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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                        Educazione - Problematiche giovanili -Ex Allievi/e Salesiani
DON BOSCO OGGI | Valore e misisone degli Oratori

La loro importanza "nel contesto dell'educazione alla vita buona del Vangelo" ribadita in una recente nota delle Commissioni CEI per la Famiglia e la vita e per la Cultura e le comunicazioni sociali.


Gli oratori devono essere rilanciati come "ponti tra la Chiesa e la strada", diceva Giovanni Paolo II. La sfida è farli diventare sempre più spazi di accoglienza e dialogo, ponti tra l'istituzionale e l'informale, tra la ricerca emotiva di Dio e l'incontro con Lui,tra la realtà locale e le sfide planetarie, tra il tempo della spensieratezza e quello della responsabilità. Uno scopo alto che l'episcopato fissa a "Il laboratorio dei talenti" con la nota pastorale su "Valore e missione degli oratori nel contesto dell'educazione alla vita buona del Vangelo", frutto del lavoro congiunto delle Commissioni CEI (Conferenza Episcopale Italiana) per la Famiglia e la vita e per la Cultura e le comunicazioni sociali. Gli oratori stanno molto a cuore ai vescovi. Tuttavia è singolare che, nonostante un'esperienza di quasi mezzo millennio, questo sia il primo organico documento dedicato all'oratorio in cinquant'anni di storia ufficiale (dal 1964) della CEI. Già negli Orientamenti pastorali per il decennio 2010­2020 "Educare alla vita buona del Vangelo" si affermava: "La necessità di rispondere alle esigenze dei giovani porta a superare i confini parrocchiali e ad allacciare alleanze con le altre agenzie educative. L'oratorio accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni ed esprime il volto e la passione educativa della comunità". Il tutto attraverso l'aggregazione e lo sport, la musica e il teatro, il gioco e lo studio.

Tre grandi filoni

Storicamente il termine indica un luogo adibito alla preghiera, un genere musicale, uno stile educativo. Nell'ultimo significato, l'oratorio deriva da un intreccio di intuizioni, esperienze, attività e opere, frutto dello Spirito Santo, del genio creativo di non pochi santi e delle scelte pastorali. Senza pretesa di completezza il documento individua tre grandi filoni: la tradizione filippina con San Filippo Neri (1515­1595); la tradizione ambrosiana­lombarda dei grandi arcivescovi di Milano, da San Carlo Borromeo (1538­ 1584) a Giovanni Battista Montini, poi papa Paolo VI (1897­1978); la tradizione piemontese con San Giovanni Bosco (1815­1888), Santa Maria Domenica Mazzarello (1837­1881) e San Leonardo Murialdo (1828­1900) e tanti altri educatori piemontesi. Nelle diocesi del Triveneto l'oratorio è conosciuto anche come patronato. Nel Centro­Sud numerose Congregazioni religiose, educatori ed educatrici, consacrati e laici fannovarie esperienze. Prezioso il contributo dell'Azione Cattolica, con un forte radicamento in tutta Italia. Elementi comuni a queste esperienze sono l'autorevolezza dell'educatore, la centralità della relazione personale, l'educazione come atto di amore, una visione di fede che dà fondamento e orizzonte alla ricerca di senso, la formazione integrale della persona, la costruzione del bene comune. Gli oratori ­osserva la nota ­ "non nascono come progetti "a tavolino" ma dalla capacità di lasciarsi mettere in discussione dalle urgenze e dai bisogni".

Un riferimento ecclesiale e sociale

Un ampio capitolo è dedicato all'emarginazione dei giovani. Gli oratori non si sonlimitati al recupero, all'istruzione, all'assistenza: hanno promosso musica, teatro, letteratura, gioco, sport, festa, prevenzione sociale, accompagnamento familiare, avviamento al lavoro; hanno puntato sulla formazione complessiva, umana, culturale, spirituale; hanno inquadrato necessità e povertà dei giovani. "In modo particolare don Bosco, con la sua sensibilità per l'abbandono in cui versavano masse di ragazzi, si fece carico della loro formazione e istruzione, non solo religiosa: la nascita di scuole e collegi manifestò come il Vangelo non potesse limitarsi al catechismo. Oggi molti oratori faticano a perseverare per la complessità delle sfide. In altre realtà l'oratorio resta l'unico punto di riferimento ecclesiale e sociale, capace di denuncia delle ingiustizie e del degrado. Gli oratori non sono nati per il contrasto al disagio sociale ma possono fare molto per la prevenzione e il sostegno. Per questo gli oratori sappiano "stare sulla strada" per cercare e accogliere i soggetti più feriti e bisognosi". Quest'opera si sviluppa da solide radici. Concludono i vescovi: "Nella cultura filippina l'oratorio indicava proprio l'incontro nel quale si alternavano letture spirituali, sermoni o "ragionamenti sul libro" in un clima festoso e allietato da musica e canto. Strettamente egati alle scuole della Dottrina cristiana, nate su iniziativa di Castellino da Castello 1480­1566) per un'istruzione e una catechesi di massa, gli oratori milanesi e lombardi si strutturarono come vere e proprie scuole parrocchiali. Don Bosco l'8 dicembre 1841 propose al giovane immigrato analfabeta Bartolomeo Garelli un "catechismo a parte". Oggi l'impegno educativo nella nuova cultura mediatica dovrà costituire un ambito privilegiato per la missione della Chiesa".

                                                                                Pier Giuseppe Accornero                            


           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 4  
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