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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
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SFIDE EDUCATIVE | Educazione moderna ed educatori 2.0



Le difficoltà nell'educare oggi

Di fronte al magmatico mondo giovanile gli educatori sembrano pietrificati dalla paura di non essere in grado di rispondere, adeguatamente e coerentemente, alle sfide che le moderne generazioni pongono in modo sempre più pressante.
Il quasi analfabetismo informatico, una cultura paludata ma datata e non più in grado di trasmettere valori comprensibili dai giovani, la tradizionale visione etica umiliata e svuotata di senso dall'attuale "liquidità" comportamentale da parte degli adolescenti, lo iato fra cultura umanistica e scientifica pongono in grande imbarazzo chi, per vocazione o per mestiere, ha il compito di educare. Lo straripare dell'uso dei social network nelle relazioni quotidiane, il dilagare del relativismo etico e della filosofia gender, l'insegnamento tradizionale superato dalla tecnologia digitale, le richieste di libertà ed autonomia comportamentale che i giovani rivendicano, hanno provocato un autentico tsunami di identità e di ruolo tra i genitori, gli educatori, i preti e le tradizionali agenzie educative (famiglia, scuola e chiesa), che sono sempre stati i cardini dell'educazione. La formazione contemporanea non può più essere alimentata da vistosi pacchetti valoriali preconfezionati, a cui è sufficiente attenersi punto per punto.
L'odierna "liquidità" ha messo in moto una globale omologazione di vita, di valori, di culture, di fedi, di religioni e di modelli comportamentali. Il risultato finale risulta esser una sempre più crescente marginalizzazione dei valori "tradizionali" e di tutte le pedagogie elaborate nel passato.
È urgente, di fronte a questa realtà, mobilitare le migliori energie di mente e di cuore, abbandonando i panni dell'ideologia pedagogica onnisciente ed onnipotente, per essere in grado di accettare, di sfidare, e di vincere, la nuova realtà, senza lasciare spazio all'atteggiamento di rassegnata accettazione di quanto viene percepito come ineluttabile ed inevitabile.

Che fare?

Non è di rassegnati disfattisti quello di cui abbiamo bisogno, a partire dal contesto della Famiglia Salesiana. Come Martin Lutero, dopo aver affisso le sue novantacinque tesi alla porta della chiesa di Wittenberg, gli educatori devono dichiarare il proprio "Ich kann nicht anders" (non posso fare altrimenti). In mezzo alla confusione ed al frastuono del nostro bazar-liquido-postmoderno, è necessario, con passione, dedicarci instancabilmente alla ricerca di senso nell'attuale condizione umana. I nostri giovani si collocano, per dirla con Albert Camus, "a metà strada tra la miseria ed il sole".
La miseria si radica nel travolgente processo di spersonalizzazione; il sole è rappresentato dal desiderio di non rassegnarsi passivamente al processo globale di omologazione in atto. La libertà a cui dobbiamo formare, non è quella di limitarsi a dire o a fare quello che frulla per la testa, ma quella di dimostrare concretamente, malgrado tutti i condizionamenti, che è possibile essere, o diventare, migliori.
L'educatore, sempre seguendo il pensiero di Camus, deve essere Prometeo e non Sisifo. Prometeo incarna il modello di una vita-per-gli-altri che deriva, dovuta ad una instancabile ostinazione, dalla incrollabile certezza della non assurdità della condizione umana. Sisifo, invece, piange rassegnato sulle proprie incapacità ed inadeguatezze, roso da inutili complessi di inferiorità, surgelato nei propri dogmi pedagogici e didattici ormai ammuffiti dal tempo che lo spingono a gettare la spugna. Nell'ambito della Famiglia Salesiana questo avrebbe come conseguenza l'assassinio del sistema preventivo di don Bosco.

La sfida posta dalla ideologia gender

L'ideologia gender è un ottimo banco di collaudo della nostra capacità di educare oggi. Di fronte allo sconcerto generale creato da questa invasiva ed invadente nuova ideologia, come ci stiamo attrezzando per dare delle risposte sensate? Quali testimonianze comportamentali siamo in grado di dare ai ragazzi sempre più disorientati ed incapaci di gestire i bombardamenti mediatici a cui sono quotidianamente sottoposti? La loro nevrotica sudditanza a internet, li rende fragili, aggressivi e inquieti.
Quale demone si nasconde dietro i loro comportamenti segnati sempre più dal compulsivo legame con i social network, con gli iphone, con i tablet, tanto da dare la sensazione di essere inconsciamente plagiati ed etero diretti? Q
ualsiasi forma di dipendenza finisce per accrescere l'angoscia della solitudine, impedisce l'elaborazione, sofferta e faticosa, di una personale identità capace di attivare atteggiamenti critici e non omologati. Tutti i grandi problemi esistenziali, tra cui quello fondamentale del formare una identità sessuale ben definita, ormai si sottraggono all'influsso delle tradizionali agenzie educative di riferimento. Il risultato è che gli adolescenti vivono in una specie di melting pot onnivoro che fa perdere loro il senso dell'appartenenza e cancella l'individualità personale. Lo stesso concetto di "identità biologica" viene azzerato.
La sessualità viene fortemente condizionata dall'esasperazione del vivere e viene vissuta in base alle emozioni momentanee, al non impegnativo, condizionata dall'incapacità di gestire le pulsioni del momento. In questo contesto "l'ordine dell'egoismo" soppianta "l'ordine della solidarietà". Questo genera un tipo di relazioni "poroso" in cui il diritto ad essere diverso è conclamato, in cui è buono quello che mi piace, in cui arbitrariamente posso decidere di sentirmi maschio al mattino, femmina al pomeriggio, trans alla sera, senza per questo sentirmi "strano". È appena uscito un libro scritto dal neurologo Gianvito Martino, In crisi di identità. Contro natura o contro la natura?. È inquietante e mette i brividi a chi non conosce le recenti scoperte nell'ambito della scienza. Il concetto di natura viene rivoluzionato.
La scienza contemporanea ci presenta la natura non come un progetto definito, ma come un architetto che incessantemente toglie, taglia, mette, riorienta, rimodella, arrangia. Dice l'autore: "Additare contro natura certi comportamenti assolutamente naturali, significa ignorare la realtà delle cose, scegliendo, deliberatamente di essere 'contro la natura'".
Basta modificare, in un topo, solo uno dei trentamila geni che compongono il suo genoma, per attivare reazioni a cascata che hanno come risultato finale quello di cambiare fisicamente la composizioni degli organi sessuali da maschili a femminili, e viceversa. Una informazione del genere non la possiamo ignorare e non può lasciarci indifferenti per le implicanze che contiene.

Ermete Tessore sdb - tessore.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 4  
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