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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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URNA DI DON BOSCO 2014: Mendicanti d'amore


La peregrinazione dell'urna di don Bosco, ormai conclusa, ci sollecita alla testimonianza cristiana e ad uscire dai "recinti" per diventare protagonisti del progetto di Dio.

"Don Bosco è qui". E io non sto più nella pelle dalla gioia. Certo, vivo a Valdocco, sono l'Ispettore della prima e più vecchia Ispettoria Salesiana, mi bastano pochi passi per entrare in Basilica e sostare davanti all'urna del "mio" Santo, quello che mi ha "preso" la vita. Eppure, lo confesso, questa volta l'emozione è davvero forte, anzi unica.
Davanti a me c'è l'urna con la reliquia del braccio destro di don Bosco. L'urna che in tre anni ha fatto il giro del mondo. Quella che ha richiamato milioni di pellegrini. Quella che è stata accarezzata dalle mani di tante persone, per ringraziarlo o chiedergli un'intercessione. Quella davanti alla quale hanno pianto di gioia tanti giovani (e non solo). Ebbene, quell'urna ora è qui, davanti a me e accanto ad essa, anzi accanto a don Bosco, vedo i volti, i sogni, i desideri, le preghiere di tutte quelle persone, di voi e se permettete, anche i miei. Perché anch'io, alla scuola di don Bosco, sono un "mendicante" dell'amore di Dio.
"Don Bosco è qui". E ripenso al suo braccio: quello che lui ha usato per benedire, assolvere, scrivere, accarezzare, in una parola per far capire a tutti quant'è grande l'amore di Dio. Tutti: senza distinzione di età, di cultura o di status sociale. Duecento anni fa era don Bosco in persona a uscire per le strade, a recarsi sui luoghi di lavoro e nelle piazze per incontrare (soprattutto) i giovani (e mi torna alla mente la parabola del padrone buono che a tutte le ore del giorno va a cercare operai per la sua vigna). Due secoli fa, appunto, lui ha amato quei ragazzi e li ha fatti sentire amati, ha cercato di farne "onesti cittadini e buoni cristiani". Oggi "Don Bosco è qui", in quest'urna. Lui è tornato nelle nostre città per sollecitare tutti noi ad essere testimoni, per invitarci ad uscire dai "recinti" per diventare, sul suo esempio, protagonisti del progetto d'amore di Dio.

La gioia di essere Chiesa

Poche altre volte nella mia vita ho visto e vissuto tanta festa, tanta gioia di "essere Chiesa" come nei giorni in cui, accanto all'urna, ho attraversato il Piemonte, la Valle d'Aosta e Lituania, Paese che fa parte della mia Ispettoria. Questa peregrinazione è stata - ma oserei dire: continua ad essere, visto il fiorire di tante iniziative - un percorso pastorale che ruota attorno a due grandi poli di bene: la missione popolare e la logica da pellegrinaggio. Cioè l'"andare a" don Bosco, ripercorrendo quanto avvenuto nella storia: la gente accorreva quando lui, spesso con i suoi ragazzi, passava per predicare, per esercizi, per missioni, per chiedere aiuto. E alla fine, lui tornava al suo (e nostro) Valdocco. Così, anche noi dell'Ispettoria Piemontese siamo stati la chiusura del cerchio: l'urna era partita da qui, ha peregrinato in tutto il mondo e qui è tornata.
Ho ancora negli occhi e nel cuore le emozioni provate ascoltando le tante omelie di vescovi, i discorsi di sindaci, le esperienze di cui sono stato testimone. Tutto questo conferma che don Bosco è nel cuore di tutti e in particolare nel cuore dei credenti, e che la sua esperienza religiosa, sociale, umana continua ad essere il punto di riferimento per milioni di persone. Don Bosco è il rappresentante più significativo dei "santi sociali" che hanno operato a Torino tra l'Ottocento e il Novecento. Anni in cui Torino è stata motore dell'unità nazionale e della prima grande industrializzazione del Paese. Anni in cui quei santi - e don Bosco in particolare - hanno saputo unire la fede alla vita quotidiana, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico di Torino, dell'Italia e di tanti altri Paesi. Perché come già scriveva l'apostolo Giacomo, la fede "se non ha le opere, è morta in se stessa" (2,17).

Prepararsi al bicentenario

Ora a noi tocca seguirne l'esempio. E qui non posso non ricordare alcune parole di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino: ha richiamato l'esempio di don Bosco per ricordare che la Chiesa "deve aprire le porte a tutti: quelle del suo cuore, anzitutto, e della sua maternità spirituale e umana. Forse allora si scoprirà che nei giovani anche considerati più lontani ed estranei c'è più campo di quello che si pensa: campo di ascolto e di sintonia con il messaggio e la testimonianza del Vangelo". E rivolgendosi ai giovani ha concluso: "Don Bosco vi aiuti a credere in voi stessi e a puntare in alto nella vostra vita verso i traguardi inesplorati delle vette della fede e dell'amore".
Insomma, come aveva detto tempo fa il nostro Rettor Maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, la peregrinazione dell'urna è un'eccezionale opportunità per prepararsi ai 200 anni della nascita del nostro Fondatore, che si celebrerà il 16 agosto 2015. Questa ricorrenza è, infatti, "un grande avvenimento per noi, per tutta la Famiglia Salesiana e per l'intero Movimento salesiano, che richiede un intenso e profondo cammino di preparazione, perché risulti fruttuoso per tutti noi, per la Chiesa, per i giovani, per la società". Proprio per quell'occasione, Torino avrà anche la gioia della visita di Papa Francesco e di una nuova Ostensione della Sindone. E se ad accogliere il Pontefice non ci sarà più don Chávez, ma un nuovo Rettor Maggiore (non è previsto il terzo reincarico), né ci sarò io come Ispettore, ma, dal prossimo agosto e per sei anni, don Enrico Stasi, ebbene, è proprio don Bosco che invita me e tutti voi a guardare avanti con coraggio e serenità. Perché, al di là dei nostri ruoli, dell'età, dell'attività quotidiana, per tutti noi quello che conta è essere testimoni della misericordia di Dio, parte della Chiesa e della Famiglia Salesiana. In una parola, come diceva don Bosco, "Da mihi animas, caetera tolle".

Don Stefano Martoglio
Ispettore Salesiani Piemonte, Val d'Aosta e Lituania
stefano.martoglio@salesianipiemonte.it


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