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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                         EDUCAZIONE - ....
La drammatica avventura di Amanda Todd

Il caso di Amanda è paradigmatico della fragilità e del cinismo spietato che caratterizzano il vivere di molti adolescenti moderni


La storia di un'adolescente…

Vancouver è una città costiera della provincia canadese della British Columbia. Si tratta di uno dei principali porti che si affacciano sull'Oceano Pacifico. La sua operosità assicura ai cittadini un diffuso benessere. Tra le scintillanti pieghe di una società opulenta si è consumata la breve esistenza di una quindicenne balzata alla ribalta della cronaca in seguito al suo "scandaloso" suicidio. Tutto incomincia quando Amanda ha solo dodici anni. Una volta era l'età della spensieratezza. Ora non più. La modernità ha accorciato i tempi dell'adolescenza senza problemi e pensieri. Così, a dodici anni, la ragazzina si confronta già con i crucci sollevati da una esistenza senza grandi ideali. La vita, troppo precocemente, sa di noia, di solitudine, di mancanza di senso. Frequenta la chiesa, ma non vi trova motivazioni fondanti od esempi significativi. Tutto sa di routine, di freddo tradizionalismo, di distacco dal quotidiano. Nessuno riesce a spiegarle dove sia la verità, dove trovare la speranza, o come lenire la sua interna inquietudine che non le dà tregua. Constatato che le istituzioni deputate all'educazione dei ragazzi (famiglia, scuola, chiesa…) sono poco significative e la deludono nelle aspettative più profonde, la ragazzina sbarca nel mondo di Facebook.

… che scopre il mondo dorato dei socialnetwork…

Presa dall'entusiasmo offre e dà amicizia a tutti coloro che la richiedono. Tutti sono simpatici, amici e solidali. Pian piano l'anonimato della relazione virtuale l'affascina e la irretisce. Ingenua ed imprudente finisce tra le spire della crudele stupidità umana. Un suo amico di Facebook, molto più grande di lei, la circuisce e la convince ad inviargli una sua foto che la ritrae a seno nudo. Lei, dodicenne, non sa opporsi alla viscida richiesta. Anzi, che il suo corpo ancora acerbo susciti l'interesse di un adulto la riempie di un tacito orgoglio. Per mesi l'ignoto ammiratore sembra scomparire nel nulla del web. Ma purtroppo non è così. Dopo quasi un anno dall'invio della foto compromettente, Amanda si rende conto che l'atteggiamento dei compagni di classe e dei professori, nei suoi riguardi, cambia quasi all'improvviso. Quando la incontrano i sorrisini beffardi, le battutacce, gli apprezzamenti grossolani si sprecano. Così scopre che la storia della sua foto "osè" è diventata di dominio pubblico. Tutti l'hanno ricevuta sui propri computer. Ormai è diventata lo zimbello della scuola. I compagni la irridono, i professori la fulminano con occhiatacce che tolgono il respiro, i genitori la additano come una poco di buono. Solo un suo coetaneo l'avvicina con garbo e le confessa di essersi innamorato di lei. Sembra un'ancora di salvezza. Ma non è così. A volte l'adolescenza maschera terribili crudeltà di cuore. Il ragazzino "approfitta" di lei, le tende una trappola e la "sputtana" davanti a tutti. Perde definitivamente la faccia. Cade in una profonda depressione. Viene ricoverata in una clinica dove tenta il suicidio, fallito per un pelo grazie al pronto intervento dei medici. La vita è salva, ma la disperazione le raggela il cuore. Non riesce a staccarsi da Facebook, cos ì gli "amici" continuano a perseguitarla. Invece di favorire sentimenti di solidarietà nei suoi confronti, ormai è diventata una bella quindicenne, il mondo di internet le scatena contro un'ondata di crudeltà inqualificabile. Agli immancabili insulti si aggiungono perfidi consigli su quali strumenti usare per mettere fine, in modo certo e sicuro, all'esistenza. Amanda segue i suggerimenti. A quindici anni dà l'addio definitivo alla sua esistenza. La notizia si propaga in un battibaleno, dando stura ad un'ondata di gelatinoso moralismo.

…che la porta al suicidio scatenando un inutile ed ipocrita moralismo

Dai mass media vengono chiamati in causa la famiglia, la scuola, i compagni, i social network. La famiglia risulta essere assente, distratta e lontana. La scuola si arrocca in un'ipocrita autodifesa: la responsabilità di quanto accaduto è solo dell'ingenuità e della irresponsabilità di Amanda e non dei professori professionali nell'insegnare. I compagni sono tutti dei bravi ragazzi provenienti da ottime famiglie; sono un po' giocherelloni ed esuberanti, ma fondamentalmente buoni e studiosi. Tutti ne escono completamente giustificati. Nessuno si sente minimamente responsabile. Per fortuna che entra il gioco un gruppo di cattivi ragazzi, che di professione fanno gli hacker, famosi sotto lo pseudonimo di Anonymous. Si tratta di "mariuoli" che si divertono a bucare le difese dei server altrui e di rubare notizie riservate da divulgare in rete. Questi bad boys, profondamente colpiti dalla drammatica storia di Amanda, con le loro competenze tecniche si mettono sulle tracce dell'ignoto individuo che ne aveva carpito la fiducia non esitando poi a darla in pasto al famelico popolo del web. Riescono nell'intento, ne divulgano l'identità permettendo così alla polizia canadese di acciuffarlo e denunciarlo.
Quali reazioni, questa triste storia, produce in noi chiamati da don Bosco ad educare i giovani? Molto probabilmente ci sono tra di noi decine di adolescenti che corrono gli stessi rischi della giovane ragazza canadese. Attivare la politica dello struzzo dell'"occhio che non vede, cuor non duole" non è decisamente salesiano. Ma di concreto che cosa siamo disposti a fare? E' un interrogativo a cui nessun appartenente alla grande famiglia salesiana può sottrarsi a cuor leggero.

Ermete Tessore - tessore.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 1  
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