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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  / ARCHIVIO 2015
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GIOVANI| Educare, ha ancora un senso?


La crisi della società moderna

A partire dagli anni 1970 il mondo dell'educazione è stato completamente rivoluzionato. La società basata sulla "modernità" negli ultimi quaranta anni è implosa. I suoi valori fondanti che parlavano di stato, di famiglia, di chiesa, di ordine, di progresso, di istituzioni e di educazione sono stati spazzati via e non sono stati rimpiazzati. Vagamente si parla di "società postmoderna"; più di una definizione sembra un'etichetta incollata su un contenitore pieno di nulla. Questo concetto di postmodernità è nato vecchio e datato. Infatti, è più uno slogan che una nuova ed interessante weltanshauung (visione del mondo). Il decostruzionismo di Derrida è quello che meglio ha colto la sua vaporosa fragilità denunciandone l'autoreferenzialità funzionale carica di intuizioni semplicemente provocatorie, oscure e ferocemente critiche. Nella cultura occidentale il braccio di ferro, a livello di valori, tra la visione kantiana e nihilismo di Nietzsche si è risolto a favore di quest'ultimo. La visione del "superuomo" si è imposta provocando un cumulo di macerie a livello umano, religioso e civile.


La crisi dell'economia

In ambito economico, il trionfo del capitalismo liberale, che ha affrancato l'uomo occidentale dalla miseria e che ha trionfato sul collettivismo marxista, ha finito per rimanere soffocato tra le spire delle dittature finanziarie che hanno nelle banche e nelle multinazionali i loro spietati esecutori. La bulimica ed insaziabile voglia di guadagno ha esasperato lo spirito di competizione trasformando l'uomo in un passivo strumento ad essa funzionale. La forza "uomo" è stata cancellata dal dilagare della tecnologia automatizzata che produce molto a prezzi contenuti. La pubblicità martellante ha creato nuovi bisogni e nuove necessità trasformando gli individui in semplici consumatori. La grande crisi iniziata nel 2008 con il fallimento della banca americana Lehmann Brothers ha evidenziato tutte le incongruenze del nuovo capitalismo liberale. L'illusione del progresso continuo è stato polverizzato dalla nuova realtà fatta di milioni di licenziamenti e fallimenti. La perdita del posto di lavoro ha accentuato frustrazioni e risentimenti, aumentando a dismisura il disagio sociale toccando, per la prima volta nella storia, anche le fasce medie degli individui.


Crisi antropologica ed educativa

Siccome l'economia è il volano della storia, le sue trasformazioni hanno avuto delle ricadute devastanti sugli adulti in genere e sui giovani in particolare. La velocità delle rivoluzioni economiche ha portato alla "liquefazione" delle strutture portanti della cultura e del vivere. Da solidi, consolidati e radicati in una tradizione secolare i modi di vivere sono affogati in atteggiamenti e consuetudini "liquide" finalizzati ed inventati in funzione più dell'individuale che del sociale. I ragazzi, pur rendendosi perfettamente conto della crisi e delle contraddizioni del mondo degli adulti, si stanno, con garbo, disinteressando di questa realtà. Non formulano nessuna critica, non manifestano alcuna contestazione, e non si fanno promotori di nessun cambiamento. Si limitano, nella stragrande maggioranza, ad approfittare del diffuso benessere che permette loro di divertirsi e di usufruire di tutte le più moderne tecnologia con poca fatica. Preferiscono rifugiarsi nella realtà virtuale messa a loro disposizione dalla sinergia tra informatica ed algoritmi matematici. In questa nuova realtà molto liquida lo scontro, la fatica, la voglia di lottare per cambiare in meglio, la ricerca di una identità precisa evaporano in un mondo onirico che deresponsabilizza ed anestetizza. In questa nuova inquietante realtà, ultimamente, sta avvenendo qualcosa di molto preoccupante. In modo molto subdolo si stanno gettando le basi di una nuova antropologia. Nella società "solida" molti diritti non venivano riconosciuti. Chi non entrava nella così detta normalità o veniva emarginato o, addirittura, perseguitato. Ora non è più così. Quasi tutti vengono accettati e rispettati. Addirittura, questi diritti riconosciuti si sono trasformati, grazie a una potente organizzazione di lobbies tutt'altro che disinteressate, in un grimaldello culturale che non solo si limita a scardinare i pregiudizi del passato, ma anche sta imponendo nuove antropologie gravide di importanti ricadute sul vivere sociale. L'identità sessuale maschile e femminile è svanita nelle nebbie delle moderne e vaporose ideologie di genere; la famiglia tradizionale ha lasciato il posto alla famiglia aperta dove "i miei figli ed i tuoi figli giocano con i nostri figli" serenamente e senza complessi; la sessualità si è svestita di ogni forma di pudore e si è trasformata in strumento di relazioni, ovviamente, liquide e disinibite; i valori sono funzionali all'individuo che è libero di crearseli a proprio uso, consumo e misura; anche la religione è diventata una soporifera camomilla forgiata in un melting pot colmo di sacralismo, magismo, sentimentalismo e verbosità scevra ed allergica ad ogni forma di spiritualità. In un contesto del genere anche l'educazione affonda nella liquidità. Ma questo tipo di educazione a che tipo di esistenza abilita? Certo don Bosco non si riconoscerebbe in essa. Come i salesiani e gli educatori di oggi.

Ermete Tessore
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 3 

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