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         ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA' - DON BOSCO - FAMIGLIA SALESIANA - GIOVANI -                                              EDUCAZIONE - ....

DON GIUSEPPE QUADRIO e la 'sua' Facoltà di Teologia

La Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana è stata fondata 75 anni fa. Tra le personalità più importanti che vi hanno operato c'è il Venerabile don Quadrio. Il suo nuovo sepolcro è stato benedetto dal Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone


Lo scorso 10 novembre la Sezione di Torino della Facoltà di Teologia dell'Università Pontificia Salesiana ha festeggiato il 75° anniversario della propria fondazione con un convegno dedicato a una delle personalità più significative che hanno operato in essa: il Venerabile don Giuseppe Quadrio. Il convegno, che si è svolto nell'Aula Magna della Facoltà, in via Caboto 27, ha visto la partecipazione del Segretario di Stato Card. Tarcisio Bertone, che al termine della mattinata ha benedetto il nuovo sepolcro dove ora riposano le spoglie del Venerabile, nella chiesa pubblica dell'Istituto Internazionale Don Bosco.
Giuseppe Quadrio nacque a Vervio, in provincia di Sondrio, il 28 novembre 1921 da Agostino e Giacomina Robustelli: una famiglia contadina, ricca di vita cristiana. La grazia di Dio aveva preso possesso del suo cuore sin da fanciullo, tanto che già a otto anni si era dato un serio regolamento di vita, che terminava con le parole: "Cercherò di farmi santo". Leggendo la Vita di don Bosco prestatagli dal parroco, sentì che quella salesiana sarebbe stata la sua famiglia.
Nel 1933 entrò nell'Istituto missionario d'Ivrea, eccellendovi per intelligenza, ma soprattutto per bontà. Nel 1937 divenne salesiano e fu scelto per frequentare la Facoltà di filosofia presso la prestigiosa Università Gregoriana di Roma. Conseguito la Licenza a pieni voti, a soli 20 anni iniziò ad insegnare filosofia a Foglizzo, tra i chierici studenti, con chiarezza e profondità.

Dai ragazzi di strada al dogma dell'Assunzione

Nel 1943, sempre alla Gregoriana, iniziò i corsi di teologia, alloggiando nella comunità salesiana del Sacro Cuore. Giuseppe è salesiano e imita lo studente Giovanni Bosco: dedica tutto il suo tempo libero alla cura degli "sciuscià", i ragazzi di strada, orfani della seconda guerra mondiale. La sua interiorità e la sua amorevolezza salesiana andarono crescendo e manifestandosi sempre più. Nel 1946, alla presenza di nove cardinali, compreso il futuro Paolo VI, difende in una solenne disputa teologica la definibilità dogmatica dell'Assunzione di Maria in cielo. Ottiene un successo che lo rende famoso nella Chiesa e in Congregazione. Pio XII si appoggerà anche ai suoi studi per definire solennemente il dogma di fede, nel 1950. I successi nello studio e la superiorità intellettuale non diminuirono la sua giovialità umile e servizievole, priva di qualsiasi manifestazione d'orgoglio. Ordinato sacerdote nel 1947, si laureò in teologia nel 1949.
Lo stesso anno iniziò l'insegnamento nello Studentato Teologico di Torino Crocetta. Chiaro e incisivo, lasciò un segno profondo nei suoi numerosi alunni del Pontificio Ateneo Salesiano. La sua unione con Dio lo portò a raggiungere le vette della mistica. Si dirà di lui che quando saliva in cattedra il suo insegnamento era così accorato e profondo, che sembrava che la teologia prendesse fuoco. Accettava ben volentieri anche di svolgere conferenze e conversazioni negli ambienti dell'oratorio o di qualche scuola. Se come teologo volava con le aquile, come uomo sapeva camminare con il passo di chi aveva a fianco. Nella predicazione o nelle lezioni all'università offriva concetti sublimi in forma semplice e cercava di giungere al cuore per suscitare propositi di vita migliore.

Il male incurabile e le novità del Concilio

Nel 1954 venne nominato Decano della Facoltà di Teologia. Nel 1960 si manifestò però un male incurabile: linfogranuloma maligno. Pienamente consapevole, continuò finché poté l'insegnamento e la partecipazione alla vita comunitaria. Anche all'ospedale manifestò il calore della sua bontà verso tutti. "Il grande miracolo che Don Rua mi ha fatto - scrive pochi mesi prima della fine - è una pace immeritata e soavissima, che rende questi giorni di attesa prolungata i più belli e felici della mia vita". È interessante annotare come, poche ore prima di entrare in coma e iniziare l'agonia, parlò del Concilio. Disse: "Vedo le idee innovatrici del Concilio, gli impegni dell'apostolato… Sono sicuro che mai come oggi lo Spirito Santo muove le acque della Chiesa". Si spense il 23 ottobre 1963.
La sua spiritualità è bene riassunta dal motto che ha guidato l'intera sua esistenza: docibilis a Spiritu Sancto. Egli ha preso questo motto come suo nuovo nome nella Pentecoste del 28 maggio 1944, consegnandosi totalmente all'azione dello Spirito Santo, come guida e maestro interiore. Ciò l'ha reso capace di irradiare intorno a sé gioia, fiducia e speranza e di divenire come un sorriso di Dio per tutti coloro che lo avvicinavano, dai ragazzi di strada con cui aveva lavorato a Roma ai chierici salesiani a cui dedicò la parte migliore delle sue energie.
In questo "Anno della fede", la sua vita totalmente dedicata al servizio del Vangelo e a quella riflessione rigorosa sulla fede che è la teologia, costituisce una splendida testimonianza a cui guadare. All'intercessione del Venerabile, in particolare, affidiamo la formazione dei sacerdoti, dei religiosi e di tutti i laici impegnati nell'opera della nuova evangelizzazione, perché possano diventare segni vivi di Cristo maestro e pastore come lo è stato lui.

Andrea Bozzolo - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 1  
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