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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE / ARCHIVIO 2015
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ESPERIENZE : La conquista della maternità
Essere una ragazza madre non è certo una situazione facile, ma diventarlo quando si è molto giovani e si vive in un paese piccolo è un'esperienza che può segnare tutta la vita.
È ciò che capitò a Vanna, circa una quarantina di anni fa, quando ancora immatura e poco responsabile si trovò a tessere una relazione con un compaesano più vecchio di lei e fidanzato ufficialmente.
L'essere molto belli può essere un punto a favore ma a volte può diventare pericoloso se questa bellezza viene vista come un qualcosa da cogliere e poi accantonare.
La bella Vanna fu per quel giovane un intervallo piacevole prima delle nozze e niente di più.
Per la ragazza, invece, quella storia fu l'inizio di un percorso difficile che le cambiò la vita: infatti restò incinta e si trovò a dover affrontare una situazione che non aveva neanche lontanamente messo in bilancio.
All'inizio sperò che la sua gravidanza convincesse il ragazzo a lasciare la fidanzata e farsi carico delle sue responsabiltà, invece fu molto umiliata dall'atteggiamento sprezzante di lui che le tolse ogni illusione, rimarcando crudelmente che era stata solo un'avventura e che non ne voleva più sapere nulla né di lei né del bambino.

La famiglia di Vanna

Vanna era la terza figlia di una famiglia numerosa, molto caotica, in cui i litigi erano all'ordine del giorno, ma era anche un nucleo fondamentalmente sano che dopo un'iniziale fase di disorientamento, accettò la situazione e non respinse Vanna e neppure il nascituro.
Il paese invece no, quel mondo chiuso ed ipocrita si erse da giudice, si schierò dalla parte del ragazzo che l'aveva sedotta, la etichettò come una ragazza "leggera", "poco seria" e la emarginò.
Quando nacque la bimba, bella e bionda come la madre, la famiglia di lei l'adottò come fosse stata una nuova sorellina da coccolare ed accudire. Questo atteggiamento di accoglienza se da un lato fu positivo, dall'altro contribuì a distogliere Vanna dal suo ruolo di madre, le impedì di imparare a farsi carico della piccola Rosetta ed iniziò anche lei a considerarla una sorella, delegando a sua madre il ruolo che avrebbe dovuto essere il suo.
Ho conosciuto da bambina Rosetta ed abbiamo giocato insieme per molti anni. Una cosa che mi ha sempre colpito molto era che lei chiamava "Mamma" la nonna e quando era in difficoltà o aveva bisogno di qualcosa si rivolgeva sempre e solo a lei. Chiamava invece "mammina" la sua vera madre e la trattava come una sorella maggiore e così Vanna aveva continuato a fare la vita da ragazza, aveva trovato un lavoro e quando arrivava a casa la sera e non condivideva nulla con Rosetta. Iniziò anche diverse relazioni che non andarono mai a buon fine perché la "fama" che il paese aveva creato attorno a lei non la rendeva affidabile.

Rosetta "riconquista" sua figlia

Più Rosetta cresceva più la distanza fra lei e sua madre aumentava; inoltre Vanna continuava a cercare un amore stabile e ciò imbarazzava e faceva soffrire sua figlia, costretta a sentire le critiche ed i pettegolezzi del paese. Poi finalmente incontrò un uomo responsabile e maturo, si sposò e piano piano acquisì la consapevolezza di non aver mai svolto il suo ruolo di madre.
La maternità non è un dato di fatto ma è una conquista quotidiana e Vanna decise che avrebbe riconquistato sua figlia, l'avrebbe partorita di nuovo, ma questa volta con la testa.
La Vergine Maria le sarebbe stata da modello perché anche per la madre di Gesù la maternità era stata una strada complessa ed aveva dovuto sopportare pregiudizi e difficoltà: ora l'avrebbe guidata a riconquistare sua figlia, le sembrava di sentire nel cuore la sua celeste solidarietà femminile! Non fu facile, Rosetta oppose molte resistenze ma piano piano riuscì nel suo intento ed ottenne la fiducia e l'amore di sua figlia.
Sono passati molti anni, ora Vanna è nonna di due bambine ed aiuta Rosetta a crescerle, grata alla Madonna di averle permesso di recuperare il tempo perduto.

Francesca Zanetti / redazione.rivista@ausiliatrice.net



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