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Casa Madre Salesiani di Don Bosco Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice
      


 13 maggio 2014 : S. Maria D. Mazzarello: Triduo di preparazione


3° Giorno: Il collegio: la casa dell'amore di Dio

Quando l'altro giorno, in occasione della festa di san Domenico Savio, ho chiesto ai ragazzi quale è la prima parola che ti viene in mente se dico "santità" mi ha colpito come in tutti e due i gruppi a cui ho fatto questa domanda una delle prime parole è stata: la bontà.

Allora la santità e la bontà mi hanno portato a questa buonanotte che dovevo preparare e in particolar modo proprio alla parte che mi è stata chiesta legata alla casa del Collegio di Mornese.
Mi chiedo perché, come scrive don Costamagna, su quelle benedette mura si è dovuto scrivere: questa è la casa dell'amore di Dio. Che cosa hanno visto e vissuto le nostre prime sorelle perché quella casa fosse ricordata dalle future generazioni come la casa dell'amore di Dio e che cosa può dire a me oggi questa scritta? Di certo dice un desiderio che forse in qualche modo ha a che fare con la prima parola che i ragazzi hanno associato alla parola santità.

La bontà è ciò che ci fa santi. Chi di noi non è stato attratto in qualche modo da un ambiente comunitario nel quale ci si è sentiti accolti e attratti da una Presenza quasi inspiegabile. Da una bontà che richiamava in qualche modo un segreto che ci è stato rivelato piano piano, da un'ambiente dentro il quale "si stava bene" e tale era la bontà e l'accoglienza che si sentiva aria di santità. Questo ci ricorda la casa del Collegio di Mornese.

La spiritualità delle nostre prime sorelle ruota proprio intorno alla presenza reale e operante del Signore così come viene espresso da una di loro: Non si pensava, né si parlava che di Dio e del suo santo amore, di amare Maria, s. Giuseppe e l'angelo custode, e si lavorava sempre sotto i loro dolcissimi sguardi, come se fossero lì presenti. È questo che rende bella la vita: lavorare sotto lo sguardo di Dio.

Maria Domenica ha vissuto gli anni del collegio sotto lo sguardo di Dio. E questo è diventato lo sguardo che lei sapeva avere sulle sorelle della comunità e delle ragazze che venivano accolte. A volte mi capita di pensare di alcune persone consacrate: "se è così bello il suo sguardo chissà come deve essere quello di Dio". Allora immagino lo sguardo di Maria Domenica e penso alle sorelle e alle ragazze che hanno avuto il dono di incrociarlo e di intravedere il volto di Dio. Con quanta luminosità avrà pronunciato parole di incoraggiamento come questa: "quando avete qualche pena ditela al Signore, parlategli come parlereste a vostra madre, parlategli pure anche in dialetto, con tutta semplicità e confidenza, che egli vi può aiutare".

La casa del Collegio è nata dentro tante critiche degli stessi mornesini dato che inizialmente doveva essere destinata per altro, ha visto tante fatiche tra cui la durezza degli inizi, l'incertezza del futuro, la povertà estrema non solo di beni materiali ma anche di risorse personali dato che molte erano analfabete…ma è proprio dentro queste condizioni, anzi, forse proprio grazie a queste condizioni che oggi questa casa vieni ricordata come la casa dell'amore di Dio.
Madre Mazzarello guida la comunità a non scoraggiarsi dentro queste fatiche e consiglia di non tenere dentro il cuore le tristezze, le paure, le angosce perché indeboliscono la vita spirituale e afferma: quando sei stanca ed afflitta vai a deporre i tuoi affanni nel cuore di Gesù e là troverai sollievo e conforto. Non scoraggiarti mai per qualunque avversità…metti tutta la tua confidenza in Lui e spera tutto da Lui. E ancora: date uno sguardo alla croce che teniamo al collo e dite: Gesù sei tutta la mia forza.

Madre Mazzarello parlava così perché per prima ha sperimentato nella sua vita la fatica delle lunghe maturazioni ma nello stesso tempo la forza dell'azione della grazia. A partire da questo vive ogni relazione con fiducia, credendo profondamente nella forza dello Spirito Santo. Di una ragazza che viene accolta al collegio si dice: "in laboratorio perdeva tempo, non le piaceva studiare, in chiesa stava poco volentieri e con aria distratta, il cibo non le piaceva". Madre Mazzarello coinvolge tutta la comunità alla preghiera e all'accoglienza perché ha un estrema fiducia nella persona e nelle sue risorse. Invita la comunità a non avere un cuore piccolo ma un cuore generoso ed è così che la pazienza e gli interventi opportuni di ogni sorella fanno breccia nel cuore delle ragazze che entrano in quella casa.

Le testimonianze raccolte da Ferdinando Maccono confermano che Maria Domenica: non si fermava all'esterno delle fanciulle, alla grazia del volto, del tratto, alla nascita o all'abito signorile, ma penetrava nell'interno, e in tutte, ricche e povere, vedeva l'anima semplice e immortale immagine di Dio. La sua posizione nei confronti di suore e ragazze non era di superiorità, né di dominio, ma tutte la potevano avvicinare sempre e liberamente e nessuno andava a letto con un segreto o un'amarezza nel cuore.
Lo stile di vita delle nostre sorelle del Collegio di Mornese sembra davvero ricordarci con forza quanto papa Francesco suggerisce ai superiori religiosi: La chiesa deve essere attrattiva, svegliate il mondo, siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere!

Madre Mazzarello, a volte ci sentiamo così distanti da questo tuo modo diverso di fare, di agire, di vivere, siamo così distanti dall'età media della prima comunità che era di circa 34 anni, a volte ci sembra di essere così distanti dalle tue intuizioni iniziali…ma non siamo distanti e non vogliamo esserlo da almeno due cose:

la prima è quella parola che tu hai ricevuto passando un giorno per Borgoalto, quando ti parve di vedere una casa con molti giovani e di sentire come una voce: - A te le affido -

E la seconda cosa è il nome che avete ricevuto proprio al collegio facendo la prima professione con le 11 sorelle: Figlie di Maria Ausiliatrice.

Abbiamo una consegna (a te le affido) e un'identità (Figlie di Maria Ausiliatrice) davvero chiara che non ci fanno sentire nessuna distanza e che ci fanno dire ancora oggi, proprio dentro le fatiche di oggi: come è bella la vita.
                                                                              
Sr. Carmela BUSIA FMA  


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