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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
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DON BOSCO OGGI | Giuseppe Torre, salesiano : al servizio della Chiesa, di don Bosco e di Dio



Il blogger Romano Borrelli ha incontrato Giuseppe Torre, 98 anni, da sempre a Valdocco, che continua a dare il suo contributo nella Basilica Maria Ausiliatrice. Gli auguri anche del Rettor Maggiore e del Sindaco di Torino.

Per i suoi 98 anni, il 3 febbraio ha ricevuto anche gli auguri del IX successore di don Bosco don Pascual Chàvez e quelli del Sindaco di Torino, Piero Fassino. Pochi possono vantare quest'età e questi riconoscimenti per "una vita al lavoro e di lavoro, a Torino e per Torino". Eppure lui, Giuseppe - ma per tutti, Tonino - Torre continua a ripetere che sino a quando le forze glielo consentono, lui è "in servizio".
Nato a Villafalletto, a circa 20 km da Cuneo, ha iniziato a lavorare in campagna, svolgendo "quei lavoretti che i bambini possono fare, pur non avendo le potenzialità fisiche di un uomo". Poi, i tanti spostamenti con la famiglia, o da solo. E dopo ancora, l'incontro dei Salesiani, prima di vederne le opere "all'opera", gli spostamenti a Fossano, Saluzzo e a Torino. L'idea di Giuseppe era quella di partire in missione, in Brasile, a Rionegro. Il caso ha voluto diversamente: arrivato a Trieste in treno per imbarcarsi verso il Brasile, una congiuntivite lo ferma. Torna a Torino, riprova a partire per la missione e di nuovo un altro no. Così, dedica tutti i suoi anni al servizio nella Basilica di Maria Ausiliatrice. E quando la guerra incombe e le sirene suonano, lui preferisce rifugiarsi all'interno della Basilica. Dopo, tra i tanti ricordi, il viaggio a Roma, per sei giorni, nel furgone contenente l'urna di don Bosco da esporre per l'inaugurazione della chiesa di don Bosco, nella capitale. "Urna esposta poi anche nella basilica di San Pietro, insieme a quella di San Pio X". E ancora, una "mole" di rapporti umani con l'intero quartiere.

Sulla cupola, con una scala per cambiare le lampadine

Dalla sua stanza all'ultimo piano, osserva la cupola della Basilica e ricorda come effettuava il cambio delle lampadine, poste sulla corona della statua della Madonna. Giuseppe arrivava fin lassù con una semplice scala, tenuta da un altro operaio: "Tempi in cui la sicurezza non imponeva regole. Qualcuno doveva farlo e io lo facevo". Pensa, ripensa, conta mentalmente tutte quelle lampadine cambiate. Da una finestra, osserva il luogo dove ora, e per undici mesi l'anno, si trova il carro dove, ogni 24 maggio, la statua della Madonna esce dalla Basilica per la processione nel quartiere. I ricordi vanno all'enorme lavoro per l'addobbo, la composizione del carro, la distribuzione dei fiori…
Una storia lunghissima, la sua. Scritta nello stesso identico posto. A Valdocco ha trascorso e trascorre una vita dedicata al servizio della Chiesa, di don Bosco e di Dio. Una vita spesa nel lavoro, al servizio degli altri, del prossimo, in continuo dialogo, a sinistra, destra, centro. Senza collocazione. Perché il prossimo con cui entrava ed entra in relazione non ha mai avuto né colore, né etichetta, né collocazione politica.

Un uomo che continua a non stare mai fermo

Col sorriso sulle labbra, che mai gli è mancato, davanti all'urna di Don Bosco, pare chiedere di poter cambiare "parte". Confida: "Ora, avendo meno forze e più tempo, mi piacerebbe recitare la parte di Maria, dopo tanti anni di Marta". E cita alcuni versetti del Vangelo di Luca: "Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto fattasi avanti, le disse: "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma Gesù le rispose: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta" (10,40-42).
In ogni caso, nonostante tutto, tutte le mattine, Giuseppe, continua a dare il suo contributo in sacrestia e altrove. Per questo, dunque, sono più che meritati gli auguri di quanti in un modo o nell'altro hanno avuto la fortuna di incontrarlo e di chi, pur non incontrandolo, ne ha sentito parlare. E poi, gli auguri anche di quanti verranno e che dovranno custodire il suo lavoro, ben visibile in ogni angolo di questa "cittadella" della fede che è la basilica di Maria Ausiliatrice.

Romano Borrelli - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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