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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  | Archivio 2015 :
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CHIESA | Il tesoro dei 'messaggini'


Una delle memorie più belle del mio servizio di pastore di comunità parrocchiale è questa. Una famiglia ha il terzo figlio nato con pochi residui uditivi e quindi quasi muto. Papà e mamma lo accompagnano in un percorso robusto che gli dona capacità di parola e di ascolto. Come esito: la sua laurea in giurisprudenza. Il giorno della laurea il papà dona al figlio la sua Bibbia con la seguente "dedica" scritta sulla prima pagina: "Caro Giulio, a te che cerchi la perfezione in ogni cosa. Con pazienza e umiltà, qui la troverai tutta. Tuo padre Renato". Dopo alcuni mesi il papà morirà improvvisamente di infarto. Quella frase, quasi un testamento, l'ho fatta incidere sul marmo dell'ambone della parrocchia.

Letterine e immaginette

Nelle antiche tradizioni delle nostre famiglie c'è il tesoro dei "messaggini scritti", veri gioielli di comunicazione intima, una "parolina all'orecchio" o meglio al cuore per esprimere affetto, desideri e auguri incomunicabili a voce.
Anzitutto le "letterine" scritte tra figli e genitori nelle occasioni importanti: Natale, anniversari.
Poi le "dediche" che accompagnano un regalo: un biglietto che spiega la scelta del regalo, un augurio.
Ancora le "dediche" scritte sulla prima pagina di un libro-regalo che spiega la scelta di quel libro.
Altro mezzo comunicativo: il "santino" con il pensiero che è scritto sul retro.
Negli anni del mio servizio pastorale in parrocchia ho invitato i fanciulli dell'iniziazione cristiana a fare la ricerca di antichi "santini" nei vecchi libri di preghiere dei nonni. L'esito è stato di una meravigliosa scoperta di preziose memorie. Le "dediche", le frasi sul retro, sono veri racconti che comunicano sentimenti, che trasmettono fede autentica.
Abbiamo trovato immaginette mandate da un genitore al figlio sul fronte di guerra con la raccomandazione di pregare per la pace e per il termine della guerra. Molte immaginette consegnate ai fanciulli in occasione della eucarestia di prima comunione o della cresima che augurano che quel giorno segni una tappa importante del cammino della loro vita.

Oggetti di pietà appartenuti a persone care

Altro mezzo di trasmissione della fede: gli oggetti di pietà appartenuti ai familiari. Una icona, un crocifisso, un libro di pietà, una corona del rosario appartenuta ai nonni, sono oggetti da non gettare nella spazzatura: sono memorie care da non smarrire.
Anni fa un signore mi ha fatto un bel regalo: il testamento spirituale di sua moglie. Una bellissima pagina che indica un cammino: "…indirizzandovi alla lettura di San Paolo, vorrei che interpretaste l'amore come "dignità". Dignità di sé per camminare diritti, non importa se correndo o arrancando, ma sempre avanti, con la certezza che Dio ci ha nobilitato con il suo stesso alito, con quello spirito che continuamente ci infonde, di momento in momento, per arricchirci di luce, di forza, di coraggio, di volontà".
Educato da queste esperienze, oggi consiglio a tanti anziani che incontro, di scrivere un testamento spirituale come il più grande dono di eredità: la fede che abbiamo nutrito nel cammino della vita.
I linguaggi tecnologici che usiamo oggi per comunicare e trasmettere i nostri pensieri, sono troppo veloci e hanno una durata molto limitata. Non sono un nostalgico del mezzo scritto, né di tradizioni passate, ma mi pare importante l'indicazione di Gesù: "perciò uno che diventa discepolo del Regno di Dio è come un padre di famiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove" Mt 13,52.

Alberto GUGLIELMI SDB
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 6 

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