| HOME PAGE | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
                   Attualità Religiosa - Attualità sociale - Esperienze - Interviste - Avvenimenti - Fatti ...

ESPERIENZE : Io, exallieva cooperante

Elisa ci racconta la lotta delle ONG laiche per la difesa dei diritti umani nel Sud del mondo

Contro la volontà dei miei genitori, ho lasciato la mia città il 4 novembre 2007 per iniziare un tirocinio come cooperante nel favoloso Egitto dei Faraoni e delle Piramidi. Avevo appena concluso un Master in cooperazione allo sviluppo ed ero certa che avrei potuto cambiare il mondo con il mio lavoro. Ma il primo impatto con la società egiziana (quella reale, sconosciuta ai turisti), non è stato facile. All'aeroporto del Cairo mi aspettavano i due autisti dell'Ong per cui avrei lavorato. Parlavano solo arabo. Mi fecero indossare una lunga sciarpa nera, a mo' di velo, che lasciava scoperti solo gli occhi e, a cenni, mi invitarono a salire su un'auto scassata che per puro miracolo, arrancando per 700 km nel deserto, riuscì a raggiungere Sohag, una cittadina di 200 mila abitanti, sporca, ai margini della Valle dei Re e della civiltà ed esclusa dagli itinerari turistici. Mi sentii subito come una formichina in una giungla, e per puro orgoglio non saltai sul primo aereo disponibile per scappare in Italia. Dovetti sottomettermi alle infinite regole del mondo arabo: non guardare mai in faccia gli uomini, non camminare al centro della strada, non ridere, non nominare nulla che riguardasse la religione, evitare i luoghi (bar e ristoranti) dove alla donna è vietato entrare, non scoprire nessuna parte del corpo, non vestire con abiti sgargianti o attillati, non portare i capelli sciolti. Naturalmente questo vale solo per le donne; agli uomini tutto è concesso.

Senza identità

Così le donne si abituano a vivere senza ambizioni, senza progetti, senza identità. Per me, cresciuta nella cultura dell'identità, è stato uno shock. Ho creduto di non farcela. Fortunatamente ho conosciuto un gruppo di focolarine di varia provenienza, con mentalità molto aperta: da loro ho capito che si può vivere in Egitto senza annullarsi, continuando a ragionare secondo schemi occidentali. Frequentandole e condividendone gli ideali mi sono convinta sempre più della validità del progetto per cui stavo lavorando: la graduale eliminazione della pratica dell'infibulazione, ancora molto diffusa nel continente africano, soprattutto al Nord. Ho incominciato a dedicare il tempo libero ad attività di volontariato in un orfanotrofio adiacente agli uffici dell'Ong in un ambiente squallido e sporco, che ospitava un centinaio di bambini. Da loro ho imparato le prime parole di arabo, insegnando in cambio qualche vocabolo di inglese. Sono diventati la mia famiglia, ed io la loro. Ho conosciuto Salma, una donna con il viso deturpato da un'orrenda cicatrice, parzialmente coperta dall'hijab, il tradizionale velo islamico. Rimasta orfana di entrambi i genitori, era stata ospitata dalla famiglia del fratello maggiore, sposato e padre di due bambini. Un giorno, avvicinandosi troppo al fornello a gas sul quale Salma stava cucinando, i nipotini provocarono un incendio nel quale avrebbero trovato una morte orribile se la zia non fosse tempestivamente intervenuta gettandosi su di loro e salvandoli. Ricoverata in ospedale con gravissime ustioni, Salma si salvò, ma rimase sfigurata. Il fratello la cacciò di casa, convinto che l'aspetto mostruoso della ragazza fosse la conseguenza di una punizione divina. Gettata sul lastrico, Salma trovò rifugio nell'orfanotrofio, dove ancora oggi vive e lavora gratuitamente in cambio di vitto e alloggio. È una donna serena, incapace di risentimento, con uno sguardo dolcissimo. La sua storia mi ha convinta ancora di più a lottare con tutte le forze per migliorare la qualità di vita delle donne egiziane, che, oppresse da una cultura rigida, si accontentano di una vita in sordina, ignare dei loro diritti.

Ma io esisto!

Ad un mese dal mio arrivo in Egitto riuscivo a parlare arabo come uno scolaretto di prima elementare, quanto bastava per farmi capire dai contadini. Incominciai a provare una soddisfazione impagabile andando nei villaggi e parlando direttamente con donne e bambini del posto, senza l'aiuto dell'interprete. Quando, dopo sei mesi organizzai una grande festa in un villaggio per distribuire alle donne duecento carte di identità, compresi che quello era il mio lavoro e non lo avrei cambiato per nessun motivo. Era la prima volta che quelle le donne nel 2008 vedevano il proprio viso impresso su un documento cartaceo e ne comprendevano l'importanza: da quel momento, per il loro paese, incominciavano ad esistere. Prima non erano nemmeno registrate all'anagrafe.
Poiché erano analfabete, firmarono con l'impronta digitale. Con la carta di identità, il nostro progetto offriva alle donne un piccolo aiuto finanziario attraverso un programma di micro-credito, per intraprendere una modesta attività, e la possibilità di frequentare un corso di prima alfabetizzazione.

L'obolo della vedova

Una vecchietta, rimasta sola al mondo dopo la morte del marito e del figlio, non sapendo come ringraziarmi per essere stata inserita nel programma , mi invitò ad entrare nella sua poverissima casa condivisa con gli animali domestici. Volle a tutti i costi farmi un regalo: era un onore ricevere in casa per la prima volta nella sua vita un'occidentale. Frugando tra le poche suppellettili, non trovò altro che un uovo, che mi offrì insieme alla benedizione di Allah. Lo accettai commossa, pensando all'obolo della vedova citato nel Vangelo.
Dopo un anno incominciai a lavorare in un'organizzazione più grande, al Cairo, dove la più sfacciata ricchezza convive con la miseria più nera. Ho lavorato in progetti di microcredito finalizzati al miglioramento di qualità della vita delle donne: prima alfabetizzazione, formazione professionale per avviarle al piccolo commercio e all'artigianato. Attualmente dirigo un progetto di recupero di ragazzi di strada e ragazze madri. Il lavoro si svolge con mille difficoltà: si deve lottare contro una mentalità ostile al cambiamento, il boicottaggio politico, i tentativi di corruzione, la lentezza della burocrazia. Ma si è ampiamente ripagati dal sorriso dei bambini strappati al traffico di armi, di droga e di organi, dalla serenità delle ragazze che hanno potuto far nascere i loro figli in una struttura protetta.
All'inizio del mio "soggiorno" in Egitto dubitavo di poter resistere in quella realtà per i tre mesi previsti dalla durata del tirocinio. Ci sono rimasta più di sei anni. Il mio sogno è quello di riuscire a incidere sulla legislazione, facendo inserire nella nuova Costituzione egiziana almeno un articolo che riconosca qualche diritto alle donne e ai bambini. Insomma, non ho ancora cambiato il mondo, ma continuo a provarci. Il mondo, però, non è riuscito a cambiare me.

Elisa Freni
Exallieva di Torino, "Madre Mazzarello" e "Liceo Valsalice"
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 2  
                                                       | HOME PAGE | FORMAZIONE CRISTIANA  | FORMAZIONE MARIANA | INFO VALDOCCO |


Visita Nr.