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         ARCHIVIO RMA 2013 : - ATTUALITA' - ESPERIENZE - INTERVISTE - AVVENIMENTI - FATTI ...

      
VACANZE PER ANNOIARSI O PER STARE PROPRIO BENE?


Vacanze per annoiarsi o per stare proprio bene?

Ho scritto qualche anno fa un commento ai vangeli per l'estate e li ho chiamati "vangeli sotto l'ombrellone". In copertina c'era una bella sdraio e un bell' ombrellone. Ho fatto fortuna. ? stato il libro più venduto dall'editrice in quella stagione. Perché? Un ombrellone è una cosa che ti richiama la serenità, lo stare in apnea, dimenticare l'agenda e forse anche il cellulare: hai amici, hai tempo, hai pensieri che ti danno adrenalina (i vangeli sono proprio così), ti rilassi (questo lo farebbe anche un cagnolino), ma soprattutto ti ritrovi in mano la vita e non le idiozie di tutte le radio commerciali che imperversano in spiaggia. Noi adulti forse crediamo che i giovani non vogliano cose impegnative o troppo serie nel tempo libero, invece è assolutamente vero il contrario.
Noi adulti nella vita abbiamo avuto le risposte senza farci le domande. C'era già definito che cosa dovevamo fare ed entro quali spazi di autonomia. Le giovani generazioni invece hanno molte domande e non c'è un cane che tenti delle risposte o meglio delle scommesse. Sono del parere che con tutti, ma soprattutto con i giovani, non si devono innescare processi semplificati di domande e risposte, buche dell'anima e saccenterie, tombini e botole per chiudere il problema e passarci sopra. Ogni domanda è veramente una voragine da allargare sempre di più e ogni risposta non può essere vista come un coperchio che sigilla, o un diversivo, ma una scommessa.
? come quando un ragazzo viene all'oratorio a chiederti un pallone. Se sei un adulto, che ama i ragazzi, non gli dici che il suo bene sarebbe una bella ora di adorazione, ma gli dai il pallone. Però il modo con cui glielo dai, gli amici che gli metti accanto, l'ambiente in cui gioca, lo stile del gioco sono tutte cose che non si immaginerebbe mai di trovare quando ha chiesto solo un pallone e ne sarà entusiasta quando te lo riporta. La sua richiesta era già più larga di quello che si pensa e la scommessa deve fare il resto. L'estate e le vacanze non sono il tempo dei tombini e delle botole, ma della comunicazione ampia, bella, coinvolgente.

Il nostro dialogo coi giovani

Avendo più tempo a disposizione ci assumiamo due atteggiamenti di fondo: la stima e l'ascolto.
La stima: Occorre un atteggiamento che sa vedere nei giovani il valore che essi sono, che li stima per la vita che esprimono, per il loro mondo in evoluzione che cerca, che non si accontenta di quello che incontrano perché non spegne la sete di felicità, di gioia, di vita, di bontà, di libertà e di realizzazione di sé che si portano dentro.
Questo significa anche riflettere sul significato che ha l'età della giovinezza nell'arco della vita di una persona, pensare alla giovinezza come ad una singolare ricchezza, che l'uomo sperimenta proprio in tale periodo della sua vita. ? il tempo di una scoperta particolarmente intensa dell'"io" umano e delle proprietà e capacità ad esso unite. Davanti alla vista interiore della personalità in sviluppo di un giovane o di una giovane, gradualmente e successivamente si scopre quella specifica e, in un certo senso, unica e irripetibile potenzialità di una concreta umanità, nella quale è come inscritto l'intero progetto della vita futura.
Giovinezza è: "la ricchezza di scoprire ed insieme di programmare, di scegliere, di prevedere e di assumere le prime decisioni in proprio, che avranno importanza per il futuro nella dimensione strettamente personale dell'esistenza umana. Nello stesso tempo, tali decisioni hanno non poca importanza sociale." (Giovanni Paolo II)
L'esperienza comune è che la Chiesa è percepita come una costrizione, un soffocamento della libertà della propria vita, come un rimprovero, un deprezzamento delle tensioni interiori. Si possono inventare percorsi di ricerca, spazi espressivi che lasciano al giovane la responsabilità di dirsi e di ricercare, di esprimersi e di confrontarsi, di sperimentare e di rischiare?

In questa ricerca occorre vedere nel giovane la sentinella dell'umanità che cerca, che non si accontenta di divertirsi, di vivere in fuga, di ridurre la sua umanità. Ha dentro spazi di pensiero, domande di assoluto, desideri di capire il senso di questa umanità. Non deve essere messo davanti a scelte fatte, precostituite o a continue banalità che abbassano il livello al solo divertimento, alla sola distrazione o all'assolvimento di alcune formalità sociologiche sia pure religiose.
Sono cittadini del mondo, hanno sogni di spaziare su tutta la gamma delle possibilità umane, dei destini dell'umanità, della sua storia e del suo futuro. Il pensiero dell'uomo è importante per ogni giovane, se non glielo riduciamo a storia della filosofia, ma a percorsi di ricerca della verità che ciascuno è per se stesso, di dove si è giunti nella ricerca personale. Hanno una grande voglia di esprimersi, di dire e rappresentare quello che pensano e provano. Ne hanno capacità, ma non sono messi in grado di esprimersi.

L'altro atteggiamento è di conseguenza l'ascolto vero, non per conquistare e quindi dare la nostra ricetta, ma per accogliere e accompagnarsi nella ricerca, correndo il rischio di non orientare secondo le nostre vedute e quindi l'avventura di capire mondi nuovi e nuove strategie di costruzione della propria vita. L'ascolto porta a conoscere ferite e gioie, risorse e decisioni, principi e prospettive.
Mi immagino una Chiesa che accoglie le loro proposte, che mette a disposizione i suoi spazi per dare loro la possibilità di esprimere le potenzialità e le domande, piegare i nostri spazi all'ascolto e non al controllo. Una chiesa che ha il coraggio di lavorare con i giovani per aiutare ciascuno a raggiungere una piena umanità.
L'esperienza di gran lunga la più progettuale è l'esperienza dell'amore. ? la più delicata e la più coinvolgente, la più snaturata e la più svenduta, ma la meno ascoltata e riportata alla luce della sua prima origine.

E il lavoro?

Avrei un altro obiettivo da proporre a tutti i ragazzi e i giovani. Fatta salva la sicurezza sia fisica che morale, è possibile aiutarli a lavorare, a non buttare tutto il tempo a sparare idiozie o a fare danni, ma a costruire qualcosa di bello, di utile, di solidale? Qui occorre fantasia e saper osare. Il lavoro è scuola della vita e un giovane non può arrivare a trentacinque anni per andare a questa scuola di vita. ? questione di non monetizzare tutto, ma di scandagliare i valori veri della vita. E i giovani in questo sono generosissimi. Mancherà loro sempre qualcosa di importante: imparare a convivere e ad essere solidali con tutti attraverso il lavoro, collaborare con il Creatore a rendere ancora più abitabile e bello questo mondo. ? desiderare concretamente pienezza di umanità

                               Mons. Domenico Sigalini - redazione.rivista@ausiliatrice.net


         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 04  
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