| HOME | Archivio Rivista MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO |


ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 :
                  Ecclesialità - Chiesa - Papa e Vescovi - Parrocchie - Sacramenti - Avvenimenti ecclesiali

CHIESA VIVA | Le omelie 'materne' di Papa Francesco

C'è del nuovo anche nel modo di predicare del Papa: lo ha introdotto da vescovo e cardinale, e continua a offrire modelli di stile anche da Roma. La punta avanzata del suo pensiero? Forse è qui: "La Chiesa è madre, e predica al popolo come una madre che parla a suo figlio... Si parli in chiave di cultura materna".


"Rinnoviamo la nostra fiducia nella predicazione, che si fonda sulla convinzione che Dio desidera raggiungere gli altri attraverso il predicatore". Così Papa Francesco nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium. E dice dell'omelia: "Non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo... Si deve evitare che sembri una conferenza o lezione… Orienti l'assemblea verso la comunione con Cristo nell'Eucaristia, che trasformi la vita".

Alcuni principi di papa Francesco

* Leggere, o parlare a braccio?
Bergoglio per lo più leggeva: un vescovo, anche un semplice sacerdote, non può improvvisare, menare il cane per l'aia. È la norma, da lui abitualmente rispettata. Ma quando occorreva, Bergoglio metteva da parte i fogli e lasciava parlare il cuore.
Padre Tomás, uno dei suoi giovani preti, ha ricordato una tragica circostanza del 2004: a Buenos Aires erano periti nel rogo di una discoteca 124 giovani, asfissiati. Bergoglio, cardinale, presiede i funerali: posa sull'ambone un foglietto, e tiene un'omelia così vibrante che il giorno dopo Tomás lo chiama al telefono "per fargli i complimenti". E lui candido: "Per la verità non mi ero preparato nulla. Avevo un foglio davanti, ma non c'era scritto niente".
Dunque la regola scrivere e poi leggere conosce eccezioni. A volte è meglio cercar di capire bene le circostanze, poi improvvisare. Anche da papa.
Accade il 7 giugno 2013 quando riceve gli studenti delle scuole gestite dai gesuiti in Italia: mette da parte i fogli e spiega: "Sono cinque pagine! Un po' noioso…".
Accade anche a Cagliari il 22 settembre 2013, dove in più spiega il suo metodo. Quel giorno incontra il "mondo del lavoro", è un momento di gravi tensioni sociali. Ha messo sulla carta le cose da dire. Ma là sul posto vede e sente, comprende meglio, perciò improvvisa. E alla fine spiega: "A avevo scritto alcune cose per voi, ma, guardandovi, mi sono venute queste altre parole. Consegnerò al Vescovo quelle scritte come se fossero state dette. Ma ho preferito dirvi quello che mi è venuto dal cuore, guardandovi, in questo momento".

* Il dialogo.
A volte nell'omelia Francesco inserisce il dialogo. Nel 2008, in periferia di Buenos Aires, per la festa di san Cayetano, dice alla gente: "Vi faccio una domanda: la Chiesa è un posto aperto solo per i buoni?". "Nooo!", rispondono i fedeli. "C'è posto anche per i cattivi?". "Sììì!". "Qui si caccia via qualcuno perché è cattivo?". "Nooo!". "Al contrario, lo si accoglie con più affetto. E chi ce l'ha insegnato? Ce l'ha insegnato Gesù". I fedeli intervenendo si sentono protagonisti.
Il dialogo per lui è necessario soprattutto con i bambini. Il 26 maggio 2013 compie la prima visita alle parrocchie di Roma, e incontra i piccoli della Prima Comunione. È festa della Trinità, ma l'argomento ostico non lo spaventa. "A voi bambini domando: chi sa chi è Dio? Alzi la mano." E tante mani si alzano, quindi i teologi in erba dicono la loro. Il Papa commenta, poi obietta: "Ma a me hanno detto che sono tre, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo… Come si spiega?". Così di seguito, con gli adulti che non perdono una sillaba, sorridono e si commuovono.

* Unità di tema.
Nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Francesco enuncia un altro principio: la Liturgia della Parola "abbia unità tematica". Motivo: forse i fedeli tornando a casa ricordano un'idea. Se le idee sono due, si sovrappongono e creano confusione. Se sono tre o più, si naviga nella nebbia.

Parlare "come una madre parla a suo figlio"

Ed ecco l'idea forse più originale. Francesco sostiene che l'omelia deve avere un aspetto materno: "La Chiesa è madre, e predica al popolo come una madre che parla a suo figlio… Si parli in chiave di "cultura materna", in chiave di dialetto materno". Ciò richiede "la vicinanza cordiale del predicatore, il calore del suo tono di voce, la mansuetudine nello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti".
E anche se l'omelia dovesse risultare noiosa, Papa Francesco ricorda ai predicatori che "i noiosi consigli di una madre danno frutto col tempo nel cuore dei figli".

Enzo Bianco SDB - bianco.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 6 

| HOME | Archivio Rivista MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO |


                                                                                                  Visita Nr.