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Archivio RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 :
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CHIESA VIVA | Un tempo di grazia per la vita della Chiesa

Il 30 novembre scorso è iniziato un anno speciale indetto dal Papa dedicato alle diverse forme di vita consacrata, dalla clausura alla vita attiva, dagli Istituti secolari all'Ordo Virginum.


"Nella nostra diocesi di Torino le persone consacrate sono una presenza significativa. Quello che è importante tenere presente è innanzitutto quello che rappresentano in se stesse queste comunità: noi siamo abituati ad accentuare il servizio che svolgono a considerare la presenza religiosa in funzione dei servizi che svolgono, ma vorrei che in questo anno si andasse invece a riscoprire alla radice il significato del loro essere parte della nostra Chiesa e della nostra Città. Penso anzitutto al senso della gratuità che i consacrata testimoniano".
Così mons. Cesare Nosiglia ha avviato l'incontro che a Palazzo Civico il 21 novembre scorso ha presentato alla Città di Torino l'anno della Vita consacrata che ha preso il via con la prima domenica di Avvento, secondo le intenzioni di Papa Francesco, per valorizzare, evidenziare, ricordare nella preghiera le tante persone che nel completo dono di sé a Dio si spendono quotidianamente per gli altri: nell'orazione all'interno dei monasteri di clausura, nei tradizionali posti di lavoro, come nei campi nomadi…

I consacrati, anche contemplativi, sono "operativi"

È stato un incontro preziosissimo per presentare numericamente la realtà dei consacrati in diocesidi Torino, la città dei "santi sociali" e per richiamare il valore della loro testimonianza anche per la società civile come ha ricordato sia il vicario episcopale per la vita consacrata don Sabino Frigato, sia il vicesindaco di Torino Elide Tisi.
"Ad oggi - ha spiegato - in diocesi di Torino ci sono 798 religiosi, le congregazioni maschili sono 35, le comunità maschili 82; le religiose 2.450, le congregazioni femminili 81, le comunità femminili 213. 13 i monasteri esclusivamente femminili in cui vivono 125 monache; 3 gli eremiti". "L'età - ha proseguito - è il punto interessante e dolente. Sotto i 40 anni sono pochi (117 religiosi e 140 religiose) per arrivare poi ai grandi numeri dai 70 anni in su: 462 religiosi, e 1762 religiose. Numericamente siamo ancora forti dunque ma il numero non è sufficiente".

Impastati di umanità, vicini soprattutto agli ultimi

Un orizzonte grigio? Non se si guarda all'estero: "grazie anche alle suore che arrivano da altre nazionalità - ha evidenziato - la vitalità di certe congregazioni si è mantenuta". In alcuni casi si tratta di religiose straniere venute in comunità italiane, in altri casi di vere e proprie congregazioni fondate all'estero che qui hanno dato vita a comunità. Da un punto di vista della nazionalità infatti oltre alle italiane (2.179), vi sono in diocesi 148 religiose asiatiche, 54 africane, 43 provengono dall'America Latina e 25 dall'Est Europa.
Consacrati impegnati in ogni campo: educativo, sociale, con gli anziani, i detenuti, gli stranieri… con attività che coinvolgono anche i laici offendo anche opportunità di lavoro: 5.200 i dipendenti impegnati nelle opere religiose presenti sul territorio della diocesi: dai cuochi nelle scuole o nelle strutture per anziani, ai portinai, agli insegnanti.
"La nostra città - ha ricordato il vicesindaco Tisi - vivrà già nel 2015 con l'ostensione della Sindone e il Bicentenario di don Bosco un anno speciale e proprio questa riflessione sulla vita consacrata sarà un ulteriore motivo di speranza. Oggi c'è bisogno di prendersi cura l'uno dell'altro e la presenza dei consacrati ci richiama a questo, ci mostra come la nostra città sia un tessuto dove ogni filo è importante e dove la forza sta nell'unione".
"Le persone consacrate - ha sottolineato ancora mons. Nosiglia - mettono infatti al centro l'amore a Cristo e ai fratelli come dono di tutta la vita. Mettono in gioco se stessi gratuitamente, senza volere niente in cambio se non la gioia di poter donare come Cristo che dona se stesso e questo è un valore non solo spirituale ma civile, sociale, fondamentale oggi perché l'individualismo e la ricerca continua del proprio tornaconto, rispetto al bene comune hanno creato questa crisi. La vita consacrata mostra una via diversa, una via di speranza e di fiducia".

Federica Bello - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 6 

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