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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE / ARCHIVIO 2015
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ESPERIENZE : Un figlio non è una fotocopia
Una madre dopo una feroce aggressione all'amato figlio realizza che è tempo di prendere atto della sua omosessualità. Lidia decide di stare accanto a Stefano e di provare ad accettare le sue scelte

Davanti alla sala del Pronto Soccorso Lidia si rese conto che non poteva più fingere e doveva affrontare, in primo luogo con se stessa, il problema.
Nella notte era stata svegliata da una telefonata dei carabinieri che l'avevano avvisata che suo figlio Stefano era stato ricoverato presso l'ospedale della loro zona, a seguito di un'aggressione. Il ragazzo era stato picchiato, o meglio pestato a sangue con una rabbia, una violenza ed un odio feroce: gli avevano rotto alcune costole ed il viso era tumefatto, gli occhi gonfi, le labbra e i denti anteriori spaccati a forza di calci e pugni: e per non farlo soffrire troppo i dottori lo avevano sedato.
Lidia comprese subito che il furto del cellulare non era stata la causa primaria, suo figlio era stato vittima di un grave episodio di omofobia, mentre tornava a casa a piedi, da solo. Sino ad allora aveva cercato di non vedere una realtà per lei troppo difficile, nonostante quotidianamente avesse sotto gli occhi Stefano: un ragazzo studioso, intelligente, brillante, dai gusti molto raffinati, con tanti amici ed amiche ma anche con tante inquietudini, silenzi, disagi che lei aveva preferito non approfondire come se l'ignorare equivalesse al negare l'esistenza di un problema.

Apri gli occhi!

Ora doveva aprire gli occhi, guardare in faccia una situazione che la metteva a disagio perché, nonostante i tempi fossero cambiati, per lei non era così semplice e naturale.
Sui giornali, in televisione, al cinema, nei libri si parla ormai liberamente di omosessualità e delle diverse forme dell'amore senza imbarazzi, perché per lei invece costituiva una realtà così dura, che la spaventava e la destabilizzava?
Era rimasta stupita e al contempo ammirata dal comportamento di una sua amica che, venuta a conoscenza dell'omosessualità del figlio, ne aveva parlato con tutti, come fosse una cosa assolutamente normale.
Ripensandoci ora, mentre attendeva nel silenzio del corridoio d'ospedale, le veniva il dubbio che quell'eccessiva esibizione di apertura mentale dell'amica rivelasse invece un disperato bisogno di trovare consensi ed approvazioni per essere lei stessa rassicurata!
Lidia era invece ben decisa a trovare da sola la strada che l'avrebbe portata ad accettare in toto quel figlio che tanto amava e su quella strada l'avrebbe guidata Maria.

Maria meditava nel silenzio

Nel Vangelo di Luca, l'evangelista più delicato, quello che Lidia prediligeva, viene sottolineato l'atteggiamento della Madonna che meditava dentro di lei quanto le capitava di vivere e lo serbava nel suo cuore.
Meditando, nella ricchezza del silenzio, Maria aveva potuto imparare a capire il cammino che Dio le proponeva e viverlo sino in fondo. Un cammino spesso diverso da come se lo era immaginato, a volte incomprensibile ma che le aveva insegnato a sue spese cosa intendeva dire Simeone con la frase: "…una spada ti trafiggerà l'anima e dovrai soffrire molto".
Anche Lidia, attraverso la meditazione, avrebbe ripensato alla vita sua e di suo figlio, ed anche senza comprendere nel profondo gli avvenimenti inaspettati che le si erano parati davanti, avrebbe cercato di essere sempre profondamente vicina a Stefano, come aveva fatto Maria, anche quando non era fisicamente vicina a Gesù mentre lui percorreva strade polverose verso villaggi e città, per predicare; aveva condiviso ogni cosa e quando a lui una lancia aveva trapassato il costato, a lei una spada aveva trafitto il cuore.

Oltre il pregiudizio

Anche Lidia si sentiva percossa nel corpo e nello spirito come suo figlio, ma questa sofferenza l'avrebbe aiutata a maturare la sua capacità di comprensione e condivisione.
Avrebbe imparato ad accettare le scelte di Stefano, ad accantonare le proprie aspettative, a gestire i disagi e ad essere forte perché sapeva che suo figlio percorrendo quella strada avrebbe incontrato difficoltà e pregiudizi.

Francesca Zanetti / redazione.rivista@ausiliatrice.net



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