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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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      ESPERIENZE : La grande sofferenza della separazione

Rifiuto, rivolta, patteggiamento, depressione, accettazione, perdono Sono le sei fasi dell'elaborazione della sofferenza da separazione.


Lo spezzarsi di un rapporto di coppia porta con sé un carico di dolore che psicologi e psichiatri paragonano a un vero e proprio lutto. Si vive cioè la perdita della persona come uno strappo che incide sul proprio equilibrio, si perde la speranza di poter ricominciare a vivere, si considera impossibile impostare nuovamente la propria esistenza senza quel compagno o quella compagna che erano entrati a fare parte della nostra vita e, in molti casi, erano diventati parte della nostra stessa identità.

Separarsi? No, non è normale

Troppo spesso, soprattutto in questi ultimi anni, separazioni e divorzi sono stati considerati come eventi "normali", quasi ineluttabili, conseguenza diretta di un certo clima culturale che parla - spesso soltanto con la forza imperiosa delle suggestioni e dei simboli - di relativismo, di provvisorietà, di banalizzazione delle relazioni affettive. Quasi che anche nell'ambito meraviglioso ma fragilissimo dei sentimenti, si potesse e si dovesse adottare la stessa logica del consumismo: cioè sostituibilità e intercambiabilità. Quando un rapporto appare logoro, si può avvicendarlo, scegliendo sullo scaffale delle offerte, quella che sembra in quel momento più allettante o più gradevole. Così si è andata pian piano affermando una sorta di giustificazione sociale. Divorziare? Normale, anzi in certi ambienti quasi scontato. Ma tentare di uniformare la propria esistenza a quella dei cosiddetti vip da copertina, e alla loro vorticosa giostra di affetti, di soldi e di lustrini, si rivela per la maggior parte delle persone normali una prospettiva deleteria che lascia soltanto ferite insanabili nel cuore e pesanti ammanchi nel portafogli.

Riflettere con i separati e i divorziati

Oggi in Italia i separati sono esercito che ogni anno cresce di 250mila unità. Due milioni e mezzo ogni dieci anni. Eppure, nonostante la crescente frequenza di separazione e divorzi, sono ancora relativamente pochi, almeno nel nostro Paese, gli studi che prendono in esame il problema su base statistica, dando voce ai bisogni, alle richieste, ai desideri, alle aspettative di queste persone. Certo, sono numerose le riflessioni sociologiche e psicologiche sulla realtà "teorica" di separati e divorziati. Quasi inesistenti invece le analisi che nascono "con" i separati, ascoltando direttamente i loro racconti, le loro esigenze, le loro delusioni. Questo l'obiettivo della ricerca presentata le scorse settimane dall'Istituto di antropologia per la cultura della persona e della famiglia in collaborazione con il Centro di ateneo sulla famiglia dell'Università Cattolica di Milano e con l'Associazione famiglie separate cristiane. Da un campione di circa mille interviste a persone separate e divorziate - la prima mai realizzata in Italia con questi numeri - si cercherà di tratteggiare un quadro esauriente finalizzato a comprendere le radici di un fenomeno, la sua ripercussione sulla vita delle persone direttamente coinvolte e sui familiari più prossimi, il suo effetto sulle dinamiche sociali ed ecclesiali. Una situazione, come emerso anche dal recente Sinodo straordinario, sta minando alle radici le fondamenta della stessa convivenza sociale.

È necessario un sostegno fuori dalla famiglia

La ricerca - i cui risultati definitivi, corredati di ampio quadro statistico saranno resti noti nei primi mesi del 2015 - si propone anche di indicare proposte di aiuto, servizi e risorse a cui le persone che vivono questo dramma potranno rivolgersi per trovare l'aiuto necessario. Un dato è ormai chiaro. Per attraversare questo tunnel il sostegno va cercato al di fuori della propria famiglia. Serve cioè un supporto di tipo specialistico in grado di accompagnare la persona lungo un tragitto interiore che non è mai senza conseguenze. Per i credenti questo percorso può essere affiancato dall'accompagnamento spirituale, dalla partecipazione alla vita sacramentale ed ecclesiale, dalla preghiera personale. I due generi di aiuto non sono alternativi, ma complementari. Più consapevolmente e più in profondità si riusciranno a vivere le sei fasi dell'elaborazione della sofferenza - che abbiamo elencato all'inizio - tanto più saldamente ci si rimetterà in piedi, riprovando il gusto di vivere, aprendosi a nuove possibilità di realizzazioni, prima interiori, poi relazionali e lavorative.

Tante persone, tante sensibilità diverse

Occorre dire che non tutto avviene in modo così automatico, secondo un percorso coerente e schematico. Ogni persona separata vive infatti questo dramma in modo diverso, con tempi e modi del tutto personali. L'attraversamento doloroso e difficile di tappe ineliminabili, deriva in ogni caso dalla possibilità di avviare ri-orientamento e ri-posizionamento della propria esistenza lacerata dalla separazione. Dopo una crisi così profonda - al di là di tutti i facili luoghi comuni sulla separazione facile - occorre quindi ritrovare la capacità di discernere, di ridisegnare la propria vita, di trovare nuove coordinate. Per chi crede questo processo è frutto di una sinergia tra la persona umana e lo Spirito di Dio, rigeneratore e ricreatore. Ecco perche, nell'ambito del processo di elaborazione del lutto-separazione, occorre aprirsi a vivere il cambiamento come sfida, considerare ciò che è avvenuto con un atteggiamento di realismo e di verità.

Luciano Moia - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 6  

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