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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
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DON BOSCO OGGI | Don Ersilio Renoglio sdb : amico, padre, poeta



Ricordo di Don Ersilio Renoglio nel 30° della morte. Michelangelo ricorda il confratello salesiano a trent'anni dalla morte
Sono andato a prenderlo tante volte. Usciva dalla "porta del griso" nella tranquilla penombra serale dei cortili e dei portici di Valdocco. Lo aspettavo in portineria, dove c'era sempre il signor Luigi e la statua di Maria Ausiliatrice illuminata. Don Ersilio Renoglio mi veniva incontro con il suo passo tranquillo. Mi salutava, "Come va caro Gamba?". Salivamo in macchina verso Lucento; si discuteva di tutto con la libertà con cui si parla con un amico.
Così era per tutte le ex allieve e le famiglie che incontrava nella Casa Sacro Cuore di Lucento. Don Ersilio era un dispensatore di serenità, la sua cordialità era contagiosa. Preparava con cura le sue conversazioni, da bravo professore. Per anni, in quegli incontri serali, ci ha spezzato il pane della Parola di Dio, con fede, ragione, ragionevolezza come suggeriva don Bosco. Condivideva volentieri con tutti anche i momenti di fraternità. Gli piaceva stare in compagnia ed essere partecipe ai problemi della nostra quotidianità, era un osservatore acuto, non gli sfuggiva nulla, commentava tutto con puntualità.
Le sue catechesi erano per gli adulti e in particolare per le giovani coppie, con cui approfondiva i temi dell'amore coniugale, della sessualità, della fecondità e della sopportazione reciproca. Erano quelli gli anni '70, all'indomani del Concilio Vaticano II.
In occasione del tragico lutto che colpì la mia famiglia, mia moglie Marisa fu vittima di un investimento all'uscita dal lavoro, don Ersilio mi fu molto vicino. Mi scrisse una lettera vibrante e commossa: "il sangue di Marisa è un sangue che salva come quello di Cristo, perché sempre nella sua esistenza ha fatto un'offerta di tutto a Lui".
Era un sensibile e felice poeta. Tutto il mondo salesiano di Valdocco, e non solo, ricorda le sue poesie.
Poi venne per lui il tempo della sofferenza, un tumore lo tormentò per molto tempo in un lungo Calvario che affrontò con la sua serenità. Quando andavo a trovarlo con i miei figli scherzava e, una volta mi chiese notizie della famosa "marcia dei quarantamila". Erano gli anno '80 nella Torino della Fiat.
Si spense all'ospedale Cottolengo il 12 dicembre 1981 a poca distanza da Maria Ausiliatrice, nel triangolo di Maria, come don Ersilio chiamava "quest'Angolo di Torino" tra la Consolatrice degli afflitti, Salute degli infermi e Aiuto dei cristiani. Lo ricordiamo con il brano conclusivo di una sua poesia:
"Fammi vivere Signore, come il pane della mensa, poi morire, come il grano, per rivivere nel cielo"
Grazie don Ersilio

Michelangelo Gamba con le ex allieve Casa Sacro Cuore. Torino, Lucento
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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