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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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      ESPERIENZE : Cristiani in Siria: Il cuore ritorna

La fatica delle minoranze cristiane di ieri e di oggi. La storia di una profuga aramea tornata a "casa" dopo 35 anni.

Aramei in un documentario
La storia e le ferite degli Aramei sono al centro del documentario "Shlomo. La terra perduta" dei giornalisti Stefano Rogliatti e Matteo Spicuglia. Storie, volti e testimonianze, inedite per il pubblico italiano, che aprono uno spaccato sul presente e il futuro di tutte le minoranze del Medio Oriente. "Shlomo. La terra perduta" è stato girato a Tur Abdin e Istanbul, in Turchia e a Gutersloh, in Germania.


"No! Non è qui. Bisogna salire ancora. Seguitemi!". Anah Gurbuz non ha dubbi. Va avanti, passo spedito, sguardo determinato. Cristina e Tibelia non sanno cosa dire. Non deve essere stato facile per loro, ventenni nate in Europa, ritrovarsi di colpo nelle stradine di un villaggio sperduto: Midyat, sudest profondo della Turchia, al confine con la Siria. Ma oggi è la nonna a "comandare", tornata in paese dopo 35 anni per rivedere la sua casa per l'ultima volta. Tutto è cambiato, tutto è diverso. Eppure, la memoria di chi ha sofferto è una memoria di carne, sa dove cercare. Anah si ferma all'improvviso, si volta verso le nipoti: "Eccola!". Non aggiunge altro. Eccola! Una casa, la sua casa.
Al cancelletto di ferro, un'altra famiglia aspetta la sera: padre, madre, due figli che giocano, una nonna anziana che attende. Tutti fuori, perché da queste parti si sta in casa solo il necessario. Anah incrocia in un attimo lo sguardo di chi oggi abita il suo passato. Non dice nulla, solo un cenno, la richiesta muta di poter vedere dopo tanto tempo, una richiesta accolta in silenzio da un gesto altrettanto tenero.

È tutto quello che abbiamo

Anah entra e scoppia in lacrime, singhiozza. Cristina e Tibelia sono vicine a quella nonna che adesso piange e trova. Trova il vecchio pozzo insabbiato, la stalla trasformata in una stanza, la fossetta del pavimento dove il marito appoggiava gli attrezzi dei campi. Tutto è lì. "Tutto quello che vedete lo abbiamo costruito insieme. Io e il nonno. Ogni pietra". Quell'uomo amato alla follia, morto troppo presto a 36 anni, dopo 13 anni di matrimonio. "Se sono andata avanti, se ho accettato il dolore, la fuga, la fatica è solo per lui, per il nonno, per i sentimenti che ci univano". Anah lo ha sempre saputo, ma questi mattoni glielo ricordano. Ricordano la gioia immensa dei primi passi di una giovane coppia, ma anche l'assurdità della fuga, la paura della discriminazione che fa vendere casa e terreni per due spiccioli, buoni a malapena per pagare le spese del viaggio.

Testimoni muti

In giro per il mondo, oggi ci sono centinaia di migliaia di Anah. Testimoni muti di una storia terribile, quella di una delle più antiche minoranze del Medio Oriente: gli Aramei, popolo citato già nella Bibbia, tra i primi a convertirsi al cristianesimo. Abitano queste terre da sempre, da almeno 4mila anni. Storia, religione e cultura si perdono nella notte dei tempi, come l'Aramaico, la loro lingua, la stessa parlata ai tempi di Gesù.
Midyat, con Mardin, è il luogo simbolo della loro patria, la regione chiamata Tur Abdin, un luogo del cuore che non esiste sulle carte geografiche. Tur Abdin è una parola aramaica che in italiano suona come "Montagna dei servitori di Dio". Un nome, un programma: la realtà di decine di villaggi cristiani, di 2 mila chiese, di 80 monasteri attivi dai primi secoli. La cultura aramea ha resistito agli Arabi, ai Selgiuchidi, ai Turco ottomani. E ancora, ai Crociati, ai Persiani, ai Mongoli, ai Bizantini. Nessuno è riuscito a scalfire questo patrimonio antichissimo.

Almeno fino al secolo scorso, il secolo della spada per gli Aramei e le altre minoranze della regione come gli Armeni. I massacri e il genocidio cristiano del 1915 furono un colpo durissimo. Così la violenta contrapposizione tra il governo di Ankara e la minoranza curda: le rivolte per l'indipendenza sedate nel sangue, la militarizzazione di tutta la regione, poi la nascita del Pkk, il Partito curdo dei lavoratori e la guerra aperta per rispondere al terrorismo. Pagarono tutti, ma gli Aramei qualcosa di più, discriminati e perseguitati anche dalla minoranza curda. È il sangue che li ha fatti scappare a migliaia. Se agli inizi del '900 a Tur Abdin vivevano oltre 500mila Aramei, oggi non superano i 2mila: un popolo della diaspora che tuttavia, non ha rinunciato a pudore e riservatezza. Come quella di Anah, persa ma non sconfitta nella sua vecchia casa. Solo lei sa quanto sia lacerante staccarsi da queste mura. I proprietari la accompagnano, capiscono, anche loro si commuovono. È la nonna a parlare a nome di tutti, una donna minuta, con il velo bianco tipico della cultura curda. Ha davanti un'anziana come lei, le prende le mani, la fissa in silenzio e poi, come a dire tutto, annuisce: "Lei ha ragione, fa bene a piangere, questa era casa sua, qui sono le radici, qui è la sua vita".

Le parole, una carezza

Anah ringrazia, le parole non possono cambiare la realtà, ma sono una carezza. Non chiede nulla questa donna fuggita in Germania tanti anni fa. Ormai la sua vita è in Europa, è lì che morirà. Ma dal passato non si può fuggire, lei voleva rincontrarlo, farci i conti. E così ha fatto: è tornata per questo. Adesso è più leggera, saluta tutti, non si volta più indietro. Lo fa solo una volta, da lontano, all'estremità della piazza. Un'ultima volta con Cristina e Tibelia. Nessuna parola. Solo un gesto, una mano che si alza leggera e fa: "Ciao".

Matteo Spicuglia - giornalista Rai TGR


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 5  

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