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Casa Madre Salesiani di Don Bosco Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

13 maggio 2015: S. Maria D. MAZZARELLO:
Concelebrazione SDB-FMA di Valdocco

Omelia: D. STEFANO COLOMBO SDB, Vicario Ispettoriale


La liturgia ha scelto il testo della fine del primo capitolo della prima lettera ai Corinzi e il brano di Luca della esultanza di Gesù per illuminare la figura di Santa Maria Domenica Mazzarello. Tutti e due testi parlano del mistero di Dio rivelato nei piccoli, agli umili e ai semplici, per confondere i 'grandi' della terra. Questa è stata appunto la grandezza di Santa Maria Domenica Mazzarello. La semplicità del suo cuore, vuoto di sé e pieno di Dio, la porta a guardare la realtà com'è, senza dramma, con la totale fiducia di chi si sa nelle mani, anzi nel cuore di Dio. Ecco la sua spiritualità ricca e attuale, perché non ha il tono moralizzante, ma si ispira all'umanesimo ottimista di San Francesco di Sales e di Don Bosco.

"Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole
per confondere i forti" (1Cor 1, 27
)

Il brano forma parte della grande antitesi che Paolo fa tra sapienza del mondo, che è stoltezza agli occhi di Dio, e sapienza divina, che è follia per gli uomini. La sapienza umana nella sua capacità di conoscere Dio attraverso la creazione ha fallito (cf. Rom 1,19-23). Dio allora, nelle sue vie misteriose di sapienza, intende salvare gli uomini mediante la croce, che è negazione totale e insuperabile di ogni pretesa od orgoglio dell'uomo. La predicazione di Paolo, incentrata sul mistero della croce, è la manifestazione della stoltezza e debolezza umane e della sapienza e potenza di Dio. La croce non è negazione dell'uomo, ma della sua pretesa orgogliosa di fare a meno di Dio e della sua autosufficienza nell'ambito della propria salvezza.

Paolo ha il coraggio di dire che la salvezza non si trova nella intelligenza, nella scienza o nella tecnologia, e nemmeno nei sistemi economici o politici, anche i più forti o raffinati. La verità di Dio è Cristo crocifisso. La croce è la manifestazione della sua identità più profonda, perché Dio, onnipotente e onnisapiente, nella sua realtà più profonda non è potere, né saggezza, ma Amore.

Questa sapienza divina si concretizza, oltre alla croce del Signore Gesù, nell'esperienza della comunità di Corinto. La vocazione cristiana è stata infatti rivolta a persone prive di possibilità e di mezzi di cui potersi vantare e a cui affidarsi. Sono un esempio di debolezza e stoltezza agli occhi del mondo. Eppure Dio ha chiamato proprio loro alla fede. Perché le scelte divine seguono un criterio che esclude ogni pretesa di autoglorificazione e di vanto dell'uomo davanti a Dio.

Davanti a Dio non contano né il privilegio della cultura, né del prestigio, né del successo, ma solo la trasparenza interiore e umile dello spirito. Il cristiano crede che Cristo risorge in ogni situazione di debolezza; crede che, vivendo l'amore con cui Cristo ci ha amato, trasforma se stesso e il mondo.

Il cristiano non ha altra missione se non di dare la propria vita, di lasciarla perdere, a goccia a goccia, giorno a giorno, riconoscendo che Cristo è il centro della vita e che, fuori del suo amore, non si può vivere e niente ha valore.

Questa è stata la saggezza di Maria Domenica, caratterizzata da una spiccata umiltà e abnegazione, che la portava a conoscere e accettare se stessa e, e nel contempo, a non essere centrata su di sé, ma su Dio e sul prossimo.

"Io ti rendo lode, o Padre,
perché hai rivelato queste cose ai piccoli" (Lc 10,21).

Sulla stessa linea, Luca - discepolo di Paolo che ha assunto molto bene la sua teologia della croce - colloca questo brano nel contesto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Ne deriva una chiave di lettura molto importante del testo, perché ci fa sapere che il mistero della croce, che dovrà subire Gesù a Gerusalemme, non potrà essere capito ed accolto se non dai "piccoli".

Oltre al Padre Nostro, questa è l'unica preghiera diretta che Gesù rivolge al Padre riportata nel Vangelo di Luca. Le espressioni introduttive danno solennità e rivelano l'importanza del contenuto: "Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra". Il rapporto intimo di conoscenza amorosa che passa tra il Padre e il Figlio viene partecipato ai piccoli: "… hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto". Dio si rivela e si comunica all'uomo che accetta il dono, riempie della sua divinità colui e colei che si svuota di ogni pretesa di autosufficienza umana.

Il Regno, che in Gesù si è reso vicino, capovolge i valori e le realtà umane, favorendo soprattutto i piccoli, i semplici, i poveri di Dio, cioè chi è convinto della propria pochezza e nullità e si lascia colmare della sapienza di Dio. Questa è una comprensione che non viene per le normali vie umane della scienza, ma viene comunicata direttamente per le vie di amore di Dio. Gli umili e i semplici sono in comunicazione diretta con Dio, essi "vedranno Dio" e trovano in Lui la loro gioia. Questa allegria - che è un tratto tipico della spiritualità salesiana - è frutto del "non cercare soddisfazione né nelle creature né nelle cose di questo mondo", come scriveva Maria Domenica in una delle sue lettere (24,4). Certo, questo implica una grande libertà interiore, per cui non dipendiamo dalle lodi e dal biasimo, dal riconoscimento o dalla sua mancanza, ma solo da quello che fa il Signore in noi.

Per approfondire la robusta personalità di Madre Mazzarello abbiamo bisogno di leggerla alla luce di questi testi. Maria Domenica fu infatti una donna semplice, anche dal punto di vista umano, però di una qualità umana e di un senso sopranaturale che si fusero in una unità interiore straordinaria, frutto del suo essere centrata su Dio, che rese feconda la sua vita, la sua dedizione agli altri, a partire dalle ragazze di Mornese, la sua capacità di discernere, la sua intuizione apostolica, come lo dimostra la crescita dell'Istituto.

Perché semplice, Maria Domenica cercò solo una cosa: amare Gesù, godere del suo amore e rendere felici coloro che le sono state affidate. Questa è la semplicità evangelica propria dei puri di cuore e che permette di vedere Dio.
Oggi che parliamo tanto di santità, di "misura alta di vita cristiana ordinaria", la santità di Madre Mazzarello ci ricorda che questa è la meta del nostro cammino spirituale. La santità di Madre Mazzarello non è una ricerca di perfezione, girando intorno a se stessa, ma una apertura a Dio e agli altri.

Si tratta di una santità che ha incoronato una spiritualità vissuta.
Il suo esempio e la sua intercessione ci aiuti, perché possiamo trovarci tra gli invitati al banchetto di nozze dell'Agnello, ornati della veste di lino splendente, che sono le opere giuste dei santi.

D. Stefano COLOMBO sdb


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