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  ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                          EDUCAZIONE - DON BOSCO 2015 - Bicentenario nascita don Bosco -
UN INGUARIBILE SOGNATORE

Affabile, estroverso, concreto. Così lo abbiamo conosciuto finora. Ma Don Bosco è anche un "mistico". La sua storia, raccontata da Cristina Siccardi, è costellata di visioni, il modo in cui Dio gli parla.



Sei (solo) un sognatore".
Una frase entrata nel sentire comune come un giudizio senza appello, che di solito lascia intendere: "Bello, il tuo progetto, ma irrealizzabile".
A volte la condanna è anche peggiore, e suona come un "Non sai stare con i piedi per terra".
Così deve sembrare ai contemporanei Giovanni Bosco, quando ancora bambino ha la prima visione ad occhi aperti. Così è parso anche dopo che i suoi sogni si sono realizzati, perfino quando è stato proclamato santo. In questo modo, le sue numerose rivelazioni sono passate in secondo piano rispetto alle coordinate del santo sociale, del prete tutto d'un pezzo, concreto, combattivo. Eppure, senza di esse non si riesce a spiegare la sua tenacia, che lo ha portato a superare mille ostacoli (tra cui il dilagare del laicismo e del soggettivismo), concretizzando un progetto creduto da molti quasi impossibile.

Un libro

A restituirci un Don Bosco a tutto tondo ci ha pensato la giornalista e scrittrice torinese Cristina Siccardi, con il suo Don Bosco mistico. Una vita tra cielo e terra (2013, ed. La fontana di Siloe).
L'opera ripercorre la vita del santo di Castelnuovo d'Asti dall'infanzia, seguendone gli studi, le amicizie, le svolte nell'Italia del XIX Secolo, attraverso le fonti ufficiali. Una storia conosciuta ai più, fatta di opere e di incontri con personaggi chiave, come il Cafasso. A essere diverso è, invece, l'occhio con cui la si osserva: quello del sognatore.

Sogni premonitori

Per capire le scelte di Don Bosco, occorre spogliarsi dell'abitudine di considerarlo unicamente come santo sociale.
L'incontro con il soprannaturale nella vita di Don Bosco è un dato quasi ordinario. Ancora bambino, mentre aiuta nei lavori in campagna, lo trovano sovente come assorto, con gli occhi rivolti al cielo.
A 9 anni gli viene rivelata la missione che dovrà compiere: è il famoso sogno del cortile pieno di ragazzi che si azzuffano e bestemmiano, che da solo non riesce a fermare; ma un uomo dal manto bianco e sua madre splendente di luce gli indicano la via e il futuro.
A 16 anni gli viene spiegato il modo in cui riuscirà a raccogliere e a nutrire moltissimi ragazzi; a 19 anni "un imperioso comando gli fa intendere di non essere libero di rifiutare la missione affidatagli", spiega Siccardi; a 21 anni viene mostrato di chi dovrà curarsi; a 22 scopre dove, a Torino. Le visioni si susseguono nel tempo, il suo dialogo con Gesù e con Maria Auxilium Christianorum non si arresta mai.
Tra gli episodi che hanno fatto più scalpore, l'ultimo saluto di un giovanissimo Luigi Comollo, compagno in seminario e amico fraterno, morto sulla soglia dei 22 anni la sera del 2 aprile 1839, a causa di una fulminea malattia. Le cronache riportano anche altri avvenimenti: le medicine a base di pastiglie di pane e Salve Regina che procurano inspiegate guarigioni, gli interventi del Grigio, il misterioso cane che compare nei momenti di pericolo.
Giovanni Bosco alimenta il suo dono affinando la preparazione spirituale: ancora studente, si appassiona degli scritti di sant'Ignazio di Loyola, sant'Alfonso Maria de' Liguori e san Francesco di Sales, insieme al De imitatione Christi di Tommaso da Kempis.
A volte si dimentica di mangiare; pure di animo giocoso ed estroverso, riduce al minimo vacanze, uscite (se non per le celebri "camminate") e la partecipazione alle feste, se lo distolgono dal dialogo con Dio.
Nel sogno della nave condotta dal Papa tra le due colonne in mezzo a una flotta di nemici (1862), Don Bosco vede le afflizioni e il futuro della Chiesa. Quella stessa immagine oggi si può osservare in un dipinto al fondo alla Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino.

Il segreto di Don Bosco

Se è stato capace di tanto, perché allora le sue visioni - tranne alcune importanti eccezioni - non sono famose quanto le opere?
I fatti parlano da sé: l'oratorio, l'attività con i ragazzi della strada, l'opera di riscoperta del cristianesimo in contrapposizione a una società che mette il denaro e le "cose" davanti agli uomini e al progetto di Dio sono evidenti e innegabili.
I sogni, invece, vanno raccontati. Un privilegio che Don Bosco riserva ai suoi "birbanti" e ai collaboratori. Del resto, i suoi interlocutori sono per tutta la vita Dio e i fanciulli. Con il primo è abituato a parlare fin da piccolo, attraverso la preghiera e la contemplazione. Ai secondi riferisce semplicemente le sue visioni, come insegnamenti. Non gli importa di più. Ci penseranno i compagni, gli ex allievi e i documenti a testimoniare la dimensione mistica del santo piemontese.
A lui basta che i messaggi del cielo e le buone opere terrene si incontrino nel cuore, per farne un tesoro inestinguibile.
Come gli ricordava da piccolo mamma Margherita: "È Dio che ha creato il mondo e ha messe lassù tante stelle. Se è così bello il firmamento, che cosa sarà del paradiso?".

                                Luca Mazzardis - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 03  
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