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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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      ESPERIENZE : La stanza del silenzio

Brevi riflessioni prima e dopo un'operazione


Il giorno 17 Giugno 2014 mattina, ho dovuto ricoverarmi in un ospedale di Torino per sottopormi ad una operazione.
Per andare verso il reparto ho percorso un lungo corridoio e, a circa metà percorso, ho visto una porta chiusa con "appiccicato" un foglio sul quale c'era scritto "Stanza del Silenzio".
Mi sono molto incuriosito e ho pensato che, dopo le procedure di accettazione, sarei andato a "vedere il silenzio".
Così, quando nel reparto si sono diradate le visite: mediche, dei parenti, degli infermieri, ed è scesa una relativa tranquillità, sono andato a verificare.
Davanti alla porta ho indugiato un attimo con la mano sulla maniglia: il pensiero di una situazione nuova mi aveva fatto fermare.
Poi ho aperto e mi sono trovato in un saloncino luminoso di luce naturale, arredato con panche basse e un tavolino con un quadernone per emozioni o commenti. Il tutto rallegrato da sobri vasi di piante fiorite.
Appesi alle pareti ecco cartelloni con pensieri di diversi personaggi che hanno provato, capito e apprezzato il silenzio.
Da Gandhi a Martini, passando per Andre Rochais proseguendo con Sabino Chialà, continuando con Yves Duteil o Petrarca ed altri ancora, come Etty Hillesum o Vivekananda.
Personaggi di fede o laici che hanno cercato di ascoltare le parole della propria anima o degli altri, cercando di fare un silenzio costruttivo in se stessi.
Ho guardato i pensieri dei visitatori, alcuni scritti di getto con errori e correzioni, segno di sensibilità per il luogo, altri in stampatello probabilmente più ragionati.
L' ultimo concludeva con "Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?".
Tutte quelle letture importanti si sono sovrapposte e aggrovigliate ai miei pensieri sull'operazione che avrei subito, ma non mi è venuto mal di testa.
Sono ritornato in camera con l'idea di soffermarmi su quanto avevo letto, ma sono stato subito preso in consegna da due gentili infermiere che mi hanno preparato per l'intervento del giorno successivo e, applicandomi due flebo, mi hanno detto sorridendo: "Questo è il suo pasto silenzioso". Troppo importante questo silenzio… Tutto da conoscere, il silenzio.
Il 18, mentre mi stavano portando in sala operatoria, ho ripensato a quanto avevo letto, chiedendo al Signore, certamente il successo dell'operazione, ma anche almeno un pizzico di quel tipo di silenzio che vivevano quelle grandi eppure semplici persone.
Il giorno dopo, uscendo dall'ospedale, sono passato nuovamente davanti a quella porta, ho ripensato a quella frase, sperando che nella pagina successiva, qualcuno avesse scritto di Resurrezione.

Matteo Piccirillo - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 5  

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