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CHIESA | Fecondazione artificiale: è anche 'affare tuo'
L'importanza delle varie fasi della vita prenatale è supportata da centinaia di studi scientifici internazionali
"Ho donato i miei ovuli, ma non l'ho fatto per soldi" (La Stampa, 11 marzo). "Utero in prestito al figlio gay: è mamma e nonna" (Avvenire, 10 marzo). "Mio marito è deceduto, ma dopo 19 anni i nostri embrioni congelati faranno nascere mio figlio" (La Stampa, 11 febbraio). "Figli senza unioni uomo-donna. La scienza e il dilemma del futuro" (Corriere Sera, 24 gennaio). Titoli come questi sono ormai all'ordine del giorno perché quotidiani sono gli interventi volti a manipolare uno dei primari processi biologici della specie umana: la funzione riproduttiva. C'è chi fa rientrare tutto nella normalità del progresso scientifico-tecnologico e chi invece - come le principali confessioni religiose- grida alla deriva etico-morale.
A ben vedere non è tutto integralismo religioso "quello che luccica". La difesa dell'embrione e del feto umano fin dal concepimento, portata avanti tipicamente dai cattolici, non è - come spesso si sente dire - ideologia fine a se stessa, partito preso a priori, paletto invalicabile e dogmatico. L'importanza delle varie fasi della vita prenatale è infatti supportata da centinaia di studi scientifici internazionali, che finalmente un gruppo di ricerca del Centro cattolico di Bioetica di Torino ha riunito in unico documento divulgativo (disponibile on line*). La sintesi, frutto del lavoro congiunto di esperti in anatomia, ginecologia, psichiatria, pediatria, bioetica, giurisprudenza e teologia, è stata illustrata al pubblico il 3 febbraio 2015 a Torino in un incontro intitolato "La vita prenatale: inizio di un viaggio".

Nella pancia della mamma è già scritto il futuro

Indagini condotte in laboratori di tutto il mondo dimostrano che la gestazione è il "momento in cui si imposta la predisposizione alla salute e alle varie malattie". In pratica, hanno spiegato Giorgio Palestro, già preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia a Torino e presidente del Centro Cattolico di Bioetica, e Clementina Peris, medico ginecologo, in questa fase "l'embrione e il feto procedono a programmare il loro futuro, avvertendo e adeguandosi all'ambiente a loro disposizione (la madre così come un "terreno di coltura"), in quel preciso momento di sviluppo, cercando di mettere in correlazione adattativa la domanda (di crescita) con l'offerta (eventualmente carente), con il fine ultimo di sopravvivere nell'immediato e nel futuro. Come se l'embrione, e a seguire il feto, assumesse che ogni condizione ambientale poco adeguata dovesse continuare anche dopo la nascita".
In particolare la condizione fisica della madre, ha proseguito Giovanni Battista Ferrero, pediatria genetista e docente all'Università di Torino, "determina in modo incontrovertibile la salute del nascituro". Di qui la necessità di promuovere la "salute procreativa" anche prima del concepimento.

Stiamo abusando della tecnica?

E cosa accade allora ai generati sui "terreni di coltura" delle tecniche di fecondazione artificiale (pma)? La risposta potrebbe venire dallo studio dello stato di salute dei nati con pma, ma in Italia l'accesso ai loro dati è vietato dalla legge sulla privacy. E i dubbi persistono anche a livello internazionale, se è vero come è vero che il "British Medical Journal", tra le riviste mediche più autorevoli al mondo, il 28 gennaio 2014 pubblicava l'articolo di quattro esperti di "medicina basata sull'evidenza" titolando: "Stiamo abusando della fecondazione assistita?".
Numerose anche le ricerche che dimostrano come "il contesto del concepimento segni lo sviluppo psico-affettivo del bambino". Tra l'altro è ormai noto, ha spiegato Elena Vergani, medico psichiatra, "che le conoscenze sulla propria origine (sapere chi si è e da dove si viene) partecipano alla costruzione del sentimento di identità della persona".

Il "diritto al figlio" prima di tutto

Eppure, ha ricordato Palestro, "a fronte dei notevolissimi progressi nella conoscenza scientifica della realtà e dei bisogni dell'essere umano nella fase prenatale fin dal concepimento, il percorso legislativo sembra orientarsi generalmente in direzione opposta al riconoscimento giuridico dei dati di conoscenza. La contrapposizione tra "libertà di scelta" e "diritto a nascere" emerge emblematicamente nelle varie legislazioni sull'aborto e sulla fecondazione artificiale e vede vincente in modo più dichiarato la prima".
Su questi temi, ha aggiunto Mariella Lombardi Ricci, docente di bioetica, i mass media hanno un atteggiamento ondivago e passano in continuo da una concezione di feto come oggetto/materiale biologico a quella opposta di feto come persona in divenire. Anche livello più generale "è evidente una disattenzione verso l'ormai consolidata documentazione scientifica che attesta, secondo i canoni richiesti proprio dalla "medicina basata sull'evidenza", la piena umanità e personalità dell'embrione umano. Al punto che la moderna medicina riproduttiva ha già delineato nuove specializzazioni in riferimento al suo inedito "paziente", come l'embriologia, la medicina e chirurgia pre-natale, la placentologia, la medicina perinatale con lo specialista fetologo e la patologia neonatale per il prematuro". È dunque auspicabile un'informazione più corretta e onesta, al fine di formare un'opinione pubblica vigile e consapevole.

Tra emancipazione e fini umanitari

"Dobbiamo chiederci", ha concluso Palestro, "che cosa significhi legittimare tutta una serie di azioni che sono essenzialmente indirizzate all'uso strumentale dell'embrione e che vanno dalla sua fecondazione in laboratorio al suo utilizzo per ottenere diversi obiettivi definiti "umanitari", con un'etichetta che oggi appare espressione di una nuova ed emancipata cultura".
È evidente che tale questione non può essere ridotta a bandiera di una parte politica o dogma di fede, ma è un dilemma profondamente antropologico che ci coinvolge tutti.

* Documento integrale disponibile a questo link:
http://www.diocesi.torino.it/diocesitorino/allegati/52956/MATERNO%20EMBR%20FET%20FINALE.pdf

Lara Reale
redazione.rivista@ausiliatrice.net


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