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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE / ARCHIVIO 2015
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ESPERIENZE : Madre, oltre le sbarre
La vicenda di Giulia, una mamma che scopre che il figlio Franco, studente modello, ha il vizio del gioco e per ripianare i debiti finisce in un giro di illegalità. Il carcere cambia la vita di una famiglia apparentemente serena ma Giulia ritrova nella fede e nella figura di Maria la forza per guardare in alto.
Ho conosciuto la signora Giulia a casa di amici. Mi è apparsa subito una persona accogliente, affabile, gentile e serena: con lei ho subito chiacchierato piacevolmente.
Solo in seguito sono venuta a conoscenza del dramma che questa donna aveva vissuto e che continuava a vivere: suo figlio, il primogenito era stato in carcere per parecchio tempo, con un'accusa pesante ed ora era in libertà vigilata.
La famiglia di Giulia vista da fuori era sempre apparsa esemplare: genitori uniti, figli studiosi ed una situazione economica agiata, tutti i presupposti per una vita serena.
Ma Franco, il figlio maggiore, universitario dall'intelligenza brillante, senza che nessuno dei familiari se ne fosse reso conto divenne preda della ludopatia.
È una china che si intraprende lentamente, se ne diventa vittime in modo inconsapevole, poi se ne è travolti insieme alle persone che ci stanno accanto.

Non può essere mio figlio

Quando all'alba di una piovosa giornata invernale la Polizia suonò alla porta di casa, Giulia passò dallo stupore, all'incredulità, alla disperazione, come in un film dell'orrore. Non poteva essere vero, era sicuramente uno sbaglio: non lui, non Franco, non il suo bel figliolo dai capelli ricci che gli davano ancora un'aria da bambino!
Non c'erano errori, o scambi di persona… la verità dura e dolorosa era una sola: Franco per cercare di fare fronte ai debiti di gioco era entrato in un giro malavitoso che lo aveva portato a commettere molti reati ed ora doveva pagare il suo conto alla Giustizia.
Cosa può provare una madre scoprendo una parte del figlio che non conosce, una parte malata e inaspettata? Giulia fin da subito realizzò che quella colpevole era davvero "solo una parte" di lui.
Franco era anche altro: un figlio affettuoso, studioso, buono e per questi aspetti lei non lo avrebbe mai abbandonato.

La fede come un àncora

Tutto questo coraggio e questa forza avevano radici molto profonde che affondavano nel terreno fertile di una fede solidissima, un vero dono divino che Giulia aveva saputo coltivare nel tempo.
Il modello della Vergine Maria era stato sempre presente nella sua vita, nelle sue scelte quotidiane ed ora più che mai l'avrebbe seguito per percorrere una strada che mai avrebbe pensato di intraprendere.
Se si sceglie di essere madri lo si sceglie per sempre, anche quando i figli ci sembrano diventare estranei, quando si allontanano da noi, quando fanno scelte che non condividiamo: una madre deve far sentire comunque che c'è e che ci sarà.
Giulia era certa che anche la Madonna si fosse sentita a volte estranea alla vita e alle scelte di suo figlio, poiché la sua umanità non le permetteva di capire sempre fino in fondo la parte divina di Gesù, ma gli fu accanto, dalla culla alla croce, nella grotta di Betlemme e in una Gerusalemme inneggiante prima e poi traditrice.

Maria al mio fianco

Così Giulia, senza lamentarsi, ma con una pena infinita nel cuore, portò il suo amore materno oltre le sbarre della dura realtà carceraria che stava vivendo suo figlio, un amore che non voleva giustificare o scusare le colpe di Franco, ma che le accettava, senza la presunzione di perdonarle: quello era un compito divino. La cosa più pesante, mentre ritornava a casa, era il pensare che lei era fuori e lui invece restava "dentro".
Sono stati e sono ancora anni molto difficili per Giulia: difficile per una madre buttarsi alle spalle la detenzione di un figlio, anche che dopo che si è usciti dal carcere inevitabilmente la realtà cambia, famigliari ed amici non sono più come prima. Ma Giulia non è sola: Maria è ancora al suo al fianco e le permette di guardare in alto, oltre le sbarre.

Francesca Zanetti / redazione.rivista@ausiliatrice.net



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