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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  / ARCHIVIO 2015
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SFIDE EDUCATIVE | Giovani: Tempo di vacanze
Durante l'ultima ora di scuola, prima dell'esame di maturità, ho voluto sondare le intenzioni degli allievi sul dove sarebbero andati a trascorrere le loro agognate vacanze di neodiplomati. Le loro risposte mi hanno fatto toccare con mano che il loro concetto di riposo ha nulla a che fare con il mio. Non mi hanno sorpreso perché anche in questo ambito il conformismo giovanile è quanto mai diffuso. Le auspicate mete sono le stesse dei loro predecessori degli ultimi anni. Voglio premettere che gli alunni sono in prevalenza rampolli della media e alta borghesia della Torino sabauda. Da povero salesiano, ho sempre fatta mia la seria preoccupazione di don Bosco, in termini di formazione umana e cristiana, a riguardo delle vacanze.

Vacanze moderne

Per loro il periodo estivo è molto importante. Non vi giungono impreparati. Le ragazze hanno sviluppato un fisico da "pin-up" con diete severissime ed un'abbronzatura da beduine del deserto. I ragazzi hanno scolpito il fisico tramite palestre, piscine, partite di calcio e fachireschi esercizi di bodybuilding. Solo la cura del cervello e della responsabilità, secondo me, lascia un pochino a desiderare. Devo ammettere che una piccola parte continua a pensare le vacanze come un momento di svago, di relax, di contatto con la natura, di cultura. La maggioranza, invece, condensa il proprio concetto di divertimento in un unico termine: sballo. Ma in che cosa consiste? Ha nulla a che fare con le vacanze del mio passato fatto di colonie, di visite a città, di passeggiate, di tempi privilegiati di lettura.... Quando ho parlato loro del mio modo di rilassarmi mi hanno sepolto di risa e di prese in giro. Da alcuni anni, quanto mi raccontavano delle loro imprese estive mi pareva paradossale. Così, nel tempo, ho voluto documentarmi di persona. Questa esperienza dovrebbe essere obbligatoria per tutti colori che hanno a cuore la formazione dei giovani. Umilmente ho iniziato un pellegrinaggio che non mi ha portato a Lourdes, ma ad Ibiza, a Mykonos, a Magaluf.

I moderni santuari del divertimento giovanile

Lo spettacolo che la realtà ha squadernato davanti ai miei occhi mi ha fatto toccare con mano quanto i nostri ragazzi siano diversi dai facili modelli che applichiamo loro addosso. Ragazzi "buoni", studiosi, seri, impegnati, diventati oggetti di "orge" senza senso e senza limite. I loro comportamenti di solito molto corretti, nei luoghi scelti per il divertimento, li reinventano come vittime della mentalità dello sballo che vince ogni loro inibizione e li trasforma in passivi oggetti di divertimento a disposizione di tutti. Sghignazzando praticano il balconing, che consiste nel saltare da un balcone all'altro degli hotel o nel buttarsi dai piani alti in piscina, col rischio di sfracellarsi. L'impotenza provata in quei momenti è paralizzante. A Magaluf, paesino dell'isola di Maiorca, lo sport preferito da leggiadre fanciulle è quello di esibirsi nel mamading, ossia squallido sesso orale circondato da tifo e con tanto di premiazione finale che è meglio non specificare. Eppure sono le stesse ragazze che a scuola, probabilmente, arrossiscono facilmente e trasudano moralismo. Mykonos è la stella polare che brilla nel firmamento dell'immaginario giovanile. In questi anni la località greca si è trasformata nel paradiso terrestre dove tutte le inibizioni vengono polverizzate, dove il buon senso è severamente bandito, dove ogni esperienza sessuale è a portata di mano, in cui ogni paura è spazzata via dai fumi alcolici e le pulsioni hanno libero corso. Si va a dormire all'alba e ci si risveglia al tramonto. In questi divertimentifici la separazione sociale è rigorosa. I ricchi da una parte a divertirsi spendendo un patrimonio. Gli "sfigati" delle periferie delle megalopoli proletarie possono anche loro provare l'ebbrezza dello sballo a prezzi abbordabili. Con 400 euro alla settimana si può sballare senza limiti. Anche ai discount dell'allegro vivere la compulsione del non pensare viene appagata in senso deteriore. Con quattro euro lo spegnimento del cervello viene compensato dalla nevrotica esaltazione delle gonadi. Nel mucchio selvaggio l'identità svanisce, ogni barlume di dignità è accantonato, l'intelligenza è obnubilata. Passata la tempesta demenziale, tornano a casa rivestendo i panni delle buone persone. Non girano più nudi per le strade, non orinano più davanti a tutti, più niente risse o schiamazzi, scomparse pure le sbarellate dovute a eccesso di alcool, mute le scurrilità carnascialesche. "Keep calm and see a doctor" è scritto dappertutto per rassicurare chi è al limite del coma etilico. E' un consiglio che vale anche per chi ha fatto del sistema preventivo il fulcro del proprio operare tra i giovani d'oggi. Don Bosco diceva che per educare i giovani bisogna conoscerli. I giovani d'oggi sono sfuggenti ed abitano universi sconosciuti a troppi genitori ed educatori. Il seguirli con attenzione, senza per questo sentirsi autorizzati ad incasellarli in definizioni stereotipate ed inutili, penso che sia la primaria urgenza educativa moderna. Forse il dottor Bosco Giovanni qualche dritta ce la potrebbe dare ancora a tutti.

Emete TESSORE sdb
redazione.rivista@ausiliatrice.net


La parola alla psicologa

Nel suo libro "I nuovi adolescenti", Pietropolli Charmet sostiene che, all'origine della propensione di adottare condotte rischiose, vi sia la paura della morte. La scoperta della mortalità del nuovo corpo sessuato e generativo, infatti, susciterebbe un profondo sentimento di paura, che costringe l'adolescente ad escogitare dei sistemi per dimostrare che, anche se la sua morte esiste, egli è capace di batterla.
Come possiamo aiutare gli adolescenti ad affrontare queste paure?
Nonostante le apparenze, gli adolescenti hanno fame di relazioni verticali con adulti da cui ottenere risposte su questioni essenziali, hanno il bisogno, spesso inconsapevole, di ammirazione da parte dell'adulto di riferimento. La funzione e l'effetto positivo che ciò può esercitare sull'adolescente spesso viene sottovalutata, poiché da parte loro, viene esaltata la tendenza a sfidare e deludere gli adulti, soprattutto quelli dotati di controllo istituzionale nei loro confronti. All'adulto, dunque, è richiesto di donare uno sguardo che legittimi, dia senso, misuri e limiti il comportamento del ragazzo. La sua competenza servirà all'adolescente per valutare e riflettere sulla correttezza dell'impresa e sulla sua coerenza con l'obiettivo finale che è quello di crescere ed essere riconosciuti.

Lucia Censi, Psicoterapeuta dell'età evolutiva


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 5 

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