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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014
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DON BOSCO OGGI | Una scuola irachena a Valdocco


Per la prima volta una trentina di ragazzi di Erbil, nel Kurdistan, hanno visitato la casa madre di Don Bosco. In un vocio di aramaico, curdo, arabo, inglese e anche francese.

Jumana, Ayan, Niniwe e amici

Se qualcuno, lo scorso 19 marzo si fosse trovato nel cortile di Valdocco avrebbe visto circa una trentina di ragazzi e ragazze che in un inaspettato anticipo di primavera torinese giocavano a pallone. Niente di strano nella casa di Don Bosco, direte. Ma se quel qualcuno avesse prestato attenzione ai nomi che riecheggiavano nel cortile qualcosa di strano lo avrebbe notato. C'erano Sandra, Emanuel e Maryam, ma anche Jumana, Ayan e Niniwe. Se poi quel qualcuno avesse seguito il gruppo nella visita guidata al complesso di Maria Ausiliatrice, lo stupore sarebbe aumentato: le spiegazioni erano in inglese, arabo ed aramaico. Chi erano quei ragazzi? Da dove venivano? La risposta avrebbe stupito molti: dall'Iraq.
Torino, con la visita a Valdocco, alla Mole Antonelliana, al Museo del Cinema ed al Duomo, è stata infatti l'ultima tappa di un viaggio davvero eccezionale. Per la prima volta gli studenti di una scuola irachena hanno lasciato il proprio Paese per una "gita scolastica" che ha toccato Parigi, Roma - dove Papa Francesco li ha salutati dopo l'Angelus in Piazza San Pietro - ed appunto Torino.
Erano alcuni studenti della scuola di Mar Qardaqh di Erbil, nella regione autonoma irachena del Kurdistan. Una scuola voluta nel 2011 dall'Arcivescovo caldeo di quella città, mons. Bashar Warda, per accogliere e dare istruzione, e quindi futuro, agli studenti cristiani della regione ed a quelli che con le loro famiglie, negli scorsi anni, hanno dovuto lasciare le proprie case a Baghdad, Mosul o Bassora a causa della guerra civile scoppiata nel Paese (e, per inciso, ancora in corso) subito dopo l'occupazione statunitense nel 2003.

Parlano la lingua di Gesù! Un po' "modernizzata", veramente

Sono ragazzi che hanno come lingua madre l'aramaico, che è anche la lingua liturgica della Chiesa in Iraq, ma che conoscono il curdo se originari del nord del Paese, l'arabo se invece provengono dal centro o dal sud, l'inglese perché è la lingua in cui a scuola si insegnano tutte le materie ed il francese perché lì è la seconda lingua che imparano. Ecco spiegato il "mistero" della visita guidata in tre lingue, resa possibile dall'arrivo con loro a Torino dell'unico salesiano iracheno del mondo, padre Aisen Elia, che ripeteva ciò che la guida spiegava in inglese, in arabo ed aramaico perché non ci fossero incomprensioni.
Ragazzi e ragazze esuberanti nei loro 13-14 anni, ma anche rispettosi ed educati, tanto da guadagnarsi i complimenti delle guide sia di Valdocco, sia del Museo del Cinema. Allegri e disordinati, perennemente "online" e desiderosi di fare shopping, ma anche devoti e raccolti in basilica o davanti alla copia della Sindone, in Duomo. Come ha detto Davella, una di loro, sono rimasti colpiti dal carisma di Don Bosco, vicino com'è nei rapporti con i giovani a quello che loro stessi hanno con gli insegnanti, che sono anche loro "amici", persone cui possono rivolgersi e sulle quali possono contare, che insegnano loro a pensare, che non li puniscono corporalmente come purtroppo avviene ancora in altre scuole dell'Iraq, ma li guidano a costruire il loro futuro.

Conquistati da don Bosco

I ragazzi sono rimasti sorpresi dalla figura di Don Bosco e dall'atmosfera accogliente della sua casa madre. Lo ha confermato padre Douglas Al Bazi, il sacerdote che li ha portati a Torino: "Ne sono rimasti affascinati. Ho spiegato loro che anche nelle situazioni più drammatiche - e Dio sa quante ne hanno vissute in Iraq - il mondo si può cambiare, proprio come ha fatto Don Bosco, perché ognuno di noi può essere santo in quello che fa per sé e per gli altri".
Non sappiamo se quei ragazzi torneranno a Torino. Forse, le loro mete saranno altre, magari i Paesi nel mondo che hanno accolto gli iracheni cristiani che hanno lasciato per sempre la patria. Però, ne siamo certi per aver visto i loro volti e i loro sorrisi, di Torino e della visita a Valdocco porteranno con sé per sempre un ricordo dolce. Proprio come dolce era Don Bosco con i suoi ragazzi.

Luigia Storti - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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