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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2013 :
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ESPERIENZE : A tutto campo: IL TESORO DENTRO I VASI D'ARGILLA


La straordinaria Gmg con papa Francesco a Rio de Janeiro raccontata dal vaticaista della Rai Fabio Zavattaro
C'è una frase, un tweet del Papa che mi piace ricordare nel fermarmi a riflettere sulle giornate vissute a Rio de Janeiro: "tutti noi siamo vasi d'argilla, fragili e poveri, ma nei quali c'è il tesoro immenso che portiamo". Vasi d'argilla sono anche quei giovani che hanno affollato le strade di Rio, il lungomare di Copacabana. Fragili, poveri, deboli, eppure capaci di grandi gesti. Non è un caso che nei giorni della crisi siriana Francesco abbia voluto indirizzare proprio ai giovani più di un messaggio per chiedere loro di pregare, di digiunare per la pace in Siria e in Medio Oriente.
Parole semplici del vescovo di Roma preso "quasi alla fine del mondo", ma che evidenziano il grande valore che anche il fragile vaso d'argilla porta al suo interno: nelle fragili esistenze ci possono essere ricchezze grandi e capacità nascoste. Papa Francesco parla non solo ai giovani chiamati a Rio per la Giornata mondiale della gioventù, anzi la settimana della gioventù come dice ai giornalisti che lo accompagnano nel viaggio verso il Brasile. Si rivolge a tutti i giovani, e anche chi non ha più, anagraficamente, l'età per definirsi tale. Propone un cammino, altra parola importante nel vocabolario di Francesco: l'abbiamo ascoltata il giorno della sua elezione quando, affacciandosi dalla loggia centrale della basilica vaticana, ha parlato di cammino del vescovo e del popolo, "un cammino di fratellanza , di amore, di fiducia tra noi". E camminare è stato il primo dei tre verbi che, il 14 marzo, ha consegnato, nella Cappella Sistina, ai cardinali che lo hanno eletto.

"Busso al vostro cuore"

Cammino è stato anche l'incontro a Rio, dove si sono dati appuntamento giovani di tutto il mondo, in prevalenza del Sudamerica. Non è stato né il carnevale, né una partita di calcio a riempire le strade della "cidade maravilhosa", ma il richiamo di un incontro con il vescovo di Roma, il primo Papa del continente, il primo gesuita, il primo a chiamarsi Francesco. Un Papa che ha conquistato tutti già con le sue prime parole: "vengo a bussare delicatamente alla porta del vostro cuore". Perché oggi serve una chiesa capace di accompagnare il cammino dei fedeli, e capace di decifrare la notte che avvolge tanti uomini e donne, accogliendoli nelle loro fragilità e debolezze. Ha guardato ai giovani, Francesco, come alle "pupille degli occhi" proponendo loro un premio più grande della coppa del mondo.
Le giornate di Rio, per Papa Francesco, non si sono mai ridotte ad una sorta di happening giovanilista; non sono fuochi di artificio le Gmg, un momento magico, una sorta di grande parco giochi con balli e canti. Sono, appunto un cammino, fatto di impegno, di riflessione, di attenzione all'altro. E in questo cammino ecco che compare un'altra parola importante: dialogo. Innanzitutto tra generazioni perché se i giovani hanno le forze per camminare gli anziani conoscono la strada, sono la saggezza. Giovani che non vanno isolati dalla loro vita, dice ai giornalisti; per questo chiede di combattere la cultura dello scarto, che colpisce i giovani impegnati a costruire il loro futuro - "corriamo il rischio di avere una generazione che non ha avuto lavoro, e dal lavoro viene la dignità della persona, guadagnarsi il pane" - e colpisce gli anziani, in una società dove conta l'efficienza, il produrre.

Papa "di periferia"

Francesco è un Papa che mira all'essenza delle cose. Lo abbiamo visto a Varginha, favela di Rio; d'altra parte il vescovo di Roma che ha sempre chiesto di andare alle periferie dell'esistenza non poteva non essere là dove più forte si avvertono queste difficoltà: nessuno può rimanere insensibile alle diseguaglianze sociali; bisogna mettere fine alle ingiustizie, e una società che abbandona nella periferia una parte di se stessa non sarà mai pacificata. Chiaro riferimento alle violenze che nelle favelas hanno cittadinanza sia da parte di coloro che vivono nella illegalità sia di chi della legalità dovrebbe essere custode. Lo abbiamo visto nell'ospedale dove si aiutano le persone ad uscire dalla droga; lo abbiamo visto ancora con i ragazzi che scontano una pena detentiva, vittime loro per primi della violenza che insanguina le strade dell'emarginazione e della povertà: "mai più violenza" ha detto loro quando gli hanno portato un rosario con i nomi dei meninos da rua, i ragazzi di strada uccisi dagli squadroni della morte davanti la Candelaria.

                     Fabio Zavattaro - Vaticanista Rai TG1 e regista - f.zavattaro@rai.it


           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6  
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