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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2013 :
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ESPERIENZE : Il doposviluppo è già qui....

Non c'è cosa peggiore di una società della crescita senza crescita


"A proposito di crisi: crescere o decrescere?". Questo il dilemma su cui il 5 giugno scorso, alla "Fabbrica delle E" - Gruppo Abele a Torino, si sono confrontati Serge Latouche, economista e filosofo di fama internazionale, Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana e volto di Rai3, e Marco Revelli, storico e sociologo all'Università del Piemonte Orientale.
Tra i padri fondatori del "Movimento per la decrescita", Latouche mette al centro della sua analisi la critica radicale della nozione di sviluppo economico e, di conseguenza, si oppone al capitalismo e alla globalizzazione, "che non è altro che il trionfo planetario del mercato. L'economia dev'essere rimessa al suo posto, come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo". A dire il vero qualcuno ha tentato di scongiurare gli effetti negativi dello sviluppo economico fine a se stesso affiancandogli l'idea della "sostenibilità", pensando di aggiungere un risvolto sociale o ecologico alla crescita economica, "ma è solo un modo di cambiare le parole anziché le cose: rappresenta un tentativo estremo di far sopravvivere lo sviluppo illimitato, facendo credere che da esso dipenda il benessere dei popoli". I numerosi studi di Latouche evidenziano, invece, che i principali problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti alla crescita e ai suoi effetti collaterali. Di qui l'urgenza di una strategia di decrescita, incentrata sulla sobrietà.

Sottosviluppo e crisi

"Parlare di doposviluppo", aggiunge Latouche, "non è soltanto lasciar correre l'immaginazione su ciò che potrebbe accadere in caso di implosione del sistema. È parlare della situazione di coloro che attualmente, al Nord come al Sud, sono esclusi o sono in procinto di diventarlo, di tutti coloro, dunque, per i quali il progresso è un'ingiuria e un'ingiustizia, e che sono indubbiamente i più numerosi sulla faccia della Terra. Il doposviluppo si delinea già tra noi".
Si sa, ammette Latouche, che "il semplice rallentamento della crescita sprofonda le nostre società nel disordine, con riferimento alla disoccupazione e all'abbandono del welfare state. Allo stesso modo non c'è cosa peggiore di una società della crescita senza crescita". La decrescita, puntualizza, "è comunque solo una proposta: nessuno ha la certezza del risultato ma, dato il fallimento del paradigma opposto, vale la pena tentare".

Fermi agli anni Settanta

I dati relativi alle nazioni occidentali dimostrano che la crescita si è fermata già negli anni Settanta: "Vediamo i primi effetti oggi", spiega Latouche, "ma è un po' come per le stelle, che si sono spente milioni di anni fa e noi, però, continuiamo a vederle". Così non c'è da stupirsi se il governatore della Banca d'Italia dichiara pubblicamente che l'Italia non è stata capace "di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi 25 anni" ("Il Sole 24 Ore", 31 maggio), aggiungendo che "il Pil del 2012 è inferiore del 7% rispetto al 2007; mentre negli stessi anni il reddito disponibile delle famiglie è calato di oltre il 9% e la produzione industriale del 25%". Dati raccapriccianti, se si sommano al fatto che quasi quattro giovani attivi su dieci non hanno un lavoro.
Banchieri e imprenditori puntano il dito contro la politica, perché finora ha dato risposte inadeguate: a destra come a sinistra. Secondo Latouche "il massimo dell'aberrazione si ha in Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, "che ha coniato addirittura un nuovo termine: "ri-lance", un misto di rigueur e relance. Ma il rigore è un'impostura masochista e il rilancio è idiota, perché il pianeta non regge più".

L'alternativa vera

Per Revelli "oggi l'alternativa vera non è tra chi vuole lo sviluppo economico e chi sostiene la decrescita, ma tra la decrescita subita e la decrescita pilotata. La "macchina" attuale non ha futuro e chi la guida lo sa bene. Una prova? All'indomani delle ultime elezioni politiche in Italia, i mercati hanno reagito malissimo per scarsa fiducia nel risultato elettorale. Il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, è riuscito a contenere i danni dichiarando pubblicamente che il processo italiano delle riforme continua perché è stato inserito "il pilota automatico". Come dire: il risultato elettorale conta poco, perché il sistema è manovrato da oligarchie invisibili".
A questo punto chi legge si domanderà: ma questi sono tutti fanatici o solo allarmisti esagerati? "A chi mi dà del catastrofista", risponde Mercalli, "in genere ribatto che l'amico che ti avverte di un buco nel quale stai per cadere viene ringraziato. Il problema è che qui il buco ancora non si vede, grazie alla lentezza evolutiva del sistema Terra, ma una volta raggiunto, impareremo tutti, senza conferenze". Peraltro la propaganda degli "interessi costituiti" è violenta e subdola: secondo Mercalli il "Corriere della Sera" del 5 giugno, Giornata mondiale della Terra, ha offerto un esempio lampante. "Il clima cambia, niente panico", si legge nell'articolo: "le soluzioni migliori per l'ambiente stanno nella crescita economica".

Scienziati frustrati

"Davanti a simili affermazioni il mondo scientifico si sente frustrato", commenta il meteorologo. "E a poco valgono appelli come quello pubblicato dal prof. James H. Brown Barnosky dell'Università di Berkeley il 31 maggio scorso e sottoscritto da centinaia di colleghi in tutto il mondo: il documento lancia l'allarme affinché i politici intraprendano strade nuove". Purtroppo, chiosa Revelli, "la storia insegna che l'umanità ha compreso la lezione solo dopo catastrofi e orrori inimmaginabili, come Auschwitz o Hiroshima".
Le immagini che scorrono ogni giorno nei nostri tg confermano che dall'Egitto alla Svezia, dal Brasile alla Turchia i governi non sanno più come tenere in piedi un sistema ormai a "fine corsa". Il punto allora è: dobbiamo rassegnarci alla "pedagogia delle catastrofi" o c'è ancora modo di precederla?

                                    Lara Reale - redazione.rivista@ausiliatrice.net


           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 05  
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