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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  / ARCHIVIO 2015
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SALESIANI DON BOSCO | Il poeta di Villanova Monteleone


Questa è la storia di don Leonardo Iddau, sacerdote Salesiano di casa a Valdocco Maria Ausiliatrice.
Nato a Villanova Monteleone provincia di Sassari il 17 gennaio 1929, viene registrato il 19 dello stesso mese. Motivo? Siamo in terra Sarda e il 17 è la festa di Sant'Antonio del porcello o, a suo dire, delle bestie. Durante la giornata, tutti i natii di Monteleone, accorrevano alla benedizione impartita alle bestie compreso ovviamente il podestà e il consiglio. Siamo infatti in epoca fascista. "Gli uffici pubblici, quel giorno, un po' come capita nelle feste patronali, erano chiusi e la mia data di nascita fu registrata successivamente, a uffici aperti, il 19, giorno in cui fui anche battezzato". La famiglia Iddau era una come tante, numerosa. Papà Giovanni Michele, figlio di Pietro Iddau. La mamma, Daga Maria Giuseppa, "era mia mamma ma anche la seconda moglie di papà, risposatosi in quanto, nel frattempo, era rimasto vedovo. Giovanni Michele aveva avuto tre figli da mia madre "che gli era un po' cugina, lontana, dalla parte dei Daga", che divenne seconda moglie. A tutti ne seguirono altri sei, "con la seconda moglie, la mamma, per cui alla fine, siamo arrivati a nove". Inoltre, "mamma Daga e papà Pietro hanno allevato un altro bambino rimasto a sua volta orfano", mancato qualche anno fa. "Di tutta la famiglia sono l'unico superstite. Di tutti, io, ero l'ultimo. Ultimo dei due gruppi con mamma differente Ho frequentato le scuole elementari al paese, i cinque anni. Poi sono andato a lavorare, fino a 21 anni. Sulla carta di identità c'era scritto "bracciante". La mia storia è un po' particolare. Si mischiano fratello, sorella, cognato, Torino, voglia di missione e poesia salesiana, arrivata quasi per caso". Diventato salesiano, celebra la sua prima messa a 36 anni, il 6 marzo del 1965, nella Basilica Maria Ausiliatrice.

Leonardo e la poesia

Una passione che prende avvio quando era al paese. "Da noi si usa chiamare la poesia dei "poeti improvvisatori", cioè una disputa, una gara, su di un tema svolto cantando. Poeticamente. Gli improvvisatori recitavano negli ovili, nelle bettole, alle festicciole e i migliori vanno a cantare sul palco delle feste. Esistono anche quelli che scrivono le poesie senza cantarle".
Mi mostra, allora, alcune sue poesie e mi chiede di scegliere. Tutti sappiamo che regalare una poesia è un gesto nobile. Tra le tantissime, in vari volumi, tutti scritti da lui, scelgo Ad un amico di viaggio. Temi ricorrenti: il riferimento alla terra natia, al viaggio, al lavoro che manca e che fa mancare, le carezze e le coccole volute e desiderate e i distacchi tra un padre ed una figlia.
"Quando tornai, in uno dei miei viaggi, al paese, quel mio concittadino, che condivideva la stanza con mio padre in una casa di riposo mi chiese di accompagnarlo, di mettersi insieme in viaggio, verso Torino. Mi disse, implorandomi: "Ti prego, Leonardo, sono anziano, accompagnami a Torino, da mia figlia, Maria Ligios. Non farmi partire solo". Era un viaggio penoso, in navi poco attrezzate, della durata di una notte. Poi mi legge alcune poesie sulla famiglia.

Non la solita zuppa

Per gustare meglio la poesia di don Leonardo abbiamo bisogno, noi della Rivista, di "reintrodurlo" almeno per una sera nel suo habitat naturale. Scegliamo una trattoria dai sapori e saperi sardi: Trattoria Primavera, abbastanza vicina a Valdocco. Identica terra, identica lingua di don Leonardo. Il nostro poeta appena entrato gradisce l'ambiente, è attento ai suoni, alle voci che diventano subito amiche. Si scioglie, non appena sente la sua lingua tra i proprietari della trattoria. Stabiliscono una sorta di intesa. Noi non siamo esclusi ma complici. Il momento del pasto, della condivisione del pane, è quello in cui si stringono nuove alleanze. Siamo tutti fratelli, sotto lo stesso tetto. Don Leonardo è simile ad una spugna. Trattiene e restituisce. È una carta assorbente di vita che regala, senza gelosie. E dona attraverso la poesia. A tutti. Lì dentro, c'è vita da leggere. Abbiamo fotocopiato alcune poesie di don Leonardo e per ciascuna di esse ne abbiamo fatto un aereo. Lo abbiamo posato su ciascun tavolo, in attesa dei commensali. Poesie, doni intensi, efficaci. Durante il pasto ci delizia con il canto e con le poesie. Dopo le "poesie aeree" lanciate dalla Mole Antonelliana e Palazzo Reale è giunto il momento della trattoria Primavera, via Perugia 19, qui, a Torino. Non si poteva chiedere a don Leonardo di scalare questo palazzo per "lanciarle". Le fa volare con il canto. Fa freddo ed è sera. Il tempo scorre veloce in armonia. Egli firma anche autografi da vero professionista e si lascia fotografare in compagnia. La cena è buona, gradevole e stupenda la sua compagnia, tra ricordi privati e collettivi. Un viaggio con la memoria nella sua terra, dove manca da cinque anni ma che ogni giorno è nella sua mente e nel suo cuore. Un aereo, una poesia, un viaggio. Una giovane coppia si alza. Sono gentili, educati, sereni. Hanno un aereo in mano, la poesia del don e probabilmente l'amore nel cuore. Fanno i complimenti. Don Leonardo si alza, stringe la mano e ringrazia. In cuor suo li benedice per il loro cammino d'amore. Escono dal locale, entusiasti, sulle ali della poesia. Forse perché hanno capito, che questa sera, grazie a don Leonardo hanno assimilato certamente "non la solita zuppa" ma cordialità, valori evangelici e fraternità.

Romano Borrelli
redazione.rivista@ausiliatrice.net


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