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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                        Educazione - Problematiche giovanili -Ex Allievi / ExAllieve Salesiani/FMA
SFIDE EDUCATIVE | Lettere a Sr. Manu : Ci vorrebbe un amico....

Mia figlia di 11 anni è stata invitata da una compagna di scuola per il compleanno. Non voleva andarci perché, aveva detto, "Non ci va nessuno!". "A maggior ragione - ho detto io - che almeno ci vada tu!". Arrivate a casa della ragazzina il suo volto si è letteralmente illuminato e la sua mamma mi ha ringraziato perché se non fosse andato nessuno non avrebbe saputo come consolare sua figlia. Mi sono chiesta perché non sia venuto in mente anche a qualche altra mamma di convincere la figlia a farsi sentire amica. Non pensavo fosse necessario educare all'amicizia, una dimensione così naturale, così bella e anche così necessaria. Invece forse è proprio così. Allora da dove iniziare?
Nicoletta


Da dove iniziare? Da gesti piccoli ma importanti come quello che ha fatto lei convincendo sua figlia. L'amicizia è un bisogno fondamentale di ciascuno. Il primo modo in cui educare all'amicizia è testimoniare la propria capacità di amicizia… Che i nostri figli e i nostri allievi vedano in noi persone capaci di amicizia, che credono nell'amicizia. La letteratura sull'amicizia è ricca e molto bella. Uno dei racconti che amo di più è il seguente:

Il piccolo Giovanni (detto Giò lo zoppo) e Tommaso erano arrivati all'istituto per bambini senza famiglia lo stesso giorno, pochi mesi dopo la nascita. Le volontarie erano molto buone con loro, un po' meno i bambini della scuola che frequentavano.
Erano crudeli spesso con il timido Giovanni, ma Tommaso sapeva metterli a posto, perché era un bambino robusto e intelligente: il più bravo a scuola e il più svelto in cortile. Era Tommaso che aiutava Giovanni, gli stava sempre vicino. Lo consolava quando aveva paura, lo aspettava durante le passeggiate, giocava con lui perché non sentisse la malinconia del suo handicap, lo faceva ridere raccontandogli le storie buffe.
All'istituto venivano spesso le coppie che facevano conoscenza con i bambini e li portavano fuori a mangiare in vista di una possibile adozione. Nessuno, però, si interessava a Giovanni e Tommaso e tutti inventavano sempre una scusa.
Lo aveva fatto solo due volte il dottor Arturo e sua moglie Anna.
Una domenica, il dottor Arturo chiamò Tommaso e lo guardò negli occhi: "Sei un bambino veramente in gamba! Ti piacerebbe venire a vivere con noi? Saresti in affidamento per un po', ma noi ti vorremmo adottare. Come un vero figlio. Che ne dici?". Tommaso rimase senza parole. Avere una mamma e un papà, come tutti! "Oh, oh s-s-sì, signore!", mormorò. Improvvisamente la gioia svanì dai suoi occhi. Se Tommaso se ne andava, chi si sarebbe preso cura del piccolo e zoppo Giovanni? "lo... vi ringrazio tanto, signore" disse. "Ma non posso venire, signore!". E prima che il dottore scorgesse le sue lacrime, corse via.
Poco dopo, il dottore lo venne a cercare con una delle volontarie.
Tommaso stava aiutando Giovanni a infilarsi la scarpa speciale.
Il dottore lanciò uno sguardo penetrante a Tommaso: "È per lui che non hai voluto venire a stare con noi, figliolo?".
"Beh, si..." disse sottovoce Tommaso, "io... io sono tutto quello che lui ha..." rispose il bambino.

Uno dei doni più belli che possiamo fare ai bambini è quello di aiutarli ad essere dei veri amici, aiutarli ad apprezzare l'amicizia, a riconoscerla, a fare il primo passo verso di essa, ad essere fedeli, a non trascurarla, e nello stesso tempo a rispettare nell'amicizia la libertà.

Un ragazzo passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riuscito a trovarlo?". La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta. Il ragazzo osservò stupito, poi esclamò: "Capisco".

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… se i bambini vivono con adulti che danno importanza all'amicizia sapranno essere dei veri amici, ma se l'amicizia non è tra i valori degli adulti, non lo sarà neppure per i piccoli. Niente è più triste di un adulto che considera debolezza aver bisogno di un amico! Il miglior esempio da seguire è quello di Gesù stesso che non si è vergognato di piangere alla notizia della morte del suo amico e nella parabola del buon samaritano ha sottolineato la bellezza del "farsi prossimo", che parafrasando si può dire anche "farsi amico", "diventare amico".
Quale idea hanno i nostri figli, i nostri ragazzi del nostro modo di vivere l'amicizia?

Signore, aiutami ad essere per tutti un amico,
che attende senza stancarsi,
che accoglie con bontà,
che dà con amore,
che ascolta senza fatica,
che ti ringrazia con gioia,
un amico che si è sempre certi di trovare
quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad essere una presenza sicura,
a cui ci si può rivolgere
quando lo si desidera,
ad offrire un'amicizia riposante,
ad irradiare una pace gioiosa,
la tua pace, o Signore.
Fa' che sia disponibile e accogliente
soprattutto verso i più deboli e indifesi.
Così senza compiere opere straordinarie,
io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino,
Signore della tenerezza.

                     Manuela Robazzafma - suormanu.rivista@ausiliatrice.net
                


         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 5  
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