA AUSILIATRICE (1903-2003)
E XXV DI PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II (1978-2003)
FRA MEMORIA E PROFEZIA
SOMMARIO
1. STORIA DI UNA CELEBRAZIONE. 2
2. L'EVENTO DEL 1903. 3
3. UN SECOLO DAVANTI A MARIA 4
3.1. Il secolo dopo Fatima 4
3.2. Un secolo di crescita mariana 5
3.3. La Madre della santità salesiana 5
4. UN EVENTO DA ATTUALIZZARE 6
4.1. La Madonna di Don Bosco: un dono per la Chiesa e per il
mondo 6
4.2. Il nuovo Ordo Coronandi: una sorgente di spiritualità
mariana 6
4.2.1. L'Ordo Coronandi di Giovanni Paolo II. 7
4.2.2. Incoronata, perché Regina 7
4.2.3. Una regalità di servizio e di solidarietà
con i poveri 7
4.2.4. Camminare con Maria, fra Liturgia ed Escatologia 8
5. UN NUOVO MILLENNIO CHE GUARDI A MARIA 9
5.1. IncoroniamoMaria nostra Regina, e Stella del nostro Risorgere
9
5.2. Intraprendiamo un cammino di totalità, che genera
Bellezza vera. 10
5.3. Profilo di uomini e donne plasmati da Maria per il terzo
millennio 11
5.3.1. Imparano Cristo , alla scuola di Maria 11
5.3.2. Respirano mondialità missionaria 12
5.3.3. Annunciano la famiglia, che Dio vuole 12
5.3.4. Pensano la Pace, più come impegno che come utopia
12
5.3.5. Vivono un entusiasmo, che sboccia in fedeltà 13
5.3.6. Promuovono solidarietà 13
6. CONCLUSIONE 13
Scopo della presente relazione
è quello di evocare brevemente gli elementi salienti dell'evento
d'un secolo fa, mettendo a fuoco la profezia, che esso vuol far
giungere a noi, donne ed uomini d'inizio terzo millennio.
Lo sguardo all'indietro può avere un unico significato:
quello di fornire prospettive e riferimenti per guardare in avanti.
1.
STORIA DI UNA CELEBRAZIONE.
A partire almeno dal concilio
di Efeso, si è fatta strada nella Chiesa la prassi dell'incoronazione
di Maria. Agli inizi, con chiara prospettiva teologica, era il
Figlio, che incoronava la Madre, come ci ricorda lo splendido
semicatino absidale di Jacopo Torriti, in S. Maria Maggiore di
Roma, risalente alla fine del XIII secolo. L'eco di questa prassi
è stato poi recepito nel rito antico e recente, che vuole
venga prima incoronato il Figlio e poi la Madre, in tutte le
effigi, in cui la Madre tiene in braccio il bambino . Venne poi
affermandosi lentamente la prassi di incoronare la Vergine Madre,
nelle effigi più antiche e venerate dal popolo.
L'attuale rito viene fatto risalire alla fine del secolo XVI.
Ivi si colloca la figura del cappuccino Ven. fra Girolamo Paulucci
de Calboli da Forlì (1552, Forlì - 1620, Parma),
che fu definito, oltre ad "Apostolo della Madonna",
anche "Primo inventore nell'incoronare solennemente le immagini
della Madonna" Si trattava di una celebrazione eminentemente
popolare, nata in clima postridentino, e collegata con la predicazione
dei cappuccini fra le masse, di cui fu insigne rappresentante
S. Lorenzo da Brindisi (+ 1619). Essa rappresentava quasi il
suggello dell'itinerario di predicazione e non era priva di significato
penitenziale, dato che l'oro, l'argento, le pietre preziose della
corona erano spesso frutto di una spoliazione penitenziale delle
"vanità", di cui si adornavano i fedeli.
L'azione mariana di fra Girolamo venne raccolta e prolungata
dai Cappuccini "che fondarono la Pia Opera dell'Incoronazione".
Questa animazione portò , ad esempio, all'incoronazione
della Madonna di Oropa, nell'agosto del 1620. Un fedele seguace
di fra Girolamo, Alessandro Sforza Pallavicino, conte di Borgonovo
(Piacenza), dispose per testamento un lascito al Capitolo di
S. Pietro in Vaticano, perché si prendesse cura di incoronare
le più celebri immagini della Vergine. Ebbe così
inizio la serie delle incoronazioni fatte dal Capitolo Vaticano,
che prosegue fino ad oggi. La prima ad essere incoronata fu la
"Madonna della Febbre", nella sagrestia della Basilica
Vaticana (1631). L'intervento del conte Pallavicino fece sì
che l'intero ambito delle incoronazioni passasse dentro la sfera
di vigilanza e di azione del Romano Pontefice. A tale scopo,
il Capitolo Vaticano non tardò a mettere a punto un proprio
Ordo, che, alla fine del XIX° secolo, servì di base
per quello del Pontificale Romano del 1897 . Di solito, l'Incoronazione
avviene una sola volta, ma non sono mancati casi di una o più
repliche. Maria Salus Populi Romani, in S. Maria Maggiore, ad
esempio, fu incoronata tre volte: da Clemente VIII, da Gregorio
XVI, da Pio XII.
In questo contesto e clima liturgico-mariano si è inserita
anche l'Incoronazione di Maria Ausiliatrice del 1903.
2. L'EVENTO
DEL 1903.
La vigilia dell'Epifania del
1903, il Beato Michele Rua, primo successore di Don Bosco, si
presentava a Leone XIII, accompagnato da cinque confratelli e
sei giovani (due studenti e due artigiani da Valdocco, cui si
aggiunsero due giovani, in rappresentanza dell'oratorio e della
scuola dell'Istituto S. Cuore di Roma, al Castro Pretorio). Lo
scopo della visita era di presentare al Papa, a nome delle "Famiglie
di don Bosco", le felicitazioni per il Giubileo Pontificale,
due album augurali con 70.000 firme di allievi/e di SDB ed FMA,
un'offerta di solidarietà di 12.400 lire.
In quell'occasione, don Rua - che aveva raccolto il suggerimento
di un gruppo di confratelli, capeggiati da don Secondo Marchisio
- presentò al Papa anche la richiesta di procedere alla
Pontificia Incoronazione dell'effigie dell'Ausiliatrice e la
domanda di dispensa dal "secolo di antichità"
(dell'effigie), che era richiesto dalla prassi per l'incoronazione.
L'evento - aggiungeva don Rua - sarebbe stato preceduto dal III
Congresso Internazionale Salesiano .
Il Papa si mostrò felice e non ebbe difficoltà
ad assecondare ogni richiesta.
Il 17 febbraio arrivava a Valdocco il Breve Pontificio (datato
13 febbraio) per l'Incoronazione di Maria Ausiliatrice. Dopo
aver menzionato l'Arciconfraternita dei Devoti di Maria Ausiliatrice,
il Breve sottolineava, tra l'altro, che "il culto di detta
sacra Immagine della Madre di Dio passò i confini dell'Italia
e dell'Europa, ed è oggi, per singolare disposizione divina,
mirabilmente diffuso in quasi tutte le nazioni del mondo cristiano".
Don Rua non poteva trattenere la sua gioia profonda. Scrivendo
ai Cooperatori salesiani, dopo aver ricordato "l'annunzio
più doloroso" dato 15 anni prima per la morte di
Don Bosco, si mostrava felice di poter comunicare "la notizia
più bella e consolante che vi abbia mai dato o possa darvi,
dovessi pure rimanere lunghi anni sulla terra". Dopo l'annuncio
della vicina Incoronazione, concludeva: "Per noi Maria SS.
Ausiliatrice è tutto!"
Ognuno fece del suo meglio per mobilitarsi in onore della Madonna
di Don Bosco. Fra i collaboratori di don Secondo Marchisio per
la parte musicale, c'è anche il chierico Vincenzo Cimatti,
oggi venerabile, che lavora per fornire alle feste un robusto
organico di tenori e di bassi, da lui preparati nella casa di
Valsalice. In una lettera del 22 marzo 1903, egli dà espressione
al suo entusiasmo mariano e scrive: "A Torino fervet opus
per le feste della nostra mamma e pel congresso. E, come diceva
don Marchisio, è incredibile lo slancio con cui questi
signori del comitato lavorano affinché tutto riesca bene.
La Madonna poi comincia a farne delle grosse". E, dopo aver
accennato a singolari grazie con cui Maria Ausiliatrice accompagna
i preparativi ed incoraggia la beneficenza, egli conclude:"
Basta! Maria vuole che le facciamo una bella festa. Avanti, e
fuoco a gran carica" .
Il numero di maggio del Bollettino Salesiano preparava i due
eventi con un editoriale del senatore F. Crispolti, che evidenziava
la mondialità e l'audacia della missione di Don Bosco.
"Egli si investì - scrive il Crispolti - dell'antico
spirito cristiano ed italiano pel quale estendere la carità
è un modo di farla più intensa. La funzione crea
l'organo, dice una teoria naturalista in molti punti temeraria;
similmente egli con un apparente paradosso, a cui l'intervento
della Provvidenza toglieva la temerità, parve dire: 'Se
i mezzi a fare un po' di bene scarseggiano, mettetevi a fare
molto e li avrete moltiplicati: l'abbondanza della messe aspettante
produrrà essa stessa i mietitori'. E fu così".
Da tutto il mondo, i cooperatori erano invitati al terzo Congresso
Salesiano (dopo quello di Bologna e di Buenos Aires) e venivano
a Torino. "I congressisti non vengono dunque soltanto a
rivedere la culla - notava ancora il senatore - vengono a rivedere
la Madre".
In preparazione al medesimo Congresso, P. Semeria aveva trattato
di don Bosco, il quale "fide vixit" , circondato dall'amore
di Dio e degli uomini, perché uomo di gran fede e di gran
cuore
Dal 14 al 16 maggio, sotto la guida sapiente di don Stefano Trione,
ebbe luogo il III° Congresso Salesiano. Fra gli interventi
più interessanti del Congresso ci fu quello di don Albera
che presentò una sintesi dei lunghi viaggi compiuti, specialmente
in America Latina, come visitatore straordinario. Egli, che fu
uno dei primi a sperimentare la mondialità della congregazione,
ammette "si dilatarono oltre misura i miei orizzonti, gigantesca
si fece nella mia mente la figura di don Bosco, immensamente
più maestoso mi apparve quell'albero, che fino oltre i
mari aveva dispiegati i suoi benefici rami
".
Con la partecipazione dei Cardinali di Torino (Richelmy), Milano
(Ferrari), Bologna (Svampa) e di 29 vescovi guidati da mons.
Cagliero, la celebrazione ebbe luogo, con grandissima solennità,
il 17 maggio, per mano del Card. Richelmy. All'ultimo momento
si scusò con telegramma di non poter partecipare il Card.
Sarto di Venezia, che di lì a poco sarebbe diventato Papa
Pio X. Il Card. Legato Richelmy, Arcivescovo di Torino, guardando
alla Famiglia Salesiana sparsa in ogni parte del mondo, espresse
la speranza che essa "sia per dilatarsi ed estendersi per
tutta la terra. Queste speranze si compiranno perchè tutto
si ottiene dalla protezione di Maria Ausiliatrice".
Grande protagonista dei preparativi e della festa furono il Beato
M. Rua, che, in qualche momento non poté resistere alla
commozione travolgente. Intorno a lui il popolo di Torino partecipò
in massa alla celebrazione (si parlò allora di 100.000
persone, raccolte dentro e fuori della Basilica).
Specialissima cura, anche in quell'occasione, fu dedicata alla
musica. Il Maestro Dogliani dirigeva un coro di 250 voci, che
eseguiva la Missa Papae Marcelli di Pierluigi da Palestrina.
Ma furono 1000 i cantori, divisi in tre cori, che cantarono l'antifona
solenne dell'Incoronazione, composta dal M.o Dogliani: "Corona
aurea super caput eius". Il M.o Pietro Rota, "valente
musicista competentissimo in materia", tributava uno special
elogio alla corale diretta dal M.o Cimatti: "Per amor di
verità dobbiam tributare una ben meritata lode - egli
scrive - ai bravi chierici cantori del seminario Missioni Estere
di Valsalice ed al modesto e valente loro Maestro Don Cimatti,
i quali in questa occasione hanno prestato valido aiuto al M.o
Dogliani col loro coro di Tenori e Bassi mirabilmente disciplinato".
3. UN
SECOLO DAVANTI A MARIA
3.1. Il
secolo dopo Fatima
Oggi che "il segreto di
Fatima" non è più segreto; e si chiude definitivamente
un secolo pieno di grazia (Concilio Vaticano II, caduta del muro
di Berlino, Sinodi, Giubileo, nascita di un'Europa protagonista
della Pace, decolonizzazione, progressi scientifici vertiginosi,
ecc.), ma anche drammatico e burrascoso, ed ancor troppo pieno
di sangue (due guerre mondiali e centinaia di guerre locali,
gulag distribuiti a livello planetario, terrorismo locale ed
internazionale, paci impossibili come in Irlanda e Medio Oriente
);
oggi ci è lecito trarre alcune conclusioni.
Maria è la Regina Martyrum, così la vede don Bosco,
nel sogno profetico sulla chiesa di Valdocco, destinata a sorgere
sulle tombe dei martiri della Legione Tebea: Avventore, Solutore,
Ottavio.
Maria è la Mater Ecclesiae et pontificis: rafforzando
un abbinamento che è profondamente iscritto nel DNA cattolico
e salesiano;
Maria è il segno di una presenza dello Spirito, che non
abbandona il mondo alla deriva, ma lo accompagna con una pazienza
operosa, verso stagioni sempre più mature, come sta a
dimostrare, ad esempio, il crescente interesse per la pace, la
globalizzazione della solidarietà, la lenta crescita degli
organismi internazionali, ecc.
Maria Ausiliatrice si presenta a noi come "La Madonna dei
tempi difficili" - per fare memoria di una bella definizione
di don Egidio Viganò - "La Stella del terzo Millennio",
"Santa Maria del cammino", ecc.
"Animatrice della nostra conversione", Maria ci orienta
a Cristo, intercedendo per la venuta del Regno: cuore di tutti
i messaggi è l'invito alla preghiera ed alla penitenza,
cioè aversio a creaturis, conversio ad creatorem (Agostino).
In altre parole, far risuonare dentro il circolo della storia
le grandi parole di Cana "fate tutto quello che Egli vi
dirà" (Gv 2,5) resta il provvidenziale compito di
Maria.
Maria è il riferimento del popolo di Dio, pellegrinante
verso il Cielo. Non va dimenticato che uno degli elementi fondamentali
della "popolarità", che distingue la collocazione
ed il ministero apostolico della Famiglia salesiana è
il suo stretto legame carismatico con Maria Ausiliatrice, che
ha fatto della Madonna di Don Bosco, uno dei Volti mariani più
amati e diffusi nel mondo.
3.2. Un
secolo di crescita mariana
Vent'anni fa, un teologo scrisse,
con qualche preoccupazione, che il nostro tempo aveva messo un
grande "b molle" alla dimensione mariana, facendola
passare, per così dire, in tonalità minore. Non
so se avesse ragione. Uno sguardo, anche sommario, al secolo
passato ci farebbe comprendere, che, in fondo, al di sotto dei
molti, vistosi cambiamenti, si è realizzata una crescita
reale. Alcuni elementi ci vengono subito in mente, come perle,
che, durante il secolo scorso sono venute ad impreziosire la
Sua corona:
L'Assunta 1950: mistero dell'incoronazione
Il Concilio: Maria inserita nel cuore del Mistero di Cristo e
della Chiesa
Marialis Cultus di Paolo VI
La Consacrazione del mondo a Maria.
Redemptoris Mater, e Rosarium V. M. di Giovanni Paolo II
Regina Familiae, inserita nelle Litanie Lauretane (su rischiesta
"salesiana").
No, il popolo cristiano non ha abbandonato Maria. E Mariaè
stata fedele al suo popolo.
3.3. La
Madre della santità salesiana
Il carisma delle origini salesiane
appare saldamente radicato nell'humus mariano, come abbiamo appreso
fin dai primi contatti con Don Bosco. Ci basta sottolineare la
lunga linea di fedeltà, che - a partire da quei giorni
- è giunta fino ai giorni nostri. Ne sono prova i nostri
santi.
Visitando le camerette di Don Bosco, ci imbattiamo nella lapidaria
affermazione di S. Luigi Versiglia: Senza Maria Ausiliatrice
noi salesiani siamo nulla. In sua compagnia, invece, siamo capaci
di dare tutto, fino al martirio.
I cinque giovani di Poznan - il cui oratorio, ama dire il Rettor
Maggiore, è diventato il più famoso del mondo,
dopo quello di Valdocco - ci hanno insegnato ad intonare i "misteri
della Luce", anche sepolti nel buio di una prigione.
Joseph Kowalski, che - per non profanare il suo Rosario - è
passato dal KZ al battaglione di disciplina, diventando martire
per amore di Maria ci insegna l'alta, coraggiosa dignità,
che consegue colui che si mette alla Sua scuola.
Sr. Maria Romero ci ha insegnato a suonare, a quattro mani, lo
spartito della vita: "Pon tu mano Madre mia, ponla antes
de la mia"
Il Beato Luigi Variara - che ha posto la tromba in mano ai suoi
lebbrosi, come ci ricorda il monumento dedicatogli a Viarigi,
suo paese natale - ha ricevuto da Maria il dono di stare, come
Giovanni, accanto a lei, ai piedi della croce.
Il Beato Artemide Zatti recuperò la salute, impegnandosi
- secondo il suggerimento del dott. Garrone - a mettersi al fianco
di Maria Ausiliatrice, per il sostegno dei malati: "Credetti,
promisi, risanai", ebbe a scrivere il novello Beato.
4. UN
EVENTO DA ATTUALIZZARE
4.1.
La Madonna di Don Bosco: un dono per la Chiesa e per il mondo
Nella sua lettera ai salesiani,
scritta immediatamente dopo l'evento , il Beato Michele Rua,
fatto cenno alla solennità degli avvenimenti e facendo
proprie le parole del Breve pontificio per il Congresso Salesiano,
riferite a Maria Ausiliatrice: "particolarmente propizia
alla Famiglia Salesiana [quam Sodalitio salesiano maxime adspirantem
propitie novimus"], invitava a vivere santamente sotto lo
sguardo di Maria "a cui andiamo debitori di tutte quel bene,
che si è potuto fare".
Notava, inoltre, "che in queste nostre memorabili solennità
il nome di Maria Ausiliatrice andò sempre unito con quello
di don Bosco". Ed aggiungeva la sua certezza che "coll'aumentarsi
fra i salesiani della devozione a Maria Ausiliatrice, verrà
pur crescendo la stima e l'affetto verso Don Bosco, non meno
che l'impegno di conservarne lo spirito e d'imitarne la virtù".
La mondialità salesiana era risuonata ripetutamente nel
Breve di Leone XIII, nell'ampia testimonianza di don Albera,
reduce da tre anni di Visita Straordinaria in America Latina,
nelle vibranti parole del Senatore Filippo Crispolti, nelle parole
del Legato Pontificio, Arcivescovo Richelmy.
Tutta la celebrazione era stata dominata, con straordinaria potenza,
dalla forte ecclesialità, espressa dal titolo di "Ausiliatrice",
dalla comunione col successore di Pietro nella celebrazione del
Suo XXV, dalla partecipazione notevole di cardinali e Vescovi,
dalla generosa mobilitazione delle più diverse categorie
del laicato cristiano.
4.2.
Il nuovo Ordo Coronandi: una sorgente di spiritualità
mariana
4.2.1. L'Ordo Coronandi di Giovanni
Paolo II.
Forse, non è soltanto
un caso che il nuovo Ordo coronandi imaginem Beatae Mariae Virginis
sia il primo pubblicato sotto il Pontificato di Giovanni Paolo
II. E' nota la carica mariana della spiritualità di Giovanni
Paolo II, ma la felice coincidenza fra questo primo Ordo da lui
approvato e la sua devozione mariana sottolinea sia la prosecuzione
della instauratio liturgica, voluta dal Concilio, sia la garanzia
di uno spazio per la pietas della Chiesa e del popolo di Dio,
verso la Madre di Gesù.
Il Nuovo Ordo inserisce il ministero di Maria nel Mistero pasquale
di Cristo. Fa perno sulla kenosis-esaltazione di Cristo, annunciata
da Fil 2,6-11, e partecipata dalle Membra di Cristo, in primis
da Maria.
4.2.2. Incoronata,
perché Regina
Il rito dell'Incoronazione appare necessariamente collegato col
titolo di Maria Regina, così solennemente proclamato dall'ultima
serie di invocazioni delle Litanie Lauretane. Già in vari
congressi mariani d'inizio secolo (Lione/1900, Friburgo/1902,
Einsiedeln/1906) si era fatta strada la proposta di proclamare
Maria Regina dell'universo. Ma il movimento in favore della regalità
di Maria si intensificò dopo la proclamazione della festa
di Cristo Re, da parte di Pio XI, a chiusura dell'anno santo
del 1925. Nel 1954, Pio XII risponderà con l'enciclica
Ad Caeli Reginam, e con la festa liturgica di Maria Regina, fissata
per il giorno 31 maggio. Con la riforma del calendario romano
del 1969, la festa venne portata al 22 agosto, a coronamento
della solennità dell'Assunta "perché appaia
più chiara la connessione fra la regalità della
Madre di Dio e la sua assunzione", nello spirito di LG/59
.
Il n.5 del rito sembra annunciare che esso è strumento
di una professio ecclesiale della regalità di Maria. Il
rito dell'incoronazione esprime, anzitutto la maternità
regale di Maria. Essa è Regina perché Madre del
re (il quale, per questo, viene incoronato per primo, come fonte
dell'onore tributato a Sua Madre), Madre del figlio di Davide,
e, secondo il saluto di Elisabetta "la Madre del mio Signore".
E' stato sottolineato come il binomio "maternum-regale"
ricorra con frequenza nel testo dell' Ordo coronandi, quasi ad
attenuare la secolarità del titolo, ed a rivestirlo della
materna tenerezza di Maria "Ministra pietatis".
Maria è Regina, perché è stata, con fortezza,
presso la croce del Re, diventando "collaboratrice nella
redenzione" operata dal suo Figlio. In questo senso - in
continuità con la tradizione patristica - si pone l'accento
sul suo destino di Nuova Eva, pensata dal progetto di Dio accanto
a Cristo, Nuovo Adamo.
Il titolo di Regina evidenzia in Maria la natura di "perfetta
discepola di Cristo", espressa percorrendo tutte le fasi
della sua vita, nella sequela più totale.
Infine, essa è Regina, perché "Membro sovraeminente
della Chiesa", che la lega ad essa come "consummatio
dell'antico Israele e inchoatio del nuovo popolo di Dio"
(Gerhoch di Reichersberg +1169), tipo, figura e modello (LG)
con un "singolare munus" ed una unica "pienezza
di grazia". E' Regina a conferma dell'economia salvifica,
che culmina nell'exaltavit humiles.
L'aspetto teologico, soteriologico, antropologico sono così
congiunti insieme dal titolo di Regina e dal segno dell'incoronazione.
E' appena da accennare che la solennità dell'Assunta (che
va, dunque, estesa teologicamente fino alla festa della Regalità
di Maria del 22 agosto) è un'autentica celebrazione della
regalità, nel senso indicato.
4.2.3. Una
regalità di servizio e di solidarietà con i poveri
Nell'atmosfera postconciliare,
la prassi dell'Incoronazione, poneva due principali obiezioni:
una linguistica (re e regine sono fuori campo in tempi di democrazia);
una biblico-teologica (generato dalla possibile contrapposizione
fra la "Mariologia dei privilegi" e la "Mariologia
del servizio").
Si rispose alla prima sottolineando l'attrazione del termine
Regina da parte del titolo di Cristo Re, che troneggia anche
nella liturgia dell' Incoronazione, come Re d'amore e di servizio,
che regna dalla croce. Venne, inoltre, approfondita la possibilità
di una rilettura più biblica e meno secolare del termine
"Regina", aiutata dal fatto che il Concilio ne aveva
preservato l'uso, al n.59 della LG così pure la Liturgia
delle Ore, il Messale Romano, una dichiarazione autorevole come
quella di Puebla (1979), ecc. La preghiera di benedizione associa
le due realtà, evidenziando che i fedeli "confessano
il Re ed invocano la Regina [Regem confitentur (
) et implorant
Reginam"] .
Alla seconda obiezione, il nuovo Ordo rispose mantenendo un bilanciato
equilibrio fra i due valori in questione e sottolineando che
si parla di una Regalità di servizio, di dono, di intercessione
( avvocata di Grazia e Regina di misericordia, [advocata gratiae
et misericordiae Regina, Ministra pietatis, ecc.), che ricava
la sua forza dal Mistero della Croce. Nella stessa direzione
va l'inserimento nella prece litanica di invocazioni, quali "Virgo
pauper et humilis, Virgo mitis et oboediens".
Esso recepisce pure, la necessità che l'incoronazione
di Maria sia rispettosa del contesto in cui viene celebrata.
In mezzo ai poveri, la incoronazione di Maria, deve essere rispettosa
dei poveri ed inserirsi umilmente fra loro: con una corona povera
- che non disdice, se così si può dire, alla vocazione
e missione di Maria "povera (anawin) di JHWH", cui
piace esaltare gli umili - ricercando una corona che sia "adatta
per esprimere la dignità [apta ad exprimendam (
)
dignitatem]", ed evitando quegli "eccessi di ricchezza
e di suntuosità , che mal s'addicono alla sobrietà
propria del culto cristiano" [nimia magnificentia ac sumptuositas"
"quae christiani cultus sobrietatem dedeceant]" . Via
dunque ogni orpello, ma via anche ogni indebita (ed offensiva)
ostentazione di ricchezza, per fare spazio alla "nobilis
pulchritudo", di cui in SC n.134.
Fedele a questi orientamenti, l'Ordo inquadra la celebrazione
nell'orizzonte della Parola di Gesù: "Chi si umilia
sarà esaltato" e del primato dell'Amore e del servizio.
Esso, quindi, assieme all'onore da rendere alla Madre di Gesù,
intende costituire una Buona Notizia ed una Profezia di consolazione
e di incoraggiamento per tutti i "poveri di JHWH",
che, lungo la storia, in compagnia di Maria, vivono la povertà
e ricercano la giustizia, portando la propria croce con amore
e con fede. Ove ben preparato, compreso e celebrato, il rito
dell'incoronazione ha un'intima vocazione a farsi Schola di dottrina
e vita evangelica . Per questo, la corona, che non viene più
benedetta, viene tuttavia aspersa, quasi ad indicare la nascita
di un segno nuovo, che non fa più parte della città
dell'uomo, ma, ormai, della Civitas Dei.
4.2.4. Camminare
con Maria, fra Liturgia ed Escatologia
Chi eredita il Regno di Dio
è ammesso al convito escatologico (Lc 22,30; Mt 19,28;
20,23), che dalla SS. è considerato come intronizzazione
ed incoronazione (Ap.22,5; Ef 2,6). Anche Maria, entrata gloriosamente
nel Regno di Dio, ha conseguito la corona di gloria (1 Pt5,4),
la corona incorruttibile (1Cor 9,25), la corona della vita (Gc
1,12; Ap 2,10). L'immagine della corona compare 18 volte nel
NT e - eccettuate le 4 volte che si riferisce alla corona di
spine - esprime sempre "il dono escatologico di Dio ai credenti",
ben rappresentato dalla Donna dell'Apocalisse (Ap 12,1), che
porta una corona di 12 stelle.
Il nuovo Ordo coronandi imaginem beatae Mariae Virginis, da una
parte, richiede che sia la fede del popolo a consacrare, per
così dire, le immagini e, quasi, a dare garanzia della
loro capacità di ispirare il popolo di Dio; . Dall'altra,
esso richiede che tali luoghi di culto siano particolarmente
significativi per l'impegno liturgico e cristiano , facendo così
del rito dell'Incoronazione di Maria un invito ad attingere alla
pienezza liturgico-sacramentale ed al rinnovamento dell'impegno
personale di vita cristiana.
A questo mira la densa conclusione della "Benedizione",
non più rivolta alla corona, come nel vecchio rito, ma
a Dio. Da Lui si invoca per i fedeli il dono della sequela di
Gesù e di Maria, il reciproco servizio nell'amore, l'abnegazione
ed il dono di sé per guadagnare le anime dei fratelli
(Da mihi animas
), l'umiltà terrestre, che prepara
alla gloria celeste.
5. UN NUOVO
MILLENNIO CHE GUARDI A MARIA
5.1.
Incoroniamo Maria
nostra Regina, e Stella del nostro
Risorgere
Fare memoria dell'Incoronazione
di Maria Ausiliatrice a cent'anni di distanza significa inserirci
vitalmente nell'evento, vestendoci della sua grazia e rinnovando
il nostro impegno a "prendere Maria in casa" (don Egidio
Viganò), come nostra Regina.
Incoronare Maria, interiormente, come nostra Regina significa
vivere un radicale affidamento a Lei. Tuus totus sum ego et omnia
mea tua sunt è l'invocazione di affidamento di S. Luigi
Grignion de Montfort, che Giovanni Paolo II ha issato come una
bandiera.
Affidarci a Maria significa imboccare la via maestra, che ci
conduce a Gesù: "La formazione e l'educazione dei
grandi santi, che vivranno verso la fine del mondo, sono riservate
a lei".
Coronare l'immagine di Maria significa assumerla come modello
ed accogliere il Suo desiderio che ci vuole incoronati da Cristo
in cielo, come è chiaramente espresso nella preghiera
di incoronazione .
Preghiamola con le parole che DB ha fatto campeggiare dentro
la basilica: Santa Maria, soccorri i sofferenti, aiuta i paurosi,
rinvigorisci i deboli, prega per il popolo, intervieni a favore
del clero, intercedi per le donne pie, sentano il tuo patrocinio
tutti i peccatori, che invocano il tuo santo aiuto.
E' la preghiera, che Don Bosco ha sentito intensamente, preso
come egli era dalla passione della salvezza dei giovani e del
popolo. Egli li vedeva esposti - spesso indifesi - a rischi molteplici,
e li contemplava non con lo sguardo del pessimista, che si lascia
cadere le braccia, ma con quello del profeta di speranza, che
- anche quando è a corto di tutto - ancora confida nelle
risorse inesauribili di Cristo e della Sua Madre. E' l'atteggiamento
che contempla le cadute - possibili o reali - dei singoli e dei
popoli, come lo stadio previo al risorgere, piuttosto che come
l'ultimo, disperato epilogo di un vagabondare senza senso. E'
lo stile dell'uomo che parla del peccato, solo per annunciarne
la remissione, e del male solo per combatterlo, sapendolo già
sconfitto.
Con lo stesso spirito Giovanni Paolo II commenta le parole dell'inno
Alma Redemptoris Mater: "succurre cadenti surgere qui curat
populo": vieni in soccorso del tuo popolo, sempre a rischio
di cadere, ma sempre anelante alla risurrezione"
"Nelle parole di questa
antifona liturgica è espressa anche la verità della
"grande svolta", che è determinata per l'uomo
dal mistero dell'incarnazione. È una svolta che appartiene
a tutta la sua storia, da quell'inizio che ci è rivelato
nei primi capitoli della Genesi fino al termine ultimo, nella
prospettiva della fine del mondo di cui Gesù non ci ha
rivelato "né il giorno né l'ora" (Mt
25,13). È una svolta incessante e continua tra il cadere
e il risollevarsi, tra l'uomo del peccato e l'uomo della grazia
e della giustizia. La liturgia, specie nell'Avvento, si colloca
al punto nevralgico di questa svolta e ne tocca l'incessante
"oggi e ora", mentre esclama: "Soccorri il tuo
popolo, che cade, ma pur sempre anela a risorgere"! Queste
parole si riferiscono ad ogni uomo, alle comunità, alle
nazioni e ai popoli, alle generazioni e alle epoche della storia
umana, alla nostra epoca, a questi anni del Millennio che volge
al termine: "Soccorri, sì soccorri il tuo popolo
che cade!"
In occasione del Ciquantenario
dell'Incoronazione, G.B. Montini, Sostituto alla Segreteria di
Stato, faceva pervenire al Rettor Maggiore Don Ziggiotti un Messaggio
autografo di Pio XII. Dopo aver invitato al "rinnovamento
dello spirito e del costume", per far fronte ad un mondo
"impresso da tanta orma di male", Egli invocava: "Aiuti
gli erranti, aiuti i condottieri e i maestri". Lo spirito
di solidarietà coi piccoli, di responsabilità verso
il proprio tempo, di sottomissione alla verità è
il dono di Maria, che, attraverso Don Bosco, giunge fino a noi,
per il servizio e la salvezza del mondo.
5.2. Intraprendiamo
un cammino di totalità,
che genera Bellezza vera.
Tota pulchra es Maria, canta
la Liturgia della Chiesa. Il nuovo Rito dell'Incoronazione propone
una nobilis pulchritudo, e di via pulchritudinis amava parlare
Paolo VI , come di una promettente prospettiva evangelizzatrice.
Un grande santo Educatore, Don Bosco, ebbe fin da piccolo questo
desiderio: fare incontrare i ragazzi e i giovani con la Bellezza
che salva secondo un preciso comando ricevuto nel sogno dei 9
anni: "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la
carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque
immediatamente a istruirli sulla bruttezza del peccato e sulla
bellezza della Grazia". La "Bellezza", valore
eterno iscritto nel cuore di ogni creatura umana, "luogo
della rivelazione di Dio stesso e luogo dello svelamento della
Verità dell'uomo". Questa è la profonda esigenza
di ogni cuore umano che desidera ritrovarsi nella sua verità,
che è vocazione alla Bellezza: "Dio scolpiva il volto
umano guardando nella sua sapienza l'umanità del Cristo,
il più bello tra i figli dell'uomo". "Fate incontrare
i giovani con la Bellezza che salva" questa è la
forte provocazione suscitata anche dal Cardinale Martini in una
sua lettera pastorale, quella dell'anno 1999-2000. (Sr.Vilma
Colombo e Centro di PG/FMA)
Se analizziamo la vita dell'Oratorio di Valdocco (con le sue
feste, i suoi canti, i teatri, le liturgie, la musica, le passeggiate,
la gioia di vivere insieme sotto gli occhi di Don Bosco, ecc....)
bisogna dire che la via pulchritudinis era in attivazione continua,
fino a sbocciare in eventi grandiosi, come quelli che videro
l'inaugurazione del Santuario di Maria Ausiliatrice e l'incoronazione
della Sua immagine.
Se ripercorriamo la storia della nostra vocazione alla vita ed
alla Famiglia salesiana, troveremo che c'è una correlazione
fra la risposta vocazionale e l'intuizione di un'intima bellezza,
che connota il carisma salesiano. Sua mèta e ambizione
suprema è condurre al "più bello tra i figli
dell'uomo", la cui fascinosa Bellezza già irraggia
tutti coloro, che imboccano il cammino, che conduce a Cristo.
In esso, infatti, vive un riflesso della "Donna vestita
di sole e coronata di stelle" dell'Apocalisse; e della giovinezza
edenica dell'umanità, che viene diffusa e donata al mondo
dalla grazia della giovinezza, portate da generazioni di giovani
che nascono sempre "vergini", disponibili, cioè,
al Bene, ed al servizio dei grandi ideali evangelici.
"La Bellezza salverà il mondo; non una bellezza qualsiasi,
ma quella dello Spirito Santo, quella della Donna avvolta nel
sole". Vera e duratura Bellezza è solo quella che
appare lambita dall'ala di Dio. Per questo Maria è Tota
Pulchra: perchè Dio non l'ha solo sfiorata, come una carezza;
Egli l'ha abitata, come un Figlio.
L'uomo e la donna nascono affamati di Bellezza, segnati così
dalla premonizione del proprio destino. Ed il mondo spesso li
assedia con cumuli d'inaffidabili surrogati, che prima producono
sazietà e poi nausea. Questo è il dramma del nostro
tempo: quello di una Bellezza, che si è andata smarrendo
nel sottobosco di innumerevoli banalizzazioni, e che ha un urgente
bisogno di essere redenta.
All'uomo contemporaneo la B. V. Maria offre una visione serena
e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia,
della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento,
della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea".
La Tota pulchra, cioè, ci ricorda che la Bellezza vera
- quella che consola il proprio cuore, ma si fa anche testimonianza
per il cuore dei fratelli - non è il frutto di "mezze
misure", ma di misure piene di misure alte. Don Bosco riusciva
a far capire ai suoi ragazzi che, per essere "felice",
il Cristianesimo deve essere pieno; per essere "bello"
deve essere intero.
Il sole declina. E' tardi. E' l'ora di dire: "Tardi ti ho
amato, Bellezza sempre antica e sempre nuova" E di scioglier
le vele verso quella mèta, navigando sulla rotta, che
la "Stella maris" suggerisce al nostro cuore.
5.3. Profilo
di uomini e donne
plasmati da Maria per il terzo millennio
5.3.1. Imparano Cristo, alla
scuola di Maria
L'imperativo di oggi è quello di sempre: "Non anteporre
nulla, ma proprio nulla, a Cristo! [Nihil omnino Christo preponere]:
Dal martire Cipriano, il principio è passato al dottore
Agostino ed ha informato la Regola del Fondatore S. Benedetto.
"Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore
e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che
Egli ha insegnato, ma di 'imparare Lui'. Ma quale maestra, in
questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è
lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità
di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani,
nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può
introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero.
Il primo dei 'segni' compiuto da Gesù - la trasformazione
dell'acqua in vino alle nozze di Cana - ci mostra Maria appunto
nella veste di maestra, mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni
di Cristo (cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione
Ella abbia svolto per i discepoli dopo l'Ascensione di Gesù,
quando rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò
nella prima missione. Il passare con Maria attraverso le scene
del Rosario è come mettersi alla 'scuola' di Maria per
leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio".
5.3.2. Respirano
mondialità missionaria
Maria, nella stagione di Efeso,
è "la Madonna degli inizi", che sostiene l'entusiasmo
apostolico, accompagna le famiglie, guarda con predilezione i
giovani.
La Missionarietà è sempre stata la spinta globalizzante
della Chiesa, il segno e la fonte della sua vitalità.
E così avviene anche per la Famiglia Salesiana.
Giovedì 10 aprile, in piazza S.Pietro, Giovanni Paolo
II incontrava i giovani di Roma e del Lazio. Riceveva da loro
tre doni . Il primo dono era "il bastone del pellegrino",
per colui che ha viaggiato più di ogni altro Papa (siamo
ormai al 100° viaggio [Bosnia-Croazia]...), proponendosi
davvero come Pastore del mondo.
5.3.3. Annunciano
la famiglia, che Dio vuole
Il secondo dono è stato
"Il centro culturale giovanile Giovanni Paolo II a S.Carlo
al Corso", "per ricomporre una grande frattura, che
sentiamo anche noi, soprattutto oggi: quella tra Vangelo e cultura".
Giovanni Paolo II e Don Bosco ci indicano congiuntamente la famiglia,
come punto nevralgico per una cultura rievangelizzata. Ciò
comporta:
- Che sia ri-evangelizzato il progetto di Dio sull'amore dell'uomo:
l'elefantiasi di un sentimento scollegato dalla progettualità,
la banalizzazione di una sessualità incapace di esprimere
l'amore, la paura della fecondità conseguente all'oscuramento
del senso della vita: tutto questo è indegno dell'uomo
e tradisce il Progetto di Dio.
- Che sia ri-evangelizzata la famiglia, che Dio vuole, come progetto
normale ed ottimale, vera culla dell'uomo nuovo: non solo del
bimbo che nasce, ma anche dell'adulto, che trova se stesso solo
in una relazione profonda col suo sposo/a.
- Riscoprire la coniugalità come progetto, che fonda la
genitorialità. Per quanto possa sembrare paradossale,
se non si vuole che i bambini siano trasformati in giocattoli,
è necessario che i loro genitori, anzitutto, si scoprano,
si accolgano, si rispettino ed amino come persone.
5.3.4. Pensano
la Pace, più come impegno che come utopia
Il terzo dono portato al Papa dai giovani di Roma è stata
una colomba da far volare, come un messaggio di Pace. Nel "Regolamento"
dell'associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice, Don Bosco
ricorda, fra i titoli che convengono alla Madre di Dio: "Iride
di Pace" , arcobaleno di Pace.
Invochiamo la Regina Pacis, perchè i tempi che corrono
sono ancora "procellosi e pieni di minacce" (Leone
XIII). E perché vogliamo accelerare un cammino vero, in
progresso, anche se in salita. Si aprono grandi orizzonti per
nutrire la speranza:
- il decisivo confronto fra la Pace e la la guerra, che si sta
giuocando sull'arduo campo delle coscienze;
- l'unificazione dell'Europa, intuita da genii della politica
e della fede;
- la nostalgia crescente di organismi internazionali più
rappresentativi e più efficaci;
- la globalizzazione della solidarietà, che vede in campo
un numero crescente di "soldati della Pace"
All'inizio del XXV di Pontificato, Giovanni Paolo II ha consegnato
al popolo cristiano la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae.
Anche attraverso questo Congresso Mondiale, intendiamo unirci
alla preoccupazione ed alla preghiera del Successore di Pietro.
Condividendo le sofferenze di tutti coloro, che - in tante parti
del mondo - sono messi a dura prova dall'immane tragedia della
guerra, siamo chiamati a pregare ed operare perchè prevalgano,
in tutti, pensieri ed opere di pace. Noi incoroniamo Maria nel
nostro cuore, ogni volta che preghiamo ed operiamo, riconoscendo
in Lei la Regina Pacis.
5.3.5. Vivono
un entusiasmo, che sboccia in fedeltà
"Questo Papa ci piace,
perché comprendiamo che lui, in noi, ha davvero fiducia".
Fino al punto di dirci "la verità tutta intera",
hanno detto i giovani di Madrid. In occasione della GMG di Roma,
si era sottolineato che Giovanni Paolo II piace ai giovani, perché
annuncia - più con la vita che con la parola, più
con la sofferenza che con l'eloquenza - che "resistere è
meglio che apparire!"
Le GMG non cessano di evocare il coraggio di GPII nel rimettere
la Croce in mano ai giovani, "sentinelle del mattino",
chiamati a fare i battistrada al popolo di Dio. E' un forte invito
alla fortezza cristiana - alla resilienza, come ama chiamarla
qualcuno - come antidoto all'AIDS dell'anima, a quella sottile
tentazione borghese, che inclina al facile, distoglie dal sacrificio,
rende diffidenti verso i grandi ideali e le cause rischiose,
indebolendo la tenuta vocazionale del cristiano. Solo per chi
sa appoggiarsi alla croce, sull'esempio di Giovanni Paolo II,
sarà davvero possibile passare dall'entusiasmo alla fedeltà.
Solo chi la sa accogliere, senza restare scandalizzato, può
dire, con fondata speranza, di sì alla sua vocazione.
Vocazionalità è l'alternativa al "piccolo
cabotaggio", che teme il mare aperto, e si abbarbica agli
scogli, per il terrore del naufragio. E' questo il quarto dono,
che il Papa ha fatto ai giovani ed a tutti noi, per dare piedi
alla loro speranza.
5.3.6. Promuovono
solidarietà
Il cuore di Maria - magari
ancora turbato dall'Annunciazione - le muove immediatamente i
piedi verso Elisabetta.
Prepariamoci, il prossimo 19 ottobre, a riconoscere nella beatificazione
di Madre Teresa di Calcutta, la memoria della Vergine Solidale,
ch'è stata Maria. Lei, povera di JHWH, veglia misericordiosa
sui poveri della terra, suscitando accanto a loro uomini e donne
solidali, come Don Bosco, Maria Mazzarello, Madre Teresa. Come
ciascuno di noi, che, al rientro da queste giornate, ritornerà
alla propria vita quotidiana, con un rinnovato senso di responsabilità.
6. CONCLUSIONE
Dopo aver incoronato l'effigie
della Madonna del S. Rosario di Pompei, Paolo VI invitava a cogliere
quell'occasione per molteplici "restauri" mariani:
a partire dal "restauro della nozione che noi abbiamo di
Maria", per passare poi al "restauro del culto che
a Maria tributeremo" (con speciale attenzione al S. Rosario),
al "restauro del nostro proposito di cercare in Maria il
modello" di ogni virtù umana e cristiana, fino al
"restauro della nostra fiducia" nella materna, quotidiana
presenza di Maria. Era un esplicito invito a togliere il "b
molle" alla dimensione mariana, restituendole - sotto la
guida del Concilio - il tono che le è proprio, che è
quello maggiore.
Il RM, don Pascual Chavez, nel suo primo intervento alla festa
di M.A. (24 maggio 2001) ha messo in rilievo alcuni aspetti,
che richiedono una meditazione affettuosa.
Maria è l'accoglienza della nostra fragilità, la
solidarietà col nostro dolore. Immacolata, è il
segno della divina pedagogia; Ausiliatrice, è il nome
della sua operosa presenza storica. Cana la rivela come donna
dell'alleanza, evangelista di Gesù, solidale coi fratelli
. Come lei, siamo invitati ad essere credenti, per risultare
credibili, e diventare ausiliatori/ici dei giovani.
Il passo previo da compiere, per realizzare una tale missione,
è di accogliere Cristo nella nostra vita, come l'accolse
Maria. Lei ha fatto spazio nel suo grembo al Cristo incarnato,
noi siamo chiamati a fare spazio nella nostra vita al Cristo
Eucaristico. Così fece Don Bosco.
"Mettiamoci, miei carissimi fratelli e sorelle - Giovanni
Paolo II fa eco a Leone XIII - alla scuola dei Santi, grandi
interpreti della vera pietà eucaristica. In loro la teologia
dell'Eucaristia acquista tutto lo splendore del vissuto, ci "contagia"
e, per così dire, ci "riscalda".
Don Egidio Viganò ci parlava sempre con entusiasmo della
devozione del popolo spagnolo per Maria Ausiliatrice. Essa ha
radici lontane. L'Arcivescovo di Valencia Mons. Marcellino Olaechea
ricordava che la Spagna "ebbe una delle prime immagini di
Maria Ausiliatrice". Era una statuetta che stava sul tavolo
di S. Pio V. La supplicava assiduamente mentre le galere navigavano
verso Oriente e stava ancora pregando davanti ad essa quando
il santo Papa ebbe la premonizione della vittoria di Lepanto
(1571). Allora egli "condecorò l'immagine col titolo
di Auxilium Christianorum". Ne fece omaggio a Filippo II,
benemerito della vittoria di Lepanto, che "la trasferì
con grande devozione e solennità all'Escoriale".
Venne distrutta nel 1935 durante la guerra civile spagnola. Ma
ormai la devozione era radicata dovunque, anche per la presenza
dei figli di Don Bosco. "Il geniale apostolo di questa devozione
S.G.Bosco - scrive ancora Olaechea - collocando al centro di
tale devozione la pratica dei Sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia,
la convertì in uno strumento di interiorità religiosa"
C'è, dunque, una proposta tutta salesiana nel numero 7
della Lettera del Papa Ecclesia de Eucharistia, che sembra scritto
apposta per riproporre quelli che furono chiamati "i tre
amori bianchi" di Don Bosco.
"Quest'anno, venticinquesimo
per me di Pontificato, desidero coinvolgere più pienamente
l'intera Chiesa in questa riflessione eucaristica, anche per
ringraziare il Signore del dono dell'Eucaristia e del Sacerdozio:
"Dono e mistero".4 Se, proclamando l'Anno del Rosario,
ho voluto porre questo mio venticinquesimo anno nel segno della
contemplazione di Cristo alla scuola di Maria, non posso lasciar
passare questo Giovedì Santo 2003 senza sostare davanti
al "volto eucaristico" di Cristo, additando con nuova
forza alla Chiesa la centralità dell'Eucaristia. Di essa
la Chiesa vive. Di questo "pane vivo" si nutre. Come
non sentire il bisogno di esortare tutti a farne sempre rinnovata
esperienza?"
Forse, non c' è modo
migliore per coronare questo nostro Quarto Congresso Internazionale
di Maria Ausiliatrice, che fare insieme il proposito di far rivivere
questi tre antichi amori, che rinnovano infaticabilmente la giovinezza
della Chiesa e del cristiano.
D. Giovanni
M. Fedrigotti, SDB.
Roma,
24 maggio 2003 - Torino-Valdocco 2 agosto 2003.
VISITA Nr. 