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Casa Madre Salesiani di Don Bosco Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

DON BOSCO 2015:
Concelebrazione Salesiani Comunità Maria Aus.-Valdocco

Omelia: D. FRANCO ASSOM SDB


Il brano evangelico e le letture della parola di Dio che abbiamo ascoltato, risuonano nel nostro cuore più che nelle nostre orecchie: è il giudizio di Dio che ci sta innanzi e ci interpella personalmente, come un avviso di amore che ci vuole preparare alla buona riuscita della totalità della nostra esistenza.
Siamo cioè capaci di uscire da noi stessi per vedere, contemplare Gesù nel fratello bisognoso? Lo rispettiamo nella dignità di figlio di Dio?

Ed è qui, a Torino, a Valdocco, che queste parole risuonano in una tonalità speciale. Qui, dove don Bosco inginocchiato precisamente sotto il pulpito usava guardare con confidenza e amore l'Ausiliatrice che lo aveva ispirato e guidato fin dalla sua infanzia.
"Quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete fatto a me". Fu dalle labbra della mamma Margherita che don Bosco imparò ad amare il prossimo incondizionatamente, quella mamma che quando don Dassano avrebbe voluto persuadere il diciannovenne Bosco a scegliere una vocazione che sarebbe stata di sicurezza economica per Margherita, minacciò il figlio: "Se tu diventassi prete e per sventura diventassi ricco, io non verrò neppure a farti una sola visita, anzi non porrò mai piede in casa tua, ricordalo bene".

Per questo, per la formazione alla povertà di casa sua, per l'assoluta risoluzione di non voler operare se non per la salvezza delle anime e particolarmente dei giovani più poveri, ebbe il coraggio sereno e deciso di proclamare alla Marchesa di Barolo: "Vostra Signoria ha denari e mezzi, troverà facilmente chi la possa e la voglia coadiuvare. Chi invece si prenderà cura di questi miei giovani?". Poi i due santi si rispetteranno nella reciproca vocazione carismatica, senza mai rimproverarsi la reciproca differenza di vedute; come farà per tutta la vita don Bosco, anche quando il suo superiore ecclesiastico lo metterà in croce ferendolo nell'intimo del suo spirito, certo con le migliori intenzioni. Ma mai uscì dalle sue labbra il benché minimo sfogo di recriminazione, neppure quando alcuni dei suoi figli dubitarono di lui e lo abbandonarono.

Spogliato completamente di se stesso, del suo orgoglio, della sua carriera possibile, attaccato alla sua povera veste di semplice sacerdote rifiutò nel 1858 la dignità di monsignore, che preludeva ad altre onorificenze, quando Pio IX avrebbe voluto nominarlo suo cameriere segreto: come potrebbero i miei giovani tirarmi da una parte all'altra come fanno adesso? E poi la gente mi crederebbe ricco e… addio elemosine.
Ma fu bel lieto la domenica di Pasqua, quel 4 aprile, di.. sostenere i piedi del Papa alla loggia di san Pietro: segno del suo amore indefettibile al Magistero della Chiesa al di là e sopra di ogni altro teologumeno terreno: don Bosco starà sempre con il Papa!

Non ebbe altro impegno, non altra preoccupazione che la formazione cristiana e umana dei giovani, specialmente di quelli che fossero più sprovvisti di assistenza materiale e morale. Questa è l'anima dell'Oratorio di don Bosco: l'affetto di un padre che tutto lo pensa, tutto lo mette in opera, per la buona riuscita di coloro che ama nel comandamento di Gesù. La Vergine Ausiliatrice lo aveva prescelto per essere l'apostolo mondiale dei giovani, lo lasciò sperimentare la povertà, la mancanza di sicurezze, proprio per modellarlo secondo il cuore di Gesù che don Bosco doveva poi rappresentare al vivo. Un cuore che batteva all'unisono con quello di Dio e quindi non si sarebbe limitato alla preoccupazione della stretta cerchia del proprio territorio di origine, ma avrebbe dovuto allargare i suoi orizzonti fino all'estremità della terra.
Già parlava ai suoi giovani delle missioni, dei loro bisogni, li faceva pregare, li incoraggiava a partire in aiuto dei popoli lontani. E seppe suscitare una Pentecoste salesiana, contagiandoli con l'ardore del suo zelo per la salvezza di coloro che Gesù amava e che ancora non conoscevano l'amore di Dio.

Ma quante fatiche dovette sobbarcarsi, quante umiliazioni davanti a uomini politici e anche religiosi, quante incomprensioni, quanta spogliazione di sé, nelle parole sempre cortesi e buone, nel non offendere né calunniare nessuno, nel non trascurare nessuno dei suoi figli che potesse trovarsi in difficoltà: dal Cagliero al Berto, da Costamagna fino all'umile coadiutore che lo curava nella sua malattia: tutti erano e così si sentivano, i prediletti di don Bosco.
Sì, malattie che formavano un vero martirio fisico, fino a voler nascondere quello che lo obbligò a rimanere sempre dritto nelle posizioni che sarebbero dovuto essere di riposo. Martirio lungo tutta la sua vita, senza pensare a se stesso: O Maria, non rifiuto il lavoro per questi miei figli, disse nella malattia del 1846. E fu di parola, accollandosi l'infermità di coloro che voleva sollevare dalla loro propria.
Questa è l'eredità che don Bosco ci lascia. Solo imitandolo nei particolari del suo carisma e del suo sacrificio, Dio potrà portare avanti il suo progetto eterno di amore per i giovani.

L'albero è cresciuto rigoglioso: oggi lo sperimentiamo nella devozione che il mondo intero tributa a don Bosco: ma fu il segreto della sua dedizione totale alla scelta che Dio e la Vergine avevano fatto di lui, ciò che meritò e permise la lode che oggi il mondo ripete: cantiamo un inno al Signore, che gli ha dato un cuore grande come le arene del mare.

D. Franco ASSOM, Com. Maria Ausiliatrice, Valdocco: E-mail: fassom@libero.it


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