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Casa Madre Salesiani di Don Bosco Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

Valdocco 25 novem. 2014: Commemorazione Morte di Mamma Margherita


A Valdocco, muore una Mamma (25.11.1856)

(Alle 18:45, ci si raduna nel cortile davanti alla Casa Pinardi - La finestra della stanza ove MM morì non è ancora illuminata - lo sarà mentre vengono lette le prime parole di questo testo)

NARRATORE 1

158 anni fa, in questo spazio, proprio dove siamo raccolti noi, forse a questa stessa ora, si raggruppavano dei ragazzi. Erano un centinaio, i primi ragazzi interni accolti da Don Bosco. Per l'esattezza, oltre 150: molti di essi ancora piccoli, senza genitori falciati dal colera che aveva recentemente seminato morte e desolazione a Torino. (si illumina - fiocamente ancora - la stanza che fu di MM).
Quei ragazzi guardavano in su, gli occhi rigati di lacrime. Mamma Margherita, la loro mamma - come erano soliti chiamarla affettuosamente - stava morendo.
All'Oratorio, anche se per pochi mesi, c'era ancora Domenico Savio. Vi sarebbe rimasto sino alla domenica 1º marzo 1857. Possiamo immaginarcelo qui, a pregare e piangere in silenzio. (La camera si illumina sempre più).
Da quella finestra si sprigiona una luce forte e intensa. In un povero letto si sta spegnendo una donna non comune. È una contadina analfabeta ma ricca di sapienza divina. Ha 68 anni, un corpo logoro e sfinito dal lavoro, da tanti sacrifici e numerose privazioni.
Oggi ci siamo riuniti in questo luogo che per noi è sacro e denso di storia, per rivivere gli ultimi momenti di una mamma santa ed accoglierne il messaggio.
La luce che si irradia da quella finestra ci parla del Paradiso. Un tema che era abituale sulla bocca di Don Bosco perché lo aveva attinto dal cuore e dalla fede di sua madre.
Le Memorie Biografiche descrivono la desolazione e la tristezza di quei giorni: "Quasi ad ogni ora, questo o quell'altro dei giovani era alla porta dell'ammalata per averne notizie. Alla sera poi, dopo le orazioni in comune, tutti attendevano con ansietà o da don Bosco o da don Alasonatti, notizie di lei, e nessuno si metteva a letto senza averla prima raccomandata alla Vergine Consolatrice". I ragazzi piangono colei che è stata per 10 anni loro educatrice e madre. Si sentono già orfani. E si stringono attorno a Don Bosco, il più orfano di tutti, con affetto e dolore. Mamma Margherita sta morendo. Però, lascia un segno tangibile e perenne. Con lei, a Valdocco è nata una famiglia. Quella che lei, con semplicità e costanza ha aiutato a far crescere.
Noi salesiani siamo nati sulle ginocchia di una contadina che non sapeva né leggere né scrivere, ma ha impresso nella prima comunità di Valdocco i segni di un amore materno, forte e sereno. Con lei è nato quello stile salesiano di educare i giovani che è nostra bella e preziosa eredità.
Prima di morire, Mamma Margherita rivolge al figlio Giovanni parole che hanno sapore di testamento spirituale. (le parole sono state registrate anteriormente. Quando si ascoltano le prime parole di MM la tendina della finestra è scossa come da un forte vento. Gioco di luci).
"Giovanni… Dio sa quanto ti ho amato nel corso della mia vita… Spero di poterti amar meglio nella beata eternità… Ho la coscienza tranquilla… Ho fatto il mio dovere… in tutto quello che ho potuto… Dì ai nostri cari figlioli che io ho lavorato per loro… e che mi sento mamma di ognuno… Che essi preghino per me".

NARRATORE 1

Alle 3 del mattino del 25 novembre 1856 Mamma Margherita, serva buona e fedele, entra nella luce del Paradiso. Giorni prima la diagnosi del dott. Celso Bellingeri era stata crudamente chiara: "polmonite". Era la malattia che 39 anni prima le aveva già portato via Francesco, suo marito; la stessa che nel torrido luglio 1846 stava per portarsi via suo figlio. A quei tempi, "polmonite" era sinonimo di "morte senza scampo".
(Al canto "Quando busserò alla tua porta", ci si avvia verso la chiesa di San Francesco di Sales. Il canto accompagna l'entrata in chiesa dei presenti e collega senza stacco i momenti della riflessione).

NARRATORE 2

Spiritualmente ci stringiamo attorno a Don Bosco ed ai suoi primi figli. Questa chiesa ove ci troviamo Mamma Margherita l'aveva vista sorgere, mattone dopo mattone. Le erano cadute le braccia quella sera del febbraio 1851 quando suo figlio le aveva confidato di voler costruire una chiesa bella e spaziosa, perché la cappella Pinardi si rivelava sempre più piccola e insufficiente. L'anziana contadina, saggia e prudente, gli aveva fatto notare che non riusciva nemmeno a dare pane e minestra per tutti. E gli aveva detto: "Non ti accorgi che a Torino c'è più miseria che aria?"- Eppure in appena 11 mesi la chiesa di San Francesco di Sales era solennemente benedetta. Michele Rua, un esile ragazzino di 14 anni, aveva letto un indirizzo di ringraziamento. C'era stata una lotteria, la prima di una lunga serie, con 3300 ricchi premi offerti dal papa, dal Re, dalla Regina Madre, dalla Regina Consorte e da molti altri benefattori. I doni esposti nell'attuale via Garibaldi avevano creato in Torino un clima di aspettativa e curiosità generale. In questa chiesa MM ha sostato in lunghi momenti di preghiera, la corona del rosario tra le dita, là - dice la tradizione - nell'ultimo banco, entrando a destra, semplice e umile, fervorosa e santa. Risaliamo alle fonti, alla memoria. In principio c'era la madre! Con don Bosco, che è santo della Chiesa e per il mondo giovanile, vogliamo ripercorrere alcuni momenti della vita di sua madre. Ci aiuteranno alcune scene di un video. Ritorniamo indietro nel tempo per rivivere momenti semplici ed eroici. Quando fu benedetta la pietra fondamentale ci fu chi affermò: "Questa pietra è il granello di senapa. Crescerà come un albero, presso il quale molti ragazzi verranno a rifugiarsi". L'augurio, col tempo, si trasformò in felice profezia!

(presentazione di alcuni momenti del video)

NARRATORE 3

Le immagini viste hanno suscitato in noi tanti ricordi anche se la vita di Mamma Margherita, semplice ed immensa al tempo stesso, sfugge ad ogni descrizione. La santità di una mamma è sempre fatta di piccole cose, di gesti che sembrano insignificanti. L'eroismo di Mamma Margherita è circoscritto da un nugolo di poveri ragazzi da nutrire di minestra e di affetto, di abiti sdruciti da rattoppare, di bucato e pentole. Fatica nascosta, umile, quotidiana. Senza soste. Eppure questa umile donna è grande. Il suo cuore è "immenso come la sabbia che c'è sulle rive del mare" (1Re 5,9). Proprio come il cuore di suo figlio!

Narra la cronaca che il 26 novembre 1856, dopo il solenne funerale celebrato in questa chiesa, Mamma Margherita fu sepolta nel cimitero di Torino, nel campo detto "primitivo a mezzanotte", fila 31B, fossa 117. Allo scadere del tempo prescritto dalla legge, i suoi resti mortali furono gettati nell'ossario generale, come tutte le spoglie dei poveri.
Di Mamma Margherita, allora, non è rimasto nulla?
È rimasta la sua santità, fatta di piccole e usuali cose, ma traboccanti di un amore che ancor oggi profuma di spirito di famiglia le nostre case.

Preghiera finale:

Buona Notte del Direttore:

Torino-Valdocco, 25 novembre 2014


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