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CHIESA | Papa Francesco: Non abbiatge paura della tenerezza

Nell'originale vocabolario di Francesco, tenerezza è una delle parole più dense e impegnative


"Che cosa significa per lei il Natale?" Nella saporosa intervista rilasciata a Andrea Torrielli della Stampa (12 dicembre 2013), Francesco ha spiegato che il Natale "ci parla della tenerezza e della speranza. Dio incontrandoci ci dice due cose. La prima: abbiate speranza, Dio è un papà che ci apre le porte… E seconda, non abbiate paura della tenerezza". Nel Natale, ha proseguito Francesco, "la semplicità di Dio ti dice: vai avanti, io sono un Padre che ti accarezza".
Nel Papa questo linguaggio è consueto. L'anno dopo, nell'omelia della notte di Natale esclama: "Quanto bisogno di tenerezza ha il mondo!". E l'indomani, alla Benedizione Urbi et Orbi, saluta un gruppo di profughi cristiani iracheni: "Dio vi accarezzi con la sua tenerezza!". Poi, come direttiva dice a tutti i cristiani: "La vita va affrontata con bontà e mansuetudine!".

Francesco vive la tenerezza

Francesco, sacerdote, vescovo, cardinale, e infine papa, ha sorpreso e meravigliato il mondo perché è risultato severo con se stesso e tenero con gli altri.
- In Argentina chiama la diocesi di Buenos Aires, a lui affidata, "mia sposa".
- Cardinale a Buenos Aires, quando può prende l'autobus, e vestito da semplice prete si reca in qualcuna delle "villas miseria" della periferia. Un mattino al termine della messa gli si avvicina una povera donna, vedova: "Padre, sono in peccato mortale. Ho sette figli e non li ho ancora fatti bat-tezzare". Non può sostenere le spese. Bergoglio le fissa un incontro, combinano data e modalità del rito. Ricorderà: "Sono venuti tutti nella cappella dell'arcivescovado, e dopo una piccola catechesi ho battezzato i sette figli. Poi un piccolo rinfresco: una bibita e dei panini. Mi ha detto: "Padre, non posso crederlo, lei mi fa sentire importante". Le ho risposto: "Ma signora, che c'entro io? È Gesù che la fa importante"".
- A Rio de Janeiro durante uno spostamento in auto vede una favela e chiede di visitarla: nella prima capanna trova tale squallore che si aggira come inebetito; poi si sfila l'anello e lo mette in mano al padre di famiglia.
- A Roma riceve la lettera di Stefano Cabizza, studente, e appena può gli telefona: "Sono Papa Francesco, diamoci del tu".

Francesco insegna la tenerezza

- Nei rapporti personali, suggerisce tre espressioni facili da ricordare, E da usare.
1. Posso? Permesso? È l'invito alla cortesia. "L'amore vero non si impone con durezza e aggressi-vità. Nei Fioretti dice san Francesco: "Sappi che la cortesia è una delle proprietà di Dio… La corte-sia è sorella della carità, la quale spegne l'odio e conserva l'amore"".
2. Grazie. "Questa parola la insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! Tener viva la co-scienza che l'altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice grazie".
3. Scusa. " Non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo poi della suocera perfetta… Non finire mai una giornata senza chiedersi perdono a vicen-da".

- Vuole tenerezza nella Chiesa. "La Chiesa non è una Ong, è madre, fondamentalmente madre". Nell'omelia, in una messa a Santa Marta: "Ci sono tante mamme, a questa messa. Che sentite voi, se qualcuno vi dice: Lei è un'organizzatrice della sua casa? Rispondereste: No, io sono una mamma! E così la Chiesa: è madre." E conclude: "Se la Chiesa non è madre, diventa una zitella".

- Ai predicatori ricorda che dev'essere "materna" anche l'omelia: "La Chiesa è madre, e predica al popolo come una madre che parla a suo figlio… I noiosi consigli di una madre danno frutto col tempo nel cuore dei figli".

Trovare le radici della tenerezza

Potrebbero essere molto profonde. Quanto scavare? L'uomo risulta strutturato per indagare il miste-ro, da quando si è affacciato dalle caverne, nel panico, di fronte alla natura. E si sa, "per chi ha paura tutto fruscia" (Sofocle).
Ma poi sono venute le risposte dell'intelligenza. Un creatore? Un roveto ardente, un nome, Jahweh, colui che è. Da un dio locale a Dio universale. E Lui attraverso Mosè richiede l'impegno etico: "Siate santi, perché io sono santo" (Lv 11,44). Però la svolta decisiva si compie in Cristo, che rivela il vero volto di Dio: è Padre. E nella definizione insuperata di Giovanni: "Dio è Amore".
Ora la ricerca umana sul mistero pare continui. Francesco con la tenerezza sembra evidenziare una sfumatura dell'Amore del Padre. E insiste perché la tenerezza dell'uomo sia verso gli altri uomini, e prima ancora verso Dio. Noi santi come Dio è santo, perciò la tenerezza diventa impegno e modalità del nostro essere figli di Dio.
Tenerezza nel vocabolario di Francesco è dunque sfumatura dell'Amore. Il Verbo si è fatto bambino forse per insegnare la tenerezza agli uomini. E per insegnare la tenerezza forse Dio ha donato alla Chiesa il Papa Francesco.

Enzo Bianco
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 2 

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