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         ARCHIVIO RMA 2013 : Salesianità-Don Bosco-Suore FMA - Giovani - Educazione...ecc.

      
W GLI ANZIANI!

Lo sfogo di due lettori "over": come essere nonni (e genitori) oggi e un "grazie" per aver chiesto scusa. Già Don Bosco diceva: "Non basta amare. Bisogna che i giovani si accorgano di essere amati"


Essere genitore: un compito difficile

Cara suor Manu,
sono un nonno. Due volte la settimana ho l'onere di andare a prendere mio nipotino a scuola. Qualche giorno fa ho fatto l'errore di arrivare troppo presto rispetto al gioco che stava facendo. Quando gli ho detto "Andiamo!", il piccolo si è scaraventato su di me e con una violenza che proprio non mi aspettavo, mi ha riempito di pugni e calci le gambe. Ebbene, sì: gli ho dato una sonora sculacciata, di quelle "di una volta", e quando ho visto mio figlio gli ho chiesto in che modo, lui e sua moglie, stessero educando il bambino. Bisognerebbe proprio che i genitori moderni facessero un bell'esame di coscienza su come stanno tirando su le nuove generazioni. A me sembra che oggi i genitori per lo più concedano tutto, pur di mettere a tacere il senso di colpa per non riuscire a dare il proprio tempo, a dare se stessi. Ma così, dove andremo a finire? Bisognerebbe che ognuno ritrovasse il proprio ruolo, invece oggi i bambini fanno i padroni, i genitori fanno i bambini e i nonni tentano di fare i genitori.
Francesco


Il compito di essere genitore è uno dei più difficili del nostro tempo. E nonostante esistano anche "scuole per genitori", càpitano situazioni difficili, che non sono state portate come esempio in quelle scuola e nelle quali ci si ritrova da soli. Per questo esistono i nonni, per questo esistono gli anziani. Sono importanti non soltanto perché aiutano i genitori o si sostituiscono a loro, ma prima di tutto perché hanno l'esperienza, hanno la ricchezza degli anni, hanno il tesoro di una vita vissuta. E poi, hanno tempo! Non solo per aiutarci, ma per ascoltarci! Forse non hanno la soluzione, o forse la loro soluzione non convincerà, ma il confronto con loro permette di mettersi in discussione, di pensare e valutare scelte diverse, di considerare altri punti di vista. Avere una persona che ti ascolta, che ti vuole bene e non desidera altro che aiutarti, è la fortuna più bella che ti possa capitare.
Era vicino l'inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi nel suo giardino.
"Che cosa stai facendo?", gli chiese il vicino.
"Pianto alberi di mango", egli rispose.
"Pensi di riuscire a mangiarne i frutti? ".
"No, io non vivrò abbastanza a lungo, ma gli altri si. L'altro giorno ho pensato che per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il mio modo di dimostrare loro la mia riconoscenza".
Grazie, nonni! Grazie, sorelle e fratelli anziani!


L'importanza di chiedere perdono

Rev.da suor Manuela,
Per tanti anni ho letto la Rivista Maria Ausiliatrice dalla prima all'ultima pagina. Ultimamente la leggo dal fondo all'inizio, perché nelle ultime pagine c'è sempre la sua simpatica "lettera a Suor Manu". Apprezzo le risposte, il raccontino che le accompagna, l'attenzione per i più piccoli e i più sfortunati, l'ottimismo e la speranza che trapela anche nelle situazioni più sofferte.
Da tempo avrei voluto scriverle due righe di complimenti. Dopo aver letto la lettera nel numero di Gennaio mi sono decisa, perché è per me la più bella, perché è quella che fa veramente la differenza tra la Rivista Maria Ausiliatrice e tante altre del genere devozionale e propagandistico.
Per cinque anni, dal 1969 al 1974, ho frequentato una scuola salesiana e "nonostante tutto" ho tanti bei ricordi. In quel "nonostante tutto" c'è la sofferenza per qualche castigo inflitto con leggerezza. Ho partecipato a molti incontri di ex-allieve e il ricordo corre a tanti fatti simpatici e si ride anche dei castighi più duri, ma mai ho sentito una parola formale di "scusa". Aver letto quelle sue due parole "chiedervi scusa", mi ha rincuorato. Grazie.
Lei con delicatezza cerca di giustificare certi atteggiamenti con il mutare dei tempi, con l'età, con la fatica e la stanchezza quotidiana. Questo lo sappiamo benissimo, ma tutti sappiamo anche quanto sia necessaria la parola "scusa", "perdono", quando si sbaglia anche inconsapevolmente o addirittura "a fin di bene".
La sua risposta diretta e semplice non può che portare i lettori a stimare ancor di più le suore e i salesiani che sanno chiedere scusa. Apprezziamo soprattutto quei salesiani e quelle suore di 70, 80 anni che nella loro giovinezza con entusiasmo hanno promesso come Don Bosco "che fin l'ultimo loro respiro sarebbe stato per i poveri giovani" e che dopo tanti anni di fedeltà continuano a stare in mezzo ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, che lei definisce benevolmente "iperattivi" (in realtà, spesso maleducati, violenti viziati).
Già Don Bosco ripeteva: "Non basta amare... bisogna che essi si accorgano di essere amati". A volte un gesto burbero, una parola sgarbata, uno scatto di impazienza, rovinano in un attimo i frutti di tante fatiche.
Continui con entusiasmo a darci qualche spunto per essere, oltre che nonni, bravi educatori. Buona Pasqua. Carla

redazione.rivista@ausiliatrice.net


         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 02  
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