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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2013 :
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ESPERIENZE : LUDOPATIA: Quando il gioco fa male


l flagello dell'era moderna ha un nome simpatico: ludopatia. Si tratta di un business tra gli 8 e i 12 miliardi. Come evitarne le trappole?

Se il gioco si fa duro... bisogna mettergli un freno.
Di fronte a un milione di italiani "malati" di slot machine, perfino i proverbi si devono adeguare. Tutta colpa del gambling, meglio noto come ludopatia.
Un termine all'apparenza innocuo, dietro a cui si nasconde invece un vero e proprio dramma. Per farsene un'idea, basta scorrere la pagina dedicata sul portale del Ministero della Salute: "È una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita - si spiega - Durante i periodi di stress o depressione, l'urgenza di dedicarsi al gioco d'azzardo per le persone che ne sono affette può diventare completamente incontrollabile… La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio".

Che cos'è

Ma che cos'è esattamente? Come ci si cade? Soprattutto, come uscirne?
La ludopatia è una forma di dipendenza, e come tale si basa su uno strano mix: un bisogno irrefrenabile e, insieme, la tendenza a trasformare un gesto in un'abitudine. Che in brevissimo tempo diventa un comportamento compulsivo. Sparisce anche il senso di colpa iniziale (perché chi è vittima del gambling sa che si tratta di un atteggiamento sbagliato e autolesionista), e si entra in un automatismo perverso.
I meccanismi mentali che fanno percorrere l'intero calvario sono complessi e non si possono ridurre a poche righe. L'aspetto importante è però cercare di capire come si arriva a cadere nella trappola del gioco. Il fattore scatenante è un sogno: diventare ricchi in un modo immediato e sorprendente. Proprio come accade nelle favole che siamo stati abituati ad ascoltare, da "Cenerentola" in poi.
Non esiste un identikit "ideale" del gambler. Alcuni tratti, tuttavia, si ripetono con una certa frequenza: l'età (giovanissimi e anziani); scarsa stima di sé; fattori ambientali e stress (specie tra i liberi professionisti, dove alberga una forte competitività); altre dipendenze; la presenza in famiglia di altri casi.
La ludopatia colpisce come una droga ma, a differenza di quest'ultima, non ha bisogno di sostanze esterne per fare "sballare". Fa tutto il cervello. Per questo, inizialmente il fenomeno era sottovalutato. Gli effetti sono però devastanti, a cominciare dallo svuotamento del portafogli. Altro che diventare ricchi…
Poi tocca al lavoro (troppo concentrati a "giocare"), alla casa (si chiedono soldi in prestito, non disponendo più di risorse proprie), agli affetti (si perde la fiducia e la stima di chi ci sta a fianco).
L'escalation verso l'inferno è peggiorata dal fatto che il malato di gioco minimizza: "So quando smettere, ho la situazione sotto controllo", è la frase di rito.
In un contesto del genere, è fondamentale il ruolo di familiari e amici, cui spetta il primo passo, contattare un medico o un centro specializzato per la terapia di disintossicazione. Oggi in molte regioni sono attivi percorsi riabilitativi specifici.

Qualche dato

Da un recente studio del CNR emerge come negli ultimi anni la percentuale di chi si avvicina almeno una volta nella vita alle scommesse legali sia cresciuta del 5%, per un totale di quasi un italiano su due.
Un dato che di per sé non preoccupa. I guai cominciano quando ci si accanisce: la ludopatia riguarderebbe almeno un milione di giocatori, tra cui anziani e studenti, complici anche i numerosi siti online dedicati. Non è tutta colpa delle slot o dei casinò virtuali: in cima ai sogni di ricchezza degli italiani ci sono Lotto, Superenalotto e affini, oltre a una varietà di Gratta &Vinci.

Lo Stato cosa fa?

L'altra faccia del gioco d'azzardo è il business. Tralasciamo, per ragioni di spazio, il racket illegale, contrastato da continue azioni della Guardia di Finanza.
Quanto alle scommesse legali, l'intero sistema, dato in concessione ad alcune grosse società con gara d'appalto europea, frutta allo Stato tra gli 8 e i 12 miliardi di euro all'anno.
Una somma che in tempi di crisi può contribuire a "fare cassa" e (oltre a reinvestire parte della quota nel settore) a progettare interventi sul territorio, o a evitare aumenti di tasse e imposte.
L'impressione è però di trovarsi davanti a un quadro schizofrenico: da una parte, il Governo promuove cura e prevenzione della ludopatia, inserita con il Decreto Legge n. 158/2012 nei livelli essenziali di assistenza (LEA). Dall'altra, ammette il gioco d'azzardo, pur regolamentandone la promozione e la diffusione.
La proposta in Parlamento di congelare per un anno l'apertura nuovi centri dedicati, a inizio settembre, ha scatenato il putiferio. Attualmente sono allo studio nuovi regolamenti più stringenti contro gli abusi dell'azzardo. Con il rischio di fare come chi spende per abbuffarsi e poi si affanna e paga ancora di più per cercare di tornare al peso forma. Non sarebbe meglio provvedere prima?

                                          Luca Mazzardis - redazione.rivista@ausiliatrice.net


           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6  
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