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CHIESA | La rivoluzione di Papa Francesco

"Accadde qualcosa di incredibile quel 13 marzo di due anni fa. A quel "Buonasera", il popolo cattolico si sentì accolto, abbracciato, compreso. E così, cambiò di colpo lo scenario". Il vaticanista Gian Franco Svidercoschi descrive così l'inizio di una rivoluzione, la stagione di un Papa arrivato "quasi dalla fine del mondo". Svidercoschi è un testimone: inviato dell'Ansa al Concilio Vaticano II, racconta la vita della Chiesa da oltre 60 anni. Il suo ultimo libro si intitola "Un Papa solo al comando e una Chiesa che a fatica lo segue" (Tau Editrice): un'analisi ragionata, per nulla conformista sui primi anni del pontificato e le prospettive che di fatto ha già aperto.

In cosa consiste la novità di questo Papa, la sua rivoluzione?

"Sono molti gli aspetti in gioco. Direi che i suoi gesti e le sue parole, fin dai primi giorni, rappresentano il veicolo più immediato della rivoluzione che Francesco intende realizzare nella Chiesa. E, la prima riforma, l'ha attuata nella propria persona, nel modo di "interpretare" il suo ruolo, senza comunque rinunciare del tutto alla sua vita privata, alle sue abitudini, alle sue amicizie. I gesti, anzitutto: il modo di vestire, la scelta di abitare a Santa Marta, il suo primo viaggio a Lampedusa. Poi, le parole. Un linguaggio nuovo, nulla di oratorio, di moraleggiante, di dottrinario; è semplice, narrativo, va diritto al cuore di chi ascolta. Ci sono poi le sue origini".

In che misura hanno influito?

"Il fatto che Bergoglio sia il primo Papa latino-americano, gesuita, e che si chiami Francesco, fa capire come lui venga da un altro tipo di Chiesa, di spiritualità, da un altro modo di considerare la dimensione religiosa della vita. Il Papa si è portato dietro l'eredità dell'America Latina, una cultura profondamente incarnata nella quotidianità della gente. Una teologia del popolo, depurata dalle contaminazioni ideologiche della teologia della liberazione".

Quali sono le conseguenze?

"Credo che si arriverà a un grande cambiamento: la nascita di una Chiesa segnata dalla pluralità, dalla diversità, dalla molteplicità, e nello stesso tempo, proprio per questa multiforme ricchezza, da una più forte e costruttiva unità. Un cambiamento che porterà alla luce e valorizzerà l'originalità ecclesiale e l'eccezionale vitalità delle giovani comunità dell'America Latina, dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania, lasciando loro la necessaria libertà per sperimentare nuove vie pastorali, e non solo".

Bisogna aspettarsi dei cambiamenti in campo dottrinale?

"La dottrina che proclama è la dottrina di sempre, e Francesco lo ripete con fermezza. Ma è anche vero che questa dottrina può essere approfondita, e soprattutto rinnovata nelle sue applicazioni pastorali. Insomma, si sposta l'accento dai principi alla persona, dalle leggi alla cura delle ferite, dalle condanne alla comprensione, alla misericordia di Dio che allarga le braccia a tutti. Come dire che la 'forma' non deve prevalere sulla sostanza, né le regole sul vissuto, né i valori sulla fede".

Il rischio è che questo Papa non venga compreso…

"Sta già avvenendo. Il Papa ha un sostegno popolare incredibile, ma il suo stile in Occidente, specie in Europa, non è stato accettato da tutti. Ci sono cattolici che stentano ancora a comprendere o addirittura ad accettare il nuovo pontificato. Attaccati alle loro tradizioni, ai loro riti, alle loro "costruzioni" teologiche, ai loro compromessi morali, e convinti di avere tuttora una "superiorità" anche in campo religioso, temono di perdere tutto questo. Temono che, il modello di Chiesa costruito lungo i secoli in Europa da una grande tradizione teologica e pastorale, venga ora messo in discussione dall'arrivo del Papa extra-europeo".

In che misura Francesco è solo?

"Credo che lo sia soprattutto come conseguenza del compito immenso che deve assolvere: realizzare una profonda riforma nella Chiesa cattolica. E ogni rivoluzione porta con sé, insieme con le novità, con i cambiamenti, anche ambiguità, anche contraddizioni, e, a maggior ragione, anche incomprensioni, e poi, naturalmente, grandi resistenze, grandi opposizioni".

Matteo Spicuglia
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 3 

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