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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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SALESIANI DB | DON GIUSEPPE SOBRERO: Missionario liturgista


Missionario liturgista

La famiglia salesiana e la diocesi di Torino ricorda con riconoscenza don Giuseppe Sobrero, che sulle orme di tanti suoi confratelli ha lavorato a lungo perchè si attuasse la riforma liturgica in Italia e poi da missionario in Messico.

La famiglia salesiana e i liturgisti italiani lo scorso 9 gennaio hanno perso uno straordinario compagno di strada. Ci ha lasciati don Giuseppe Sobrero, salesiano, collaboratore dell'attuazione della Riforma liturgica in Italia. Dopo il dottorato all'Institut Supérieur de Liturgie di Parigi, lavorò, a Torino, alla redazione dei nuovi libri liturgici e come membro dell'Ufficio liturgico della diocesi di Torino,

Salesiani liturgisti

Nei primi anni '80 fu inviato in Messico, dove svolse, fino a quando le forze glielo permisero, un'intensa azione pastorale presso le popolazioni locali nella regione di Oaxaca, estremo sud del Paese. La passione per il canto liturgico di don Sobrero discende da una lunga tradizione salesiana: don Bosco sapeva suonare vari strumenti e, come riportano i suoi biografi, amava il canto che insegnava ai suoi ragazzi con passione. Aveva una spiccata sensibilità liturgica e si preoccupava che le celebrazioni fossero cantate per lodare degnamente il Signore e per permettere all'assemblea, e soprattutto ai giovani, di partecipare con più attenzione ai riti. Di qui l'attenzione per l'animazione liturgica dei suoi successori, a partire da don Michele Rua e giù giù fino ad autori di canti liturgici tra cui il cardinale Giovanni Cagliero, don Giovanni Pagella, don Luigi Lasagna, don Dusan. Stefani, don Stefano Manente, don Antonio Fant e don Massimo Palombella, attuale direttore della cappella Sistina. In questa lunga lista, certamente incompleta, ha un posto di riguardo anche don Sobrero. Era nato a Envie, in provincia di Cuneo, il 1 giugno 1930, e dalle sue montagne aveva imparato l'amore per tutto ciò che è autentico. "La passione per gli spazi aperti, le camminate in montagna con il passo regolare e costante, l'hanno accompagnato per tutti gli anni trascorsi nella regione di Oaxaca, quando per il suo ministero si spostava da una piccola comunità all'altra percorrendo chilometri su sentieri disagiati - ricordano gli amici dell'Ufficio liturgico torinese - Ne scriveva con passione nelle lettere che ci inviava, ormai perfettamente integrato nella cultura e nella lingua. Missionario 'fino al midollo', aveva cura di formare al meglio i catechisti locali e più tardi, chiamato dal Vescovo, gli aspiranti sacerdoti, sempre attento al rispetto delle specificità culturali e delle tradizioni locali. Neanche l'ictus che lo colpì nel 2002 riuscì a fermarlo".
Tornato in Italia per curarsi, fu poi inviato ancora nella regione di Oaxaca. L'ultima visita a Valdocco fu per il suo 50° di ordinazione. Chi partecipò alla celebrazione eucaristica lo ricorda all'altare, in paramenti bianchi e in piedi, aiutato soltanto dal suo ormai inseparabile bastone: una figura biblica, maestro di vita e di fede.

Salesiano in Messico

"Si è affacciato nella nostra diocesi - ricorda padre Eugenio Costa, gesuita, liturgista che con don Sobrero collaborò per molti anni all'Ufficio liturgico della diocesi di Torino - con gentilezza e discrezione, nei primi anni del post-Concilio, laureato di fresco a Parigi, per 20 anni è stato con noi a sostenere il gran lavoro della Riforma liturgica. Con la sua preparazione, e con la sua grande ricchezza umana, don Giuseppe fu chiamato a collaborare a diverse imprese, volte a raggiungere, con l'entusiasmo che l'epoca infondeva, importanti tappe del rinnovamento della liturgia, a Torino e in Italia: vari documenti pastorali, le successive edizioni di "Nella Casa del Padre", la redazione di "Rivista Liturgica" e de "Il canto dell'assemblea", l'edizione di libri liturgici della Chiesa italiana - in particolare della Liturgia delle Ore e molto altro. Dopo aver insegnato qualche tempo Liturgia alla Facoltà Teologica della Crocetta, fece il grande balzo in Messico. Fu come una seconda vita, in cui si gettò a capofitto con la generosità che gli anni torinesi ci avevano lasciato intuire: chi ha potuto fargli visita se ne è reso conto. La diocesi di Torino e tutta la Chiesa italiana - riconoscenti alla famiglia salesiana per avercelo donato, ricco di tante doti e capace, sereno e garbato, ne custodisce la memoria e ne rende grazie a Dio".

Marina Lomunno
Commissione liturgica della diocesi di Torino
redazione.rivista@ausiliatrice.net


   RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 2  
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