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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                         EDUCAZIONE - DON BOSCO 2015 - ....
Festa di don Bosco - Valdocco 2013 / Inserto RMA
Giovani, non ruota di scorta ma con Don Bosco "pieni cittadini"

La festa liturgica del nostro Santo nelle celebrazioni che si sono susseguite tutto il giorno in Basilica, gremita fin dalla prime ore del mattino del 31 gennaio - Momenti centrali le Messe presiedute da mons. Cesare Nosiglia e dal Rettor Maggiore

"La nostra città oggi somiglia molto a quella dei tempi di don Bosco, dove migliaia di ragazzi erano senza futuro, poveri, deboli senza lavoro o sfruttati. Don Bosco allora diede una risposta a Torino spendendo la sua vita per dare speranza alle nuove generazioni: anche oggi c'è bisogno di dare futuro ai giovani: invochiamo allora don Bosco come protettore del nostro Vescovo e dei nostri ragazzi". Così il Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice, don Franco Lotto, ha introdotto la solenne concelebrazione, giovedì 31 gennaio alle 11, nella festa liturgica del nostro santo, presieduta dall'Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia. Una giornata iniziata molto presto e con la Basilica sempre gremita fin dalle prime Messe del mattino, presiedute tra gli altri da Don Bruno Ferrero, direttore del Bollettino Salesiano e poi dall'Ispettore del Piemonte, Valle D'Aosta e Lituania Don Stefano Martoglio che ha celebrato la colorata e festosa eucarestia per gli allievi delle scuole salesiane.

Piena cittadinanza

E proprio sui giovani, riprendendo lo spunto del Rettore della nostra Basilica, mons. Nosiglia ha ricordato come don Bosco con gli oratori, le scuole professionali (fu lui l'artefice del primo contratto per gli apprendisti) diede ai giovani "piena cittadinanza" perché li fece protagonisti del proprio futuro. "Scommettere sui giovani non è mai stato facile perché la società e in particolare la nostra, basata sul profitto e sulla professionalità matura ed esperta di chi ha esperienza in ogni campo della vita sia ecclesiale sia economica o politica, guarda alle nuove generazioni più come oggetto di cura in attesa di quello che saranno, che di valorizzazione di quello che già sono oggi per l'intera comunità. Per questo molti giovani più che pieni cittadini si sentono "ruota di scorta della nostra società". Invece Don Bosco ha cambiato radicalmente l'atteggiamento verso le nuove generazioni: anche in campo educativo ha impostato la sua opera sul metodo preventivo che accompagna i ragazzi a sperimentare quanto grande sia la gioia di una vita buona secondo il Vangelo, e gli educatori a stabilire una sincera relazione con loro basata sull'amore prima che sull'insegnamento esterno alla persona. "L'educazione - diceva infatti - è una questione di cuore". Bisogna che i giovani si sentano amati prima che giudicati o esortati a fare o non fare qualcosa".

Don Bosco, benedici il Sinodo

Infine, richiamando il cammino del Sinodo dei giovani appena avviato in diocesi, l'Arcivescovo ha invitato i giovani torinesi a diventare protagonisti anche nella Chiesa: "Non state nel mucchio - ha esortato - non state nelle retrovie: voi camminate più in fretta di noi e se volete potete indicarci il cammino. Il Sinodo dei giovani in corso in diocesi nasce da un sogno che ho nel cuore da quando sono arrivato nel 2010 a Torino. E cioè che i giovani di questa diocesi possano stimarsi pronti e capaci di rinnovare loro stessi, la Chiesa e la società, partendo dalla fede in Cristo vissuta insieme nella verità e con amore. Chiedo a San Giovanni Bosco di benedire questa impresa che vuole coinvolgere tutti i giovani in un cammino dove la fede in Cristo si fa amore convinto e forte per lui, con gli altri suoi discepoli e con i coetanei che vivono esperienze e situazioni lontane dalla fede o dalla Chiesa".

Il Vangelo della gioia

E in serata, ancora in una Basilica stracolma, la famiglia salesiana si è stretta attorno al successore di don Bosco, don Pascual Chávez Villanueva. Il Rettor Maggiore dei salesiani ha ricordato il cammino verso del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di don Bosco (che cadrà nel 2015). Un percorso, ha sottolineato - citando ampi stralci del sistema preventivo scritto dal santo - "in cui il nostro impegno è quello di contemplarlo come educatore, con il compito di studiare la sua esperienza educativa, di aggiornarla nel contesto sociale e culturale dei nostri tempi, e di fare nostra la sua esperienza spirituale a Valdocco". Don Pascual, lasciando il presbiterio per pronunciare la sua omelia in mezzo ai giovani che affollavano la Messa, ha riannodato con loro, come è solito, un dialogo affettuoso che sembra ogni volta non essersi mai interrotto. "Dopo aver visto l'anno scorso, avvicinandoci alla sua storia personale, che Don Bosco si sentì chiamato ad essere un pastore amorevole e zelante dei giovani, specie i più "poveri, bisognosi e pericolanti", ci domandiamo: "ma che cosa offrì loro don Bosco?". E la risposta è: "il Vangelo della gioia", in parte perché conoscendo il cuore di giovani sapeva bene quanto sia importante per loro la gioia e la voglia di felicità, in parte perché aveva appreso bene il "Discorso della Montagna" in cui Gesù con le Beatitudini presenta il suo Vangelo come un programma di felicità e che San Paolo interpreta assai bene rivolgendosi alla sua comunità di Filippi: "Rallegratevi nel Signore sempre. Ve lo ripeto ancora, rallegratevi". Parole che don Bosco traduceva così: "Vi voglio felici sempre, nel tempo e nell'eternità". Tutto ciò realizzato attraverso "la pedagogia della bontà", l'unica capace ad aprire il cuore di giovani e plasmarlo sino a portarlo a Cristo".

Marina Lomunno - redazione.rivista@ausiliatrice.net                       


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 02  
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