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 ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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FAMIGLIA SALESIANA| Don Bosco: tra terra e cielo


 

Su don Bosco è fiorito uno stereotipo che per molto tempo è stato dominante all'interno di una certa cultura laica: fu un grande italiano ed un grande uomo d'azione. Ed il discorso sembrava chiuso, perché ritenuto preciso ed esaustivo. In realtà era parziale ed incompleto. Ma anche quando si parlava di lui come un "santo sociale" della Torino dell'800, l'accento veniva posto più sulla parola "sociale" che sul "santo".

Ed invece egli è stato profondamente e totalmente ambedue le dimensioni: santo, cioè uomo di Dio che è vissuto per Dio, e sociale, un uomo che ha operato dentro e per la società, che nel suo caso erano i giovani. Non per niente la Chiesa Cattolica lo ha proclamato "Padre e Maestro della Gioventù" (1988). Fu un uomo dal duplice interesse e dalla duplice inseparabile appartenenza: a Dio e ai giovani.

La sua è stata una vita tutta vissuta tra terra e cielo, tra i giovani che erano la sua opzione fondamentale ed esistenziale, la sua preoccupazione continua di giorno e di notte, e Dio, che fu il suo assoluto, il centro di tutto, il suo punto di riferimento (con Maria Ausiliatrice guida e consigliera). Dio e Dio solo fu all'origine della sua visione della vita, e la fonte della sua energia in ogni azione, progetto, sempre. In una parola fu (come altri santi) un "contemplativo nell'azione". Don Bosco contemplava e viveva totalmente il mistero di Dio, lavorando, sudando e soffrendo nell'azione concreta per la gioventù. La sua azione egli stesso la descriveva come un "lavorare per la gloria di Dio e per la salvezza dei giovani".

Era quindi un uomo molto pragmatico ed equilibrato, ha lavorato tutta la vita cercando di interpretare e nello stesso tempo di trasformare quella realtà terrestre che vedeva attorno, cioè i giovani bisognosi e "pericolanti". Ma lo ha fatto operando, nello stesso tempo e senza alienazioni o schizofrenie comportamentali, ben radicato nelle Realtà Ultime (le chiamava Paradiso) e ispirato da esse. Viveva nel visibile concreto della terra e degli uomini, ma come se vedesse l'invisibile, cioè la Realtà di Dio. Pio XI, che da sacerdote lo conobbe personalmente, sintetizzò i suoi ricordi dicendo: "Don Bosco era con Dio" cioè viveva immerso in Dio, come se lo vedesse, pur lavorando, di giorno e di notte, per i "i suoi cari giovani".

In preparazione alle celebrazioni del Bicentenario della nascita di Don Bosco (2015), il superiore generale, d. Pascual Chavez, ha invitato tutta la Famiglia Salesiana ad una maggior conoscenza ed approfondimento della dimensione soprannaturale del Padre fondatore, non fermandosi solo o principalmente alla vicenda storica ed operativa.

E fa un invito pressante a "scoprire il Don Bosco mistico, la cui esperienza spirituale sta a fondamento del nostro modo di vivere oggi la nostra spiritualità salesiana".. È' un invito importante, per uscire, se ci fosse bisogno, dagli stereotipi ancora rimasti su questa grande figura del passato ma sempre attuale e operante per i giovani. (Mario Scudu)



1 - Don Bosco era mediatore fra Cielo e terra e ciò che egli chiedeva a Dio, in favore degli altri, per intercessione di Maria Ss., lo otteneva con grande facilità. Moltiplicava le Ostie quando non erano sufficienti per comunicare tutti i presenti, moltiplicava le castagne, il pane e la polenta per sfamare tutti i suoi figli (Cristina Siccardi, in Don Bosco mistico, pag. 303).

2 - Il più vivo desiderio di don Bosco. L'unico scopo della sua vita era la distruzione del peccato e che Dio fosse più conosciuto, servito, adorato ed amato in ogni luogo e da tutti. (Giovanni B. Lemoyne, primo biografo di Don Bosco).


         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 1  
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