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CHIESA | L'Omelia può essere una bella canzone
Sicilia, Chiesa del Santissimo Salvatore di Scicli, ultima domenica della Quaresima 2015. Il vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, arriva in parrocchia per impartire le cresime. La sala è piena di ragazzi, quasi tutti adolescenti. Sulla parete di fondo c'è un grande dipinto che attualizza il Vangelo, dove è raffigurato tra gli altri un drogato salvato da Gesù.
Il gergo ecclesialese usa la parola "inculturazione". Tradotto vuol dire calare il messaggio nella realtà e nel tempo presenti. Esattamente quel che fa il vescovo, che nell'omelia, dopo aver parlato di vero amore e di senso della vita, propone ai ragazzi di ripensare al testo di due canzoni che chissà quante volte hanno canticchiato, Vuoto a perdere di Noemi e L'essenziale di Marco Mengoni. Con tanto di mitria in testa e poggiandosi sul suo bastone pastorale, Staglianò intona qualche strofa del brano di Noemi: "Sono un'altra da me stessa / sono un vuoto a perdere / sono diventata questa / senza neanche accorgermene / ora sono qui che guardo / che mi guardo crescere la mia cellulite / le mie nuove consapevolezze". Poi commenta: "Rischiamo tutti di diventare dei vuoti a perdere senza accorgercene, tra le mode del consumismo, dove sei considerato per i soldi, non per il cuore".

Puntare all'essenziale

I ragazzi, prima un po' distratti, sgranano gli occhi e tendono le orecchie. La predica può essere una bella canzone. Ora è la volta di Mengoni. Il vescovo recita alcuni versi: "Mentre il mondo cade a pezzi / io compongo nuovi spazi e desideri che / appartengono anche a te / che da sempre sei per me / l'essenziale". Quindi spiega, quasi a giustificare la citazione: "Finché dici che Dio è amore, finché dici che il problema è la verità dell'amore, magari non si comprende nulla; però se canti la canzone di Marco Mengoni qualcosa si capisce".
Allora eccolo di nuovo cantare a cappella: "Non accetterò / un altro errore di valutazione / l'amore è in grado di / celarsi dietro amabili parole / che ho pronunciato prima che / fossero vuote e stupide". Segue la considerazione partecipe e accalorata: "Tu puoi dire "ti amo", ma può essere una parola vuota e stupida. Puntiamo all'essenziale! Puntiamo al cuore! Solo il cuore riempie la parola del suo contenuto umano".
Alla fine, scherzando, aggiunge: "Sapete qual è il titolo dell'ultimo brano di Marco Mengoni? Essere umani. Hai capito! Mi ruba i temi delle mie prediche!". Ed ecco che prende a canterellare alcune strofe: "Oggi la gente ti giudica / per quale immagine hai / Vede soltanto le maschere / e non sa nemmeno chi sei / Devi mostrarti invincibile / collezionare trofei / Ma quando piangi in silenzio / scopri davvero chi sei / Credo negli esseri umani / che hanno coraggio / coraggio di essere umani". In chiesa parte un lungo scrosciante applauso.

Non aver paura delle nuove forme di comunicazione

La "comunicazione in musica" di mons. Staglianò dura da tempo. Nel 2013 trascinò gli astanti cantando Io vagabondo dei Nomadi. L'estate scorsa, nella piazza di Ispica, in provincia di Ragusa, ha intrattenuto a lungo i giovani cantando i soliti Noemi e Mengoni, stavolta accompagnato da una base musicale, e facendo riflettere tutti sui testi di quei brani. I video di queste "performance" impazzano sul web e dividono gli internettiani tra pro e contro. Don Tonino, come lo chiamano gli amici, è un fine teologo e filosofo, ma nonostante ciò (o proprio per questo) non ha paura di confrontarsi col linguaggio moderno.
Sullo sfondo rimane il dibattito fra tradizionalisti e innovatori. Nelle nostre chiese, spesso, si scontrano due estremi: da un lato i nostalgici del gregoriano e del latinorum, dall'altro i parroci che confondono l'altare col palcoscenico e trasformano la liturgia in show. In mezzo c'è un territorio da esplorare e sentieri ancora vergini da battere. Senza paura delle sorprese, perché - come dice Papa Francesco - "Dio è sempre nuovo e sorprende sempre".

Enzo Romeo
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 3 

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