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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2013 :
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ESPERIENZE : Paritaria: scuola pubblica, ma nonper tutti....

È proprio così. Nonostante la Costituzione Italiana (che afferma che "è diritto dello studente ad un trattamento equipollente indipendentemente dalla scuola frequentata") e la legge 62/2000, che ha sancito l'appartenenza delle scuole a gestione non statale al sistema integrato pubblico d'Istruzione, qualcosa o qualcuno le rende ancora "poco pubbliche".
Passano gli anni ma la questione "scuola paritaria" rimane irrisolta… tutto rimane immobile, a differenza di quanto succede nel resto d'Europa, ove il sistema scolastico pluralistico è realta concreta ormai da decenni.

Accade in Europa…

Francia, Germania, Austria, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania… Gran parte dei paesi Ocse finanzia il sistema scolastico non statale coprendo fra il 50 e l'80%, in Svezia si arriva al 93% (dati Ocse, rapporto "Education at a Glance 2011").
Analizzando il quadro europeo, quello che emerge non è un quadro omogeneo, le forme di sostegno economico adottate per sostenere finanziariamente spesso presentano notevoli differenze, ma permette di affermare che quanto chiedono i genitori in Italia, la concreta libertà di scelta scolastica, non si discosta dai diritti di cui le famiglie tranquillamente godono in altre parti del vecchio continente.
Oggi, purtroppo, in Italia, questa libertà di accesso alla scuola paritaria è riservata solo più a due categorie di genitori: a chi possiede un reddito certo e medio-alto e a chi ritiene opportuno dover sacrificare altre spese (ferie, macchina nuova, ecc.) meno importanti per poter garantire l'istruzione più consona ai figli secondo i propri principi educativi. Ma sono sempre meno. La crisi economica, gli stipendi sempre più insufficienti, l'aumento delle tasse sulle famiglie, i costi intrinsechi alla scuola stanno scoraggiando anche i più convinti assertori che l' "Istruzione dei figli viene prima di tutto".

Scelta solo economica?

Ma è giusto che una nazione discrimini la scelta della scuola per i propri figli in base alle entrate famigliari? È giusto che i genitori italiani, stranieri, emigranti, debbano trovarsi di fronte al bivio della scelta e debbano rinunciare solo perché "se vuoi scegliere devi pagare"? Che scelta è questa ? E in che democrazia viviamo?
Secondo un Dossier preparato nel 2006 e riaggiornato nel 2012, con dati forniti dal ministero delle finanze, la nostra Associazione di genitori delle scuole cattoliche (tutte paritarie dall'anno 2000) ha dimostrato che la scelta delle famiglie per i propri figli (sono poco più di 1 milione e rappresentano il 12% della popolazione scolastica) fa risparmiare allo Stato italiano ogni anno 6 miliardi e 334 milioni. Con circa il 12% degli studenti, le scuole paritarie ricevono un finanziamento che è di 501 milioni di euro, inferiore all' 1% del totale.
Impressionante, poi, la differenza di spesa per allievo che lo Stato Italiano compie, per esempio, nella Scuola secondaria di II grado. La spesa annuale per allievo della statale è di 6.888 euro mentre per quello della non statale è di 44 euro...
Queste cifre dimostrano alcune semplici verità: che l'impegno dello Stato nell'attuare i principi costituzionali della parità scolastica e dell'equipollenza di trattamento fra tutti gli studenti è inadeguato ed esiguo; che i tagli in questi anni hanno riguardato in misura forte anche la scuola non statale; che le campagne di disinformazione pubblica (vedi l'esempio del referendum di Bologna del maggio di quest'anno) sui finanziamenti alle scuole "private" a scapito della scuola statale sono assolutamente false; che gli istituti paritari, che svolgono un qualificato servizio pubblico, riescono a gestire le scarse risorse a disposizione con estrema efficienza, visto che le rette pagate dai genitori non raggiungono certo le cifre che lo Stato spende per ogni suo studente.
Se oltre alla cifre fin qui esposte si aggiunge il fatto che gli alunni disabili nelle nostre scuole sono
aumentati del 7% all'anno fra il 2004 ed il 2009 e che gli alunni stranieri sono cresciuti del 49%, appare evidente che il taglio delle risorse subito dal sistema non profit paritario è ancora più pesante e che il suo mantenimento grava sempre di più sulle tasche delle famiglie e delle scuole.

Che cosa fare?

Cosa fare per invertire questo stato di cose che sta costringendo alla rinuncia della scelta moltissime famiglie ed alla chiusura le scuole?
Una ricerca svolta dall'Università di Genova unitamente al Politecnico di Milano (a cura della prof. Luisa Ribolzi e del prof.Tommaso Agasisti) ha dimostrato che un limitato incremento del finanziamento porterebbe lo stato a risparmiare e a garantire maggior libertà di insegnamento e maggior libertà di scelta educativa.
Pregiudizi ideologici a parte, un maggior pluralismo scolastico in Italia, come citato nel documento finale delle Settimane sociali di Reggio Calabria 2009 dal prof.Luca Diotallevi, porterebbe ad un miglioramento complessivo del sistema di Istruzione e Formazione professionale nel nostro Paese.
Siamo a tredici anni dall'approvazione della legge 62/2000 e il diritto alla libertà alla libertà di educazione, nei fatti, non è ancora riconosciuto. Ho due figlie all'Università ed uno nella scuola secondaria, due nipoti alla scuola dell'infanzia… per questo ed altri motivi, non ultimo quello del bene comune, il tema della libertà di scelta educativa è sempre fra quelli che più hanno la capacità di mobilitarmi. Troppo grande è stato il dono ricevuto di una scuola che mi ha formato, ha accolto e istruito i miei figli amando il loro destino. E questo dono, pagato al prezzo di numerosi sacrifici, mi spinge ancora oggi ad impegnarmi perché alle famiglie italiane sia riconosciuto il diritto costituzionale alla libera scelta educativa.

                                    Roberto Gontero - Presidente nazionale
   Agesc -Associazione genitori scuole cattoliche - redazione.rivista@ausiliatrice.net                                 


           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013-5  
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