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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
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SFIDE EDUCATIVE | L'ideologia 'gender' ci interpella



Un problema sottovalutato

Ultimamente, in alcune scuole materne di Bologna, senza aver consultato i genitori, si è cominciato ad introdurre in campo educativo alcune istanze portate avanti dall'ideologia di genere. Anche il comune di Torino ha preparato delle schede che propongono, a riguardo della sessualità umana, principi in perfetta sintonia con le istanze gender. Durante questi ultimi giorni due qualificati interventi, da parte del presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinal Bagnasco e dell'arcivescovo di Torino monsignor Nosiglia, testimoniano che la problematica è sbarcata ufficialmente anche in Italia. Purtroppo con un deprecabile ritardo. Il mondo giovanile, attraverso i social network, è da alcuni anni che, in perfetta solitudine ed in mezzo alla più totale indifferenza degli adulti e degli educatori, si confronta con questa subdola e devastante ideologia impregnata di soggettivismo esistenziale e di nichilismo etico. Su alcuni quotidiani italiani sono comparsi alcuni articoli al riguardo; peccato che siano sensibili più alla cronaca che all'approfondimento del tema. Finalmente sembra giunto il momento in cui anche le autorità civili, educative e religiose prendono coscienza del problema. L'importante è che, seguendo una ben consolidata abitudine italiana, tutto non finisca nella solita "caciara" ideologica.

I termini del dibattito

La sfida lanciata a tutti coloro a cui sta a cuore l'educazione non la si può lasciare cadere nel nulla. Essa, infatti, in questi ultimi decenni, ha portato un attacco mortale al modo di concepire l'uomo e la donna. Supportata da interessi e scopi tutt'altro che trasparenti e disinteressati, sta minando non solo l'identità sessuale, ma anche cerca di scalzare il concetto stesso di famiglia umana. Si tratta di un'autentica provocazione culturale che coinvolge la scienza e l'etica. Propone una visione antropologica in grado di rivoluzionare tradizioni, socialità e relazioni uomo-donna. Si sta tentando di far passare come normali e scontati affermazioni e comportamenti che tali non sono affatto. Dietro alla propaganda gender c'è una ben orchestrata ideologia rivolta non tanto a scalzare l'etica cattolica, considerata solo un'anticaglia del passato, quanto piuttosto ad imporre una visione di vita che marginalizza l'importanza della famiglia e rigetta la differenziazione sessuale stabilita dalla natura.

Alcuni interrogativi

Mi voglio soffermare ad analizzare brevemente due affermazioni cardine della visione gender: il problema dell'omosessualità e quello dell'identità sessuale. Innanzitutto è fondamentale distinguere tra persona omosessuale e omosessualità. La prima è un valore, la seconda è un problema. A riguardo delle persone omosessuali vale quanto detto da papa Francesco: "Chi sono io per giudicare?". Mi onoro di annoverare tra i miei più cari amici alcuni di loro. La loro intelligenza, sensibilità e trasparenza mi hanno sempre insegnato il rispetto. L'omosessualità, anche per la scienza, presenta invece molti aspetti oscuri e dibattuti. Se, per esempio, prendiamo il famosissimo "Comprehensive Textbook of Psychiatry", alla domanda se l'omosessualità comporti o no uno squilibrio sessuale non dà una risposta univoca. Nell'edizione del 1967 vede in essa uno squilibrio; nella seconda edizione del 1975 sfuma questo giudizio; nella terza edizione in essa non vede alcun problema di nessuna specie; nella quarta edizione del 1985 e nella quinta del 1989 sostiene la tesi che essa non è altro che la conseguenza di uno sviluppo psico-sociale imperfetto. Un'inchiesta fatta tra gli psichiatri americani nel 1977 rivela che in quell'anno il 69% di loro pensa che tale orientamento sessuale sia il frutto di un adattamento patologico e non una variazione normale.
È il problema dell'identità sessuale che maggiormente mi interpella come educatore. Il sostenere che il sesso sia una libera scelta culturale completamente staccata dalla fisiologia mi lascia molto perplesso e mi fa sorgere alcuni interrogativi. È possibile sentirmi veramente donna in un corpo perfettamente maschile? Mi sembra la pretesa di uno che ha un'altezza di due metri e che pretenda di essere considerato nano. Le ghiandole sessuali, il sistema endocrino, il cervello, la psicologia non giocano nessun ruolo nel definire l'appartenenza sessuale di un individuo? La natura, che nella cultura moderna viene, in altri campi, quasi idolatrata, non conta proprio nulla nella determinazione sessuale? In nome di che cosa le differenziazioni fisiologiche vengono azzerate? La scienza, prima ancora della fede, che cosa ci dice veramente sul tema?. Prima di trasformare il confronto culturale in un ring, forse è quanto mai urgente un serio impegno di studio ed approfondimento personale da parte di tutti. Gli schiamazzi moralistici e le gazzarre ideologiche di certo non aiutano a trovare quelle risposte che i giovani si aspettano da parte di genitori, educatori, politici e religiosi.

Ermete Tessore sdb - tessore.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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